Proviamo a immaginare una Chiesa nella quale i bambini vengono battezzati solo se i genitori si impegnano ad educarli cristianamente e nella quale sono proprio loro, i genitori, a battezzarli; in cui la Cresima viene ricevuta prima dell’Eucarestia, verso i 6 anni, quando inizia l’età del pensiero logico, perché completa il percorso iniziato col battesimo; in cui la prima Comunione avviene attorno agli 11/12 anni, perché la partecipazione consapevole alla Messa è la meta ultima dell’itinerario di iniziazione. Una Chiesa in cui il numero dei ministeri si moltiplica, in cui i vescovi consultano i parrocchiani quando cambia il parroco…
Non sono fantasie: sono alcune delle proposte che Francesco Grasselli fa nel suo ultimo libro: “Cambiare la Chiesa, rigenerare il mondo. Per una nuova iniziazione cristiana e culturale” (ed. La Bancarella, 2026). Un titolo impegnativo, che sottintende che la Chiesa ha sì, bisogno di convertirsi, ma questo cambiamento può – anzi deve – contribuire a cambiare il mondo. E, soprattutto, che abbiamo bisogno di una nuova iniziazione cristiana, ma anche di una iniziazione culturale condivisa con tutti, anche con chi non è credente.
CAMBIARE LA CHIESA…
La diagnosi da cui Grasselli parte è chiara: nonostante il Concilio, nonostante il Cammino sinodale, restiamo immersi in una pastorale di pura conservazione, ammantata di modernità grazie alla ricerca di linguaggi nuovi, che però ripropongono contenuti vecchi. Invece occorre andare oltre, e tra l’altro ripensare a fondo l’iniziazione cristiana – qui intesa come formazione cristiana, che deve essere permanente – che dovrebbe poi riflettersi anche in una nuova iniziazione culturale.
Il primo passo è la lettura e lo studio della Bibbia, che deve permeare l’intera pastorale (e per questo, tra l’altro, ogni diocesi dovrebbe istituire un ufficio per l’apostolato biblico) e che va ricollegata alla situazione storica che viviamo: proprio nel legame tra Parola e storia si può trovare un nuovo dinamismo ecclesiale.
La frequentazione della Bibbia ci aiuterebbe a rimettere al centro del cammino il Mistero, il cui centro è «l’amore universale di Dio», che «si manifesta nel mistero pasquale del Figlio; e che con il dono dello Spirito Santo associa tutti alla Sua opera nella Storia».
Abbiamo quindi bisogno di cambiare gli stili della predicazione, che può partire dalla Parola per interpretare la vita, ma può anche fare il percorso inverso. Abbiamo bisogno di cambiare la catechesi, che ha l’obiettivo non di “insegnare” verità, ma di mettere il bambino di fronte al Mistero. Abbiamo bisogno di ripensare i sacramenti, rivalutando la sacramentalità diffusa (la Chiesa nasce da Cristo, che è sacramento del Padre). E non solo i “sacramenti dell’iniziazione”, ma anche il matrimonio (che cosa significa che la famiglia è “chiesa domestica”? E che cosa succede se la famiglia cristiana non adempie al proprio impegno di evangelizzazione “creativa”?) e il sacerdozio, che va pensato all’interno e non sopra al Popolo i Dio. Ad esempio, perché le nomine dei vescovi e dei parroci non passano mai attraverso una consultazione delle comunità coinvolte? Dovremmo finalmente superare il modello tridentino del parroco, anche valorizzando una pluralità di ministeri: possiamo immaginarne due principali (il ministro dell’Eucarestia e il coordinatore della comunità) affiancati da altri ministri: per la catechesi, ad esempio, per la consolazione dei malati e degli afflitti, per la riconciliazione, per la carità…
Il sacramento delle Misericordia (definizione che Grasselli preferisce a “penitenza” o “riconciliazione”) dovrebbe diventare un grande incontro di gioia e di festa. E il Sacramento degli Infermi dovrebbe diventare il Sacramento della Fragilità, che andrebbe rivalutato nominando i Ministri della Fragilità, coinvolgendo le famiglie e inserendolo in liturgie pubbliche.
…PER RIGENERARE IL MONDO
Una Chiesa capace di ripensarsi così profondamente sarebbe una Chiesa più libera, capace di considerare la propria missione nel mondo e l’evangelizzazione non più come proselitismo, ma come impegno per far crescere la qualità delle relazioni tra gli uomini e quelle degli uomini con il bene comune e con il creato. Capace di mettere il mondo in cammino.
La vera sfida sta nell’accostamento dei due aggettivi: “cristiano” e “culturale”. Non si può avviare nessuno all’incontro con il Vangelo senza, al contempo, fornirgli gli strumenti critici per decodificare la complessità del mondo contemporaneo.
Grasselli, infatti, mette in stretta relazione il “cambiare la Chiesa” con il “rigenerare il mondo”. Serve una nuova alleanza tra fede e contemporaneità, un’alleanza che possa costruire una bussola per orientarsi oltre la semplice gestione dell’esistente. Troppi cambiamenti rischiano di travolgerci. La conquista dello spazio, l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, che convivono con la povertà e la fame in molte zone del mondo, le dinamiche demografiche, la globalizzazione, i movimenti migratori, le guerre e il terrorismo, i cambiamenti climatici, gli sviluppi delle biotecnologie, la liberazione delle donne, l’orgoglio LGBTQ+, le droghe di massa… Sono segni dei tempi con cui è necessario confrontarsi e che richiedono discernimento, per poter indirizzare la comunità degli uomini verso una “nuova civiltà”, libera dall’oscurità e dall’incertezza che in questo momento ci avvolge.
Ma se una nuova civiltà è l’obiettivo, allora bisogna pensare e realizzare percorsi di iniziazione (o di educazione) adeguati, che ruotino attorno ai temi centrali del mistero (con il quale anche i laici di confrontano), del rinnovamento, del dialogo, della mondialità, della cura del creato, della famiglia, della pace. Percorsi che una Chiesa rinnovata dovrebbe poter condividere con il mondo laico, per il bene di tutti.
La sfida è scomoda, ma entusiasmante: smettere di misurare la vitalità della Chiesa dal numero di banchi riempiti la domenica, per iniziare a valutarla dalla sua capacità di generare senso, giustizia e speranza nelle strade del mondo. Già, perché Grasselli è convinto che «rigenerare il mondo è ancora possibile, perché è possibile sperare contro ogni speranza».

Il libro di Francesco Grasselli, “Cambiare la Chiesa, rigenerare il mondo”.
Siamo ancora nella mercificazione dei sacramenti. P.I.L. senza Fede.
Convertita con il concilio Vaticano Ii ad esso ancorata, leggo e mi commuovo.
..: bambini battezzati solo se I genitori si impegnano a…….ma.Il Battesimo è un Sacramento, il primo e più importante che l’uomo riceve, il quale oltre che figlio di due genitori lo fa anche fratello in Gesù Cristo, figlio di Dio, appartenente quindi alla comunità della Sua Chiesa nel mondo. E’ segno di amore se un genitore conscio di tanta eredità non pone tempo al suo Battesimo, testimonianza di Fede segno di amore e verso il figlio. E può verificarsi che come nel passato, in caso di pericolo di vita, lo stesso genitore o chi per lui , lo battezzi appena nato, in casa. In un passo della Scrittura”” che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi, o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi? (Ebrei 3)perché il Battesimo ci fa fratelli di Gesù il Cristo Figlio di Dio!. ”Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai””(Isaia.49)
Io non ho niente da criticare circa quanto è oggi Chiesa passata; il Battesimo era “festa” premura dei genitori e della famiglia nonché della comunità: le madri o chi per esse se il bambino era in forse di vita, premura era battezzarlo dalle medesime. La scuola di catechismo nonché la frequenza ai sacramenti non era imposta semplicemente era educazione e istruzione cristiana, e se oggi da adulta ho fatto analoga consapevole scelta, lo devo anche all’esempio visto, conosciuto vissuto da quella società da quella Chiesa pur con tutte quelle intemperanze che sono in ogni generazione. Ciò che manca oggi è il venir meno di tanta cura fondamentale, delle libere scelte che l’uomo di oggi opta se guardare a Cristo o ignorarlo, pensare a una istruzione senza fede e seme che cade ma non trova chi se ne prende cura e non germoglia.La Chiesa è stata fucina di opere grandi finché trova quella Fede che era amore donato, il coraggio nelle prove che è cemento al credere in Dio.
Esiste gia’ la chiesa perfetta che vagheggiate : la fondo’ Lutero. Da allora chi vuole puo’ far meno della Messa, puo’ non credere nella Presenza reale , puo’ ignorare altri sacramenti come Cresima e confessione, puo’ farsi beffe del culto della Madonna e dei Santi. Puo’ avere pastori donna,puo’ sentir fare il sermone dai laici, eccetera. Lo chiedo senza ironia : ma perche’ non aderite al protestantesimo? Perche’ non lasciare in pace i cattolici che non vogliono cambiarsi in protestanti?????.
Tutto già molto discusso quindi “discutibile”
Ad es. Io abolirei la Cresima.
A suo tempo mi documentai e conclusi che era un sacramento posticcio.
Che poi lo studio bella Bibbia sveli il Mistero…?
Ha ben altri fini lo studio della Bibbia.
Sulla cosiddetta prima Comunione x esperienza personale io la collegherei non a cose tipo gnosi ma semplicemente alla verifica che esista un vero desiderio di incontrare Gesù.
Il resto sono sovrastrutture spesso solo burocratiche.
Infine va sempre proclamato che col Sacramento non si guadagna un bollino tipo il segno sulla fronte orientale, alla Spic&span, ma solo la possibilità di..
in cui agisce lo Spirito ma è decisiva la NS partecipazione.. conditio sine qua non..
Miei pensieri discutibili, altrimenti non li avrei postati qui.
Io mi cresimai più che adulta. E devo dire che sentii in me come una forza nuova. Per esempio mi vergognavo a parlare di temi religiosi in pubblico. Dopo la cresima sentii una sicurezza nuova. Fu come un sovrappiù di grazia.
Fu il sacramento in sé? Fu che pregava per me una madrina davvero santa?
Mi convinsi di temi che prima mi lasciavano dubbiosa. Io fui sincera con me stessa anche durante il corso per adulti, ma il risultato fu che non dirò mai che la cresima è un sacramento inutile.