Allarga lo spazio della tua tenda. E vai

Il documento per la tappa continentale del sinodo dei vescovi propone un percorso di rinnovamento che parte dai cuori, ma arriva alle strutture
28 Ottobre 2022

Una chiesa sempre più universale, che si apre, accoglie, dialoga, e per farlo rimette in discussione anche le proprie strutture, per rendere meno verticistiche e più sinodali. Si intitola “Allarga lo spazio della tua tenda” (Is 54,2) il Documento per la Tappa Continentale del Sinodo dei Vescovi. Il titolo è un passo del libro di Isaia, che invita a immaginare la Chiesa come la tenda che il popolo portava con sé durante il cammino nel deserto. La Chiesa è quindi chiamata ad allargarsi, dunque, ma anche a spostarsi. «Invece di comportarci come custodi che cercano di escludere gli altri dalla mensa, dobbiamo darci di più da fare per essere sicuri che la gente sappia che tutti possono trovare qui un posto e una casa», ha scritto un gruppo parrocchiale dagli USA.

“Allarga lo spazio della tua tenda” è un documento di lavoro, che accompagnerà la fase continentale del percorso sinodale. È nato dalla lettura delle sintesi arrivate da 112 Conferenze episcopali su 114, delle 15 Chiese orientali cattoliche, di 17 su 23 dicasteri della Curia Romana, dei superiori religiosi (USG/UISG), degli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, di associazioni e movimenti di fedeli laici. A tutto questo si sono aggiunti più di mille contributi di singoli e di gruppi e gli spunti raccolti attraverso i social media grazie all’iniziativa del sinodo digitale.

Dichiaratamente, il documento non vuole tirare conclusioni, ma solo offrire alle diocesi di tutto il mondo uno strumento di confronto, «l’opportunità di ascoltare la voce l’una dell’altra», in vista delle Assemblee Continentali del 2023, a cui spetta il compito di stilare un elenco di priorità, su cui opererà il proprio discernimento l’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà dal 4 al 29 ottobre 2023. Men che meno il documento intende offrire soluzioni ai problemi emersi dal percorso fatto fino ad ora: è dal cammino sinodale che dovranno emergere.

GLI OSTACOLI AL CAMMINO SINODALE

È interessante vedere come molti temi critici siano stati segnalati, negli stessi termini, un po’ in tutte le chiese dei vari continenti. La maggior parte coincidono con quelli emersi dalla sintesi italiana: la necessità che la Chiesa si apra al mondo, il clericalismo, la questione delle donne e dei giovani, la liturgia da rinnovare e i linguaggi da “abitare”, la formazione del clero e dei laici… Altri temi sono invece assenti o solo accennati nella sintesi italiana: l’attenzione all’ambiente, l’urgenza del dialogo ecumenico e interreligioso, i problemi delle chiese nei Paesi dove i cristiani sono minoranze o sono perseguitati, l’attenzione alle culture locali e ai popoli indigeni.

Il documento segnala che la partecipazione alla fase dell’ascolto è stata ampia ed entusiasta, ma non esente, soprattutto all’inizio, da difficoltà. Ad esempio, c’era un certo scetticismo sulla reale efficacia o intenzione del processo sinodale: «Alcuni hanno espresso dubbi sull’esito del processo sinodale a causa della percezione della Chiesa come un’istituzione rigida che non vuole cambiare e modernizzarsi, oppure a causa del sospetto che l’esito del Sinodo sia stato predeterminato» (CE Canada). Ci sono state resistenze anche da parte del clero e passività da parte dei laici.

Queste resistenze si collocano all’interno di una diffusa percezione della difficoltà del rapporto tra clero e laicato: «Le consultazioni nelle diocesi e a livello nazionale hanno mostrato che il rapporto tra i sacerdoti e i fedeli è in molti luoghi difficile. Da un lato si critica la distanza che si percepisce tra clero e laici, dall’altro in alcuni luoghi i sacerdoti vengono addirittura vissuti come un ostacolo a una comunità fruttuosa. Allo stesso tempo, si nominano le sfide per i sacerdoti: la diminuzione del loro numero e di quello dei volontari portano allo sfinimento; inoltre, i sacerdoti non sempre si sentono ascoltati, alcuni vedono il loro ministero messo in discussione» (CE Austria).

Un grosso ostacolo alla possibilità di camminare insieme è la questione degli abusi: quelli sui minori e sulle persone vulnerabili, ma anche quelli di altro genere (spirituali, sessuali, economici, di autorità, di coscienza): «Si è avvertita la forte urgenza di riconoscere l’orrore e il male causato, e di accrescere gli sforzi per tutelare le persone vulnerabili, riparare il danno perpetrato all’autorità morale della Chiesa e ricostruire la fiducia. Alcune diocesi hanno riferito che i partecipanti desideravano che esse riconoscessero e facessero ammenda per gli abusi del passato.» (CE Australia).

Esce poi con forza il tema delle guerre –anche tra cristiani – che danno «libero sfogo a fanatismi di ogni sorta e a persecuzioni, addirittura massacri. Si sono notate forme di incitamento settario ed etnico che sono degenerate in conflitti armati e politici spesso sanguinosi» (Chiesa maronita).

LE PERSONE “IN ESILIO”

Il documento affronta poi il tema dei «gruppi che provano un senso di esilio», a partire dai giovani, per continuare con i disabili, le persone fragili per diversi motivi. E poi quelli che «avvertono una tensione tra l’appartenenza alla Chiesa e le proprie relazioni affettive, come ad esempio: i divorziati risposati, i genitori single, le persone che vivono in un matrimonio poligamico, le persone LGBTQ, ecc.» e anche coloro che hanno lasciato il ministero sacerdotale per sposarsi.

Senza ovviamente, dimenticare i poveri: «Come Chiesa boliviana, siamo addolorati per non essere riusciti a raggiungere efficacemente i poveri delle periferie e dei luoghi più remoti» (CE Bolivia).

A fronte di tutto questo, «La gente chiede che la Chiesa sia un rifugio per chi è ferito e piegato, non un’istituzione per i perfetti. Vuole che la Chiesa incontri le persone ovunque si trovano, cammini con loro anziché giudicarle, e costruisca relazioni reali attraverso la cura e l’autenticità, non il senso di superiorità» (CE USA).

INCULTURARE IL VANGELO

Un capitolo importante è dedicato al dialogo ecumenico e interreligioso, oltre che con le culture locali. «Viene coltivato un clima sociale di dialogo anche con coloro che praticano la religione africana tradizionale e con ogni altra persona o comunità, qualunque sia la confessione religiosa cui appartiene», scrive la Conferenza Episcopale di Senegal, Mauritania, Capo Verde e Guinea Bissau. La buona notizia è che, dal Concilio Vaticano II, il dialogo ecumenico ha compiuto progressi: «Nell’esperienza concreta del nostro Paese, il “vivere insieme” tra cristiani di diversa confessione è un dato di fatto. I nostri quartieri, le nostre famiglie, i luoghi dove vegliamo i defunti, i posti di lavoro sono autentici spazi ecumenici» (CE Repubblica Centrafricana).

Se la Chiesa vuole compiere la propria missione, deve annunciare il Vangelo all’interno di contesti culturali specifici, che cambiano rapidamente. Che siano quelli di «una società consumistica che non è riuscita a garantire sostenibilità, equità o senso di realizzazione» (CE Irlanda) o che siano quelli dei popoli indigeni, «i cristiani sono chiamati a offrire il proprio contributo a partire dalla propria visione di fede per inculturarla nei nuovi contesti culturali […]. Questa diversità di approcci va vista come attuazione di un modello di interculturalità, dove le diverse proposte si integrano e si arricchiscono a vicenda, superando quello della multiculturalità, che consiste nella semplice giustapposizione di culture, chiuse all’interno dei loro perimetri» (Contributo del Pontificio Consiglio della Cultura).

DAI CUORI ALLE STRUTTURE

Il processo per rendere la Chiesa veramente sinodale è lungo e complesso. Inizia con il cambiamento dei cuori e arriva fino al ripensamento delle strutture. Infatti, «È importante costruire un modello istituzionale sinodale come paradigma ecclesiale di destrutturazione del potere piramidale che privilegia le gestioni unipersonali. L’unica autorità legittima nella Chiesa deve essere quella dell’amore e del servizio, seguendo l’esempio del Signore» (CE Argentina).

Occorre quindi combattere il clericalismo, ma anche ripensare la partecipazione delle donne: appello, questo, che arriva da tutti i continenti. «In una Chiesa in cui quasi tutti coloro che prendono le decisioni sono uomini, ci sono pochi spazi in cui le donne possono far udire la propria voce. Eppure costituiscono la spina dorsale delle comunità ecclesiali, sia perché rappresentano la maggioranza dei praticanti, sia perché sono tra i membri della Chiesa più attivi» (CE Terra Santa). E il tema riguarda le donne laiche, ma anche le religiose, «spesso considerate come manodopera a basso costo» (USG/UISG).

La richiesta è che la Chiesa prosegua il discernimento su «ruolo attivo delle donne nelle strutture di governo degli organismi ecclesiali, possibilità per le donne con adeguata formazione di predicare in ambito parrocchiale, diaconato femminile».

Perché la sinodalità si solidifichi, però, bisognerà rinnovare le strutture, anche attraverso una riforma del diritto canonico. «Si è discusso sulla necessità di avere strutture e organismi che riflettano autenticamente uno spirito di sinodalità», ha scritto la Conferenza Episcopale della Corea. Il riferimento è ai consigli pastorali «chiamati a essere sempre di più luoghi istituzionali di inclusione, dialogo, trasparenza, discernimento, valutazione e responsabilizzazione di tutti», ma anche i consigli economici, diocesani e parrocchiali, senza dimenticare i consigli episcopali e presbiterali. Questi organismi, secondo molte sintesi, non devono più essere solo consultivi, ma «luoghi in cui si prendono decisioni sulla base di processi di discernimento comunitario e non del principio di maggioranza».

Il documento è ora consegnato alle chiese dei vari Paesi, perché, attraverso di esso, si confrontino con quanto espresso dalle altre. Quando emerso sarà comunicato e discusso nelle sette Assemblee Continentali e quindi utilizzato come base per la stesura dell’Instrumentum laboris, che sarà ultimato entro giugno 2023.

 

 

4 risposte a “Allarga lo spazio della tua tenda. E vai”

  1. Anna Bortolan ha detto:

    Ci possono essere preti o laici che con il loro comportamento negativo portano le persone ad assumere un atteggiamento di autodifesa. Ma non possiamo credere che la maggior parte dei laici e dei preti sia preda di istinti vessatori o addirittura violenti. Si tratta di pochi casi che balzano al disonore delle cronache, come in qualunque altro gruppo umano. Considerare questa realtà come un problema diffuso ovunque, è far torto ai tanti onesti che nulla hanno a che spartire con atteggiamenti pseudonarcisisti. Ridimensioniamo la questione.

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    Certe volte mi viene istintivo dare testate nel muro..
    Come si fa a proclamare che nella CC non si vede la presenza di Dio vivente, il soffio di Eternità, e non capire che quindi ci sono tante cose da CAMBIARE!?
    E direi magari anche qs modi ADSURDI di ragionare..😭😭

  3. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Se nella tenda non c’ e’ la presenza del Dio vivente, potete allargarla finché volete sara’ sempre un luogo privo.di grazia . Il discernimento ce l’ aveva anche il serpente, il piu’ astuto degli animali , come dice la Bibbia ,ma non gli e’ servito a nulla. Il discernimento, i programmi , le tende larghe o strette, i documenti, le carte bollate, e tutta la paccottiglia burocratico-clericale a nulla serve ed e’ solo povere che verra’ spazzata via dal vento della storia. Dei vostri Istrumentum laboris fra solo venti anni si fara’ carta riciclabile. Quello che manca a questa Chiesa e’ il soffio dell’ Eternita’ , e’ la presenza del Dio vivente nella Tenda.

  4. Pietro Buttiglione ha detto:

    Grazie, grazie, grazie!!
    Tutto quello che è sintesi, addirittura del mondo, allarga il Cuore e fa sognare!
    Certo che x i Preti sono dolori e problemi..
    Cambiare pelle, come la aragosta , nn è cosa semplice né indolore.. ma necessaria!
    Sai, Paola, che il tuo panorama è completo… Ma mi pare manchi un tema
    .

    E capisco xchè!!
    È il più difficile, contrastato e doloroso..
    Ma il più necessario.
    La revisione della Messa.
    Quindi della Liturgia.
    Quindi della DOTTRINA.
    Che Dio ci aiuti..
    😍💞🤐😡😰😉💚

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