Domenica 12a del tempo ordinario
Un brano certo non facile quello che ci viene proposto in questa domenica. In particolare, la difficoltà si nasconde nel tenere insieme tutte le parti del discorso di Gesù, con le rispettive emozioni che queste suscitano.
Se confesso, rinuncio
Non dimentichiamoci, innanzitutto, che ci troviamo ancora nel contesto del cosiddetto “discorso missionario”. Nessuna sorpresa, dunque, che all’inizio e alla fine ci venga posta dinanzi una chiara alternativa: Gesù o gli uomini. L’annuncio degli apostoli, dei discepoli, di tutti i cristiani dev’essere chiaro, fermo, deciso e senza paura, perché tanto, alla fine, tutto sarà rivelato. E dunque il cristiano non deve farsi problemi ad annunciarlo lui/lei per primo/a.
Ma qual è il contenuto di questo annuncio? Proprio il riconoscimento di Gesù Cristo. Interessante come questo verbo, “riconoscere”, in greco sia esattamente lo stesso che verrà poi utilizzato per indicare le prime confessioni di fede nella risurrezione, le cosiddette omologie (o confessioni di fede, appunto). Il discepolo di Cristo, in ogni luogo e in ogni tempo, è chiamato a far suo questo annuncio di fede, questa confessione, senza paura.
A questo primo aspetto, tuttavia, se ne collega un secondo. Infatti, se non dobbiamo aver paura degli uomini, c’è tuttavia “qualcuno” di cui dobbiamo avere paura, colui che ci fa perdere il corpo e l’anima. In altre parole: al centro c’è l’annuncio, il riconoscimento di Gesù. Questo, da una parte, ci sostiene contro tutti coloro che potrebbero ostacolarci, perché gli uomini non possono farci paura. Dall’altra, è sostenuto dal pensiero di ciò che perdiamo se non facciamo nostro questo riconoscimento. Perché se gli uomini possono uccidere solo il corpo, rifiutare il riconoscimento di Gesù farà perire tanto il nostro corpo quanto la nostra anima.
In questo vangelo, dunque, ci viene proposta quella contrapposizione che ritroviamo ancora oggi al cuore dell’esperienza battesimale della comunità cristiana. Ogni confessione implica una rinuncia; a ogni “credo” corrisponde un “rinuncio”, come diciamo sempre quando ricordiamo le nostre promesse battesimali. Il ricordo della vicinanza del Padre, di colui che ci conosce e ai cui occhi valiamo più di molti passeri, si accompagna sempre alla rinuncia di colui ci fa disperdere, che condanna allo smarrimento tutto ciò che siamo, corpo e anima.
Il coraggio dell’annuncio
È questo, allora, il cuore della missione: non avere paura dell’annuncio che ci è affidato, essere pronti a riconoscere colui che solo tiene alla nostra vita e ci tiene in vita. Possiamo dire che il vangelo di questa domenica ci richiama a quello che in altre occasioni abbiamo già avuto modo di definire il “volto pubblico” della fede. Essere discepoli, essere cristiani non è un fatto privato, non è una condizione che si vive a latere del mondo, in spazi e ambienti protetti, lontano da occhi indiscreti. La fede cristiana è annuncio dalle terrazze, è riconoscimento di fronte agli altri. È a questo che oggi ci richiama il vangelo: il coraggio dell’annuncio, pensando allo stesso tempo non solo a quanto valiamo per il Padre, non solo all’importanza di riconoscerlo per essere riconosciuti davanti a lui, ma anche alla paura di fronte al rischio di perdere tutto ciò che siamo (corpo e anima) nel momento in cui decidiamo di non riconoscerlo.
Associo al brano la frase ‘Ama i tuoi nemici’, reali e non reali che siano, il cui spirito contraddittorio può essere indizio di autenticità perché in linea con lo spirito del vangelo
A voler cercarne un senso non soddisfa il superamento dei propri limiti e dei contrasti ma lo giustifica il superamento delle paure che impediscono l’affermazione di una cultura diversa da quella dominante con i rischi che questo comporta.
Riconoscere Dio come Creatore e Padre significa vivere di quella sua vita che Egli desidera ogni uomo abbia salva nel suo regno. Per questo la Chiesa ha motivo e merito di esistere perché attraverso i suoi Pastori il Vangelo dell’amore abbia vita, si riceva conoscenza e scienza di come sia possibile a ogni uomo accedervi attraverso la Parola che è Cristo , Cristo per tale disegno del Padre è sceso in Terra per essere via di verità a confutare un concetto di libertà diverso che il mondo si è dato e quanto andiamo a costruire anche si va a distruggere , una proposta di vita solo mortale opposta a quella eterna donata da Dio. E’ ciò che vediamo si vive nell’oggi! Da riflettere