Di che è mancanza questa mancanza

Quella sete che senti dentro e che ti porta di notte in notte, di corpo a corpo, di cuore a cuore, è perché sei fatto per Lui, e al tuo desiderio non basterà nulla che sia meno di Lui.
7 Marzo 2026

Terza domenica di Quaresima

«Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo». Confesso che io mi fermerei qui, e non andrei più oltre. Mi basterebbe questo Gesù che affaticato per il viaggio, in un angolo di mondo, si siede, affannato, per cercare un po’ di ombra, nell’ora più calda del giorno: «Era circa mezzogiorno». Forse non mi sarei avvicinato neanche per disturbarlo, per parlargli; me ne sarei rimasto un po’ distante, a guardarlo da lontano. Il rumore del vento caldo che muove l’aria, e nessun’altra voce, mentre lui, seduto, chiude gli occhi, e butta la testa indietro, mentre il petto ancora si muove al ritmo dell’affanno. Forse non ho mai visto nulla di più bello di questa stanchezza.

«Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”». Avevo provato a fermarla, quella donna, a dirle di non disturbare quella stanchezza, di lasciarlo riposare, ma non ci sono riuscito. E ora che sento Gesù dirle «Dammi da bere», vorrei di nuovo fermarla, scuoterla, svegliarla, e pregarla di dargli da bere senza tante storie, senza discutere, senza polemiche. Ma non mi capirebbe, perché lei non sa che quella domanda – «dammi da bere, ho sete» – tornerà più avanti, quando nessuno potrà più esaudirla, quando sarà troppo tardi, e le sue labbra – belle «come un nastro di porpora» (Ct 4,3) – resteranno aride.

«Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me?». Resta tutto sulla superficie, senza sguardi, senza incroci di volti, di occhi. Fino a quando Gesù non decide di andare dritto al punto, e il punto è sempre il cuore: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Il tonfo nel petto di quella donna l’ho sentito finanche io, che ero lontano, in disparte, a guardare tutto di nascosto. Il Maestro l’ha lasciata giocare per un po’, ha lasciato che per un po’ conducesse lei, restando sulla superficie, restando sul confine. Ma non può permettere che quell’incontro vada sprecato, e, quasi bruscamente, punta dritto al cuore. «“Io non ho marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: Io non ho marito”».

Ne ha avuti cinque di mariti, infatti; e quello che ha ora non è suo marito. Sei uomini, per scavarle dentro sempre di più quel vuoto che ora le fa chiedere: «Dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete». Sei uomini, e arrivare a capire solo oggi, a quel pozzo, quasi a mezzogiorno, di che è mancanza questa mancanza. «Di che è mancanza questa mancanza, / cuore, / che a un tratto ne sei pieno? / di che? Rotta la diga / t’inonda e ti sommerge / la piena della tua indigenza…» (M. Luzi, Sotto specie umana). Quando il Maestro arriva al cuore – «Va’ a chiamare tuo marito» – quella piena della sua indigenza sale e la inonda, la sommerge, l’avrebbe travolta, se Gesù ancora non fosse intervenuto a prenderla per mano e a calmare la tempesta.

L’evangelista pudicamente lo nasconde, ma io che guardavo da lontano ho visto quella donna cominciare a piangere senza più fermarsi. Succede questo, non puoi che scoppiare a piangere, quando capisci che quella sete che senti dentro e che ti porta di notte in notte, di corpo in corpo, di cuore in cuore, è perché sei fatto per Lui, e al tuo desiderio non basterà nulla che sia meno di Lui. «Di Te si affanna questo cuore / conchiglia ripiena della Tua Eco, / o infinito Silenzio» (D.M. Turoldo, O sensi miei…). E allora anche questa tua umanità che a volte ti sembra così disordinata si rivela quanto di più prezioso tu abbia, perché, se ti lascerai guidare, ti porterà dritto a Cristo, amore dei nostri amori. Chissà, se quella donna si fosse fermata al primo uomo – se il suo desiderio avesse preteso di meno – non gli sarebbe salita al cuore quella preghiera così sincera: «Dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete».

«La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere…”». Venite a vedere, l’unico che può calmare la mia sete, l’amato del mio cuore, l’amore dell’anima mia, quello che cercavo da tutta la vita – l’ho trovato e non lo lascerò più (cfr. Ct 3,1-4). Solo Lui, e non un settimo, ottavo, nono marito, può guarire il mio desiderio. Quando la donna se ne va, e subito, prima che tornino i discepoli che «erano andati in città a fare provvista di cibi», mi avvicino a Gesù, e mi metto a terra, ai suoi piedi, mentre lui mi accarezza i capelli, con una gran voglia di piangere anch’io.

4 risposte a “Di che è mancanza questa mancanza”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    E’ un Gesù provato da stanchezza, che siede sfinito al pozzo, “chiede acqua” alla donna che la arriva a rifornirsi di acqua. La stanchezza di Gesu e’ si per aver percorso tanta strada incontrando e parlando a tanta gente che gli pone domande ma anche che il suo “pensiero” sul come vivere da veri uomini e non da tutti trovare accoglienza quando anche rifiuto. La donna anche necessita di acqua, ma al pozzo trova Lui un Ebreo, che però si rivolge a lei donna e Samaritana e a lei chiede da bere! Questo dialogo ha già infranto la barriera di una tradizione che è propria e diversa per entrambi, da parte di Gesù un elevare la donna degna di riconoscimento come persona, da meritare un discorrere della sua vita, va al cuore, cogliere.il suo bisogno di avere sete di amore. E molti samaritani sono poi corsi ad ascoltare Gesù a bere come lei di quella acqua viva . E nel nostro mondo oggi Siamo noi come quella donna degli assetati di riavere Pace!!

  2. Alberto Ghiro ha detto:

    L’antropologia considera la condizione delle donne nella società un elemento chiave della cultura del popolo, quindi un fattore di grande importanza. Chissà se questo elemento presente ma sottaciuto nei vangeli (solo Giovanni racconta questo episodio) non possa essere anche una causa sottaciuta della condanna di Gesù, dovuta ad un fraintendimento o ad un eccessiva rottura della cultura dominante. Egli, a differenza del suo popolo, si rapportava alle donne come con gli uomini ovvero cercava la loro fragilità nonostante le diverse volontà di essere che li spingeva verso di lui e verso Dio: per gli uomini una volontà di essere virili ovvero di volontà di potenza e grandezza, per le donne una volontà di essere amate. Entrambe le volontà partono da una sete di vita che la fragilità compromette ed è proprio a questo punto di partenza che egli si rivolge per ricondurli al loro essere.

  3. Alberto Ghiro ha detto:

    La stima che Gesù ha per le donne rompe gli schemi di una cultura che le emargina con la sacralità della legge. Il vangelo porta alcuni episodi tra cui questo, quello della lapidazione delle peccatrice, Maria e Marta e la Maddalena che lava i piedi con le lacrime e poi lo accompagna nella morte. Tutti episodi sublimi e strazianti a rappresentanza di quelli non citati nel vangelo che sottraggono le donne all’esclusivo punto di vista maschile superato da un rapporto esclusivo con Dio, prerogativa degli uomini a quel tempo e, con toni diversi, anche oggi.

  4. Pietro Buttiglione ha detto:

    Arrotolato nelle parole.. spesso mi chiedo COSA vuol dire Spirito, stato dell’ esserlo, dimensione sottesa, o parallela, o pervasiva, o Verità tutta intera, o…
    TU, Luigi, conosci la risposta.
    Proclamava sui tetti.
    Grazie.

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