Avremmo potuto farne a meno?

E' possibile che l'Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, si trovi esposta al rischio di passare in secondo piano, non nel dibattito teologico, ma nella sensibilità del cristiano "ordinario"?
6 Giugno 2021

Se dovessimo individuare una parola da riconoscere come filo rosso tra le letture del giorno mi sembra proprio che dovremmo scegliere alleanza. Alleanza segnata dal sangue, sangue di antichi sacrifici rituali e, ovviamente, il sangue del Signore.

Queste espressioni, non frequenti nel nostro lessico, forse dicono qualcosa del lavoro da fare in avvicinamento alle Scritture. Continuare ad interrogarle fino a che esse ci parlino per davvero, mettano in modo qualcosa. L’alternativa, se non parla la Parola, è che a parlare siamo sempre e solo noi, ripetendo forse sempre le stesse cose. Dopo che le Scritture ci avranno parlato, non è detto che la nostra eco sia particolarmente ispirata, o originale (così come sono queste mie note, un po’ artigianali), ma sarà nostra e confidiamo che ci faccia crescere, almeno un poco.

Alleanza ha un’accezione diversa rispetto a unione; ci si allea tra diversi, che rimangono distinti: l’uomo non è uguale a Dio. Nel nostro lessico, alleanza richiama il far fronte comune (contro un nemico), oppure l’impegno ad intervenire, l’uno a sostegno dell’altro alleato. Il modo in cui noi pensiamo questa alleanza con Dio ovviamente è diverso da quello del popolo eletto. Il Dio schierato con un singolo popolo di credenti stride con quello che confessiamo del Dio cristiano, creatore e padre. Più facile credere all’alleanza con l’umanità tutta intera, con i suoi molteplici volti, umanità attesa come una sposa alle nozze. E, contemporaneamente, alleanza di Dio con ciascun uomo, aver qualcuno su cui contare, come ci faceva cantare Sequeri una quarantina di anni fa. Parimenti sensato è l’impegno reciproco, l’uomo come alleato di Dio: il Cristo che non ha mani, piedi, labbra, mezzi e conta sul nostro aiuto.

A ben vedere la categoria dell’alleanza si presenta in tutta la sua efficacia in altri contesti. Anzitutto l’essere sostegno l’uno dell’altro nella coppia, l’esserlo stabilmente; quello della coppia è un bene prezioso che deve essere promosso e tutelato anche in ambito laico. Poi ogni tanto si sente parlare di alleanze tra agenzie educative, e pure questa è una bella sfida, un bell’impegno. Discernere il bene che vogliamo promuovere, discernere il cammino che si può fare con gli altri diversi da noi, discernere ciò che ciascuno ritiene irrinunciabile della propria identità e del proprio modo di essere.

Le varie declinazioni della parola alleanza hanno finito per portarci lontano dalla solennità di oggi, il sacramento del Corpo e il Sangue del Signore Gesù.

Il vangelo propone l’ultima cena nella narrazione di Marco. Il racconto dell’istituzione ci è ben noto, lo riascoltiamo in ogni celebrazione eucaristica. Come nelle domeniche precedenti, ho interrogato il brano alla ricerca di dettagli, spigolature da condividere in semplicità in queste righe. Dell’uomo con la brocca d’acqua ci aveva parlato l’amico Fabio Colagrande; della sala al piano superiore, di cui si parla nell’ultima cena e nella Pentecoste, ha scritto don Tonino Bello. Ma, inseguendo i dettagli, si corre il rischio di perdere di vista il Sacramento del Pane.

Paradossalmente questo sacramento, fonte e culmine della vita cristiana, il più frequentemente ricevuto, si trova esposto al rischio di passare in secondo piano per il cristiano ordinario. Ad esempio, il Giovedì Santo celebriamo l’istituzione del santissimo Sacramento, e, nella seconda lettura, dalla prima lettera ai Corinti, ascoltiamo quella che dovrebbe essere la più antica testimonianza eucaristica. D’altra parte, nell’atmosfera del triduo pasquale, l’attenzione è già polarizzata sull’offerta definitiva di Gesù sulla croce. Per non parlare della ben più potente plasticità della lavanda dei piedi; come tutti sanno il quarto Vangelo arriva a “dimenticarselo” il segno del pane spezzato, evocato nella concretezza dei suoi frutti, il farsi servi. Come se di questo segno sacramentale potessimo farne a meno.

Abbiamo la celebrazione domenicale (e la celebrazione quotidiana, richiamata qualche giorno fa dall’amica Chiara Bertoglio), ma la nostra attenzione, almeno la mia, si lascia catturare più facilmente dalla mensa della Parola. Anche il fatto conviviale, il segno di mangiare dalla stessa mensa, può distrarre dalla natura del cibo che ci viene offerto. Anche perché subito dopo aver condiviso il Pane degli angeli, giustamente il pensiero dovrebbe correre ai fratelli, pellegrini come noi su questa terra, compagni (cum panis) di strada e ancora privi di tante cose, anche del pane materiale. E, infine, l’eucaristia viene identificata con la messa, un obbligo da assolvere, un elemento costitutivo dell’identità cristiana; la funzione e la finalità dell’eucaristia come cibo passano in secondo piano.

Non aggiungerò altre parole. La liturgia di oggi vuole che si reciti, nella sequenza, “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli.” Gli angeli dubito che abbiano bisogno di nutrirsi del Corpo di Cristo, invece noi uomini abbiamo bisogno di questo dono, “che ci trasforma e ci dà un cuore nuovo”. Diciamolo bene: che ci trasformi e ci dia un cuore nuovo. Senza dimenticare tutto il resto, proviamo a concentrarci sul Pane.

9 risposte a “Avremmo potuto farne a meno?”

  1. luigi Autiero ha detto:

    Salve
    Gli apostoli predicavano Cristo ; confessarlo come Signore e Salvatore per essere salvati; nessuna appartenenza religiosa salva..
    La risposta di Paolo al carceriere di Filippi fu:
    Credi nel Signore Gesù e sarai salvato…
    Ecco partire a Cristo; LUI predicare ai ragazzi fin da piccoli; a guardare a LUI con cuore grato riconoscente…
    Troppi i giovani oggi, che sono atei…
    I religiosi “la folla” che seguivano Cristo , non era loro gradita La Parola di DIO, “lo seguivano perchè sfamati di pane…”, poi quando erano chiamati a Ravvedimento, a conversione e a credere in LUI col cuore, ecco che si tiravano indietro e ognuno tornava ai suoi affari.
    Mentre il discepolo ,è uno.. che preso coscienza del suo peccato e di essere perduto , ecco che si è Ravveduto e continua a credere in LUI Cristo Gesù IL Signore.. e lo segue, LO cerca del continuo, a LUI spande il cuore; LUI è IL suo DIO, LO Loda, LO Ringrazia.

    Saluti

  2. Lorenzo Pisani ha detto:

    Vorrei ringraziare chi ha voluto dedicare qualche minuto per leggere e, ancor più, chi ha voluto condividere qui sul blog le sue considerazioni.
    Ho titolato con una domanda retorica, volutamente bypassando il materialismo eucaristico al pari del riduzionismo simbolico. Mi basta il dato di necessità, reso evidente nel segno del pane. Abbiamo bisogno del Pane eucaristico sul piano della grazia, abbiamo bisogno di segni sul piano pedagogico.
    Rischio di incartarmi in un campo non mio, dunque ringrazio nuovamente e chiudo.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Questi interventi servono anche a riflessione ulteriore e a provocarla. Ieri a messa delle 18 a causa di aver prolungato il canto non sono giunta in tempo Per la comunione il sacerdote ha chiuso con l’ultimo della fila.. Delusa a non per questo mi sento io spiritualmente digiuna di Cristo. E concordo con il pensare di mia madre la quale riteneva di vivere una messa quotidiana attendendo a quel servizio al dove Cristo era pure la’ in quel prossimo; così come di moltissimi altri che il lavoro sacrifica o anche che dire di quei certuni che pur andando tutti i giorni a messa non sempre sembrano aver Cristo nel cuore. Missione:anche questa parola mi fa pensare in quanti modi si può anche portare Cristo, magari le chiese non sarebbero vuote se tanta gente fuori fosse raggiunta da quella Parola perché incoraggiante, consolatrice. il Covid ne ha dato esempio; forse ci sarebbero un insegnamento più efficace per indurre giovani alla sequela se avessero meglio conosciuto Cristo.

  4. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Teologia.
    Parola in uso solo da un millennio.
    Forse chi se ne fa sfoggio nemmeno sa QUANTE teologie, oggi.
    Ma tant’è. Basta che serva. Alla Salvinj.
    Stamane a Messa l’omelia.
    Se ti comunichi sempre più, SEMPRE PIÙ ti CRistifichi.
    Ho sospettato che ce l’avesse con me.
    Che mi comunico solo “ogni tanto”.
    Ma torniamo alla Teologia. Quella con la F majuscola.
    Se Eucarestia è ATTO di DIO, non può essere jmperfetto.
    Io non devo aver bisogno di ingozzarmi ogni giorno per…
    Cristificarmi.
    Basterebbe qs termine x skappare via.
    Chi ha da smentire scaglia prima pietra.
    Attendo.

    • gilberto borghi ha detto:

      Il materialismo eucaristico è altrettanto problematico quanto il riduzionismo simbolico. Ma mentre il secondo è stato ampiamente investigato e riconosciuto non fedele al vangelo, il primo è stato santificato senza troppa riflessione. Ad esempio: visto che la la presenza reale resterebbe fino quando il pane mantiene intatte le sue caratteristiche organolettiche, dopo circa 15 min dalla comunione, quando il pane viene chimicamente trasformato la presenza reale sparisce. Perciò sarebbe bene comunicarsi mica solo una volta al giorno…

  5. Paola Meneghello ha detto:

    Gesù dice di spezzare il pane in ricordo di Lui.
    Di Lui con gli apostoli per le strade di Palestina, certo, ma più in grande, del ricordo del Soffio divino che scorre nel mondo, che come pane e vino, gli dona un corpo e un’ anima.
    Quel Dio che si fa carne, è anche il Regno di Dio che portiamo dentro, e la cui Memoria celebriamo e rinnoviamo nell’Eucaristia, e lo fa rendendo Sacra la Vita, anche la più derelitta, affinché possa trasformarsi, trasformando il mondo, agendo come un lievito.
    Se pensassimo al Cristo reale che è in noi ad ogni respiro del nostro petto, e che ci chiede di darGli visibilità nel nostro agire, forse ci sarebbe più facile amare, amarci, e rispettare il creato e le sue creature, e riconoscerle parte di noi, perché portatrici dello stesso Soffio, tutti Figli dello stesso Padre, che hanno un compito grande: dare pienezza al Regno di Dio in sé sulla terra, per unirla al cielo, in una fusione d’Amore che dà Vita. .

    • Gian Piero Del Bono ha detto:

      Gesu’dice di spezzare il pane in memoria di lui ma dice anche che quello e’ il suo corpo e il suo sangue .
      “Chi non mangia il mio corpo e non beve il mio sangue non ha la vita eterna ”
      I protestanti non credono nella presenza reale del Corpo di Cristo nel Pane eucaristico, per loro e’solo un gesto simbolico ,un “fare memoria” , ma il pane rimane pane e il vino rimane vino, non si tramuta nel corpo e sangue di Gesu’.
      Ho l’impressione che molti cattolici stiano diventando protestanti riguardo all’Eucarestia .

      • Paola Meneghello ha detto:

        Io credo nella Presenza reale di Cristo, che è ovviamente realtà spirituale, che percepisco e accolgo in un momento di raccoglimento, sacro, che non voglio ridurre ad un simbolo astratto, anzi, se ne scorgo il valore simbolico, è proprio perché questo
        rimanda ad un significato che esalta, da un punto di vista come il mio, che esula un po’ dalla specificità della dottrina religiosa, il suo valore universale, di Presenza reale di Cristo nel mondo.
        Credo nel valore universale del cristianesimo, che secondo me rischia di perdersi, sia per eccesso di attaccamento ai dogmi, senza provare a spingersi oltre, sia per eccessivo riduzionismo, che trasforma l’Eucaristia nel ricordo conviviale dell’ultima cena, perdendo del tutto il valore Sacro, anche simbolico oltretutto…

  6. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Alleanza che però avviene attraverso il rito di unzione con il sangue di giovenco e di carne dello stesso “mangiata”,Le persone designate saranno dei consacrati perché esercitino il sacerdozio per un Dio che abiterà in mezzo a un popolo loro e sarà il loro Dio. Pane e vino offerto a essere mangiato e bevuto, dal Figlio, segni di un pane diventato corpo e vino sangue di Cristo offerto per amore a dei “fratelli” in espiazione dei loro peccati , perché la vita umana di ogni uomo abbia accesso a santità ., come sin dalle origini. E’ grazie ad un vivere il Cristo stesso., che la persona si libera da ciò che la rende schiava e a terra , e torna a essere come il suo creatore l’aveva pensata Una lunga storia quella umana , che ha del fantastico a far ridiventare un uomo fatto di terra in una persona, ognuna originale a se stessa , creatura di corpo e anima fatta per abitare un regno senza fine, e a vita eterna!!

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