Trump e Prevost: ma c’è un leone?

Trump pensa di esserlo, Prevost se lo è scelto come nome. Il loro botta e risposta è eloquente
14 Aprile 2026

Dopo la sparata di Trump contro Leone XIV e la risposta di papa Prevost l’indignazione e il silenzio sembrano essere le reazioni a caldo più diffuse. Indignazione dei papisti e silenzio dei cattolici Maga. Non so perché, ma a me l’effetto primario che mi ha fatto è stato quello di provare a capire la dinamica interna dei due attori della scena: il loro botta e risposta è eloquente.

Non sono il primo ad affermare che lo stato di salute mentale di Trump segnala la presenza di almeno due “sindromi”, che il DSM 5 (manuale americano dei disturbi psichici) chiama: delirio persecutorio e delirio di grandezza. Il primo è caratterizzato da diffidenza estrema, convinzione che altri tramino contro di sé, sensazione di essere osservati da tutti, interpretazione ostile di eventi neutri, stato costante di allerta contro un nemico. Il secondo invece si mostra con la sensazione di sentirsi eccezionali, superiori o “speciali”, credere di avere poteri, talenti o missioni uniche, sovrastimare le proprie capacità, ridotto senso del limite o del rischio, comportamenti impulsivi o grandiosi, bisogno eccessivo di ammirazione.

Appare anche troppo facile ritrovare questi tratti nell’atteggiamento di Trump, in cui il secondo delirio serve a coprire il primo. Anche chi non sa nulla di psicologia può ritrovare in lui il delirio di grandezza. Più sottile e nascosto quello persecutorio, ma altrettanto individuabile. Soprattutto nell’attacco al papa.

Le parole deliranti di Trump si possono sostanziare in questo: il papa non mi sta dando ragione e non è dalla mia parte. Perciò è un nemico che va riconosciuto come tale. Ora, solo chi ha un delirio di persecuzione può davvero pensare che chi non gli dà ragione sia automaticamente un nemico. E diventa ancora più evidente nel merito delle parole di Trump: il papa è un debole e io sono il forte. Ma allora, perché attaccare il debole? Se sai davvero di essere forte non perdi tempo con chi è più debole di te. Che mostra, dietro l’apparenza arrogante, la debolezza di Trump e il suo sentirsi attaccato da tutti coloro che non la pensano come lui. Fino qui, però, nulla di nuovo. Trump già in tante altre occasioni mostra questa debolezza di fondo rovesciata nel suo contrario.

Quello che mi ha stupito di più è, invece, la risposta di Leone. Ha esordito con un: “non ho paura dell’amministrazione Trump”. E a me è arrivato immediatamente il detto latino: scusa non richiesta, accusa manifesta. A dire che se papa Prevost reagisce così, si sta mettendo sullo stesso piano dello scontro di potere di Trump. Resta vero che il papa ha dato una risposta molto più articolata ed evangelica, nella sostanza, ma questo incipit è davvero poco lusinghiero.

Il famoso aneddoto, probabilmente inventato, della domanda retorica di Stalin: “Quante divisioni ha il papa?” avrebbe avuto come risposta da Pio XII un “glielo direte quando arriverà in cielo”. Al di là della improbabile storicità, questa risposta è di tono compiutamente diverso da quella di Prevost. Cioè è una risposta che accetta la debolezza storica e militare del vaticano, e non se ne difende, perché ha chiaro che il ruolo papale è strutturalmente debole, se misurato con le logiche umane del potere. In altre parole, la postura richiesta dal ruolo papale è quella della “non difesa” a questo livello, e semmai del tentativo di leggere la persona che accusa nella logica della misericordia di Dio.

Ma allora, esiste davvero un leone? Trump pensa di esserlo, ma in fondo sa di non esserlo e, probabilmente, comincia ad avvertire il senso della disperazione perché gli effetti delle sue scelte gli si stanno ritorcendo contro. Papa Prevost se lo è scelto come nome, proprio a voler ricordare il lato sociale del pontificato di Leone XIII, a cui lui si è ispirato.

Indubbiamente il contesto mondiale ha messo Prevost davanti a una situazione estremamente difficile. Ma sembra che, per ora, il modo di declinare l’attenzione sociale di papa Prevost sia abbastanza debole, non tanto rispetto ad eventuali effetti sociali o politici che dovrebbe accendere, ma proprio se rapportata alla forza d’impatto, sia concettuale che mediatica di alcuni suoi predecessori, ad esempio Giovanni Paolo II e Francesco.

Ad ascoltare e leggere Prevost, il ritornello sembra essere sempre quello: basta guerre, fate la pace. Purtroppo va detto, Prevost, al momento, non possiede il “bully pulpit”, il potere del carisma che potrebbe scuotere l’opinione pubblica. E, nel quadro della situazione mondiale attuale, ciò rischia di renderlo non all’altezza del ruolo che ha.

4 risposte a “Trump e Prevost: ma c’è un leone?”

  1. FrancescaVittoria vicentini ha detto:

    Il Presidente U.S.A. e il Papa della Chiesa Cattolica, tramite i Media, con uguale schiettezza e sincerità tutta americana, hanno direttamente scambiato e così fatto conoscere ai cittadini del mondo personali chiari gli intendimenti circa bene comune tra le Nazioni e come realizzare Pace là dove c’è guerra. Con i Poteri assunti nei diversi ruoli, emergono chiare differenze come perseguire questi obiettivi, e anche cosa è Giustizia se In Dio anche riferita. Dalla Sacra Scrittura :”Lc.”Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre…Gv.6Io non ricevo gloria dagli uomini..Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accigliereste.E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?

  2. Paola Meneghello ha detto:

    Trump ci ha abituati ad ogni boutade ormai, ma certo che dire a Leone che è lì grazie a lui, che poi dice di non aver paura, a tutta prima, non pare certo migliorare l’immagine appannata di un Papa, e oltretutto ridimensiona parecchio anche la pretesa di autonomia del potere spirituale..
    Comunque, ho spesso l’impressione che dietro ogni scontro mediatico, ci sia anche un certo gioco delle parti..
    Paradossalmente, finalmente, il richiamo alla pace di un Papa, che a volte mi è sembrato “snobbato ” dai media, viene un po’ in luce, e Leone sembra quasi l’eroe solitario che combatte per la Luce in un mondo di tenebre ..mah..

  3. Roberto Beretta ha detto:

    Ritengo che dovremmo essere contenti di questo attacco, perché almeno dà un nome ai responsabili del disordine, della violenza, della guerra, dell’odio. Leone XIV ha più volte invitato alla pace e al dialogo, ma i suoi appelli non hanno mai fatto i nomi dei colpevoli di questa situazione: secondo una “prudenza” politica caratteristica della Chiesa (ma che in passato ha dato luogo a certi sciagurati “silenzi”). Trump & C., nella loro malata protervia di padroni del mondo, sono cascati con due piedi nel grossolano errore diplomatico: autoindicarsi come i bersagli delle parole del Papa. Ora dunque tutti lo potranno e dovranno riconoscere senza scusanti né mezze misure: anche i vescovi americani, anche i tradizionalisti di qua e di là dell’oceano, anche i media cattolici sempre pronti a “moderare i toni”. Leone XIV dice di non aver paura: parli dunque, continui a parlare, ma ora può farlo con maggior chiarezza

  4. Pietro Buttiglione ha detto:

    Ti ha risposto poco fa il convertito Vance:
    Su certi temi MORALI il Papa farebbe bene a tacere.
    Scontro?
    Certo.
    Oggetto dello scontro?
    Se nn sei con me almeno TACI.!!
    Risposta corretta:
    IO nn mi lascio intimidire.
    (Che poi sarebbe il passo successivo di chi gli ha detto TACI.)
    IO lo tradurrei così
    La Chiesa è con me. Non riuscirai a dividerci.
    Imo in sintesi c’è tutto.

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