La fedeltà non ha obblighi

La sovrapposizione storica, giuridica e sociologica tra matrimonio cristiano e matrimonio civile non necessariamente ha prodotto frutti buoni. Ha anche confuso categorie, seminato parole e convinzioni che oggi spesso non dicono più nulla.
27 Febbraio 2016

La sovrapposizione storica, giuridica e sociologica tra matrimonio cristiano e matrimonio civile non necessariamente ha prodotto frutti buoni. Ha anche confuso categorie, seminato parole e convinzioni che oggi spesso non dicono più nulla

Hanno tolto l’obbligo di fedeltà: apriti cielo! Quelli esultano, anche con espressioni sconcertanti, invocando il fatto come un successo “dei cattolici”, perché permette di distinguere il “vero” matrimonio dalle nuove unioni; quegli altri, parlo tra questi sempre dei cattolici, sono furiosi, sdegnati, contristati perché non si vuole riconoscere la dignità di unione e di amore davvero duraturo, in particolare alle coppie omosessuali che si vogliono scegliere “per sempre”.

Risonanze opposte alla notizia dello stralcio dell’obbligo di fedeltà dal discussissimo ddl sulle Unioni civili. E tutto ciò al netto dei pasticci politici e delle opinioni sulla legge.

Quando ho letto, però ho pensato subito: ma nel matrimonio cristiano non c’è nessun “obbligo” di fedeltà.

L’obbligo è una previsione giuridica che risponde a un’esigenza sociale di tutela dell’unione e per questo implica anche una possibile sanzione da parte dello Stato: la facoltà di chi è stato tradito di ottenere per questo motivo il divorzio con tutti gli addebiti conseguenti. Dal Codice civile (art. 143): “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà”.

Ma che c’entra tutto questo col matrimonio cristiano, col sacramento che gli sposi celebrano?
Spiega da subito questa distinzione tra i due matrimoni anche l’introduzione al nuovo rito del matrimonio: “Fedeltà offerta come dono del mistero celebrato e proposta anche come obbligo giuridico”.

La fedeltà coniugale, per i cristiani, infatti è una promessa e non un obbligo.
E la fedeltà promessa di cui si parla è prima di tutto quella di Dio a noi e anche alla scelta reciproca dei coniugi. Sempre dal Rito del matrimonio, la troviamo espressa per esempio nel Salmo 99: “L’amore del Signore è per sempre, eterna è la sua fedeltà”. A questa pre-esistente promessa di amore e fedeltà (che noi crediamo già mantenuta peraltro), gli sposi rispondono con loro promessa reciproca: “Prometto di esserti fedele sempre”, una promessa fatta alla luce di tutti i nostri limiti, una promessa che è un’esigenza della relazione (cura, responsabilità e felicità dell’altro) e un cammino spirituale.

Non c’è obbligo, ma piena libertà orientata all’amore adulto. Non c’è sanzione di un’autorità esterna, superiore tutor del bene comune: ci sono le ferite che l’infedeltà procura a entrambi i coniugi. Ma come sappiamo ci sono matrimoni che sopravvivono anche a queste ferite. E per gli altri che “finiscono”, crediamo siano comunque indissolubili. Nonostante l’infedeltà abbia separato i coniugi, a volte anche per il loro bene terreno, quel legame resta per sempre.

Ora i cristiani credono d’altra parte che essere fedeli nel matrimonio, in cui la differenza sessuale non è solo un accessorio moralistico ma un presupposto, racchiuda la via per la pienezza di ciascuno sposo e per la felicità coniugale; ma che anche per questo sia appunto la strada privilegiata per conoscere Dio: “Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore”. E questa sposa qui, a rileggere il libro di Osea, era tutt’altro che fedele.

La sovrapposizione storica, giuridica e sociologica tra matrimonio cristiano e matrimonio civile non necessariamente ha prodotto frutti buoni. Ha anche confuso categorie, seminato parole e convinzioni che oggi spesso non dicono più nulla. Diradare questa confusione, ridefinire i confini tra le due realtà, può aiutare a ritrovare le parole giuste per annunciare la bellezza del matrimonio cristiano (come vocazione, come promessa di bene) e provare a risignificare da cristiani la ricchezza, la dignità e la potenzialità sociale del matrimonio civile.

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