Buon vento, Flotilla!

Don Tonino Bello si e ci chiedeva: «attecchirà davvero la semente della nonviolenza? Sarà davvero questa la strategia di domani? È possibile cambiare il mondo con gesti semplici e disarmati?»
1 Ottobre 2025

Era il 7 dicembre 1992 quando quasi cinquecento persone si sono radunate nel Salone della pesca di Ancona per tentare un’impresa senza precedenti: formare una carovana di pace con cui entrare nella Sarajevo bombardata, e rompere, almeno simbolicamente, quello che sarebbe diventato il più lungo assedio dell’epoca contemporanea. L’idea «folle, insensata, inutile, che ha fatto sorridere tanti benpensanti», nata dalla collaborazione di numerose associazioni religiose e laiche, aveva la sua guida spirituale in mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi.

Nel “Diario di un’impresa assurda” (pubblicato in “La speranza a caro prezzo – L’utopia della pace”, Edizioni San Paolo, 1999) don Tonino racconta la spedizione, in poche pagine molto significative. Nonostante le pressioni da parte del governo italiano e l’iniziale scarsa copertura mediatica, si forma un gruppo motivato ed eterogeneo: dai cittadini ai parlamentari, dai laici ai vescovi, provenienti da 8 paesi diversi. Più di una volta don Tonino si è riferito al gruppo con l’espressione “l’ONU dei poveri”, contrapposta a quella ufficiale, che, anziché dirimere, aveva alimentato il conflitto serbo-bosniaco.

La spedizione arriva alle porte della città assediata l’11 dicembre, tra mare in tempesta, ripari improvvisati e strade innevate. Mentre una piccola delegazione viene tenuta in ostaggio dai militari (trattata con «riguardo e attenzione»), il resto del gruppo ottiene finalmente il permesso di varcare le soglie della città: «a fari spenti, su strade sterrate e coperte di mine, compiamo l’azione più temeraria che si possa pensare. Entrare al buio in Sarajevo […] A quest’ONU dei poveri, che scivola in silenzio nel cuore della guerra, sembra che il cielo voglia affidare un messaggio: che la pace va osata».

Nelle ore trascorse in città, la carovana incontra la popolazione: «siamo andati a Sarajevo per parlare di nonviolenza attiva, di difesa popolare nonviolenta, di alternative alla strategia militare» scrive don Tonino, «ci hanno supplicato di aiutarli, ci hanno parlato del mondo sordo al loro grido di dolore, ci hanno implorato di fare qualcosa prima che sia troppo tardi». Tuttavia l’arrivo in città non ha risposto agli interrogativi che incombevano sull’impresa fin dall’inizio: «vale la pena di esporsi ad un rischio che si fa sempre più reale? È giusto mettere a repentaglio la vita di cinquecento persone in condizioni così infide? Serve a qualcosa giocare agli eroi?»

Trentatré anni più tardi la storia, mai stanca di ripetersi, pone le stesse domande alla Global Sumud Flotilla, missione umanitaria che da fine agosto ha visto partire alla volta della Striscia di Gaza oltre 50 imbarcazioni, provenienti da 44 paesi, con un carico di aiuti alimentari e sanitari alla popolazione palestinese, martoriata dall’invasione militare e dai bombardamenti israeliani. Quello che è stato descritto come il più grande convoglio marittimo civile della storia sta attraversando il Mediterraneo per rompere il blocco navale israeliano e riaprire finalmente un corridoio umanitario. A bordo diversi segmenti della società, compresi parlamentari europei, giornalisti, medici, insegnanti e artisti, in rappresentanza di 44 paesi (quasi 60 sono i partecipanti italiani).

I partecipanti sono stati accusati di essere imprudenti, provocatori o, peggio, conniventi con Hamas. Hanno ricevuto attacchi intimidatori con droni e razzi. Hanno affrontando minacce e mare mosso, ma stanno proseguendo il loro viaggio. Il cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha avanzato una proposta di mediazione, ma la Flotilla ha rifiutato, perché non avrebbe garantito la riapertura dei canali umanitari, chiusi da anni.

In queste ore la missione, ridotta dai guasti a poco più di una quarantina di barche, ha raggiunto il Mediterraneo orientale e naviga nelle acque internazionali, prevedendo di arrivare in acque territoriali della Striscia di Gaza giovedì 2 ottobre, con un ritardo di qualche giorno rispetto alle previsioni. L’attenzione internazionale aumenta, perché il rischio si alza man mano che ci si avvicina all’obiettivo. Alcuni stati nazionali (tra cui l’Italia) stanno offrendo un cauto supporto logistico alla missione, ma la scorta mediatica internazionale nelle prossime ore sarà determinante.

Manifestazioni laiche e religiose si stanno susseguendo in tutto il mondo, per implorare la pace e accompagnare le navi con la nostra preghiera. Ci chiede don Tonino: «attecchirà davvero la semente della nonviolenza? Sarà davvero questa la strategia di domani? È possibile cambiare il mondo con gesti semplici e disarmati?». Noi continuiamo a sperare di sì.

3 risposte a “Buon vento, Flotilla!”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Succede però che questa tardiva iniziativa, in quanto da diversi mesi ogni giorno il dramma di gente vivevano il dramma di essere lasciate tra due fuochi !!! Senza che la tragica situazione, il loro dramma di venire uccisi, muovesse a qualche iniziativa. E non si comprende perché questa azione di oggi che va a sovrapporsi a quella in atto oggi avviata dai Presidenti dei due Stati con l’intento di porre fine a un doloroso conflitto, a turbare il già complesso difficile dialogo per una conciliazione. Si nutre speranza che almeno il prezioso carico di aiuti in qualche modo venga ugualmente consegnato anche a mezzodì altre mani che si sono offerte per portare aiuto la dove il bisogno e speranza di sopravvivenza.

    P

  2. Giuseppe Risi ha detto:

    Evviva la Flotilla, evviva la non violenza, evviva tutti i gesti profetici di pace!
    Nel lungo periodo la non violenza e la pace vinceranno.
    Detto ciò, dobbiamo riconoscere con realismo che le soluzioni (positive o negative) delle ricorrenti crisi internazionali sono venute e vengono dalla politica e/o dalle armi.
    La storia dice che, pur senza sottovalutare il valore simbolico-profetico delle spedizioni umanitarie non violente, anche le guerre nei Balcani degli anni ’80 e ’90 sono terminate a seguito di un intervento armato della Nato o di alcuni Paesi Nato, discusso in sede ONU e seguito da apposite conferenze di pace. Quindi politica e armi.
    In conclusione: viva la Flotilla, ma con la consapevolezza che, nel breve almeno, la soluzione del dramma di Gaza verrà dalla politica, quindi dalle iniziative degli stati che hanno la forza di proporre e imporre ai contendenti soluzioni di compromesso praticabili.

  3. Coimbra Lanza Marcel ha detto:

    Se o papa Leão rugisse como un vero leone e rezasse pela Simud Flotila ???

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