Un test sul Papa «che se ne va»

Che cosa è emerso domenica a Messa con i ragazzi delle medie. Che ora ne parleranno con i loro genitori
25 Febbraio 2013

Allora, raga, parliamo un po’ adesso del fatto più importante di questa settimana… “E’ caduto un meteorite!”, interviene prontissimo lo scienziato di terza media. Subito corretto dall’amica canterina: “Beh no, c’è stato anche il Festival di Sanremo…”
È un sondaggio socioreligioso mica male quello offerto domenica scorsa dai ragazzi delle medie, con i quali ci riuniamo in cripta a commentare le letture nella Messa parrocchiale. Se la notizia del “Papa che se ne va” – come sintetizza il terzo intervenuto – arriva a scoppio ritardato non è solo per la loro memoria giovanile sempre più a breve termine che ha già accatastato molto altro sopra quanto è avvenuto sei giorni prima. Oltre alla gerarchia delle “notizie percepite” così diversa da quella qui analizzata sapientemente da Guido Mocellin, ci colpisce anche l’interpretazione delle dimissioni fornita dai ragazzi, amplificatori di qualche battuta in famiglia.
“Il Papa ha saputo rinunciare al potere” riflette qualcuno che riesce a fare il link col Vangelo delle tentazioni di Gesù, appena letto insieme. “Non ce la faceva più, ha fatto bene, è un uomo anche lui” aggiunge un altro, ma c’è anche chi, ispirato forse dai fratelli maggiori, accredita una teoria del complotto: “Probabilmente è stato ricattato da qualcuno….”
Non era così scontato – ci diciamo fra noi adulti – tentare un’esegesi corretta del gesto di Benedetto XVI, sottolineare la sua scelta come “un fatto di Vangelo” alla Accattoli, e sperare che un giorno i nostri figli raccontino ai loro: “Mi ricordo quando quel Papa senza più forze si è dimesso per il bene della Chiesa”.
E non è inutile parlarne in parrocchia anche per i genitori stessi (alcuni a Messa non vengono), per quali i ragazzi delle medie rappresentano i primi e forse unici annunciatori. Parlatene anche con loro, raga, chiediamoci perché Benedetto ci chiede d’invocare lo Spirito sul nuovo Papa e perché dal 28 di dedicherà soltanto alla preghiera.
Non è finita però perchè, prima di risalire le scalette per tornare in chiesa, scoppia la bomba. Una ragazza peperina butta lì provocatoriamente l’interpretazione mai scritta in questi giorni. “Secondo me, il Papa ha fatto così per diventare famoso!”
Qualche risata seppellisce lo sconcerto. “Ma come, non ne aveva bisogno, un Papa è comunque famoso…”. “No, no – rintuzza lei – solo così sarà ancora più famoso, tutti lo ricorderanno come colui che si è dimesso!”.
Ops! Sarebbe utile un dietrofront per tornare in cripta, ma non c’è tempo perché ci aspettano all’offertorio.
Volevamo poter spiegare che no, che il criterio del successo non ci sta proprio nella Chiesa, che questo Papa ha dimostrato mille volte di non badarci e che questa decisione, sulla quale ha pensato e pregato a lungo, non può essere stroncata così. Ma arriviamo soltanto a dire alla peperina che ne parleremo domenica prossima e “magari intanto parlatene a casa”.
A fine Messa ci soccorre un altro parrocchiano, il giovane prete partito quindici anni fa per la Bolivia che ha scritto così nella sua freschissima lettera al gruppo missionario: “Da noi la fama che ha preceduto il Papa, lo presentava come inquisitore, come giudice. La sua fama non lo faceva capace di fiducia, anzi. Non lo conoscevamo come ispiratore di libertà. Ed ora invece ci sorprende con questo suo gesto, capace di cambiare la Chiesa! Gesto che riconosce libertà allo Spirito; gesto che riconosce la Chiesa nelle mani di Dio, perché cosciente dei propri limiti; gesto che toglie al Papa la cappa della sacralità per ridargli il grembiule del servizio; gesto nuovo e innovatore nella storia della Chiesa; gesto carico di fiducia nel futuro e di libertà dal passato e dal presente”

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