Riattivare papa Francesco

A un anno dalla morte di Papa Francesco, il volume restituisce complessità e invita a un discernimento più esigente sull’eredità bergogliana, che, più che un sistema da difendere, è un processo da consolidare.
20 Aprile 2026

A un anno dalla morte di Papa Francesco, il volume Riattivare papa Francesco (Effatà Editrice, 2026), curato da Piotr Zygulski, Andrea Bosio e Lucandrea Massaro, si impone come uno dei tentativi più seri e metodicamente avvertiti di sottrarre il pontificato bergogliano tanto alla retorica celebrativa quanto alla liquidazione polemica. L’operazione, dichiarata sin dall’editoriale, è ambiziosa: “riattivare” significa evitare sia l’agiografia sia l’imbalsamazione, restituendo invece la densità problematica di un’esperienza ecclesiale ancora troppo vicina per essere storicizzata in senso pieno.

Il pregio principale del volume risiede nella sua architettura plurale e, al contempo, coerente. Le cinque sezioni non si limitano a raccogliere contributi eterogenei, ma disegnano una vera e propria mappa interpretativa. Ne emerge un Francesco colto nella sua cifra più caratteristica: quella della processualità. Non un sistema chiuso, bensì un cantiere aperto, nel quale l’avvio di processi prevale sull’occupazione di spazi, secondo una linea che attraversa trasversalmente i saggi e che costituisce forse il filo rosso più convincente dell’intero volume.

In questo senso, il libro mostra un equilibrio raro tra luce e ombra. Accanto alla ricostruzione delle intuizioni profetiche – la sinodalità, la centralità dell’opzione per i poveri, l’ecologia integrale, la riforma dello stile ecclesiale – trovano spazio analisi puntuali delle criticità: la discontinuità tra enunciazioni e attuazioni, alcune ambiguità comunicative, le tensioni generate da un esercizio del ministero talora percepito come polarizzante.

Lungi dall’indebolire il giudizio complessivo, tale attenzione ai limiti ne costituisce la condizione di possibilità. D’altra parte, è precisamente qui che il volume si dimostra fedele a uno dei criteri ermeneutici più noti del magistero di Francesco, quello per il quale «la realtà è superiore all’idea». Applicato al pontificato stesso, questo principio impedisce sia la riduzione ideologica sia la canonizzazione precoce, restituendo invece la concretezza, talora contraddittoria, dell’azione ecclesiale.

Particolarmente riuscita è la scelta di includere, accanto ai saggi, una sezione di interviste che amplifica la polifonia del volume. Le voci raccolte – provenienti da differenti tradizioni teologiche e contesti geografici – confermano l’impressione di un pontificato che ha suscitato insieme entusiasmo e resistenza, consenso e critica. Anche qui, il criterio non è la sintesi forzata, ma la convivenza delle differenze, quasi a riflettere quella stessa sinodalità che il pontificato ha inteso promuovere.

In definitiva, grazie all’impiego di strumenti critici adeguati, evitando tanto la nostalgia quanto la rimozione, il libro restituisce complessità e invita a un discernimento più esigente, in un tempo in cui il dibattito ecclesiale tende facilmente alla polarizzazione.

Si tratta di un’operazione, peraltro, tanto più necessaria quanto più appare chiara la volontà di ricezione delle sfide aperte da Francesco da parte del suo successore, manifestata senza equivoci nella scelta dichiarata di porre al centro della prossima riflessione della Chiesa Evangelii Gaudium e Amoris Laetitia. Leone sembra assumere le provocazioni di Francesco, traducendole in forme più istituzionalmente stabili e forse meno esposte alla tensione mediatica, ma non per questo meno incisive. In tal modo, l’eredità bergogliana, più che un sistema da difendere, è un processo da consolidare.

In un discorso “fondativo” del pontificato – quello alla Curia romana per gli auguri di Natale 2023 – Francesco tracciava una distinzione preziosa: «A sessant’anni dal Concilio, ancora si dibatte sulla divisione tra “progressisti” e “conservatori”, ma questa non è la differenza: la vera differenza centrale è tra “innamorati” e “abituati”. Questa è la differenza. Solo chi ama può camminare».

Quelle parole costituiscono una chiave di lettura che Riattivare papa Francesco assume implicitamente: Francesco è stato, nel bene e nel limite, un fattore di inquietudine evangelica, capace di smuovere – non senza attriti – abitudini consolidate e di scuotere la Chiesa rispetto alla «tentazione di restare fermi e di “labirintare” dentro i nostri recinti e nelle nostre paure». Allora, come sembra suggerire il volume, il pontificato di Francesco resta, ancora oggi, una domanda aperta rivolta alla Chiesa.

Una risposta a “Riattivare papa Francesco”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Leggevo da qualche parte che al suo infermiere che gli diceva”io sono divorziato” lui rispondeva :
    ” E che problema c’è”
    E poi:
    “Se non ti danno la Comunione vengo io a parlare con il tuo prete”.
    Ma anche il suo ardente desiderio di essere portato in piazza a contatto con la SUA gente.. anche se sapeva di essere alla fine… Si è SPESO finché poteva..
    Progressiste?conservatore? Discontinuità!? ambiguità comunicative!?;
    Caro Luigi, qui qualcuno non capisce proprio cosa significa VIVERE!
    Grazie Francesco.

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