Ben venga la crisi, se ci renderà meno cattolici e più cristiani

Nel suo ultimo libro, "Meno Cattolici + cristiani", Roberto Beretta traccia un percorso per una Chiesa più libera e liberante, e per una fede più consapevole e matura
29 Ottobre 2025

È un libro decisamente irritante, quello di Roberto Beretta, appena uscito: “Meno cattolici + cristiani. Esperienze di un laico nella Chiesa italiana” (Gabrielli editori, 2025). Ma proprio per questo vale la pena leggerlo: perché ci invita a metterci in discussione – profondamente in discussione – e a diventare più consapevoli di che cosa sono la nostra fede, la nostra religione e la nostra chiesa. E spoilero subito la conclusione: rileggendo l’itinerario intellettuale e spirituale da lui personalmente vissuto, Beretta sostiene che «oggi è necessario essere meno cattolici – nel senso dell’elaborata impalcatura re­ligiosa costruita nei secoli intorno al messaggio di Gesù – per tornare a essere semplicemente più cristiani».

Tutti i cattolici ammettono che la Chiesa sta vivendo una fase di crisi, ma non tutti sono concordi sull’individuazione delle cause. Tra queste, Beretta elenca prima di tutto nel clericalismo, poi la elefantiasi di «strutture e programmi ormai non più adeguati alle dimensioni e alle richieste dei fedeli»; ci sono inoltre «una certa pigrizia intellettuale del clero, camuffata da prudenza e fedeltà alla tradizione; le profonde spaccature interne provocate da diverse visioni e d’altra parte la mancanza di spazi per esercitare un efficace pluralismo; alcune scorciatoie dirette verso l’emotività e il miracolismo, imboccate dalle gerarchie per illudersi di non perdere seguaci; l’arroccamento nelle glorie del passato ma pure il disorientamento di fronte a cambiamenti imposti dall’alto e poco condivisi dai praticanti…».

UNA RELIGIONE APPESANTITA

Quella di oggi è una Chiesa appesantita dai dogmi, dalle regole, dalle tradizioni che nei secoli si sono accumulati e che la rendono incapace di quella “conversione” che pure chiede ai suoi figli, e quindi incapace non solo di parlare agli uomini di oggi, ma soprattutto di accoglierli e di testimoniare loro la fede vissuta.

Se questa è la situazione, ben venga la crisi, parola che, come è noto, nel significato etimologico significa discernere, giudicare, valutare e quindi può essere un momento di crescita, di cambiamento positivo.

Come? Ad esempio, liberando il cattolicesimo da quell’oppressivo senso di colpa che accompagna la dottrina tradizionale sul peccato, e che genera una fede che, invece di liberare la persona, la opprime. Non a caso, scrive Beretta, «molti episodi di abuso spirituale o anche sessuale sono stati compiuti da preti e direttori spirituali che hanno approfittato di questi distruttivi sentimenti nelle vittime, quando non li abbiano volontariamente creati».

Oppure, superando la diffusa banalizzazione della preghiera, troppo spesso usata per chiedere soccorso (tanto che Dio viene «ridotto a un distributore automatico di aiutini») e, in fondo, per deresponsabilizzarsi, visto che c’è qualcuno che decide e opera al posto nostro.

Oppure ritrovando il senso dell’assemblea domenicale, oggi poco assemblea e molto insieme di individui. E quello del sacramento dell’Eucaristia, che, come ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Evangelii gaudium, non dovrebbe essere «un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli»: perché quindi negarla ad esempio ai divorziati risposati?

O proponendo una lettura della Bibbia meno infantilizzata di quella che si propone oggi, che tenga conto anche del genere letterario. Perché «Se miti come quello di Adamo ed Eva o delle stesse parabole evangeliche sono catalogati nel repertorio del­la storia veramente accaduta e non vengono interpretati secondo il loro genere letterario, una conseguenza non appena giunti all’età della ragione è che si finisce per non prendere sul serio il cristianesimo», considerandolo roba da bambini.

O, ancora, rinunciando alcuni dogmi non solo incomprensibili, ma anche indifendibili, come quello dell’Assunzione.

UNA FEDE INQUIETANTE

Ciò che Beretta propone è il superamento di un cristianesimo magico, miracolistico, semplicistico, consolatorio. Raccogliendo l’invito del Cardinal Martini: «Non domandiamoci se siamo credenti o non credenti, ma pensanti o non pensanti. L’importante è che impariate a inquietarvi. Se credenti, a inquietarvi della vostra fede. Se non credenti, a inquietarvi della vostra non credenza. Solo allora ambedue saranno veramente fondate».

Farsi domande, cercare risposte. Come singole persone e come comunità. In fondo, la Chiesa ha cambiato idea, nei secoli. Per fortuna. Non solo sulle crociate, la guerra giusta, la pena di morte, anche su temi più specifici come lo sciopero, che secondo Pio XI era vietato. O come la libertà di coscienza, che secondo Gregorio XVI era un errore. E se proprio questo fosse il momento per operare cambiamenti analoghi anche su temi come il celibato dei preti o le donne prete o i divorziati risposati?

Meno cattolicesimo significa meno appesantimenti di dottrine e prassi e più incontro vero con Cristo. Ciò di cui oggi c’è bisogno è dare più visibilità alla differenza cristiana, nel senso indicato dal teologo Zanchi: «Il primo compito dei cristiani è di rendere realmente possibile una vita evangelica anche in questo momento della storia. Questo compito può essere eseguito soltanto mostrandone la possibilità nella forma di una reale fraternità cristiana». Un Dio Padre buono, che rende gli uomini fratelli e vuole il loro bene: è questo che altre religioni e altre culture non hanno. Ed è attorno a questo nucleo che bisogna oggi ricostruire il proprio percorso di fede ed un cristianesimo accogliente e credibile.

Un lavoro indubbiamente faticoso, perché interpella la coscienza di ciascuno e gli chiede di rimettersi in cammino: la fede è un percorso, non si è mai arrivati. E perché pensare è faticoso, molto più dell’essere devoti.

UNA RELIGIONE CHE LIBERA

Ma nonostante tutto, nel suo “Meno cattolici + cristiani”, Beretta non è pessimista: «Il cattolicesimo evolverà, tenterà di essere meno dog­matico e più cristiano, peraltro raccontandosi di essere sempre il medesimo: anche questo è accaduto ad ogni cambiamento nella sua storia. Resterà religione, perché ogni ideale alla fine deve pur piegarsi ad assumere una forma istituzionale se vuole giocare la sua partita tra gli uomini, però possiamo sperare che lo faccia in modo meno assoluto, più autocritico, con maggior senso del li­mite e – se dobbiamo osare – con un filo di auto-ironia».

Sarà una religione che libera, perché costruita sulla relazione con Dio e non sulla paura dei suoi castighi o sull’adulazione per i problemi che ci può risolvere. Una religione cresciuta e che fa crescere. Perché, come scriveva San Paolo nella Lettera ai Corinzi, «quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato».

Meno cattolici + cristiani copertina

10 risposte a “Ben venga la crisi, se ci renderà meno cattolici e più cristiani”

  1. adriano bregolin Bregolin ha detto:

    Che voglia di sentirsi “laici maturi” distanziandosi dai cristiani semplici. Sembra la storia del fratello studiato che si vergogna dei fratelli contadini senza titoli di studio. E’ una chiesa elitaria a cui non piacerebbe affatto essere parte

    • Sergio Di Benedetto ha detto:

      Generalmente quando un presbitero critica i “laici maturi” senza argomentazione e paventa la chiesa delle elité a favore di un presunto popolo semplice è perchè vuol continuare a fare il ‘sacerdote, re e profeta della propria comunità’, senza che nessuno osi disturbare. Tanto più quando si usa l’indirizzo mail della parrocchia invece del proprio personale, come se fosse un’intera comunità a scrivere.

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    @Lina
    Convengo.
    Si tratta di cercare le tante solitudini che sono vicine a noi e

    Unirsi a loro..
    Dio ci sarà anche lui.
    Ne sono stra certo

    Pit

  3. Roberto Beretta ha detto:

    Mi permetto, per chi fosse interessato:🔴 *Martedì 4 NOVEMBRE ORE 20.30* online You Tube e Facebook Gabrielli editori
    Incontro con *ROBERTO BERETTA* e *PAOLO RODARI*
    per la presentazione del libro
    ⛪ *MENO CATTOLICI + CRISTIANI. Esperienze di un laico nella Chiesa italiana*, di Roberto Beretta *SEGUI LA DIRETTA SU YOU TUBE:* https://youtube.com/live/O1pdmase6Sw

  4. Lina Scotto di Fasano ha detto:

    Condivido pienamente, ma c’è ne vorrà di tempo per maturare tale consapevolezza…al presente si è emarginati, si resta soli, e
    questo un grosso prezzo da pagare, quando sul proprio cammino non incontri chi condivide una fede liberante.

  5. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ma aver Fede da sicurezza, in questo il comune cittadino nella vita quotidiana ha sempre dove attingere quando si scontra con i problemi più diversi, e dove chiede lumi se non alla Parola proprio perché in essa poggia la sua Fede? Se anche la Chiesa -famiglia clericale- ciò accade, Madre e Magister del popolo di Dio, ha da rivolgersi alla stessa fonte che è da Cristo dal quale Essa esiste a istruire popoli e convertirli al suo Vangelo. Sono i Preti diventati piccolo numero?, ma anche la Fede nel Vangelo si è affievolita; genti, popolazioni in libertà di coscienza hanno espresso favore a una libertà che si distanzia da quella cristiana. Il mondo ciò che in esso accade, in un mutevole cambiamento di valori, una cattiveria impulsiva cede in fatti delittuosi,,le guerre sono distruttive, La comunità umana si è data leggi che esercita in sua piena libertà. La moria di giovani sulle strade!colpisce, tristezza la loro fragilità, dove trovare Speranza nel futuro?

  6. Maria Crasso ha detto:

    Io sono disorientata. Mi sembra tutto eretico, alla mia età poi…
    Io continuo a credere che Maria sia in Cielo anima a corpo. “Nulla è impossibile a Dio” le aveva detto l’angelo Gabriele.
    Credo pure che Eva sia esistita e non sia un mito. C’è stata una prima creatura che poi ha disobbedito andando dietro a Satana.
    Comunque noi abbiamo il dovere di pregare per raggiungere la verità. E tutto quello che viene da Dio andrà avanti e avrà successo.
    Come disse una volta PaoloVI “a Dio segue la grazia contro Dio segue la disgrazia”.

  7. Giuliana Maria Paganuzzi ha detto:

    Ringrazio per quest’opera che mi trova tanto collimante. Quanto ho pensato da tanti anni queste cose ed è un conforto leggerle e sentirmi meno sola.
    Ho un solo timore: la lentezza dei tempi causata dal clericalismo e dall’elefantiasi delle strutture, la resistenza del clericalismo all’innovazione per timore di perdite di privilegi o di rotture scismatiche consentiranno e quando un’evoluzione cristiano-cattolica in tempo per una feconda costruzione comunitaria nuovamente diffusiva del vero amore cristiano?
    Senza voler essere catastrofica, questo nostro areale plurimillenario e la nostra generazione umana non è eterna. La chiesa è davvero molto, troppo lenta.
    Dobbiamo essere come le vergini prudenti e non perdere tempo

  8. Giovanna Zapponi ha detto:

    Analisi e tesi per me assolutamente condivisibili, soprattutto l’invito all’iquietudine legata alla radicalità del Vangelo ..cristiani e non di una qualsiasi religione

  9. Gabriele Guerzoni ha detto:

    Ben Arrivato!
    Parole, temi, crisi, ansie, desideri, speranze, che TANTI credenti hanno nel cuore,
    che Roberto Beretta, ha saputo organizzare in un testo che sembra offrire consolazione e risposte.
    Un libro già indispensabile.
    Grazie.
    GG

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