Verso il nuovo successore di Pietro

Un'elezione difficile, un conclave incerto, quattro variabili in gioco.
5 Maggio 2025

La paura fa novanta, anzi quasi novanta, per la precisione 89. Ma non è una ristrutturazione della “Smorfia napoletana”, bensì la soglia di elezione del nuovo papa: 89 voti per la maggioranza dei 2/3. Ben 9 in più di quanto ipotizzato da Paolo VI, quando definì a 120 il numero ideale dei cardinali elettori, poi confermato da Giovanni Paolo II.

E forse, questo dato rende ancora più difficile questo conclave, che sembra davvero aprirsi all’insegna di una grande incertezza. Le prime due votazioni saranno probabilmente di studio, nella speranza che si evidenzino ai cardinali la consistenza dei vari gruppi di partenza, in cui ciascuno potrebbe votare liberamente il proprio candidato preferito. Resta vero che questa dinamica è già iniziata nelle Congregazioni Generali di questi giorni, ma sarà solo nelle primissime votazioni che la consistenza numerica sarà “misurabile”.

A questo punto inizieranno sul serio i giochi di apparentamento, già abbozzati nelle Congregazioni. Dove i vari gruppi iniziali cercheranno di portare i propri voti su un solo candidato per area, nel tentativo di raggiungere il quorum.  E le aree che si possono individuare sembrano tre: un’ala anti bergogliana, ben visibile, ma di per sé poco consistente numericamente; un’area continuista, pro Bergoglio, che vorrebbe un papa che porti avanti in modo forte i processi aperti; e un’area moderata, che non è anti bergogliana, ma che teme una continuità forte, per la paura di “strappi” eccessivi.

La difficoltà di previsione sta su quattro variabili, non poche perciò.

La prima è quella di riuscire a definire la consistenza numerica di queste aree. Francesco ha creato più di 11 nuovi cardinali all’anno. Mai nessun papa aveva osato tanto. Di questi, ben 106 sono elettori in conclave. Nonostante ciò, non è per nulla evidente il confine tra i continuisti e i moderati, anche se è quasi certo che nessuno dei due gruppi, da solo, raggiungerà il quorum. Mentre sembra più definibile l’area anti bergogliana, che potrebbe avere una consistenza tra i 20 e i 40 elettori. Cosa che permetterebbe, ad un eventuale apparentamento tra continuisti e moderati, di eleggere il papa.

La seconda variabile sono i nomi proponibili. Se gli anti bergogliani hanno qualche possibilità di non perdere, sarà solo se offriranno un candidato non troppo “anti”, che si possa guadagnare la stima di una parte molto consistente dei moderati. Forse i nomi che si avvicinano di più a questa prospettiva potrebbero essere il card. Péter Erdő e il card Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don. Personalmente penso, però, che sia difficile che questi nomi possano attrarre almeno 50 moderati, o forse anche di più.

Se i moderati, invece, volessero provare a vincere, dovrebbero proporre un candidato “pro” Bergoglio, perché sarebbe più facile, per loro, attirare voti dal lato dei continuisti. Ma qui si potrebbe aprire una domanda molto interessante nei continuisti: quale criterio usare per descrivere un candidato “pro”? Perché Bergoglio è stato “tantissima roba”. Un conto sarebbe un candidato interessante perchè ha posizioni dottrinali e contenuti pastorali vicini a Bergoglio; un altro sarebbe invece un candidato con stile e forma comunicativa simile a Bergoglio. Diverso ancora sarebbe un cardinale che ha un’esperienza forte tra gli “ultimi”. E ancora diverso un cardinale che non eccelle in nessuna di queste qualità, ma le possiede tutte in buone dosi.

Nel primo caso il card. Pietro Parolin sarebbe in “pole position”, anche perchè è già conosciuto da molti cardinali. Nel secondo si potrebbe guardare di più al card. Josè Tolentino Mendoça, conosciuto per lo stile emozionale della sua comunicazione. Nel terzo caso, forse, Matteo Maria Zuppi avrebbe delle possibilità, anche perchè ha già ricoperto incarichi importanti. Nel quarto caso, forse il più pronosticabile, si potrebbe guardare al card. Luis Antonio Tagle, il cosiddetto “Bergoglio dell’Asia”.

Se i continuisti, invece, volessero provare a forzare la mano verso un candidato più “estremo”, dovrebbero fare un lavoro di convincimento nell’area moderata di non facile esecuzione e proporre una figura, forse di secondo piano e poco pronosticabile, che potrebbe rappresentare l’imprevisto. In questo caso si potrebbero fare molti nomi: Lopez Romero, Pizzaballa, Arborelius, Turkson, Cupich, Radcliffe, Besungu, Scherer, ma anche altri. Onestamente mi sembra, però, che questi nomi siano molto lontani dalla possibilità di diventare vescovo di Roma.

La terza variabile è l’età. L’esperienza del lungo pontificato di Giovanni Paolo II ha lasciato in molti cardinali la convinzione che non sia cosa buona eleggere un papa “giovane”. Questo significa che, orientativamente, ci si potrebbe aspettare un papa che abbia più di 72-73 anni, per non rischiare un pontificato più lungo di 15 anni circa. Di quelli citati sopra, se valesse questa “impostazione”, si salverebbero solo Erdò, Ranjith, Arborelius, Radcliff, Cupich, Scherer. Cioè proprio quelli che più difficilmente potrebbero raggiungere il quorum. Perciò se i moderati volessero vincere, forse dovrebbero far saltare questa “regola”, garantendosi così una scelta di lungo periodo.

Ma, alla fine, la quarta variabile potrebbe essere la più rilevante: il livello di paura presente tra i cardinali. Per questo, la paura fa (quasi) novanta! La paura, “il grande nemico della fede” (Francesco 1 maggio 2024). Il ciclone Bergoglio potrebbe davvero aver lasciato tra i cardinali la sensazione del “day after”. Sicuramente tra gli anti bergogliani la paura è molta; più difficilmente misurabile tra i moderati; sembra molto poca, invece, tra i continuisti.

In definitiva questo dipende molto da quanto sapranno ascoltare davvero lo Spirito Santo, che di per sé, invece, di paura non ne ha. Perché, al di là delle beghe e dei tentativi umani di piegare la Sua azione alla volontà terrena, troverà di sicuro la strada per arrivare dove vuole. Lo Spirito Santo non annulla la natura umana e i suoi strumenti, perciò lavora da dentro queste dinamiche descritte. Ma lo fa con pazienza, sapendo attendere i tempi di risposta degli uomini, perchè solo così può guidare la Chiesa dove Lui vuole. E se tra i cardinali prevarrà molta paura e non lo ascolteranno, troverà certamente modo di farsi sentire, anche ad elezione avvenuta, come già successo.

 

2 risposte a “Verso il nuovo successore di Pietro”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Ti ho letto con interesse.
    A me sembra che qualunque scelta ‘conservatrice’ farebbe cascare le braccia e allontanare DEFINITIVAMENTE tutti quei fermenti nuovi che Francesco ha suscitato, fermenti che a me, uomo di sintesi, pare di poter racchiudere con
    VITA NUOVA contro appassimento. emarginazione. In una parola. …MORTE della Fede.
    Quindi la scelta DEVE essere forte ed innovativa. Cioè ZUPPI.
    Per tranquillizzare i paurosi magari affiancato da un direttivo espressione delle varie diversificate culture del Mondo.. 1 da Asia, 1 da Africa. 1 da Sud america e uno da Nord america e 1 o 2 da Europa. Scelti dai Sinodi locali ma col benestare del nuovo Papa.

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Il problema non mi sembra sia il dar seguito o meno alla conduzione della Chiesa come dal Predecessore, in quanto oggi Ella ha da rapportarsi a problemi della Società umana che dimostrano lo sbandamento in cui il mondo si trova, specchio di quello climatico. Una moria di giovani sulle strade e in vari altri modi la loro evoluzione preoccupante, sarebbero loro i nuovi poveri di futuro! Forse spaventati a non vedere davanti a se quei progetti di vita personale da realizzare in libertà, poiché nella realtà il proseguo di guerre preclude a progetti di futuro! che di nuove forze si avrà necessità di contare. Alla Chiesa unica Voce tra altre messaggera di vera Pace a tutela del bene comune che è oggi, la “vita del mondo “.

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