Un’agente pastorale tedesca risponde al divieto di predicare durante la Messa

Marianne Arndt è un’agente pastorale e predica. Svolge questa attività durante le celebrazioni della Parola, nelle catechesi… e anche durante l’Eucaristia. E vorrebbe poter continuare a farlo
8 Luglio 2026

«I fedeli laici non possono predicare durante la celebrazione eucaristica nel momento riservato per l’omelia». Lo ha ribadito di recente il cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in una lettera al vescovo Heiner Wilmer, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. La decisione riguarda anche Marianne Arndt, operatrice pastorale nelle parrocchie di Höhenberg e Vingst a Colonia, dove da anni predica in alcune celebrazioni. Parliamo con lei in merito a questa decisione.

Domanda: Signora Arndt, Roma è stata chiara: lei non può pronunciare l’omelia durante una celebrazione eucaristica. Come ha accolto questa decisione?

Risposta: Con delusione e indignazione. Non posso accettarlo e basta. Noi cosiddetti teologi laici riceviamo una formazione tanto solida quanto quella dei preti. In Germania ci sono sempre meno preti e quelli che rimangono devono servire un numero crescente di parrocchie. Sarebbe logico e necessario che gli agenti pastorali collaborassero anche al ministero della predicazione durante la Messa. In questo senso la Chiesa aveva già fatto più progressi.

A cosa si riferisce?

Lavoro come agente pastorale dagli anni ‘80. Tra il 1974 e il 1983 in Germania era consentito ai laici di predicare durante la Messa. Ho vissuto questa tappa. Con l’entrata in vigore del nuovo Codice di Diritto Canonico questa possibilità è scomparsa. Tuttavia, col tempo molti colleghi e colleghe sono riusciti a recuperare questo spazio in diverse diocesi. Oggi, in alcuni luoghi è abituale che teologi laici predichino durante l’Eucaristia. Nel 2020 l’Associazione Cattolica Femminile di Germania (kfd) ha lanciato la cosiddetta «Giornata delle Predicatrici», invitando le donne a predicare durante la Messa. È stato un passo importante. Ora temo che, dopo questa lettera da Roma, alcuni vescovi faranno marcia indietro per eccesso di zelo.

D: Predica durante l’Eucaristia?

Sì, certo. Prima parlavamo di catechesi o di esortazione, ma a partire dall’iniziativa della «Giornata delle Predicatrici» dico chiaramente che predico. A volte lo faccio durante le Messe per le famiglie e altre volte in occasione di celebrazioni per adulti. Predico anche durante le celebrazioni della Parola, ai funerali e alle esequie.

Perché può farlo? Perché il suo parroco glielo consente?

Esattamente, e penso che questa dipendenza sia un problema. Non dovremmo dipendere dalla buona volontà del parroco, ma piuttosto essere invitate e incoraggiate a esercitare il ministero della predicazione.Il mio parroco, Franz Meurer, mi ha sempre sostenuto con forza e gliene sono molto grato. Negli ultimi dieci anni ho potuto predicare normalmente. Presto andrà in pensione e confido che con la nuova équipe pastorale potrò continuare a farlo. Tuttavia, ho anche vissuto periodi in cui mi è stato proibito di predicare. Come teologa, è stata una ferita profonda.

Quando ha tenuto il suo primo sermone?

Nel 1983, durante il mio tirocinio pastorale. Faceva parte della mia formazione predicare durante una la Messa davanti alla comunità. Ho ricevuto molto sostegno e quello mi ha dato la forza di continuare. Ho scoperto di avere qualcosa da comunicare quando proclamavo il Vangelo.

Cosa significa per lei annunciare il Vangelo?

Per me la predicazione è interpretare la Sacra Scrittura alla luce della vita quotidiana. Ma l’annuncio passa anche attraverso la propria vita, il proprio atteggiamento e la propria fede. La comunità mi conosce: sono una madre, una nonna e ne faccio parte. Ascolto le persone, sono presente e condivido la loro vita. Anche questo è evangelizzazione. Posso dialogare con una comunità solo se ne conosco i membri e instauro relazioni con loro.L’Eucaristia è il centro e la fonte della nostra vita ecclesiale. Tuttavia, continuiamo a identificare questo momento quasi esclusivamente con la predicazione e, ufficialmente, ritorna ad essere riservato unicamente agli uomini ordinati. Quando un prete celebra tre Messe al giorno e si sposta da una parrocchia all’altra, accade ciò che il vescovo Heiner Wilmer ha sottolineato nella sua lettera al Vaticano: spesso non conosce veramente le esigenze specifiche di ogni comunità. Questo è un problema importante.

Il Vaticano sostiene che solo l’omelia durante la Messa è riservata al prete e che esistono molti altri modi di annunciare il Vangelo aperti ai laici. Non è sufficiente?

R: No. Nel corso della mia vita professionale ho considerato la predicazione essenziale per aiutare la comunità a leggere la propria vita alla luce della Scrittura ed a scoprire motivi di speranza. Inoltre, la predicazione permette alla comunità di conoscere chi la serve e, a partire da lì, di costruire legami e una vita comunitaria. Non dovremmo rinunciare a questa possibilità. Parliamo costantemente di partecipazione e corresponsabilità. Questo significa coinvolgere attivamente l’intera comunità, non limitarla a un ruolo passivo. E quindi, coloro che hanno la formazione e la vocazione per farlo, dovrebbero poter anche predicare durante la celebrazione eucaristica.

Si tratta di una questione che riguarda esclusivamente la Germania?

Ho vissuto in Brasile per un periodo negli anni ‘80. Lì molte comunità hanno dei catechisti perché il prete può visitarle solo una o due volte all’anno a causa delle enormi distanze. Quando arriva, tutti sono felici di ascoltare la sua predicazione. Ma la vigilia, si riunisce con la comunità per scoprire quali problemi li preoccupano, in modo da poter predicare in un modo che sia veramente vicino alla loro realtà. Mentre è via, sono i catechisti a spiegare le Scritture le domeniche. Ho anche assistito di recente a una messa funebre in Tanzania che è durata sei ore. A un certo punto, una suora si è avvicinata all’ambone per dire qualche parola sul defunto. Il parroco l’ha interrotta, dicendole che aveva già parlato abbastanza. Lei ha risposto che aveva ancora molto da dire per onorare la sua memoria e ha continuato. Mi è sembrato un gesto molto significativo. Nell’ambito del movimento «Maria 2.0»[1] e dell’Incontro Mondiale delle Donne tenutosi a Lipsia, è emerso con chiarezza che le donne di diversi paesi chiedono una partecipazione più piena alla liturgia e all’Eucaristia, anche attraverso la predicazione.Dalla mia esperienza nella Chiesa universale, credo che questo desiderio esista anche in molte altre parti del mondo.

Cosa farebbe se in futuro un parroco le proibisse di predicare durante l’Eucaristia?

Dovremmo discuterne. Laddove esiste già una tradizione consolidata, questa dovrebbe poter continuare a svilupparsi. I teologi laici hanno la preparazione necessaria per predicare e i membri delle comunità che possiedono questo carisma dovrebbero essere formati anche per questo ministero. La Messa è al servizio del popolo di Dio e Cristo ci invita tutti. Non è più accettabile che le comunità debbano ascoltare omelie che non comprendono, mentre a volte alcuni preti leggono schemi di sermoni preparati da altri.Sempre più fedeli si recano lì dove le celebrazioni sono di vera qualità e penso che questo sia positivo. Abbiamo molti laici ben preparati nelle nostre parrocchie. Perché impedire loro di fare ciò per cui sono stati formati e inviati? Con questo tipo di divieti priviamo i giovani teologi e teologhe di una parte del loro futuro e corriamo il rischio di continuare a perdere fedeli.

[1] Un’iniziativa cattolica femminile nata in Germania nel 2019 che promuove una maggiore partecipazione delle donne alla vita e ai ministeri della Chiesa, tra le altre riforme (ndt).

Intervista a cura di Madeleine Spendier, pubblicata il 30.6.2026 in www.katholisch.de. Testo spagnolo pubblicato il 3.7.2026 in «Religión Digital» (www.religiondigital.org) e tradotto da Lorenzo Tommaselli

 

3 risposte a “Un’agente pastorale tedesca risponde al divieto di predicare durante la Messa”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Eucarestia, Cristo presente, il fedele lo immagina di fronte, sente di potergli parlare direttamente, se ha nel cuore una preghiera. Gli Apostoli se lo trovano improvvisamente presente, senza aver aperto porte, così fattosi reale da fugare dubbio condividendo il pasto. Perché se non dire ai posteri che anche senza vederlo Egli è così presente nell’Eucarestia? Come dunque pensare necessaria la precdicazione quando tutto è molto chiaro e anzi sembra usare poco rispetto proprio a quel Gesù Cristo volendo aggiungere un di più’ . Merita invece avvalorare tale momento con più comprensione da parte del celebrante.un parere da semplice fedele

  2. Maria Cristina Venturi ha detto:

    Per favore non usate il termine “agente pastorale”, richiama alla mente “agente della Stasi” un misto di grigiume burocratico ed ottusita’ ideologica. Le parole hanno la loro importanza, come diceva Nanni Moretti.

  3. Roberto Piva ha detto:

    Fintanto che non sarà estirpata la radice tumorale del clericalismo il titolo stesso di “Chiesa” è usurpato in quanto il suo significato etimologico è “Assemblea”. Interessante il passo del Nuovo Testamento che insegna come scegliere le persone: “Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti… ” (At 4,13); ma adesso siamo più evoluti per cui la Scrittura è superata dalla nostra sapienza. Auguri.

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