Ottobre: siamo entrati in autunno e in molte parrocchie/unità pastorali si parte con il catechismo!
Rispuntano: iniziazione Cristiana, mistagogie varie, percorsi “preado” e “ado”, giovani, proposte cittadine, Messa di inizio catechismo, messe dei bambini, riunioni di catechisti, ecc. Nella parrocchia dove opero non siamo ancora partiti, se non con la mistagogia (prima media), appoggiandoci all’Azione Cattolica Ragazzi del territorio. Partiremo a metà novembre, perché insieme al Consiglio Pastorale ho scelto di aspettare l’arrivo del nuovo Parroco, affinché quest’ultimo incontrasse i catechisti.
Per quanto riguarda soprattutto l’Iniziazione Cristiana ho sperimentato grande attesa dei genitori e una certa voglia di iniziare, comprovate da molte telefonate, messaggi sul cellulare e chiamate sul telefono fisso della casa vicariale; i più coraggiosi sono passati in oratorio o hanno sfruttato le attività o le festine di compleanno in parrocchia per chiedere delucidazioni. Dato positivo, certamente. Ma qualche episodio mi fa sorgere dei dubbi.
Una mamma entra in oratorio chiedendo quando inizia il “corso per fare i sacramenti” (ipsissima vox matris). Ad una coppia ho spiegato come il cammino del catecumenato preveda il coinvolgimento delle famiglie nella vita della comunità; questi genitori mi hanno guardato male e mi hanno chiesto: “Non basta l’ora della lezione per i bambini?”. Altri hanno chiesto il nulla osta per frequentare l’Iniziazione Cristiana non nella parrocchia d’appartenenza ma nella nostra. Il motivo? “Voi fate catechesi in settimana, la mia parrocchia d’origine la fa la domenica, non ci siamo mai” – e segue un elenco di impegni domenicali (tutti legittimi, ma non so se tutti necessari o della stessa importanza). Ho semplicemente risposto che dalla fase liturgica (quarto anno) o comunque dal momento della ricezione dei Sacramenti la Domenica assume un significato particolare per la famiglia. Così altri, dopo un cammino di alcuni anni, mi hanno chiesto il nulla osta per andare in altre parrocchie, in quanto “il venerdì c’è basket”. Ovviamente nulla osta concesso, ho aggiunto che Gesù c’è e ci aspetta in ogni luogo. Dal lato dei catechisti segnalo soltanto la litania del lamento della mancanza dei bambini a Messa e che ovviamente il passato era migliore! Di mistagogia e altre catechesi segnalo sostanzialmente l’indifferenza, sebbene la mistagogia veda sempre una partecipazione attiva.
Davanti a tanta confusione e a questo marasma ripropongo una mia idea precisa: stoppare la catechesi almeno per un anno e darci tempo per formarci e (ri)fissarci gli obiettivi: diplomificio di sacramenti o annuncio della Parola?
Concludo con una provocazione che prendo dal libro Dio dove sei finito di Prastaro, vescovo di Asti, il quale, in merito alla sua esperienza pastorale, scrive: «Come Vescovo celebro ogni anno molte Cresime. Sono sempre delle ottime celebrazioni e delle gioiose feste per le nostre famiglie e per le comunità parrocchiali, ma – ahimè – avverto con grande consapevolezza che quelle celebrazioni così belle segnano la fine della presenza della stragrande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze nella comunità cristiana. Rivedremo qualcuno di loro durante le attività estive, qualcuno forse si riaffaccerà alla comunità in occasione del matrimonio, per il resto rimane per lo più il momento del grande addio […]. Penso che i cammini di iniziazione cristiana non vadano né aboliti né diluiti, ma vadano ripensati. È necessario anzitutto superare quella zona equivoca d’ombra per cui se da una parte viene richiesta una cosa (ad esempio la possibilità che il proprio figlio, un po’come da sempre si usa, possa “fare la Prima Comunione”), dall’altra viene offerto un cammino che ha tutt’altre intenzione (far crescere e maturare la fede in un cammino d’iniziazione cristiana in cui i sacramenti sono una tappa e non un fine)».
In conclusione, se le richieste non sempre sono chiare, non lo sono nemmeno le proposte…
Diciamo che i diciassette secoli che ci hanno preceduti hanno formato una mentalità sacramentalista (obbligo del bettesimo) dalla quale la Chiesa non ha trovato il coraggio e le modalità per uscirne, forse per non offuscare la visione clericale che l’accompagna. Praticamente la Chiesa vorrebbe rinnovarsi-riformatrice senza cambiare nulla, insomma conservare la tradizione del “si è sempre fatto così ” e, probabilmente, l’unica chance per il rinnovamento sembra essere quella delle chiese vuote: di preti e di laici. Buona giornata
Sempre stimolante ogni suggerimento per il rinnovo della prassi catechetica; dalla mia lunga esperienza (35 anni) direi che un metodo univoco non c’è, anche se vien da sé che lo apprendi cammin facendo. I cambiamenti aiutano e contemporaneamente disorientano la comunità, genitori compresi, perché il retaggio di quanto vissuto da piccoli determina atteggiamenti e linguaggi odierni. In questi ultimi anni mi sono offerto per tappare buchi che non venivano altrimenti coperti da altri, dando disponibilità il sabato pomeriggio e la domenica mattina tra una messa e l’altra.
Non conosco il ruolo in parrocchia dell’articolista, ma a parte questo, condivido le sue considerazioni. Quello che lascia perplessi è quell’attendere l’inizio della catechesi perché c’e il nuovo parroco. Si palesa ancora una volta come le nostre parrocchie non hanno niente di comunità, la quale (comunità), se esistesse, sarebbe in grado di affidare i propri figli ai catechisti/alle catechiste senza il bollino blu di certificazione del parroco, ma per la sperimentata testimonianza di vita cristiana adulta di coloro che si mettono al servizio della catechesi. Non è una questione di linguaggi nuovi o sfide della modernità secolarizzazione, ma di miopia sinodale.
Grazie della sua condivisione! L’autore sono io, nella vita sono vicario parrocchiale.
Il concilio vaticano II, ha portato con se un nuovo modo di camminare nella fede. Si chiama Cammino Neocatecumenale, dove si formano comunità cristiane, condotte da equipe di catechisti, ed è una modalità di intraprendere la vita cristiana per tutta la vita. Partendo dal battesimo e tutti gli altri sacramenti, è un valido aiuto per le parrocchie e parroci, tanto che Giovanni Paolo II, promulgando gli statuti che guidano questo cammino, ha detto che riconosco in questa modalità di cammino una formazione permanente per la vita cristiana nelle parrocchie, e aspicava che ne facessero uso come nuova modalità catechetica nelle parrocchie.