Dedicazione della Basilica Lateranense
«Salì a Gerusalemme». E chissà se forse, nel cammino, gli venivano al cuore i ricordi di quando, a Gerusalemme, per la Pasqua, ci andava con i suoi. L’allegria della carovana, l’entusiasmo della scoperta, la bellezza dei canti mentre si andava: «Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!» (Sal 121). La prima volta era stata quando aveva poco più di un mese, e la mamma e Giuseppe l’avevano portato, avvolto come un fagotto, per presentarlo al tempio, insieme a due tortore. E poi tutte le altre volte, ogni anno, sempre più grandicello.
Forse la dolcezza dei ricordi era rovinata solo da quel presentimento, come gusto di sangue che arriva d’improvviso alla bocca e alle labbra. Presentimento di un sangue, e di una rovina, e di macerie, che – dopo di Lui – non hanno più smesso: perché, se hanno trattato così il legno verde, che può essere di quello secco? (Lc 23, 31). «Chi ha letto con un po’ di cuore la storia di Gerusalemme nei secoli deve ringraziare gli dèi d’una sola cosa: che il sangue sia delebile, ch’esso si sciolga alla pioggia, si secchi nel sole e scompaia. Se il sangue fosse indelebile Gerusalemme sarebbe rossa. Tutta rossa» (F. Maraini, Le pietre di Gerusalemme).
«Trovò nel Tempio i venditori di buoi». Anche quello è un posto pieno di ricordi. Di Simeone che lo prese in braccio, ha solo sentito raccontare dalla madre, che forse pudicamente gli ha nascosto la profezia sulla spada che le avrebbe attraversato l’anima. Ma si ricorda bene di quando in quel Tempio fu preso così tanto da perdersi, e ci vollero tre giorni prima di ritrovare i suoi. I ricordi si intrecciano con i versi degli animali, di buoi, di pecore, con le grida dei venditori di colombe, con il negoziare dei cambiavalute e dei pellegrini. La maestà delle pietre e della costruzione che un giorno farà esclamare di stupore anche i discepoli (Mc 13,1) ha nel suo ventre un disordine che sta lì lì per vomitare.
«E fattasi una frustra di funicelle scacciò tutti dal tempio». Quando, tra non molto, ti sapranno consegnato ai soldati e – poco lontano dal Tempio – colpito dai loro flagelli, ben più violenti di una frustra di funicelle, i sacerdoti si ricorderanno di quel giorno. E forse se ne ricorderanno anche i tuoi discepoli, che, allora, si fermarono solo alla prima parte del salmo: «Lo zelo della tua casa mi divorerà». Ma il testo continua così: «Gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me»; e poco prima diceva: «Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia» (Sal 69[68]). Ecco a che arriva “lo zelo per la tua casa”: «non cercò di piacere a se stesso, ma come sta scritto: gli insulti di coloro che ti insultano sono caduti sopra di me» (Rm 15,3).
Sarà tutto definitivamente chiaro in quell’ora del Golgota in cui «il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo» (Mt 27,51). Lì si capirà in che senso «parlava del santuario del suo corpo». Lì si comprenderà che significa che «né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre» (Gv 4,21). Lì sarà svelato che non occorrono più buoi, pecore, colombe o cambiavalute, perché «tutto è compiuto», e la pace è fatta, per sempre, «nel santuario del suo corpo», cioè nel suo amore che si è donato tutto, con tutte le sue potenze, le sue facoltà, i suoi sensi – con tutto quello con cui potesse donarsi. Il Tempio non serve più; figura transit in veritatem: quello che era solo un’immagine lascia ora il posto alla realtà.
Ma allora guai a chi ancora tira fuori buoi, pecore e colombe. A chi ancora tira fuori i vecchi banchetti dei venditori, dei cambiavalute, degli affaristi, dei professionisti del sacro. Guai a chi ancora chiede sacrifici, a chi ancora propone baratti, a chi commercia la grazia, a chi ne contratta le condizioni, per il suo profitto, per la sua posizione, per salvare la sua quota di potere. Guai a chi ancora fa mercato. Guai a chi bestemmia la gratuità del dono. Per loro vale ancora il monito di Cristo: «Non fate della casa del Padre mio una casa di mercato».
@ premesso che apprezzo sempre quello che scrivi, preciso con un esempio: le Processioni.
Sono nelle intenzioni una palese manifestazione del Sacro?
Oggi sono utili a tal fine x chi non crede, cioè la maggioranza, cioè il target dell’Annuncio?
PS
SE :
1) Il msg di Gesù fosse x ogni singola Persona e non al “sociale”
2) come scrivi tu.. non una nuova Chiesa
3) quindi io accedo al Sacro non in manifestazione pubblica ma nel mio Intimo.. Relazione con Dio. Chi è x me? Dove lo situo nella mia vita? Forse in un simulacro??
Ricambio la simpatia dovuta al fatto forse che io tendo ad estrarre e tu invece di concretizzare. Il mio astrarre è cercare la migliore raffigurazione possibile di Gesù superando la distorsione inevitabile da parte di chi ce l’ha rappresentato per iscritto secondo la propria cultura (è forte il peso di quella ebraica), la propria capacità di comprensione e il loro contesto religioso. Già partendo dai vangeli che nello sviluppo del cristianesimo si è persa questa peculiarità di Gesù che comunque si può desumere da alcuni passi (lascia che i morti…, chi prega per essere visto dagli altri…). Anche lo stesso padre nostro ha bisogno di essere adattato allo spirito cristiano come si è visto dalle recenti modifiche perché attinente più ad immagini ebraiche (i cieli, il regno, santificare il nome, perdono do ut des…). Non sono concetti miei ma li ho presi e trovati validi da Ida Magli “Gesù di Nazareth”.
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A me basta già avere chiarezza senza certezza sulla figura di Gesù e quello che è venuto dopo e quello che stiamo vivendo non può che essere migliorato da questa ricerca di chiarezza e credo che lo Spirito in questo abbia qualche “responsabilità” 😉
@ Alberto
Quello che emerge dal tuo msg e da mille altre sollecitazioni , cfr il Galimberti,
È l’urgenza di una ridefinizione dal SACRO.
Forse i paramenti appariscenti? Le musiche? Mi vengono in mente i fratelli ortodossi che si chiudono dentro un recinto alla Consacrazione..
Sai che x molti, me compreso, qs appariscenze formali sono stati motivo di abbandono,,??
Ma la domanda con_seguente è:
Fuori dai movimenti (rns, roveti, ecc) cosa offre la CC per immergere nel Sacro?
Forse la Adorazione? Anch’essa ridotta a funzione/ format con contributi pre-scritti????
Ciao Pietro grazie per le citazioni e per la tua testimonianza. Io in realtà non esprimo una mia aspirazione o disagio ma riporto ciò per cui nel vangelo di Gv viene riportato nel suo inizio un racconto che la cronologia metterebbe alla fine. Quello spaccare tutto si riferisce a colui dal quale nasce la nostra fede e religione ma che non aveva nelle sue principali intenzioni quello di fondare una nuova religione anche se noi gliene attribuiamo la volontà. Non credo di aver detto niente di nuovo ho solo voluto come al solito togliere di mezzo le interpretazioni moralistiche. Personalmente non ho grossi problemi ad accettare la sacralità che molte volte tocca le emozioni e favori che la contemplazione, mi fermo solo quando si tocca il patetismo.
Spaccare tutto… non proprio tutto tutto ma tutto ciò che si vuole rendere sacro sulla terra, che non sia Dio ma che si vuole riferire a Dio, per metterlo in alto e fuori portata: un luogo, dei riti, la propria persona… Vengono in mente le frasi “lascia che i morti seppelliscano i morti” riguardo ai riti, “chi vuoi salvare la propria vita la perderà” riferito alla persona. Non si tratta quindi della morale contro il malcostume nei confronti del sacro ma un attacco alla sacralità stessa che, oltre a mistificare l’immagine di Dio, rimpiazza la libertà della fede con il dominio del potere dell’uomo sull’uomo.
SE, ed io credo che, lo Spirito Santo esiste, ed “è” DIO, SE, ed io sono sicuro che è così, lo Spirito soffia dove e come vuole.., ebbene qui ha soffiato su di te Luigi!