Gli occhi sedotti dalla bellezza

Oggi non dobbiamo far altro che lasciarci sedurre da questa bellezza, come se Gesù sapesse che, o passa per la strada della bellezza, o non ci conquisterà mai completamente, mai del tutto.
28 Febbraio 2026

II domenica di Quaresima

Oggi non si tratta di capire, di pensare; si tratta di farsi portare. Mettersi insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni, e con loro parlare, ridere, scherzare per la strada, mentre la salita diventa sempre più ripida, e arriva l’affanno. Oggi c’è da lasciarsi portare «in disparte, su un alto monte». Il Maestro non fa come aveva fatto con lui il tentatore, domenica scorsa, che lo aveva preso, e lo aveva portato in un attimo «sopra un monte altissimo» (Mt 4,8). A noi la fatica della salita non è risparmiata; la polvere che si alza sui sandali; il respiro che si fa corto. Ad un certo punto Gesù che sta avanti si ferma, e si fa silenzio tra noi che stiamo dietro. Si ferma, ha il respiro affannato anche lui, e si gira a guardare in silenzio il panorama. Un sorriso gli sfiora il volto, prima di ricominciare a riprendere la salita, fino ad arrivare in cima. 

«E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». Oggi non dobbiamo far altro che stare davanti a questo volto, che lasciarci sedurre da questa bellezza, come se Gesù sapesse che, o passa per la strada della bellezza, o non ci conquisterà mai completamente, mai del tutto. Mi vengono in mente alcuni sconfinamenti di don Angelo Casati, tesoro prezioso donato a tanti: «La fede racconta di Dio roccia, ed è vero che Dio lo è. Ma se fosse roccia dura, immobile, gelida, che Dio sarebbe? Ancora oggi mi rivedo nel deserto di Giuda, ci accompagnava un grande gesuita. Ci mostrò le rocce del deserto, ce ne fece osservare le stupefacenti striature, la bellezza della roccia, ci diceva che Dio è roccia nel senso della bellezza. Dovremmo avere gli occhi come sedotti dalla bellezza. E invece c’è troppa prosa» (A. Casati, Sconfinamenti, 2024).

In questa domenica già gravida di primavera, dobbiamo lasciare al Signore la possibilità di condurci lontano, in disparte. Non vuole parlare, non vuole insegnare, vuole che tu abbassi il tono e il ritmo delle parole – come quando si sale in montagna –, per dar spazio al fiato, al respiro, all’aria. Vuole che ti fermi, lungo la strada, a guardare con lui il panorama: altro che «tutti i regni del mondo e la loro gloria» (Mt 4,8) che il Nemico gli aveva mostrato dal monte altissimo – che te ne fai? Vuole che ti fermi a guardare le pietre, a guardare i fiori che incontri per strada – chi è stato sul Monte Tabor, in Terrasanta, non dimentica più la stupenda varietà di fiori di cui è pieno il giardino che c’è in cima. Ed è bello che il vento dal Tabor ci arrivi oggi, in queste giornate in cui ci sorprendono di nuovo i primi fiori. Vuole che ti lasci riempire gli occhi di bellezza. Perché di quanto è bello questo Regno dei Cieli ne puoi parlare per ore, per giorni, come la moneta perduta, come la perla preziosa per cui vendi tutto, come il tesoro più grande, va bene: ma per innamorartene, devi intravederne la bellezza. 

La cosa migliore che possa capitarci nella vita è perdere la testa per questa bellezza. Come la perse ottocento anni fa Francesco d’Assisi – Francesco «piccolino», come si firmava lui. Un innamorato come lui, uno che ha perso la testa come lui, non lo capisci, non lo puoi capire; devi solo ricordati di quanto hai perso la testa anche tu, e allora ti senti compagno. Quella mattina sul Tabor ha perso la testa anche Pietro: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Sragiona, è impazzito. Che tenerezza mi fai, Pietro, fratello mio. Forse anche il Maestro sorrise disarmato a quel tuo bambino «stiamo qui!» – ti era passato d’un colpo tutto il sonno – «È così bello. Sei così bello». Io vorrei abbracciarti e piangere con te, Pietro, perché lo so quanto buio fa dentro quando i nostri «Restiamo qui» non servono a niente.

«Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo». Restano nel cuore le parole con cui chiude il Vangelo di oggi, e diventano desiderio: «Nisi solum Jesum. Nulla, se non Gesù solo». Ci resta questo, mentre scendiamo dal monte, con gli occhi e il cuore confuso, incapace di capire, incapace di tenere dentro tutta la realtà. Tra le mani abbiamo qualche fiore raccolto lassù, che ancora forse conserveremo, e gli altri che non erano saliti con noi non capiranno mai perché nei giorni che verranno ancora torneremo ad accarezzare quei petali e a cercarne disperatamente il profumo. Il fatto è che, una volta che sei stato sul Tabor, passi tutto il resto della vita a pensare ancora «Come era bello lì. Come era bello Lui»; passi tutta la vita a non desiderare niente altro «se non Gesù solo». E il cuore comincerà a scoppiarci dentro, quando, la mattina della Domenica, la veste bianca come neve di quel ragazzo al sepolcro, seduto sulla pietra rotolata (Mt 28,3), ci ricorderà, come in un lampo, le vesti candide del Maestro, di quel giorno. E allora, finalmente, capiremo tutto. 

 

2 risposte a “Gli occhi sedotti dalla bellezza”

  1. Alberto Ghiro ha detto:

    Tenendo ben distinta la fede nella figura di Cristo che viene messa in risalto nel brano dall’affidamento al vangelo stesso che ce la riporta, è doveroso secondo me parlare anche di questi brani che la sacralità che li riveste ridurrebbe al silenzio. Il silenzio però è appagante e lascia spazio all’adorazione solo se viene dopo la parola altrimenti è solo segnale di disorientamento, indifferenza o censura. Anche in questo caso come nel caso delle tentazioni mi torna la definizione di epitaffio che nulla toglie alla fede se al posto di adorare Cristo se ne adora invece il vangelo che è solo un mezzo di fede e non certo il fine.

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    Bello? Gesù? Magari con i raggi alla Kowalska?? Ma se per Celso era piccolo e brutto!!
    Non so se riusciamo a capire TUTTI che quel fiore che per noi profuma ed è bellissimo magari per un’altra Persona è puzzolente e brutto.
    Tra le MILLE realtà che ci avviluppano intorno riusciamo a riconoscere la Realtà UNICA fisica oggettiva? Lo spero.
    Come spero che Dio ci abbia mostrato che quella Realtà ha un senso, un significato che SOLO noi come UOMINI sappiamo riconoscere, un senso che senza di noi non esisterebbe neanche.. la Realtà SPIRITUALE. Quella che Gesù ci trasmette. Non con pensieri. Non con il look. Ma con la sua Realtà. Hic et nunc.

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