Con dolcezza, con tenerezza: lo stile di Dio

Pietro raccomanda dolcezza e rispetto, ossia quella tenerezza che ha usato Dio quando ha deciso che ‘non rimanessimo orfani’, un’esperienza intima che qualche volta possiamo aver provato.
9 Maggio 2026

Sesta domenica dopo Pasqua

Del famoso passo della prima lettera di Pietro, che in questa sesta domenica dopo Pasqua risuona nelle nostre comunità, tendiamo a prendere solo la prima parte, celebre: «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Rendere ragione, ossia a rispondere a chiunque domandi la ragione del nostro sperare. Ma Pietro continua, con una parola che a volte dimentichiamo, e che troppo spesso in passato abbiamo dimenticato: «questo sia fatto con dolcezza e rispetto».
Ecco, la dolcezza, in greco πραΰτης (prautês), che è quella mitezza di cuore, quella tenerezza che nasce dalla coscienza dell’umiltà. Allora, essere miti, dolci, teneri nel rispondere quando una persona volesse conoscere su cosa poggia la nostra speranza è un invito chiaro, non una possibilità tra le tante. Significa avere a cuore l’altro, trattarlo con mansuetudine, evitando arroganza, sensi di superiorità, superbie intellettuali o giudizi morali. La dolcezza, questa sconosciuta nelle nostre comunicazioni quotidiane, è la più smarrita tra le piccole virtù. Ma è così necessaria, oggi…

Noi, in fondo, siamo stati presi per mano, siamo stati chiamati da un Dio di dolcezza, un Dio che, nel Vangelo, dice: «Non vi lascerò orfani». A noi, rispetto ai discepoli, può capitare più spesso di sentirci orfani di Dio: non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non cammina con noi come accadde a quegli uomini e a quelle donne che decisero di condividere la strada e il tempo con il Maestro di Nazareth. Eppure, se ci interroghiamo, forse possiamo ricordare, possiamo ancora sentire la dolcezza di un momento in cui ‘non ci siamo sentiti orfani’ di Dio. Un momento in cui abbiamo avvertito una mano, una vicinanza, una tenerezza di Dio, che ha toccato il nostro esistere. Perché, altrimenti, della nostra fede faremmo solo un esercizio intellettuale, una produzione di categorie mentali.

Invece la dolcezza del dire, la dolcezza del rispondere, se nasce dalla consapevolezza di una dolcezza che ci è stata usata da colui che non ci ha lasciato orfani, smobilita i nostri discorsi muscolari, le nostre azioni militanti: non è questo lo stile che domanda il Vangelo. Peraltro, dovremmo anche ricordare che più che con le parole, è con l’intera nostra esistenza che dovremmo «rendere ragione» della nostra speranza; che l’intera nostra esistenza, per quanto è possibile, dovrebbe tendere alla dolcezza. E poi, come ricorda sempre Pietro, al «rispetto», ossia quel fermarci sulla soglia della vita dell’altro, non violarla, non invaderla; fermarsi, con timore, con benevolenza.

In un tempo di violenza e di esaltazione della forza, sostare sulla virtù della dolcezza, ricordarci il valore del rispetto, facendo memoria che è tenerezza quella di un Dio che si china su di noi e non ci lascia orfani, è un messaggio rivoluzionario, potentemente profetico.
A san Francesco è attribuita un’espressione che non ha mai detto in realtà, ma che è ugualmente significativa. «Predicate sempre il Vangelo, con la parola se necessario».
A questo stile dovremmo sentirci chiamati.

Una risposta a “Con dolcezza, con tenerezza: lo stile di Dio”

  1. Alberto Ghiro ha detto:

    Trovo interessante la citazione dello spirito di verità che è la peculiarità con cui il vangelo si presenta in antitesi con la cultura ebraica da cui è partito. Ne è certamente l’aspetto più attraente per la sua diffusione ma anche il più difficile per lo scontro che provoca con le false verità su cui la cultura dominante fonda il proprio dominio. Con la volontà di credere nel vangelo e lo spirito di verità il cristiano ha la forza di confrontarsi con false verità acquisite come prerogative indiscutibili per la vita comunitaria ma anche con quelle che riguardano la vita di ognuno e senza di esse non credo abbia senso dirsi cristiani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)