Un’idea per i figli dei separati

Fra le tante proposte della Settimana Sociale di Torino l'attenzione ai figli dei separati e alla loro «abitazione di riferimento»
11 Settembre 2013

Era opportuno attendere le sintesi tematiche e le conclusioni dei lavori delle 47° Settimana Sociale dei cattolici italiani e ascoltare i commenti dei delegati regionali sul “clima” di Torino. Si colgono nel sito l’abbondanza di contenuti emersi (in parte inevitabilmente anticipati dall’Incontro mondiale di Milano) e l’impressione di una più profonda “aratura” del campo, esteso ai temi delle politiche familiari e tariffarie, dell’aiuto reale alla natalità, dei nuovi contesti “liquidi”, senza cadere però in sterili nostalgie per il passato.
Ravvisati gli storici limiti della “formula convegnone” con effetto imbuto (le sintesi sono un collo davvero stretto per centinaia di proposte) molti hanno cercato di individuare nel dibattito torinese alcuni aspetti di particolare novità, con la speranza che siano ripresi negli atti finali: i vescovi sono stati esplicitamente invitati a non attendere troppo nella diffusione dei testi conclusivi.
In particolare l’assemblea tematica numero 7 “Abitare la città” presenta accenti nuovi mettendo a fuoco il contesto urbano e accostando il “tema casa” nella dimensione culturale e relazionale, non solo edilizia. Una prospettiva casualmente sottolineata da un tweet di Papa Francesco che proprio sabato scorso ha messo molti in crisi al pensiero di gelide o logoranti assemblee di condominio: «A volte si può vivere senza conoscere i vicini di casa – ha twittato il Papa, ripreso il giorno dopo a Torino – ma questo non è vivere da cristiani».
Nell’assemblea di questo gruppo 7 è uscita un’attenzione specifica – indicata da Avvenire fra le quattro «buone idee per il Paese» – che riguarda «la problematica particolare dell’impatto che la separazioni hanno sui figli, anche in termini di instabilità connessa alla necessità di spostarsi periodicamente fra le abitazione dei genitori separati». «In particolare – si legge nella sintesi curata da Paola Stroppiana – sono state presentate come esperienza positiva alcune sentenze che vedono l’assegnazione della casa ai figli che così possono fruire di un’abitazione di riferimento che contribuisca a dare loro stabilità in un vissuto sofferto come quello della separazione e possa costituire un incentivo all’incontro dei genitori separati».
Un’idea dalla finalità sana, complicata nell’attuazione, non nuova alla stretta cerchia degli addetti ai lavori, difficilmente traducibile in legge e segnata da punti interrogativi: chi decide, se non c’è consenso fra i genitori? è una “terza casa” consentita solo ad un elite ricca? per il minore potrebbe comunque essere un contesto provvisorio e conteso, ulteriore motivo di sofferenza…
Eppure, un’idea significativa. Non interessa forse perdersi nei pro e contro, quanto apprezzare il tentativo di affrontare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)