Il concetto di mascolinità tossica è divenuta un’espressione mainstream, anche se spesso il riconoscimento di uomini affetti da questa patologia relazionale non è così ovvio. Generalmente lo si associa a forme abusanti o violente di ruoli di genere. Più specificamente con tale espressione si fa riferimento a una pluralità di atteggiamenti e di caratteristiche maschili: l’esercizio della forza fisica, l’ostentazione dei muscoli e l’orgoglio virile, ritenute delle prerogative tipicamente maschili se non addirittura caratterizzanti la “vera mascolinità”. Quando a quest’ultima si accosta l’aggettivo di “tossico”, si lascia intendere che quest’assunto o credenza sia in realtà pericoloso per le donne perché favorisce comportamenti dominanti e di violenza e sia negativo per gli stessi uomini perché deformano la corretta visione della maschilità stessa[1].
Nel corso degli ultimi decenni si è riconosciuto che molti comportamenti maschili irrispettosi sono dettati non solo da forme di prepotenza, ma anche di denigrazione rispetto a donne autonome, colte ed emancipate che, secondo una mentalità patriarcale e prevaricatrice, sono accusate di usurpare il potere agli uomini[2]. Molti sono gli esempi di questi comportamenti oggi riconosciuti come tossici: gli abusi piscologici, le violenze fisiche e verbali, gli stupri d’appuntamento (cioè la pretesa maschile di ritenere sottinteso che l’appuntamento con una donna equivalga automaticamente a poter accedere alla sua dimensione intima); lo svilire e il deprezzare l’altra solo perché la donna non accetta una relazione con un uomo che non le interessa o con cui non ha affinità (in questo caso la reazione è quella di accusare la donna di superiorità). La risposta matura di un uomo sarebbe investire tempo, risorse ed energie per migliorare la propria condizione e non denigrare la donna perché non si abbassa alla sua. Queste persone passano tempo a deprezzare, ostacolare e perseguitare le vite delle donne piuttosto che concentrarsi sulle loro, sviluppando così una riflessività sui propri modi relazionali e una sana critica sul loro modo di vivere. Molto spesso sono aggressivi perché vorrebbero con la violenza o con l’acquisto di qualche bene ottenere quello che per natura non possono comprare: l’affetto di una donna e la stima nei loro confronti.
Chi vive una mascolinità tossica nutre verso l’universo femminile sentimenti contrastanti e ambivalenti; se da un lato vive una frustrazione, sia politica che sessuale, dall’altro è attratto dai nuovi modelli di femminilità e si sente in colpa per non riuscire a riconoscere serenamente la piena autonomia della donna moderna[3].
Tra le concezioni clericali di mascolinità tossica ci sono il considerare la donna solamente sotto l’aspetto riproduttivo (e lo scrivo mettendo con inciso che la maternità ha un ruolo fondamentale per la società, che va difeso e tutelato, ma qui si tratta di una vera e propria violenza psicologica), il considerarla in secondo piano rispetto agli uomini e pensare che la donna potendo accedere a ruoli a lei esclusi fino a un decennio fa, possa avvenire a prescindere dal criterio di giustizia economica, quando la carità – ci dice il compendio della dottrina sociale della Chiesa – si fonda sulla stessa.
Ciò che ormai appare evidente è che l’uomo non può rivendicare con la violenza il suo ruolo, né pretendere dalla donna il riconoscimento di un presunto primato gerarchico in casa, sul lavoro o nell’ambiente socio-politico. Non dovrebbero sussistere delle cristallizzazioni di potere o delle gerarchie, né nell’ambiente domestico né in quello pubblico. L’uomo è invece chiamato in prima persona a ricostruire la sua identità senza prevaricare sulla donna partendo da una sana reciprocità che sappia valorizzare le differenze di entrambi nel rispetto e nella comunione.
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[1] I Men’s studies hanno riflettuto sul rapporto tra mascolinità tossica ed egemonia maschile, intesa come privilegi che alcuni uomini detengono a svantaggio di altri o in generale delle donne.
[2] Cf. J. Bourke, Stupro, 8% Kindle Edition.
[3] Cf. DJ. West ‒ C. Roy e Florence ‒ L. Nichols, Understanding Sexual Attacks: A Study Based Upon a Group of Rapists Undergoing Psychotherapy, London 1978, 14.
Mi hai fatto riflettere, a partire da me stesso.
E qs autoanalisi mi ha portato ad individuare come possibile causa scatenante la difficoltà’ ad accettare la. DIVERSITÀ dell’altro. Che diventa skatenante e insuperabile in soggetti fragili insicuri bisognosi di supporto e aiuto semplicemente a vivere. Condizione imo sempre + diffusa.
Tu sai benissimo chela violenza nasce da proprie DEBOLEZZE.
Devo elencare le debolezze odierne di un uomo???