La “Rete di Trieste” scende in campo. A luglio infatti arriva sui territori il movimento degli amministratori cattolici – sorto durante l’ultima Settimana Sociale dedicata alla crisi e al rilancio della democrazia – che in cento provincie presenta una sorta di manifesto intitolato Le nostre idee, le nostre proposte. Di sicuro si tratta di un’iniziativa rilevante che manifesta la vitalità e l’interesse del mondo cattolico verso l’impegno in politica. Discutiamo di una realtà che si autodefinisce con l’espressione (Perfino) più di un partito al fine di sottolineare la lontananza dal disegno di ricostituzione di un soggetto partitico d’ispirazione cristiana e al contempo volta a tenere insieme le diverse anime e sensibilità degli amministratori credenti. Insomma siamo dinanzi all’avvio di un promettente percorso che apre le porte all’azione e alla riflessione. Di conseguenza diversi sono gli spunti che sorgono da una rinnovata, e organizzata, partecipazione dei cattolici alla politica nazionale.
Partiamo dal profilo della “Rete di Trieste”. Ne fanno parte amministratori, fra questi anche consiglieri comunali e in genere attivisti di liste civiche, che cercano di ragionare e di operare su alcune priorità che emergono “dal basso”. Sul piano storico il tentativo in qualche modo ricorda quello che realizzò Luigi Sturzo a partire dal 1903 quando entrò a far parte del consiglio direttivo dell’Associazione dei Comuni italiani. Il prete calatino cercò di costituire una rete di liste civiche che condusse alla nascita prima di un “partito municipalista” e poi del Partito Popolare Italiano. Impossibilitato ad agire sul piano politico ampio per via del Non expedit, Sturzo in quegli anni lavorava ad un’opera che dagli enti locali potesse avviare contenitori di idee e progettualità. Ai nostri giorni la scelta di concentrarsi sugli amministratori nasce chiaramente da altre esigenze le quali però potrebbero restringere la proposta a circuiti dell’orizzonte tecnico tipico dell’amministrare. Quest’ultimo è soltanto un aspetto della politica la quale va ben al di là della gestione corrente o progettuale dell’amministrazione. Come sappiamo possono esistere amministratori sprovvisti di prospettive politiche ma non può esserci una politica priva di visione. Forse tenere in mente la lezione proveniente dalla stagione fallimentare del recente civismo potrebbe tornare utile.
Un’altra riflessione occorre farla sulla definizione di “amministratori cattolici” che la “Rete di Trieste” ha scelto di darsi. In pagine mirabili, profonde e ancora non del tutto accolte nella prassi il Concilio Vaticano II ha invitato i credenti all’impegno politico finalizzato alla costruzione del bene comune. Un’opera, secondo Gaudium et spes, che i cattolici possono e devono svolgere insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Ora in un contesto storico nel quale affiorano pluralità di visione e di interpretazione del reale finanche all’interno dei singoli partiti bisogna conoscere, intendere e comunicare davvero bene le motivazioni che hanno spinto i costituenti di Trieste a definirsi amministratori cattolici al fine di evitare il rischio di ritrovarsi in una sorta di Hortus conclusus. Su questo tema la distanza da Sturzo pare notevole. Questi sosteneva, in opposizione a padre Gemelli, che occorreva identificarsi attraverso non una “politica cattolica” ma tramite una politica popolare a tutti aperta, da tutti fatta e autonoma dalle gerarchie ecclesiastiche.
Con le iniziative di luglio, la “Rete di Trieste” avanza una serie di proposte operative non solo importanti ma necessarie per il rinnovamento della politica e per la cura dei territori. Dalla formazione e partecipazione dei giovani alla politica al rilancio delle politiche abitative, dalla diffusione del bilancio partecipato alle politiche alimentari, dalla sicurezza alla vivibilità, i promotori della “Rete di Trieste” sostengono cinque ampie tematiche su cui investire in termini amministrativi, economici, sociali. La bellezza e la profondità di queste linee programmatiche inducono ad una serie di ragionamenti. I temi sollevati sono talmente significativi e di buonsenso da poter unire la quasi totalità delle forze politiche e sociali attualmente esistenti nel panorama italiano. I passaggi successivi riguardano il come farlo, in termini di ricerca di fondi e di pianificazione economico-progettuale, e con chi alla luce del fatto che la politica si realizza sempre nell’ottica dell’aggregazione di forze più o meno similari tese a sostenere un programma. E ancora, occorrerà capire quale tipologia di rapporto ci sarà fra gli “amministratori cattolici” e il variegato mondo ecclesiale italiano fatto di parrocchie e movimenti non raramente stimolato dalle politiche sull’inizio e fine vita le quali non vengono neanche implicitamente citate dalle proposte della “Rete di Trieste”. Infine nonostante inauguri e sostenga un nuovo stile, fresco e allo stesso modo contemporaneo, l’espressione (Perfino) più di un partito oltre a necessitare di ulteriori precisazioni avvia ad un cammino di organizzazione interna sulle modalità di selezione della classe dirigente territoriale e nazionale di questo nuovo soggetto non partitico ma certamente politico.
Sappiamo tutti che l’inizio di un nuovo cammino conduce a rischi più o meno evidenti. Spesso è bene affrontare e superare le pericolosità sia per i fini che il cammino stesso si propone sia perché risulta più rischioso restare inattivi. Pertanto è da salutare con positività l’iniziativa della “Rete di Trieste” che ripropone il valore della testimonianza cristiana nel mondo e, in particolare, in politica. Un nuovo cammino, inoltre, genera spazi di speranza e di attesa che in tempi bui e critici come quelli che viviamo risultano determinanti per l’apertura di orizzonti nuovi.
Certamente, la Rete di Trieste lascia intendere voler spalancare una finestra a coloro che non si sentono compresi nei partiti esistenti e hanno idee che altri nel passato con successo hanno attuato in nome di bene comune. Sono inscritte nella coscienza di ogni umano sentire; diritti ma anche doveri, una Giustizia che sottintenda avere come obiettivo il lilraggiungimento di sereni rapporti tra popoli e Nazioni nel mondo. Così è sorta l’ONU ma per problemi che oggi si presentano necessita forse di un coraggioso ispirarsi a quei valori che il cristianesimo suggerisce, se è quando attuati mantengono ciò che promettono. Oggi i popoli gridano Pace, pane e fratellanza tra tutti. No a conflitti oggi in guerre senza fine.