Gli ottant’anni di vita della nostra Repubblica sono coincisi, in qualche modo, con l’addio a un grande pensatore, Edgar Morin — uno degli ultimi ad aver conosciuto direttamente il delirio delle dittature primo-novecentesche, la guerra e le speranza di rinascita che la pace portò con sé.
Facendoci suggestionare da questi due eventi (uno felice, uno triste, pur nella pienezza di vita di Morin che ha superato il secolo di vita), varrà la pena allora unire una delle costanti del lavoro intellettuale del sociologo francese e il momento in cui la maggioranza delle italiane (per la seconda volta al voto dopo le amministrative di qualche mese prima!) e gli italiani scelsero la forma repubblicana, rifiutando la monarchia sabauda e una gestione del potere dall’alto, paternalistica, meno democratica: questa costante è l’ideale della fraternità. Morin aveva partecipato alla Resistenza, aveva nutrito la sua riflessione nell’azione e nell’ispirazione derivatagli dalla tradizione marxista, in cui ritrovava l’idea di una fraternità universale, in apertura e in dialogo con altre correnti politiche e teoretiche. Ciò che conta, diceva fino alla fine, è proprio l’idea di creare «oasi di fraternità», dove la fraternità potesse «rigenerarsi senza posa» (La fraternità, perché?), contro l’individualismo, l’egoismo, lo sfruttamento del singolo e dei popoli, contro un capitalismo che non tiene conto del valore della persona, contro una politica dei pochi.
In fondo, la grande ondata democratica dell’Italia del 1946, un’Italia che usciva dalla dittatura fascista, dalla guerra e dalla Resistenza, poteva avere come orizzonte e come programma di lavoro proprio quella fraternità che la violenza dei decenni precedenti aveva fatto emergere come urgente: la convergenza di sensibilità, storie e tensioni differenti avrebbero portato alla scelta repubblicana, mettendo i Savoia di fronte alle loro responsabilità storiche e alla loro viltà, e poi avrebbe generato la collaborazione e la scrittura della Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» (Articolo 2).
Allora ricordare gli 80 anni della Repubblica vuol dire andare oltre le retoriche, inevitabili e a volte anche necessarie, per proporre pensiero politico, per indicare vie di fraternità, di solidarietà, di costruzione del bene comune (vero, reale, concreto, futuribile), per denunciare storture dell’oggi nell’economia, nelle istituzioni, contro ogni revisionismo storiche che equipara le parti politiche di un passato che non passa per nostalgie nemmeno più troppo velate.
Dobbiamo essere coscienti di un’eredità, e anche della gravità del momento presente, in un mondo dove la guerra è ormai pane avvelenato quotidiano.
Morin scriveva nel 2012 parole che oggi suonano ancora più allarmanti: «Oggi sento che, come allora, una primavera aspira a nascere. Ma sento anche che si annuncia un rigelo che potrebbe annientarla prima che essa veda la luce. Sento dunque che l’improbabile al quale mi dedico rischia di diventare davvero impossibile. Ma sento anche che, se il Titanic naufraga, forse una bottiglia gettata in mare giungerà sulla riva di un mondo in cui tutto sarebbe da ricominciare…Non si sa mai se e quando è troppo tardi» (La via).
Allora oggi, ricordando con gratitudine chi 80 anni fa scelse un futuro repubblicano, potremo meditare parole sagge, che ci chiamano in causa come cittadini d’Italia e del mondo: «Essere umanista ormai non è solo pensare che i pericoli, le incertezze e le crisi (fra le quali quella della democrazia, quella del pensiero politico, quella provocata dal dilagare del profitto, quella della biosfera, quella infine, multidimensionale, della pandemia) ci hanno legato in una comunità di destino. Essere umanista ormai non è solo sapere che siamo tutti umani simili e differenti, non è solo voler sfuggire alle catastrofi e aspirare a un mondo migliore. Essere umanista è anche sentire nel più profondo di se stessi che ciascuno di noi è un momento effimero di una straordinaria avventura, l’avventura della vita che ha fatto nascere l’avventura umana, la quale, attraverso creazioni, tormenti e disastri, è giunta a una crisi gigantesca in cui si gioca il destino della specie» (Lezioni da un secolo di vita).
Che è poi quanto si legge in Magnifica Humanitas: «È la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica» [62].
Non è mai troppo tardi per arrestarsi di fronte ai limiti di un baratro, certo richiede la consapevolezza della gravità di decisioni prese, la consapevolezza di danni maggiori procurati e di essere infermi in umanità’. Per quel che stiamo vedendo e vivendo l’unica scelta è umilmente riconoscere i molti cimiteri bagnati dalle lacrime di superstiti delle guerre in corso, riparare a tanto dolore deponendo le armi per una giustizia che reclama il rispetto di ogni vita umana al di sopra di ogni altro interesse e il vero coraggio di sotterrare ogni arma atta a uccidere e dal cuore attingere sentimenti costruttivi di un mondo dove far germogliare Fratellanza e Pace
Dalla analisi della Realtà attuale fatta dal MORIN in SVEGLIAMOCI ed.Mimesis, traggo 2 pensieri :
* Tutta la cultura oggi è frammentata, ognuno vede solo i suoi interessi… Manca la visione globale. E questo comporta disastri. Per il semplice motivo che se la crisi fosse marginale/ periferica.. passim ok a interventi locali parziali. Ma la crisi è GLOBALE e se non capisci tutte le conseguenze del tuo intervento limitato.. lasci la porta aperta ai. DISASTRI.
* poi a Pag.64:
“Dobbiamo ROMPERE con la concezione soprannaturale ereditata dalla Bibbia dell’uomo fatto ad immagine di Dio, con la concezione cristiana e islamica che gli offre la resurrezione ( ndr.o, peggio, la reincarnazione😰)o con Cartesio di dominus della natura…”
x Morin da qui la NS corsa vs. l’ABISSO.
Any commenti??