La fata

Nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne ci farà bene riascoltare una canzone di Bennato con un orecchio maturato nel tempo...
25 Novembre 2022

C’è una canzone sulle cui note da ragazzina ho imparato a suonare il SI bemolle con la mia chitarra.

Era la fine degli anni ’70 ed era appena uscito l’album “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato e il brano “La Fata” era un perfetto esercizio.

La cantavo con allegra spensieratezza insieme agli amici, sulle spiagge, intorno a fuochi di campo o sui treni che ci portavano lontano.

Ma le parole non scivolavano nell’anima… allora la musica prendeva sempre il sopravvento sui significati.

Ma del resto fu lo stesso Bennato qualche anno dopo a dire che “sono solo canzonette”…

Eppure in quegli anni trascrivevo a mano ogni testo con cura, le parole con la penna blu e gli accordi  con quella rossa. Vecchie agende che diventavano i miei preziosissimi canzonieri.

Un po’ di anni fa però, mi capitò di ascoltare le mie figlie cantare quella stessa canzone.

E d’improvviso capii.

Ascoltai parole nuove, parole a cui non avevo dato il significato vero e profondo… e allora provai vergogna.

Era una Fata per niente “Turchina” e quel giorno ascoltai l’immagine di una donna che mi ferì profondamente.

La Fata… quella “femmina” con un ruolo imposto da una società che la vuole ad ogni costo bella, premurosa, disponibile.

Fata madre, Fata sorella, Fata Sposa.

Fata che se vuol volare, la tirano giù.

Fata che, non puoi pretendere di più.

Fata che, da sempre tu sei quella che paga di più.

Fata che, c’è chi ti espone anche in vetrina.

Fata che, poi ti fa schiava.

Fata che se comincia la caccia alle streghe, la strega sei tu.

E poi il crudo finale  “si dice amore, però no, chiamarlo amore non si può”.

Riapro il mio canzoniere oggi, ingiallito dal tempo. La pagina del quel 19 gennaio è sgualcita da chissà quante volte girata e fermata tra le gambe per suonare e non riesco a pensare a quella bellissima canzone senza vergognarmi di averla cantata con tanta leggerezza.

Di non aver capito.

Oggi, 25 novembre, giornata contro qualsiasi forma di violenza contro le donne, sento il bisogno di fermarmi, di riflettere ed ascoltare davvero le molteplici declinazioni di questa indignitosa violenza.

“Ferire una donna è oltraggiare Dio, che da una donna ha preso l’umanità” ci ha detto Papa Francesco il primo giorno di questo 2022. E da questo mistero, prende forma e significato tutto il dono che è ed il rispetto che l’essere donna deve avere in ogni angolo del mondo.

Provo così a suonare di nuovo quel SI bemolle.

Le punta delle dita non allenate fanno male.

E sentire un po’ di male, mi fa bene.

È il dolore per questa Fata, per ogni donna vittima di un burattinaio violento o pazzo, che la fa vivere nella paura, che la affossa, la tira giù umiliandola, fisicamente o moralmente, che muove i fili del suo potere rendendola schiava, strega, che la mette in vetrina, che soffoca i suoi sogni, che la umilia e nega il suo stesso nome, la sua dignità.

Un burattinaio che non sa cosa è l’amore.

 

Una replica a “La fata”

  1. Dario Busolini ha detto:

    Potrei dire (molto meno bene) le stesse cose: anche a me questa canzone di Bennato piaceva molto e la cantavamo in gruppo tra amici, senza averla capita e forse senza che l’avesse capita nessuno di noi… ma invoco l’attenuante dell’ingenuità della prima giovinezza, insieme con il fatto che, in quegli anni, si parlava molto meno di certi fatti rispetto ad oggi, sicché quando succedeva qualcosa si poteva pensare che fossero eventi eccezionali e non così pericolosamente comuni e comunque a noi educati con valori forti non sarebbero mai accaduti… Adesso riconosco la presunzione della mia ignoranza, tuttavia rimpiango un po’ quella stagione e quell’ingenuità e penso che forse anche i ragazzi che la cantano oggi la comprenderanno appieno col tempo. Ma questo è il bello delle belle canzoni: noi invecchiamo loro invece sembrano sempre nuove.

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