Cattolici e politica. Ripartire dalla realtà

Il "Terzo report statistico nazionale" di Caritas e il messaggio di Leone XIV per la Giornata mondiale dei poveri presentano indicazioni per una rinnovata politica da cattolici?
20 Giugno 2025

Specie durante il periodo estivo sono molti gli osservatori e gli opinionisti che riflettono sull’opportuna collocazione che i cattolici dovrebbero assumere in politica. Secondo alcuni i credenti, in barba alle acquisizioni della Gaudium et spes, non possono muoversi in “ordine sparso” bensì collocarsi soltanto in ben definite aree politiche. Invece per altri i cristiani sono chiamati ad un impegno destinato alla ricostruzione di contenitori partitici di “centro”.

Già nel 1944 un giovane Aldo Moro registrava – in un denso articolo apparso su Pensiero e Vita – che la politica dei credenti è certamente difficile poiché sollecitata tanto dal conservatorismo quanto dai moti rivoluzionari. Tuttavia proprio il futuro leader della Democrazia Cristiana allo stesso tempo segnalava che la posizione dei cristiani in politica non può coincidere con quella del compromesso o del “riposo” bensì con la responsabilità di un processo volto ad «un’opera mediatrice equilibrata e serena, che è indispensabile alla soluzione dei problemi del mondo».

La pubblicazione del Terzo report statistico nazionale di Caritas Italiana è un invito rivolto a tutti, non solo ai cattolici, destinato – è bene augurarselo – a rimettere al centro dell’agenda sociale, economica e politica del nostro Paese i problemi reali. Quella della povertà è un’emergenza che quando va bene sfiora appena i ragionamenti dei leader politici nostrani e continentali. Ma i dati dicono che si tratta di un’autentica priorità.

Secondo il report Caritas appena pubblicato in Europa il 21% della popolazione (oltre 93 milioni di individui) vive in condizione di rischio povertà o esclusione sociale. In questo contesto l’istruzione risulta un rilevante elemento di protezione a differenza del lavoro poiché il 16,5% degli operai o delle figure assimilate si trova in situazioni di povertà assoluta per via di redditi troppo bassi. Infatti in Italia la perdita del potere d’acquisto dei salari tra il 2019 e il 2024 è stata dell’8,7%. Un’enormità di cui nessuno pare occuparsi. La questione abitativa e le vulnerabilità sanitarie sono gli altri due volti del medesimo problema. Nella ricerca da un lato emerge che il 33% delle persone seguite da Caritas manifestano una forma di disagio abitativo dall’altro che circa sei milioni di residenti nel nostro Paese hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie necessarie per via delle lunghe liste d’attesa e degli alti costi impossibili da sostenere per le famiglie. Anche su questi temi, oltre agli slogan la politica italiana ad ogni livello appare non pervenuta.

I dati che emergono dallo studio della Caritas Italiana si legano a filo doppio con quanto papa Leone XIV ha sostenuto in vista della nona Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà il prossimo 16 novembre. A parere del pontefice la povertà ha «cause strutturali che devono essere affrontate e rimosse». Nella prospettiva cristiana aiutare il povero è una questione di giustizia e perciò per il vescovo di Roma occorre fare di tutto per lo sviluppo di «politiche di contrasto alle antiche e nuove forme di povertà».

Il report Caritas e le parole di Leone XIV sembrano poter implicitamente fornire alla politica, e dunque ai cattolici che ivi s’impegnano, l’orizzonte su cui operare. Quest’ultimo lungi dal coincidere con astratti discorsi o visuali miopi, invita a guardare alla realtà quotidiana vissuta da milioni di italiani ed europei. Forse non è più tempo di riflettere sui posizionamenti o su arzigogolate e improbabili prospettive ma, per dirla con Aldo Moro, di ricostruire osservando «più in alto, più in fondo e più lontano». Ciò potrà avvenire assumendo sul serio i problemi del nostro tempo che sembrano aprire valli e praterie ad un rinnovato impegno politico cristianamente ispirato.

2 risposte a “Cattolici e politica. Ripartire dalla realtà”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Quando si sente ipotizzare un aumento richiesto dalla NATO per affrontare spese belliche necessarie a una efficiente “difesa”, prima domanda da cittadino:” ma dove il Governo può prendere ancora denaro se comunque l’income dello Stato è quello che nei tanti dibattiti gli On.rappresentanti lamentano disporre somme inadeguate a sopperire alle necessità della popolazione che già fatica far bastare il vivere quotidiano? E volutamente si trascura del numero di poveri in aumento che affollano le mense della solidarietà, Ospedali in deficit perché anche le malattie sono causate da inquinamento clima in criticità, fiumi che esondano….Le guerre dunque sono per la libertà di coloro che sopravvivono? Ma come e giustizia dichiarare una guerra senza pensare agli squilibri che si riflettono in tutti gli altri Stati del Pianeta in cui si abita? Sono domande che attendono risposta. Impegno da parte di tutti e costruire la Pace e che ogni cittadino può dare il suo contributo.

  2. Elena Tede ha detto:

    Da questo articolo sembra che “l’impegno politico cristianamente ispirato” consista soltanto nel combattere la povertà economica. Non mi pare che il senso del messaggio di Papa Leone per la Giornata dei Poveri sia soltanto questo, a leggerlo interamente.
    Riguardo alle cifre citate, c’è da chiedersi da che cosa dipenda una tale perdita del potere d’acquisto. Evidentemente i prezzi sono cresciuti molto più dei salari, e ce ne accorgiamo quotidianamente anche solo al supermercato. Quando c’era la scala mobile, l’adeguamento era quasi automatico. Chi non l’ha conosciuta, si informi su come mai e con il beneplacito di chi è stata abolita. Ci dicevano che era un serpente che si mordeva la coda, ma allora perché ci lamentiamo quando constatiamo le inevitabili conseguenze di tale abolizione? In ogni caso i salari dovrebbero crescere, ma è utopia in assenza di un automatismo.
    Mi scuso per la concretezza dell’argomento, ma è riferito a un articolo altrettanto concreto.

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