Geometrie ecclesiali

“Se mi immagino che Dio chiama noi, le persone a credere allora penso che siamo tutti lì vicini a Lui che sta nel centro e noi li attorno siamo tutti vicini tra di noi, perciò dai, è un cerchio”. 
6 Marzo 2014

“Ok, ragazzi, non è per niente facile capire cosa è sul serio, perciò andiamo per gradi e partiamo con un po’ di italiano e un po’ di geometria”. Mi sono sorpreso ad usare questa frase, ma di fatto è quello che mi succede già da tempo quando devo parlare della Chiesa. Una della questioni più complicate in assoluto su cui far lavorare i ragazzi, soprattutto se siamo in una seconda. Perché i pregiudizi si alzano dal cuore immediatamente appena si cita il nome. 

Ecco appunto, di solito parto dal nome. “Sapete da dove deriva la parola Chiesa?” “Da casa, prof? – Melissa, così istintiva”. Forse l’essere casa di Dio o forse l’assonanza fonetica la spinge li. “Uhm, devo dire che non è la risposta giusta, Melissa, però c’è un senso anche in quello che hai detto tu. No, Chiesa viene dal latino “ecclesia”, che a sua volta viene dal greco “ek-kaleo”, che tradotto alla lettera significa “chiamati-da. E secondo voi chi è che chiama e chi è che è chiamato?” “Il prete chiama gli altri quando c’è la messa – fa Giulio, di pancia come Melissa”. “No, – ribatte Alba – chi chiama è Dio e quelli chiamati siamo tutti noi”. “Ok, Alba – le dico – questo mi sembra molto più esatto. E Chiamati perché? A fare cosa?” “Ad avere fede – risponde lei”. “Bene, perciò la Chiesa cos’è?” “L’insieme dei quelli che hanno fede” – conclude di botto Gianluca.

“Ok – dico – allora fissatelo bene in testa, la Chiesa è l’insieme di coloro che hanno fede, ma fede in Cristo, nel fatto che lui sia risorto e sia Dio, l’anno scorso l’abbiamo visto. Meno di questo è difficile dire che si è Chiesa. Perciò vi chiedo: E’ più importante, perché esista la Chiesa, l’insieme dei fedeli o il papa?” La domanda li ha sorpresi un po’. Silenzio e sguardi incerti. Poi Alba ci prova: “Bè da quello che abbiamo detto l’insieme dei fedeli, ma mi suona male che il papa venga dopo, come importanza”. “Lo so – le dico – anche a me all’inizio suonava male, però se usiamo un po’ di geometria forse lo capiamo. Se dovessimo rappresentare la Chiesa con una forma geometrica, voi cosa disegnereste?”

Gianluca salta su: “Sul libro di storia delle medie c’era un triangolo bello grande che aveva in cima il papa, poi i monsignori, poi i cardinali e poi i fedeli normali”. “Gianluca, mi sa che hai fatto un po’ di confusione. Se c’era un triangolo è probabile che in cima ci fosse il papa, poi i cardinali, poi i vescovi e poi i fedeli. Ma se abbiamo detto che la Chiesa è l’insieme di quelli che sono chiamati da Dio alla fede, nel triangolo di Gianluca Dio non c’è. Va bene così?” “No, prof. per me non è il triangolo, per me è il cerchio”. Dal lato del muro Anna interviene con una certa sicurezza. E continua: “Se mi immagino che Dio chiama noi, le persone a credere allora penso che siamo tutti lì vicini a Lui che sta nel centro e noi li attorno siamo tutti vicini tra di noi, perciò dai, è un cerchio”. 

“Bene – faccio io – l’idea di Anna mi piace proprio. Indica bene che la Chiesa è stare vicino a Dio, in comunione con Lui”. E disegno un cerchio alla lavagna, con due puntini, uno vicino alla circonferenza e l’altro vicino al centro. E chiedo alla classe: “Se ha ragione Anna, allora la distanza di ognuno di questi due puntini (persone in realtà!) dal centro del cerchio (Dio!), è diversa, come vedete. Questa differenza è data dal ruolo che queste persone svolgono nella Chiesa o dalla loro fede, dalla comunione con Dio?” “Bhè prof. – ribatte Gianluca – come fa un prete ad essere più distante dal centro di uno come me?” E Anna ribatte: “Cavolo delle volte i preti fanno del cose terribili, e non credo che tu sia così temendo, dai”.

“Ragazzi. La questione è essenziale. Attenzione. Un prete che fa cose terribili certamente ci verrebbe da metterlo molto distante dal centro, ma non è automatico. La distanza tra il centro (Dio) e la persona, nella Chiesa, dipende dal grado di fede che questa vive, dalla comunione con Dio. E questa cosa, nel profondo, lo sa solo Dio. Certo le azioni che si fanno sono espressione di quella fede, e senza le azioni, o con azioni contrarie, la fede muore dentro. Ma la certezza di chi ha o no la fede ce l’ha solo Dio. Infatti la Chiesa ha un libro in cui ci sono scritti i nomi di quelli che sono diventati santi, che Dio ha confermato essere così attraverso qualche segno prodigioso, ma non ha un libro di quelli che certamente sono all’inferno, cioè che sicuramente non hanno avuto fede”.

“Eh, prof., – ribatte Melissa – però la Chiesa può cacciare via qualcuno che non crede. Mi sembra che nella storia lo ha fatto”. “Certo, le dico la Chiesa può cacciare via qualcuno che apertamente rifiuta la fede, nelle parole e nei gesti. Ma lo caccia dalla comunità reale, storica, da quelle persone lì. E lo fa perché gli altri non siano confusi nella loro fede. Non perché gli altri siano senza peccato e lui invece sì. Infatti su ciò che avviene davvero dentro di lui, tra lui e Dio, la Chiesa non è certa. Forse non ha fede, ok. Ma la certezza di questo ce l’ha solo Dio. Comunione con Dio e comunità reale e visibile tra le persone sono due cose sovrapposte ma non perfettamente coincidenti”. 

E disegno un secondo cerchio, in parte sovrapposto in parte no a quello precedente. E dico: “Questo cerchio rappresenta la comunità reale, quella che va a messa e che fa le cose della Chiesa, quella che ha a capo il vescovo, che si ritrova a fare la funzioni religiose. Come vedete non sono perfettamente sovrapposte. Ma cosa le tiene insieme allora? Gesù ci ha garantito che la colla che tiene insieme le persone del primo cerchio è la stessa che tiene anche quella del secondo, cioè lo spirito Santo e che il centro del primo cerchio e il centro del secondo cerchio sono legati da una speciale presenza dello Spirito Santo. Un po’ come la boa che sta nell’acqua che è tenuta ancorata da un filo al fondo del mare. Il cerchio della comunione è la roccia in fondo al mare su cui è legata la boa che si vede sull’acqua in superficie, cioè il cerchio della comunità visibile”. “Allora andare in Chiesa senza amare Dio e senza esserne convinti non ha senso – chiude Gianluca”. “Esatto, – rispondo – ma se ami davvero Dio prima o poi finisci per andare in Chiesa”. 

 

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