Wiborada: la reclusa tra due finestre

La storia della prima santa donna: una vicenda di essenzialità per questa Settimana santa
30 Marzo 2026

Se vi chiedessi chi è la prima donna ufficialmente canonizzata dalla Chiesa cattolica sono quasi certa che sbagliereste. Perché la sua storia è davvero sconosciuta, anche ai suoi vicini di casa di 1100 anni dopo, i sangallesi, nel nordest della Svizzera.
Figura affascinante e sorprendente, Santa Wiborada da San Gallo è considerata la prima donna che ha subito un processo per verificarne la santità. Questo è avvenuto nell’anno 1047. Vissuta tra il IX e il X secolo, probabilmente di origine nobile, Wiborada evoca un’esistenza fuori dagli schemi, segnata da una scelta radicale di libertà. Fin da giovane infatti rifiutò il matrimonio e anche la vita monastica tradizionale. Per lei, infatti, entrambe le opzioni implicavano una forma di subordinazione: a un uomo o a una badessa. Scelse invece una via estrema e allora riconosciuta: quella della reclusione volontaria.

Dopo un periodo di prova vissuto in un eremo secondo la regola benedettina, nel 916 volle essere murata viva in una cella accanto alla chiesa (oggi riformata) di San Mangen. Qui trascorse circa dieci anni senza mai uscire. Ma la sua scelta non fu fuga dal mondo: attraverso una finestra riceveva cibo e incontrava le persone, offrendo consigli e sostegno spirituale, da un’altra finestra partecipava alla liturgia. Questa duplice apertura, verso il mondo e verso Dio, racchiude il significato più profondo della sua esperienza. Wiborada fu una presenza stabile per la città: mentre tutto cambiava, lei “era lì”, sempre. Tutti sapevano dove trovarla. Consigliera di abati, principi e delle persone più semplici, nel 925 predisse per l’anno seguente l’invasione degli Ungari che avrebbero distrutto e saccheggiato abbazia, biblioteca e ucciso tutti gli abitanti. Se all’inizio la sua premonizione venne presa in conto a fatica e con molte rimostranze, santa Wiborada trovò poi il necessario ascolto. Quell’ascolto che nel 926 permise di salvare biblioteca e abitanti che erano stati messi in salvo appena in tempo. Santa Wiborada invece rifiutò di lasciare la sua cella. Gli Ungari entrarono dal tetto credendo di trovare il tesoro e la uccisero. La sua morte, il 2 maggio, è ancora oggi commemorata.

Oggi la sua figura torna a parlare con forza. A San Gallo è infatti possibile entrare nella cella ricostruita accanto alla chiesa di San Mangen e vivere un’esperienza unica: trascorrere un giorno in questo spazio essenziale. Dal 2021, il progetto ha offerto anche la possibilità di rimanere per un’intera settimana, divisi tra le due finestre e la propria interiorità in una forma contemporanea di ritiro che unisce silenzio e incontro.
Wiborada, in un territorio a lungo dilaniato da lotte confessionali rappresenta un patrimonio condiviso. Eppure la sua storia, forse perché femminile, è stata a lungo dimenticata, ma riemerge oggi come un invito a ripensare il concetto di libertà: non come assenza di legami, ma come scelta consapevole di come e per chi esserci. Sempre.

Una risposta a “Wiborada: la reclusa tra due finestre”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Nicola di Flue ha lasciato in me un segno. Quando ne venni a conoscenza.
    Ora grazie a Chiara devo accostare questa Wiborada vissuta +/- come Nicola.
    Se si cerca il significato…
    Si aprono praterie..
    Le loro scelte..
    Il msg x il contorno sociale soprattutto futuro…
    In estrema sintesi quanto avrebbero da imparare gli Svizzeri!! Ma non solo…

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