Voce ai giovani (ma se parlano come noi)

Dalla veglia di Tor Vergata nasce l’impressione che i giovani possono parlare solo se leggono qualcosa scritto da adulti. E accade da troppo tempo.
7 Agosto 2025

Sabato scorso, giorno della veglia del giubileo dei giovani, Avvenire riportava un articolo del noto sacerdote/influencer Alberto Ravagnani, che sostanzialmente diceva che è l’ora, forse l’ultima, di “far parlare i giovani”. Non è certo nuovo questo appello: nel 2000 ero a Tor Vergata, ero giovane anche io e già allora si ripeteva che era ormai necessario “ascoltare” e “far parlare i giovani”. Nel frattempo è passata tanta acqua sotto i ponti della Chiesa, la storia si è dimostrata ben poco luminosa, e lo slogan è sempre quello. Ed è sempre un auspicio, che non si realizzerà, nonostante un intero sinodo dedicato al tema giovanile (2018).
Insomma, ci auguriamo di ascoltare i giovani, e quindi che questi parlino; dunque, diamo loro la parola. Ma quando le Chiesa dà questa possibilità pubblica, le cose sono assai stridenti, molto imbrigliate, tanto controllate.

Perchè alla veglia serale, i giovani “hanno parlato”: tre domande (tre, numero piuttosto limitato) sono state fatte al Papa rispettivamente da una ragazza messicana (23 anni), una ragazza italiana (19), e un ragazzo statunitense (20), e le tre domande erano palesemente scritte da adulti, con uno stile e una grammatica da adulti, indirizzate a un adulto, su preoccupazioni da adulti. Erano tre domande-pretesto, per permettere a Leone di leggere le risposte scritte nei suoi fogli, su tre macro-temi: Internet e le relazioni, le scelte di vita, la vita interiore.

Ho la fortuna di passare tanto tempo con i giovani, di diverse sensibilità, di diversi ambienti (religiosi e laici) e nessuno formulerebbe quelle domande in quel modo, con quelle consapevolezze, che nemmeno gran parte del mondo adulto, di fatto, possiede.
Prendiamo, ad esempio, la domanda numero uno:

Santo Padre, sono Dulce María, ho 23 anni e vengo dal Messico. Mi rivolgo a Lei facendomi portavoce di una realtà che viviamo noi giovani in tante parti del mondo. Siamo figli del nostro tempo. Viviamo una cultura che ci appartiene e senza che ce ne accorgiamo ci plasma; è segnata dalla tecnologia soprattutto nel campo dei social network. Ci illudiamo spesso di avere tanti amici e di creare legami di vicinanza mentre sempre più spesso facciamo esperienza di tante forme di solitudine. Siamo vicini e connessi con tante persone eppure, non sono legami veri e duraturi, ma effimeri e spesso illusori.
Santo Padre, ecco la mia domanda: come possiamo trovare un’amicizia sincera e un amore genuino che aprono alla vera speranza? Come la fede può aiutarci a costruire il nostro futuro?

 Ma, ancora di più, la terza domanda è eloquente:

Santo Padre, mi chiamo Will. Ho 20 anni e vengo dagli stati Uniti. Vorrei farLe una domanda a nome di tanti giovani intorno a noi che desiderano, nei loro cuori, qualcosa di più profondo. Siamo attratti dalla vita interiore anche se a prima vista veniamo giudicati come una generazione superficiale e spensierata. Sentiamo nel profondo di noi stessi il richiamo al bello e al bene come fonte di verità. Il valore del silenzio come in questa Veglia ci affascina, anche se incute in alcuni momenti paura per il senso di vuoto.
Santo Padre, le chiedo: come possiamo incontrare veramente il Signore Risorto nella nostra vita ed essere sicuri della sua presenza anche in mezzo alle difficoltà e incertezze?

Oggi quale ventenne parlerebbe con cognizione di causa e con quello stile espressivo di “bello e bene come fonte di verità”? E si noti: si dice del prezioso valore del silenzio nella veglia, nel momento in cui il silenzio non c’era ancora stato (verrà dopo, durante l’adorazione).
Insomma, tre giovani leggono ampie e complesse domande scritte, il Papa legge le sue risposte; l’impressione è che si volesse dare occasione a Leone di tenere una catechesi, con una spolverata di “ascoltiamo cosa hanno da dirci i giovani” perché diversamente non si riesce né si vuole fare.
Forse il format “domande dei ragazzi e risposte del Papa”, lo stesso da decenni, è un po’ superato. Di certo, abbiamo avuto l’ennesima prova: alla Chiesa gerarchica piace dare la parola ai giovani, ma solo se parlano come gli adulti, solo se prestano la loro voce alle domande scritte dagli adulti, su temi che gli adulti pensano essi abbiano a cuore.

Ancora qui siamo, nell’anno del Signore 2025, al giubileo dei giovani.

 

(ph: Vatican media)

 

4 risposte a “Voce ai giovani (ma se parlano come noi)”

  1. Roberto Beretta ha detto:

    Verissimo! Anzi allargherei (come del resto hanno fatto anche i commentatori): a tutti noi cattolici, anche adulti, le domande danno fastidio, destabilizzato una fede che “deve” aver già tutto chiaro e preciso. E invece le domande sono tantissime, e non sempre possono avere risposta.

  2. Davide Corallini ha detto:

    Concordo pienamente. È uno specchio di gran parte della realtà ecclesiale: ferma su idee e proposte decennali, nell’incapacità di evolversi, di ascoltare e di cambiare.
    Si faceva giustamente riferimento al sinodo dei giovani (2018!!!) ma anche gli altri sinodi rimangono lettera morta…e rappresentano il problema più grave: lo scollamento tra eventi, riunioni, sinodi, documenti e la vita ordinaria della Chiesa. Ciò che si scrive e si dice, non è quello che si fa.

  3. Gilberto Borghi ha detto:

    Molto vero Sergio. Fino ad un anno fa ero in classe ad insegnare a 14-18enni. Quando arrivavano domande era già un grande risultato. Più spesso arrivavno critiche anche da chi era “dentro” la Chiesa.
    Riporto tre stralci di temi dei miei ex studenti: “Non ci aspettiamo più dalla Chiesa risposte alle nostre domande, perchè non ci riconosciamo più in questa Chiesa”. Oppure: “Ma come si fa a credere ad un Dio che chiede a suo Figlio di morire in quel modo! Un Dio così è meglio per lui che non esista!”. E ancora: “Io penso che domandarsi perchè vivo sia normale, ma io cerco risposte non scontate, da persone che non le hanno studiate, ma le vivono e si sente”.

    • Pietro Buttiglione ha detto:

      Oh, se ce ne sono di domande!! Spesso le ho poste qui.
      Imo siccome le risposte obbligherebbero i sigg. Clerici a cambiare mezza Dottrina e 3/4 della Liturgia,
      meglio nasconderle sotto il tappeto.
      Ad es visto che la Scienza spiega la Creazione senza ricorrere a Dio, quante cose da rivedere??
      .Se poi aggiungessi che spesso non c’è empatia dal Papa in giù…
      Quella che Francesco.. ma fin da Agostino:
      O vita per cui vivono tutte le cose,
      vita che mi doni la vita,
      vita che sei la mia vita,
      vita per la quale vivo,
      senza la quale muoio;
      vita per la quale sono risuscitato,
      senza la quale sono perduto;
      vita per la quale godo,
      senza la quale sono tormentato;
      vita vitale, dolce e amabile,
      vita indimenticabile.

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