Rosary group al tempo del coronavirus

Continuare a pregare in gruppo, anche nel tempo della quarantena, è stato fondamentale per sentirsi comunità.
22 Maggio 2020

A Gennaio avevo illustrato l’esperienza del Rosary group, ovvero un gruppo di laici, in diocesi di Milano, che da diversi anni, settimanalmente, si ritrova per recitare il rosario avendo modo anche di mettere in comune i propri pensieri, preoccupazioni quotidiane, esigenze particolari. Ma nel periodo della pandemia da covid-19, con il divieto di assembramenti e di ritrovarsi tra amici, cosa ne è stato? L’esperienza è continuata sotto altra forma o si è fermata?

Si, l’esperienza ha proseguito il suo cammino in modalità video – via Skype -,stando ognuno a casa propria. Ora che siamo quasi fuori dall’emergenza, cosa dire di questa modalità? È stata utile e ha comunque favorito la preghiera comune? Al di là di qualche piccolo inconveniente iniziale di collegamento direi di sì: ha permesso di pregare insieme pur se distanti, di pregare unendoci anche ai vari momenti di preghiera che ci sono stati per chiedere a Dio e a Maria di liberare l’Italia e il mondo dalla pandemia, di pregare per gli operatori sanitari e le vittime, ha permesso lo scambio di opinioni, di informazioni sul terribile momento che si stava vivendo, di indicazioni pratiche su come agire… Le mascherine, i guanti, il disinfettante dove li trovi? Qual è la situazione nel nostro paese? Quali disposizioni ha preso il nostro Comune per fronteggiare la crisi e far fronte alle necessità? Come vivere questo tempo, costretti a casa, sia a livello gestionale, “di testa” e spirituale? Come convivere tutto il giorno o quasi in famiglia mentre prima ognuno, al mattino, “prendeva la sua strada” per gli impegni quotidiani? Queste erano le domande che ci facevamo…

In base alla tipologia di nucleo familiare (single, famiglie con figli, chi già con figli sposati, chi già nonni), uscivano risposte che davano uno spaccato del variegato tessuto sociale che è stato investito improvvisamente e in pieno da un’emergenza sanitaria molto seria. Forse neanche tanto improvvisamente, dal punto di vista ambientale, se è vero che, negli ultimi tempi, l’uomo “ha tirato troppo la corda” e, di conseguenza, la natura si è presa “la sua parte” e si è ribellata. Ora che si potrà tornare a celebrare nelle chiese con il popolo, lo scambio di opinioni verte sulle misure adottate dalla diocesi e dalla parrocchia per fare ciò o quale Chiesa ci sarà nell’immediato e in futuro, consapevoli che non sarà più come prima, che non dovremo tornare a fare le stesse cose di tre mesi fa.

Infine, il continuare questa esperienza, pur in maniera diversa, credo che abbia rafforzato il concetto di “preghiera domestica” che, in questo periodo di pandemia, da più parti è emerso come modalità per vivere ed esprimere la propria fede e come una prospettiva che si deve consolidare nel futuro.

Una replica a “Rosary group al tempo del coronavirus”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Questa emergenza sanitaria, si è fatta viavia presente nei popoli di cinque continenti della terra, Questo virus manifestatosi silente,causa di danni a seconda del corpo abitato, e anche causa di morte rapida. Ha obbligato a uno studio ,trovare un vaccino e a cambiare regole e standard di vita. Le molte persone che inaspettatamente non sono più a migliaia, procurano costernazione,dolore,crisi di coscienza,il vuoto, oso il paragone,come è stato di fronte a quella foresta di pini atterrati da un tornado, uno stato di impotenza di fronte a qualcosa di molto più grande, si credeva non esistesse .Ecco la Corona si fa mezzo, per arrivare a faarrivare a Dio la nostra preghiera per mezzo di sua Madre e nostra, I Papi sono solerti a servirsene,chissà perché così poco sponsorizzata,in parrocchia :oggi mancano le vecchiette a recitarla, risposta Eppure, a Jerusalem questa è fatta di legno di rosa,di ulivo, ha un linguaggio che va al cielo e da lavoro un pane da vivere.

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