Padre nostro che sei in galera

Il mio desiderio è quello di portare “un raggio di sole oltre le grate”
25 Agosto 2020

“L’amore di Cristo ci spinge” (2Cor 5,14). Come si concretizza questa Parola per una monaca di clausura che vive reclusa fra quattro mura? Voglio raccontarvi umilmente e confidenzialmente, solo un’esperienza di ciò che lo Spirito Santo, dotato di infinita creatività nell’Amore, può suscitare nel cuore di una Claustrale.

Alcuni mesi fa, mentre pregavo, ho sentito molto forte l’ispirazione o, se preferite, l’ardente desiderio di “entrare in Carcere” per far conoscere l’Amore di Cristo a tanti nostri fratelli e sorelle che forse nella loro vita non hanno fatto esperienza alcuna di amore.

Ciò che ci rende veramente liberi e felici è l’Amore. Viceversa tutto ciò che non viene dall’amore e non porta all’amore: questo ci rende schiavi.

Spesso dietro ogni atto di violenza e di aggressività, ci sono altri atti di violenza e di aggressività che abbiamo subìto noi in prima persona. Così si innesca un circolo vizioso che si allarga sempre di più se non viene fermato da atti contrari di perdono, di amore, di mitezza, di non restituzione delle offese ricevute, ecc…

Essendo una monaca di clausura, il mio modo di entrare in carcere non sarebbe stato quello di andarvi fisicamente ma, oltre che con la preghiera e l’offerta della vita, il Signore mi ha ispirato di raggiungere i detenuti attraverso lo scritto e il canto, che avrei fatto pervenire loro, con frequenza bimestrale, per mezzo del Cappellano del carcere.

Ottenuto il permesso dai miei Superiori per poter agire, pensavo inizialmente solo al carcere di Piazza Lanza di Catania, ma in brevissimo tempo il Signore ha permesso che fossero coinvolte prima le tre carceri di Catania e quello di Agrigento, poi tutte le carceri di Sicilia e infine la maggior parte delle carceri d’Italia. Il mio desiderio è quello di portare “un raggio di sole oltre le grate” e di aiutare questi fratelli e sorelle ad uscire dalla spirale del male. Spesso la situazione di sofferenza che vivono crea il terreno adatto per accogliere una parola che, con affetto sincero, si rivolge al loro cuore.

Sono consapevole del fatto che lo scritto, come pure il canto, sono dei mezzi molto umili che certamente vanno fecondati con la preghiera e l’offerta.

Da circa trent’anni, uno dei tanti servizi che svolgo in fraternità e che mi piace particolarmente è quello di infermiera; ed è proprio quando servo le mie sorelle anziane, per esempio, facendone un’offerta d’amore, che il pensiero vola ai carcerati, agli ammalati, come pure alle tante persone che ogni giorno chiedono di essere sostenute nelle fatiche e nelle prove della vita.

Anche se spesso prego per persone che non conosco personalmente, nulla mi impedisce di dire sinceramente che le amo in Cristo e che le voglio assolutamente accanto a me in Paradiso, dove spero di giungere un giorno, unicamente per la Misericordia di Dio, non perché lo merito, ma perché lo desidero ardentemente.

È vero lo Spirito Santo dona al nostro cuore la pace di Cristo, ma non ci lascia in pace, cioè non ci lascia in un quieto vivere, al contrario ci mette nel cuore come un fuoco che divampa e che non può essere contenuto.

Il desiderio del nostro Sposo: la salvezza delle anime, non può che essere il nostro.

Una replica a “Padre nostro che sei in galera”

  1. giuseppina tavernise ha detto:

    Molto interessanti gli argomenti e come sono svolti. Mi interessa aver la relazione del 18 agosto di Elisa Bertoli. Grazie

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