Pacato, pensoso e popolare

Tre aggettivi per questo blog, dopo la presentazione a Trento dell'antologia di Vino Nuovo svoltasi il 16 maggio 2013
18 Maggio 2013

Quasi a festeggiare il suo terzo compleanno, Vino Nuovo ha calato in questi giorni un poker di presentazioni grazie all’antologia edita da “Il pozzo di Giacobbe”. E si sottopone a qualche verifica assieme ad altri tentativi di “Cristiani alla prova del blog”, per dirla col titolo scelto per l’incontro di giovedì a Trento che seguiva un precedente confronto con mons.Domenico Pompili (direttore Ufficio Cei) fra preti e laici attivi nei social network. Per inciso: l’aver voluto inserire alcune voci di vinonuovo.it (c’era anche il “formichiere” trentino Fabio Vettori, uno dei nostri vignettisti) dentro un percorso diocesano è stato un riconoscimento del servizio ecclesiale centellinato ogni giorno dal blog e sotteso al manifesto che ci ha riunito tre anni fa.
La spinta è venuta dal presidente dell’UCSI regionale, Bruno Sanguanini, sociologo della comunicazione: “Di fronte alla crescita d’informazione istituzionalizzata – ha detto nel dibattito – ben vengano i blog che sono degli anticorpi rispetto all’omologazione informativo e rispondono alla domanda crescente di esprimere liberamente opinioni e di trovare interlocutori”.
Un rilievo coerente con l’analisi proposta in apertura da Guido Mocellin, curatore della rubrica settimanale “Preso in rete”, che aveva sottolineato le chanche dei blog, avviati in Italia non a caso dai “religionisti” (vaticanisti o esperti di temi religiosi) che, “solitamente costretti a giocare in difesa sui grandi media, vi hanno trovato invece un nuovo e appassionante spazio di comunicazione a tutto campo”.
Accolto a Trento da una pioggia incessante (ma anche da una fetta di strudel e un bicchiere di teroldego), Guido ha indicato nella “libertà” la parola chiave del rapporto blog – informazione religiosa. “Libertà – ha spiegato – che dal lato della vita della Chiesa significa costruzione, al proprio interno, di un’opinione pubblica, sulla base del contributo che ogni fedele, in forza del sensus fidei e della carità che gli vengono dal battesimo, può e deve dare ai pastori nel loro compito di insegnare, santificare e governare. Sulla base della presa d’atto che la Chiesa è una realtà plurale, che tendenzialmente le istituzioni cercano di non rappresentare (per non dare un’immagine di divisione), ma che è tale per opera dello Spirito santo. Ce lo ha ricordato Papa Francesco in uno dei suoi primi interventi pubblici, il 15 marzo scorso, parlando ai cardinali, quando, dopo aver detto che il Paraclito è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede, ha sottolineato: «È curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è colui che fa l’unità di queste differenze, non nella “ugualità”, ma nell’armonia».
“E libertà che, dal lato dello strumento, della Rete, significa interattività e disintermediazione. Significa che – esemplificava Mocellin – se Aldo Maria Valli, mitissimo vaticanista del TG1, dice sul blog che Benedetto fa male a usare la pedana mobile se proprio non ne ha bisogno, perché ri-sacralizza il papato, si prende un’organizzata valanga di insulti: nessuno cioè gli riconosce, sul blog, l’autorevolezza che il suo ruolo professionale gli garantiva sui mezzi tradizionali, quella distanza, cioè, per cui chi scrive sta «lassù» e chi legge sta «quaggiù». È dura, ma a noi serve moltissimo a restare, o a tornare, vicino ai lettori, che sarebbe poi il nostro posto. Basta stabilire qualche minima regola (Vangelo alla mano) e impegnarsi a rispettarla noi per primi”, concludeva Guido citando quelle di Luigi Accattoli.
E mentre il pennarello di Fabio Vettori disegnava un chierico tridentino “spiazzato” dai nuovi media l’intervento di Maria Teresa Pontara Pederiva coglieva dall’esperienza di questo e altri blog anche alcuni ricorrenti rischi. In primo luogo, il tono violento, polemico e pregiudiziale, con cui troppi blogger entrano nel dibattito a gamba tesa; il furbesco mascheramento dietro “nick name” e pseudonimi; l’organizzata controffensiva che li impegna a fare “copia e incolla” delle proprie verità per spalmarle ovunque.
A fronte di questa rissoso schieramento che travalica i limiti del confronto schietto, vinonuovo ha cercato di salvaguardare – con i puntuali interventi di admin, ma anche di voi lettori – il suo stile di dialogo a oltranza, che frena solo chi usa parole violente, ricorre a scomuniche o argomenta solo per amico/nemico.
Un blog pacato, se dobbiamo affibbiargli un aggettivo di sintesi. Anzi no, altri due con la stessa iniziale: un blog anche pensoso e popolare. Pensoso perché si avverte come articoli e commenti sono quasi sempre l’esito di una ricerca e la riflessione su un’esperienza, non di quel chiacchiericcio un po’ tanto banale in cui ristagnano i dialoghi di altri social network.
Popolare perché si è arricchito via via del contributo di firme e di lettori che esprimono la varietà del popolo di Dio in Italia, ma anche l’imprevedibile ricerca di tanti navigatori. Anche l’altra sera a Trento c’erano in sala insegnanti, genitori, studenti universitari, parroci e qualche altro blogger, a sottolineare come uno “spazio aperto” consente a tutti la stessa dignità e la stessa possibilità d’espressione, non c’è più,appunto, chi sta «lassù» e chi sta «quaggiù».
PS: “Ma dov’è lo trovate il tempo?” – è stata la sacrosanta domanda venuta dalla sala – visto che la cura del dialogo nel blog richiede quel “bon temp”, che in dialetto trentino significa molto tempo libero a disposizione”.
Ognuno darà la sua risposta, ma certamente il fatto di essere un gruppo, oltre a corroborare l’entusiasmo, fa risparmiare tempo.

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