Il cardinale e il cavaliere

Ruini ha governato la Chiesa italiana con un'idea forte, che però non ha evitato i rischi di strumentalizzazione da parte del potere politico. E il bilancio è nel presente che viviamo.
18 Giugno 2026

Unità politica dei cattolici. Valori non negoziabili. Progetto culturale cristianamente orientato (le ultime due parole invero spesso omesse…). Sono le direttive ben note, se vogliamo gli slogan, che hanno caratterizzato la cosiddetta “era Ruini”: un periodo ventennale che ha fortemente caratterizzato la Chiesa italiana nello scavallare del millennio.

Farne il bilancio ora, a protagonista appena scomparso, potrebbe sembrare inopportuno e ipocrita, ma in realtà non è nemmeno necessario: perché i frutti di quella stagione sono quelli che abbiamo sotto gli occhi oggi, sia nella Chiesa sia nella società (e politica). La scristianizzazione non si è fermata, come forse si pretendeva mettendole un “calmiere” dall’alto attraverso il blocco delle leggi supposte anti-cristiane. L’elettorato cattolico è stato orientato verso un centrodestra che certamente non governa con vero rispetto della maggior parte dei “valori non negoziabili” (e di tanti altri non citati sua sua eminenza…). Il Progetto culturale si è dissolto nel nulla, anche perché oltre che “cristianamente” era stato “orientato” soltanto verso una sola parte, senza quel reale coinvolgimento e quella autonomia e quello spirito di libera ricerca che sono indispensabili alla vera cultura.

Ma cominciamo da aspetti più positivi. L'”era Ruini” è cominciata alla soglia della caduta dei muri e della disfatta della Dc, dunque è stata un’epoca di difficile transizione. Il cardinale, che proveniva da un’anticomunismo di base emiliana e dalla formazione integral-interventista dell’Azione Cattolica alla Gedda, ha ritenuto di orientare il cammino della Chiesa italiana a partire da quelle basi, peraltro condivise e anzi promosse in prima persona dal papa polacco. “La fede che deve farsi cultura” è stato così, in una fase incerta, un orientamento utile e “sicuro” per un’ampia frangia di credenti che aveva perso i punti di riferimento politici; e d’altra parte come contraddire la sua verità teorica?

Il punto è che tale principio è stato presto viziato dalle tentazioni della realpolitik, cui purtroppo Ruini (vocazione davvero politica, più che teologico-filosofica…) si è piegato – certo in buona fede e nell’illusione di poterne governare le derive per il bene della Chiesa – secondo un banale principio di “do ut des”. La Cei maneggiava un consistente pacchetto di voti e l’ha orientato verso Berlusconi, ottenendone alcuni vantaggi: l’attenzione finanziaria alle scuole cattoliche, una blindatura su alcune leggi in tema di famiglia e vita, la sicurezza che non si sarebbe toccato l’otto per mille, la promozione della sussidiarietà quale campo aperto alle iniziative economiche e culturali di parte cattolica, eccetera.

Attenzione: non si tratta di obiettivi di poco conto, almeno politicamente parlando. I problemi però sono due. Il primo – riguardante la società – è l’inevitabile strumentalizzazione cui tale strategia ha dato la stura (peraltro proseguendo il peggio del quarantennio democristiano): non solo la politica berlusconiana, una volta garantiti i desiderata episcopali, è stata libera nel resto (scelte personali comprese), ma anche non pochi cattolici impegnati nel partito del cavaliere (ciellini su tutti) hanno applicato i loro spazi di potere in modo distante dall’etica cattolica. Il secondo problema – ecclesiale – è stato la promozione di una Chiesa di vertice, dove non potevano avere cittadinanza il pluralismo delle opzioni culturali e l’autonomia delle coscienze (la demonizzazione dei “cattolici adulti”!); un problema che non solo ha accentuato il clericalismo congenito in Italia, ma ha pure alimentato la spaccatura che tuttora si vede tra le anime “conservatrice” e “progressista”.

È stato su questo terreno che i risultati (talora persino splendidi, dal punto di vista momentaneo) dell’ “era Ruini” – sono scaduti nel “ruinismo”. Al cardinale scomparso va riconosciuto senz’altro il fatto di seguire coerentemente un’idea, un modello “forte”: cosa che non ha caratterizzato i successori alla guida Cei. Certo si sarebbe potuto sfruttare ben diversamente il dualismo con il cardinal Martini e con l’anima cattolica da lui rappresentata, ma la storia non si fa con i se. Oggi possiamo almeno far tesoro dell’esperienza, dichiarare chiusi i tentativi di ritorno alla cristianità “di prima” (o di potere) e cercare strade nuove. Tenendo conto che le scorciatoie sono sempre pericolose.

3 risposte a “Il cardinale e il cavaliere”

  1. Alberto Farina ha detto:

    Stupisce che nemmeno in punto di morte Ruini abbia avuto un dubbio sulla sua linea, nonostante gli evidenti insuccessi messi in luce da Beretta e altri. Anche nelle varie interviste rilasciate a Cazzullo Don Camillo ha sempre tirato dritto per la sua strada, senza la minima autocritica, ma regalando ora sperticati elogi (ad es. alla Meloni) ora feroci stroncature (in particolare a Papa Francesco). Ci si domanda se questa sicumera sia evangelica o non sia frutto di altre visioni e pulsioni che hanno prevalso sulla prima, soffocandola del tutto.

  2. Francesco Indelicato ha detto:

    Cosa è rimasto a Efeso della presenza e dell’insegnamento di Paolo e di Giovanni (con Maria)? Nulla, neanche un cristiano…

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Forse a Roberto è scappata una parola:
    R U I N I S M O
    Nemesi storica x chi era solito elencare in tutte le sue Prolusioni alla CEI tutti gli -ismi del mondo, da nichilismo a relativismo a..
    Qs mio intervento vuole mettere a fuoco che x Ruini IL problema non fu la alternativa tra progresso e conserva ma tra la Chiesa e il MONDO..
    Donde la sua marginalità attuale.
    Che, horribile visu, qualcuno attribuisce ai rari Nantes progressisti.
    Ciechi a non vedere che il nome giusto del NS isolamento è CLERICALISMO.
    PS. A mio avviso evidente anche negli esiti del sinodo ma anche nell’ultima enciclica. Non si affronta il mondo con
    ” Guarda come sono stato bravo io!!”

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