Festa del Battesimo del Signore
Non è bastato vederti bambino, che hai fame, che hai sete, portato in salvo da un re infanticida. Davanti ad un bambino che sorride, che piange, che vagisce, ancora si può avere tenerezza, ancora si può essere indotti ad amore, ancora ci si può commuovere. Ma non bastava: era ancora troppo poco. Tu volevi l’ultimo posto. «Non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini» (Fil 2,6-7)
Così, ora, ti troviamo in fila, sulle rive del Giordano, confuso tra pubblicani, tra prostitute, tra adulteri, omicidi, ladri, truffatori, peccatori. Sei un penitente qualsiasi, tra altri penitenti con gli occhi bassi, il capo chino di vergogna e imbarazzo, in attesa di essere battezzato da Giovanni. Sei sceso ancora più in basso. Davanti al bambino ci si poteva commuovere; ora neanche questo – «come uno davanti al quale ci si copre la faccia» (Is 53,3).
In alcuni suoi appunti intimi scritti a Nazareth, nel novembre 1897, Charles de Foucauld annota che si è «così indelebilmente incisa nella mia anima» una frase ascoltata in un’omelia dell’abbé Henri Huvelin, suo padre spirituale: cioè «che Voi – scrive rivolgendosi a Gesù – avevate talmente preso l’ultimo posto che mai nessuno avrebbe potuto togliervi». E, poiché l’amore è imitazione, da allora Charles non fa che cercare ancora l’ultimo posto – così ultimo, che nessuno glielo può togliere.
C’è un motivo per il quale Egli sceglie l’ultimo posto, quello più in basso. È perché non ci sia nessuno più in basso di sé, nessuno che resti fuori dal suo abbraccio che parte dal basso e vuole assumere, raccogliere, tutto in sé. Solo partendo dal fondo più fondo che c’è, Egli può essere sicuro di prendere tutto, e tutto portare a luce – a vita nuova. «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che prende su di sé il peccato del mondo!», esclama il Battista nel racconto parallelo di Giovanni (1,29). «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2Cor 5,21).
«Lo fece peccato in nostro favore» – lui che non aveva colpa alcuna sta lì, in fila, tra mille peccatori anonimi, come pubblico penitente. «Conviene che adempiamo ogni giustizia», e questa è la giustizia di Dio: scendere così in basso, così in fondo, senza dignità, senza rispetto per sé stesso, pur di abbracciare tutto, pur di assumere tutto, prendendo su di sé tutto il nostro peccato e liberando noi, che ne eravamo i soli colpevoli. «Tutto il mondo è santificato nel battesimo di Cristo
e sono rimessi i nostri peccati»: tutto il mondo; tutti i nostri peccati (Messale ambrosiano).
Il Battista per ora non capisce, ma quella giustizia che stanno adempiendo sulle rive del Giordano è solo immagine di quella che sarà adempiuta qualche anno dopo, quando tutto sarà davvero compiuto, e del nostro peccato non esisterà più traccia, perché sarà stato inchiodato alla croce il documento della nostra condanna, scritto contro di noi (cfr. Col 2,14). «Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5).
«Avete talmente preso l’ultimo posto che mai nessuno avrebbe potuto togliervi». Il mistero di Cristo è uno solo; il suo atto è unico: è sempre il suo abbassamento, il suo svuotamento, kènosis, divina condiscendenza. Tutta la sua vita non è altro che questo, da Betlemme, al Giordano, fino al Golgota. E sempre, dal fondo in cui precipita, Egli ci porta fuori con sé nel suo slancio d’amore potente – uniti indissolubilmente a lui: chi ci separerà? Così, anche su di noi si aprono di nuovo i cieli, e per ciascuno di noi si sente ancora una voce che dice: «Questi è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Ma il nascere come ogni altro uomo, il Dio che si fa creatura e si presenta tra gli umani come uno di loro, e per diventare annuncio di una altra nascita che era già in Lui la possibile divinità in divenire anche per tutti gli uomini, per suo mezzo. Egli è sempre rimasto Dio, si è reso servo come ha dimostrato lavando i piedi ai suoi discepoli, era Dio camminando sulle acque o dormiente nel mare in tempesta a significare la necessità di Fede in Lui, e si è dichiarato Figlio di Dio, Signore del cielo e della Terra quando ha confermato ciò che la Sacra scrittura diceva di Lui . Noi oggi lo invochiamo come Salvatore, ci attende con comprensione a rifocillarci di bene come sulla spiaggia ha fatto atteso i suoi che erano sfiduciati e stanchi dopo aver lavorato invano
Credo che la prospettiva di Gesù non fosse gerarchica dall’alto in basso o dai primi agli ultimi ma piuttosto da dentro a fuori o dal centro alle estremità. Che gli ultimi saranno i primi può essere una conferma di questa diversa prospettiva più che un’inversione della logica dominante o una massima consolatoria e premiale con un finale al solito moralistico. A parer mio questa prospettiva di esclusione è ancora più dura e più difficile da accettare e sopportare che una semplice logica meritoria. È al contrario anche più consolatoria quando è accettata come scelta e come presa di posizione e ancora di più quando è condivisa con altri e con la scelta di Gesù.