L’amore secondo Dio: il Cantico dei Cantici

Un canto d’amore che attraversa i secoli, sfidando le letture moralistiche e svelando la potenza di un desiderio che non teme la carne né lo spirito
5 Agosto 2025

Tra le pieghe della Bibbia, il Cantico dei Cantici – attribuito a Salomone ma di origine più complessa – si staglia come una voce unica: un poema d’amore carnale e spirituale, un dialogo tra amanti che non pronuncia mai il nome di Dio ma lo evoca in ogni respiro, in ogni gesto, in ogni abbraccio.È un testo che ha suscitato meraviglia, imbarazzo, misticismo e allegorie per millenni, eppure non smette di parlare con forza all’anima umana.

«Mi baci con i baci della sua bocca!» è questo l’incipit che sconvolge ogni attesa. Nessuna premessa dottrinale, nessuna indicazione morale. Solo il desiderio che prende parola e corpo. La voce è femminile, libera, impaziente, desiderosa. Ed è proprio questo uno degli elementi dirompenti del Cantico: la donna, la sposa, non è oggetto passivo di amore, ma protagonista, cercatrice, amante a pieno titolo. In lei l’amore non è obbedienza ma passione, ricerca, conquista.
Il poema, strutturato come un alternarsi di canti d’amore tra lo sposo e la sposa – con interventi corali delle «figlie di Gerusalemme» – attraversa stagioni, paesaggi, corpi, visioni. Non c’è trama narrativa ma un movimento interiore, una danza tra assenza e presenza, tra eros e memoria, tra natura e interiorità.

«Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me»: la reciprocità del desiderio e dell’appartenenza è ribadita come un refrain sacro. Non si tratta di una relazione di possesso o subordinazione, ma di alleanza, di risonanza tra due libertà che si scelgono.
Lo sposo, da parte sua, non domina, ma ammira: paragona la sua amata a giardini in fiore, a fontane sigillate, a torri d’avorio, a grappoli d’uva.
La bellezza dell’amata non è nascosta né moralizzata, ma celebrata nei suoi dettagli più intimi e sensuali: «Il tuo ombelico è una coppa rotonda… i tuoi seni come due cerbiatti, gemelli di gazzella».

In un tempo che troppo spesso ha separato il sacro dal sensuale, il Cantico osa ricongiungerli, proclamando che anche nell’amore umano si può udire l’eco del divino. Non è un caso che i mistici medievali – da Bernardo di Chiaravalle a Giovanni della Croce – lo abbiano letto come simbolo dell’amore tra l’anima e Dio. Ma questa lettura spirituale, per essere fedele, non deve censurare il linguaggio del corpo, perché è proprio nel corpo che il mistero si rivela.

Nel capitolo finale, un epilogo che è forse la vetta teologica del testo, la sposa esclama: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore». Non c’è dichiarazione più radicale: l’amore, quello vero, è assoluto, non negoziabile, invincibile. È una forza che supera la morte, non si lascia comprare, non si spegne con le acque del tempo. È, come dice il testo, «una fiamma del Signore».
Eros come teofania, dunque. Ma anche eros come giustizia, come riconoscimento dell’altro nella sua unicità e bellezza, come fedeltà non imposta ma scelta.
Il Cantico è un inno alla dignità dell’amore umano, al diritto di desiderare e di essere desiderati, alla sacralità della relazione quando essa è libera, reciproca, gioiosa.

In un’epoca in cui l’amore è spesso ridotto a merce o a spettacolo, il Cantico dei Cantici ci invita a tornare alla sua verità originaria: quella di un incontro in cui ci si cerca, ci si perde e ci si ritrova. Dove il corpo non è vergogna, ma casa. Dove il nome dell’amato diventa preghiera. Dove anche Dio, forse, ascolta in silenzio il canto degli amanti, sorridendo.

 

Una risposta a “L’amore secondo Dio: il Cantico dei Cantici”

  1. pietro buttiglione ha detto:

    Erano i tempi in cui abitavo nella Diocesi del grande Martini.
    Erano i tempi in cui la Chiesa si affrettava a coprire le nudità della Donna con gli abiti della Chiesa Cattolica Romana.
    Devo, e gli sarò sempre riconoscente, a Monsignor Gianantonio Borgonovo essere riuscito a restituire il Cantico alla carnalità.
    Che poi la dimensione dell’amplesso, quando frutto di Vero Amore sia vicina a Dio.. è ‘altro’…

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