Rosari e mascherine

Dai rosari alle mascherine: come cambia il biosgno di protezione dall'interno di una macchina...
27 Ottobre 2020

Entrando in macchina stamattina ho visto in quella parcheggiata a fianco alla mia, penzolare una tristissima mascherina chirurgica, mezza attorcigliata ad un rosario di legno.

Ci sono luoghi in cui i simboli religiosi sono aiuto, occasione di preghiera, rispetto, ricordo e testimonianza. Non parlo di luoghi pubblici, dove la polemica politica è stata accesa e forte.

Mi fermo ai luoghi che ciascuno di noi sa trovare negli angoli più strani delle proprie vite.

Uno di questi, che mi ha sempre incuriosito e spesso ha stuzzicato anche un po’ di ilarità è l’abitacolo delle nostre auto.

Negli anni ’60 su ogni cruscotto, che allora era ancora in metallo, ogni padre di famiglia attaccava le calamite-feticcio con relativa foto del suo bambino che lo ammoniva con un “Papà non correre” che andava sempre in coppia con l’immagine di San Cristoforo, protettore degli automobilisti.

Con il passaggio alla plastica, e quindi la calamita che non reggeva più, il bisogno di ingraziarsi qualche protezione si è poi evoluto all’appendere allo specchietto retrovisore il Santo Rosario.

In questi mesi sto notando questa ulteriore trasformazione.

Il caro Rosario sembra essere sostituito da azzurre mascherine anti-virus. Il Covid sta cambiando profondamente non solo le quotidiane abitudini e relazioni umane, ma anche il nostro più profondo e vero bisogno di protezione.

Vedere queste mascherine appese agli specchietti nei parabrezza delle nostre auto, mi inquieta e mi interroga.

Davvero il nostro bisogno di sicurezza oggi rischia di essere chiuso dietro quel pezzo di stoffa con elastici? Dove cerchiamo oggi e dove riponiamo il nostro vero bisogno di protezione?

Mi metto alla guida e penso alla fragilità delle nostre paure, al non saperle mettere nelle Mani giuste, al non saperci affidare. Penso al bisogno concreto di protezione, ma al non saperlo chiedere davvero. Quanto sono bravi i bambini in questo!

Al primo semaforo che incontro, mi giro e vedo nell’auto affiancata una giovane donna sola alla guida, con mascherina ben indossata e, per sicurezza, un’altra che pende dal suo retrovisore.

Abbasso lo sguardo sulla strada davanti e mi risuona in cuore un noto Salmo “Proteggimi, o Dio, in Te mi rifugio… nelle Tue mani è la mia vita”.

Ecco il papà cui devo rivolgermi, a cui solo chiedere protezione.

Una replica a “Rosari e mascherine”

  1. Dario Busolini ha detto:

    Il fatto è che in macchina non si dovrebbe appendere nulla allo specchietto o altrove perché in caso di entrata in funzione degli airbag qualsiasi oggetto può provocare danni gravi alle persone. La mascherina di riserva è utile, ma dentro il cassetto porta oggetti e nella sua confezione originale, altrimenti immagino perda in breve tempo la sua capacità filtrante.
    Per quanto mi riguarda, io tengo ancora in auto la calamita con l’immagine della Madonna (che ormai in tutti i santuari si trova in versione ibrida, magnetica ed adesiva) appiccicata in un punto sicuro, per mantenere la tradizione… ;-D

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