I cirenei dello sport in San Pietro

La piazza degli sportivi per i settant'anni del Csi rimpalla il dialogo fra sport e pastorale
12 Giugno 2014

“Il nostro capitano è Papa Francesco”. In questo slogan per lanciare lo storico raduno delle società domani in piazza San Pietro, il Csi che compie 70 anni ha indovinato la figura sportiva con cui definire il Papa: il capitano guida la squadra, ne condivide la voglia di vincere e la aiuta a digerire l’amaro delle sconfitte.
È autorevole senza essere autoritario, si prende cura di ogni ruolo, compreso quello dei panchinari e dei magazzinieri, ed eccelle per lealtà, tanto da essere riconosciuto come interlocutore dall’arbitro. Può diventare un leader carismatico, ma corre il rischio di essere idealizzato come esempio irraggiungibile, al punto che quando smette l’attività viene ritirato il suo numero di maglia (e se invece si lasciasse che i giovani provassero a imitarlo, fino ad indossare un giorno quella stessa casacca?).
Anche il primo Papa tifoso – la sua tessera del San Lorenzo vale come un distintivo – conosce bene i rischi della mitizzazione dei “campeones” e della retorica sui valori sportivi.
Vuole restare con i piedi per terra, più che ricevere applausi punta a suscitare impegni concreti, gesti conseguenti. E ce n’è bisogno per colmare la distanza tra lo sport milionario, prigioniero delle logiche del mercato e dell’audience, e uno sport di base – quello indicato dagli educatori del Csi, appunto – che punta a promuovere la persona più che la giovane promessa o il futuro primatista.
È la “responsabilità sociale”, l’esigenza già anticipata da Bergoglio in una recente udienza ai calciatori, a rendere un’attività sportiva davvero educativa invece che ridurla – ed il rischio c’è, anche all’ombra dei nostri campanili – ad una fucina in cui si selezionano i talenti, non curandosi del crescente numero di abbandoni, soprattutto fra gli adolescenti “esclusi” in una fase della vita cruciale per l’autostima.
La vigilia dei Mondiali, con lo stucchevole diario di quanto succede “minuto per minuto” nel ritiro degli azzurri e la possibilità di dare invece risonanza alla fatica del popolo brasiliano, richiama questo scarto fra il professionismo che riempie le gazzette italiche e la dimensione “amateur” (indicata da Bergoglio il 13 agosto 2013 alle nazionali di Italia e Argentina) di un sano dilettantismo, agonistico quel che basta per non rovinare il divertimento.
A Papa Francesco qualcuno vorrebbe chiedere di essere più severo con gli allenatori che lasciano andare “il bimbo scarso”, con i genitori che arrivano a insultare l’arbitro, con i presunti tifosi che trasformano le tribune in una scuola di volgarità, dove risulta imbarazzante portare anche solo una volta i tuoi “pulcini”.
L’evento di piazza San Pietro può essere d’incoraggiamento per la scelta di vita degli animatori volontari – i cirenei dello sport – che vi dedicano serate e fine settimana. Spesso senza la comprensione dei loro parroci e degli operatori pastorali, talvolta più pronti a cogliere problemi di “concorrenza” che a sostenere un lavoro educativo – e, perché no pastorale – condotto negli spogliatoi come nelle aule del catechismo.

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