Dalle porte chiuse a quelle aperte

«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!»
3 Aprile 2016

II domenica di Pasqua: Gv 20,19.31

IL RISORTO E L’APOSTOLO TOMMASO (Letizia Fornasieri, 2007, Lezionario domenicale e festivo della Chiesa cattolica italiana)

 

Sarebbe stato più comodo prendere un’opera nota e spettacolare, incentrata sul gesto di Tommaso. Ad esempio L’incredulità del Caravaggio, col dito dell’apostolo che non si limita a sfiorare la ferita ma vi si infila: si potrebbe aggiungere «senza pudore»… se non fosse che è Gesù stesso, con la propria mano, a guidare quella di Tommaso. E siamo portati, dal realismo con cui la scena è dipinta, a crederla vera… se non fosse che questa è la versione del Caravaggio. Perché nel Vangelo sono espressi il desiderio di Tommaso («Se non vedo… e se non metto il mio dito…») e l’invito di Gesù a verificare («Metti qui il tuo dito e guarda…»), senza dire se Tommaso l’abbia fatto. Si riporta soltanto la reazione dell’apostolo, il suo atto di fede («Mio Signore e mio Dio!»), seguito dalla replica di Gesù («Perché mi hai veduto, hai creduto…»).

Ciò per ribadire che gli artisti sono dei visionari. E per giustificare la nostra scelta, che – invece di premiare il Caravaggio – è andata su una tavola meno conosciuta, meno bella e meno datata. Ma del tutto singolare per l’ambientazione: alle spalle dei protagonisti è, infatti, un luogo non facile da decifrare e di non facile accesso. Che almeno ricorda come Gesù sia entrato a porte chiuse. Un particolare ignorato dal Caravaggio, mentre le antiche rappresentazioni dell’Incredulità di Tommaso lo sottolineavano, al punto da occupare metà scena con un muro, al centro del quale era una porta con serratura e chiavistelli. Giusto per citarne tre, tutte del XII secolo e della Campania: l’affresco della basilica di S. Angelo in Formis, vicino Capua, la formella della porta della cattedrale di Benevento, la tavoletta d’avorio di Salerno.

Perché gli artisti antichi sono stati così fedeli al testo del Vangelo? Forse volevano rimarcare la paura – dei discepoli – di mostrarsi in pubblico, per non fare la stessa fine del loro Signore. E anche l’opera di Fornasieri – a una prima occhiata – sembrerebbe mettere in risalto il loro isolarsi, con questo groviglio di sbarre che ricorda un carcere.

Però, a ben guardare, il groviglio potrebbe essere un cantiere. Ed evocare una Chiesa in costruzione, timida, insicura, a cui serve una grande fede per erigere un tempio di pietre vive. Sì, l’avrà certamente percepito così, Tommaso, dopo le parole di Gesù. E in quel cantiere metterà braccia, gambe e cuore, altro che le dita. Con lui è al lavoro lo Spirito (già donato dal Signore in due occasioni), contento di infondere forza e coraggio a ogni discepolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)