Il matrimonio in uscita (di sicurezza)
di Gabriele Cossovich | 20 gennaio 2018
Cosa c'è di davvero interessante e nuovo nel gesto di Papa Francesco? Che il matrimonio non è una conquista, ma un dono che ti raggiunge in un modo inaspettato e rende eterno il desiderio della tua fragile umanità

Se avevamo ancora bisogno della dimostrazione lampante della profonda distanza che c'è tra la pastorale delle nostre parrocchie e l'idea di pastorale "in uscita" di Papa Francesco e di Evangelii Gaudium, il matrimonio "improvvisato" che il Papa ha celebrato in aereo, di ritorno dal Cile, tra una hostess e uno steward non lascia dubbi. A fronte dei nostri corsi prematrimoniali fatti di dieci incontri in sei mesi con frequenza obbligatoria dell'80%, valevoli per un massimo di due anni, altrimenti vanno rifatti, con produzione di un certificato che attesta la frequenza, indispensabile per accedere al sacramento (in alcuni casi non basta nemmeno l'attestato di un qualsiasi corso: serve esclusivamente quello tenuto dal proprio parroco!)... a fronte della nostra obbligatorietà e burocrazia il Papa incontra una coppia che desidera il matrimonio cristiano in aereo e li sposa seduta stante.

Un gesto che spiazza non poco! E sono deboli i tentativi di attenuarne la portata dicendo che in fondo la coppia era già sposata civilmente, viveva insieme da anni, aveva già dei figli... da noi, sposato civilmente o no, figli o non figli, il corso prematrimoniale lo devi fare!

Ma credo che al di là della discussione sull'episodio in sé sia interessante soffermarsi sulla logica che vi sta dietro, che è la logica di Evangelii Gaudium, questa sconosciuta nelle nostre diocesi e parrocchie. Cosa c'è di davvero interessante e nuovo nel gesto di Papa Francesco? La capacità che ha avuto di mettere al centro non ciò che lui aveva da dire ma il desiderio di un uomo ed una donna, e di far percepire loro in modo tangibile e sorprendente - come è ogni autentico incontro con Dio - che quel loro desiderio è lo stesso desiderio di Dio per loro. Che il matrimonio è anzitutto un dono che ti raggiunge in un modo inaspettato, il dono che sigilla e rende eterno il desiderio della tua fragile umanità. Come è stato possibile rendere lampante tutto questo? Andando a prendere questi due innamorati là dove non si aspettavano di essere raggiunti, nella loro quotidianità, sul loro posto di lavoro: con un movimento in uscita che non sarebbe mai potuto essere più marcato.

Facciamo una grande fatica a entrare in questa logica, perché abbiamo invece in mente che il matrimonio, così come ogni altro sacramento, debba essere sostanzialmente una conquista. Qualcosa per cui serve anzitutto prepararsi, interrogarsi, riflettere. Certo, ci crediamo che il matrimonio è un dono, ma pensiamo che la consapevolezza di questo dono debba essere spiegata, meditata, capita. Ed ecco allora l'obbligo del corso prematrimoniale: per spiegare il dono del matrimonio. Se non c'è il corso, come potranno gli sposi capire il dono che stanno ricevendo? Come potranno essere consapevoli di tutti i significati che quel dono porta con sé? Come potranno capire la dimensione unitiva di questo dono che non può essere disgiunta da quella procreativa, ossia non tenere per sé quanto ricevuto ma farne dono a propria volta?

Come se tutta la ricchezza della vita matrimoniale potesse essere trasmessa e interiorizzata in dieci incontri obbligatori. "È l'unico luogo dove possono sentire certi discorsi!", ma davvero ci basta che una volta nella vita ne sentano parlare? "Beh, se non si lasciano interrogare da quello che diciamo al corso, la colpa è loro, noi il nostro l'abbiamo fatto!", e ci siamo così puliti la coscienza. Senza considerare l'assurdità di alcune nostre pretese, come ad esempio quella che una coppia che convive da dieci anni e ha già due figli abbia bisogno di farsi spiegare da me, che ho scelto di non avere moglie e figli, il senso della vita coniugale. Come se il senso della loro vita di coppia fosse da un'altra parte rispetto all'esperienza che già vivono, un senso che io ho studiato e quindi ho la pretesa di comunicargli.

La grande rivoluzione pastorale di Papa Francesco sta nello scardinare il concetto che la catechesi, la formazione cristiana, sia una teoria. Una teoria da spiegare, capire e da cui trarre delle conseguenze. Una teoria che io so e tu devi imparare. Francesco ha invece in mente un'evangelizzazione che è fatta di incontri personali, di gesti, di testimonianza nel quotidiano, là dove tu sei e non ti aspetti niente di diverso da ciò che sei abituato a vedere, come quei quattro pescatori quella mattina sul lago di Galilea, come quella donna al pozzo con la brocca, come quel pubblicano seduto al banco delle imposte... Una testimonianza che non è a senso unico ma è lasciarsi evangelizzare a vicenda, perché la tua esperienza di vita ha qualcosa da dire al Vangelo e al modo di viverlo nel quotidiano: come quella donna cananea che insegna a Gesù che anche i cagnolini si cibano del pane che cade dalla tavola dei figli. Una testimonianza che ha i tratti dell'inaspettato e che per questo attrae, senza bisogno di altro, interroga e permette non di capire ma di sperimentare che c'è un amore che ti raggiunge e abbraccia la tua vita e quella della persona con cui hai scelto di condividerla.

Credo sia importante lasciarci scuotere da gesti come quello di Papa Francesco, andando oltre le discussioni sterili e cogliendone il senso profondo. Per provare anche noi, nel nostro piccolo, a iniziare a pensare e ad agire con una logica diversa.  

 

 

24/01/2018 10:04 Ale.
E’ singolare che una “forma mentis” personale venga attribuita, generalizzando, ad un’intera categoria di persone.

Chi ha mai detto che “il matrimonio, così come ogni altro sacramento” debba essere “una conquista”?
Forse il far conoscere Gesù e il suo Vangelo ai bambini significa far loro “conquistare” Comunione e Cresima, o non piuttosto “prepararli” a ricevere Gesù e lo Spirito Santo perché comprendano, nei limiti del possibile, ciò che questi Sacramenti operano in loro?

La stessa cosa, a mio avviso, è per il matrimonio, che è certamente “un dono” ricevuto nella persona del coniuge, ma è anche – per i cristiani, e qui si parla di matrimonio cristiano – un Sacramento: e qualche riflessione su questo Sacramento non fa certamente male. Ho detto riflessione, non ammaestramento.

Io non avrei mai pensato di assimilare l’unione sponsale all’unione di Cristo con la sua Chiesa, se non mi fosse stato suggerito (se questa similitudine vale ancora…).
Io non avrei mai riflettuto sul fatto che l’unione sponsale è dono e accoglienza: dono di sé e accoglienza dell’altro, per entrambi, in un continuo fluire. Così come l’unione sponsale non è solo vita in comune (sia pure per tanti anni), come qui appare, ma è comunione di vita. Non è la stessa cosa.

Riflessioni tutte che non sono pura teoria, ma si incarnano in quel quotidiano dove è così facile dimenticarle e far passare i giorni e gli anni in modo solo orizzontale, perdendo il contatto con Colui che ha benedetto le nozze, e spesso perdendo il contatto interiore anche con il coniuge.

Per me il matrimonio cristiano – Sacramento – è un valore aggiunto alla semplice decisione di passare stabilmente la vita con una persona; ma questo “valore aggiunto” non è intuitivo, si ha bisogno di essere aiutati a comprenderlo nel suo significato ricco e profondo.
Certo, i corsi prematrimoniali non sono esaustivi e non possono di certo “dare garanzie”, ma sono comunque un piccolo seme gettato perché il Sacramento non si riduca a pura formalità, o peggio ad esibizione.

Esibizione che mi è sembrata invece molto presente nel famoso matrimonio “in volo”, fatto passare come “improvvisato” mentre in realtà era assai ben studiato.
Perché poi non dire la verità? Che cosa si voleva ottenere con questo finto "coup de théatre"? Non certo uno spot per il Sacramento del matrimonio – qui ridotto a pura emozione – quanto piuttosto il plauso per l’ennesima novità pastorale. Ma sarebbe bastato un minimo di “discernimento” per capire che, nell’odierno mondo dei social, la finzione non avrebbe retto a lungo.

Mi spiace, ma non credo che la "meravigliosa fantasia" dello Spirito suggerisca di alterare la verità dei fatti per fare più "colpo". Lo Spirito ci guida alla Verità, ma la Verità con la maiuscola si nutre di tante verità con la minuscola.
La verità avrebbe prodotto tante polemiche in meno, e forse un’ opportunità di riflessione in più.



23/01/2018 18:50 Agnese
Mi piace molto l'idea di fondo di questo articolo"il matrimonio è un dono e non una conquista"
Bravo e coraggioso per gli imput lanciati prima di tutto "ai pianificatori dei piani pastorali" dove "armiamoci e partite" risuona ormai come una cantilena stonata.



23/01/2018 14:52 Alberto Hermanin
Paura di cosa, Teresa, se è lecito? Io non ho paura certamente nè del Papa nè di una pastorale aperta apertissima. Qualche volta ho paura di Dio, perchè prendendolo sul serio e conoscendo i miei peccati si, ho paura. Come avevo paura di mio padre in casi analoghi ahimè quanto meno gravi nell'infanzia.
Prendo atto con soddisfazione della precisazione di Cossovich, ma non è colpa mia, permetti, se vi ho letto una sorta di critica demolitrice dei corsi prematrimoniali, alla quale ho pacatamente risposto. Tutto qui.
Quanto all'essere "lontani anni luce dall'entrare nella logica del Vangelo", questo è vero, naturalmente, nel caso mio. Guardo con invidia e stupore, invece, chi ritiene di esserci nel bel mezzo. Beato o beata lui/lei! nel doppio senso del termine. Grazie a tutti.



23/01/2018 09:46 Teresa
Condivido pienamente la riflessione di Cossovich. Siamo lontani anni luce dall'entrare nella logica del Vangelo e di papa Francesco.........! Anche da questi commenti , risulta lampante la paura più che il desiderio di assecondare lo Spirito nella sua meravigliosa fantasia !!!!


22/01/2018 20:26 Marco N.
Nella conferenza stampa da lui tenuta in aereo (per la prima volta condita da diverse domande "cattive" dei giornalisti) Papa Francesco ha spiegato che le condizioni per il matrimonio in realtà c'erano tutte, infatti gli sposi si erano debitamente confessati e avevano pure fatto i corsi prematrimoniali. Con il che ha da un lato confermato la validità dei corsi prematrimoniali oggetto delle osservazioni dell'articolo: "altro che... da noi i corsi prematrimoniali li devi fare!". Certo; e il Papa si è anche accertato che li avessero fatto anche i due sposi aeronautici. Dall'altro lato ha indirettamente confermato quanto emerso poco dopo dalla stampa: il matrimonio non era affatto improvvisato. E probabilmente niente affatto improvvisato e spontaneo è stato il gesto. Veramente il Papa ha anche detto: "ho saputo che gli sposi vi avevano detto prima (= a voi giornalisti) che volevano fare questo matrimonio.." Vi avevano "detto" che volevano? Certo, lo avevano "detto" alla stampa ( = fatto pubblicare) un mese fa. Come ho letto in qualche commento, a questo punto, una volta che il Papa lo fosse venuto a sapere, tanto valeva celebrare il matrimonio nella nunziatura. Evidentemente però si è cercato il gesto significativo "che stupisce con effetti speciali", forse pensando che avrebbe ricevuto più elogi che osservazioni critiche


22/01/2018 18:24 Ale.
Condivido in toto lo scritto di Alberto Hermanin, preciso e approfondito come sempre e venato da quella lieve ironia che sempre serve a sdrammatizzare.
Il suo sincero impegno pluriennale gli consente di distinguere fra "matrimonio" tout court e "sacramento del matrimonio", verso il quale fa il possibile per "accompagnare" i futuri sposi, già conviventi o no che siano.
Un approfondimento totalmente assente nell'articolo di Cossovich, che in relazione al matrimonio parla solo di esperienza concreta di vita senza ulteriori "arricchimenti" spirituali.

Anche nella mia parrocchia i corsi prematrimoniali sono tenuti da coppie di sposi collaudate da molti anni di comunione di vita. Fanno il possibile per "seminare" qualche riflessione, ma ovviamente l'esito dipende anche dal "terreno" ricevente.
Mi auguro che il loro (ingrato?) impegno prosegua in accordo con le esortazioni papali, e non venga demotivato dal gesto eclatante in argomento con le conseguenti superficiali interpretazioni dei media e non solo.



22/01/2018 17:46 Gabriele Cossovich

Solo una precisazione. Il senso dell'articolo e l'intenzione con cui è stato scritto non è di screditare o considerare superflui i corsi prematrimoniali. Esprime certamente una critica ad un certo modo di intenderli e condurli (che, preciso, non è l'unico), ma non è questo l'obiettivo dell'articolo.
L'intenzione ultima del post è mostrare l'intuizione di una connessione tra il gesto di Papa Francesco e la logica espressa in Evangelii Gaudium: la logica di una pastorale in uscita, non della teoria ma dell'incontro, non dell'imperativo ma dell'attrazione. Un'evangelizzazione che non aspetta, ti raggiunge lì dove sei, nel quotidiano, e lì ti permette di fare esperienza concreta e non teorica dell'amore di Dio: come quei due sposi che sul luogo di lavoro hanno sperimentato la gratuità sorprendente del dono del matrimonio grazie alla proposta del Papa di sposarli seduta stante. Avrà senz'altro valutato che ci fossero tutte le condizioni, come doveroso. Ma è innegabile che Francesco compia qui un movimento in uscita evidente che noi facciamo ancora fatica a replicare nella nostra pastorale e che per questo diventa interessante raccogliere come provocazione e stimolo ad adottare una logica diversa.




22/01/2018 16:17 Maria Teresa Pontara Pederiva
Meglio leggere come ha spiegato papa Francesco stesso ...


22/01/2018 15:57 Massimo
E' possibile sforzarsi di giustificare un episodio del genere solo nella logica della divisione in tifoserie pro e contro Papa Francesco che purtroppo è venuta a crearsi in questi anni, per cui per alcuni quello che fa è sempre tutto giusto a prescindere, come in questo caso, per altri l'esatto contrario.

Si può disquisire quanto si vuole sulla necessità e il valore dei corsi pre matrimoniali, mi chiedo solo come si concili quanto accaduto con tutti i richiami, condivisibili, fatti dallo stesso Papa Francesco nell'Amoris Laetitia riguardo alla loro importanza per un approccio consapevole al matrimonio etc. Come minimo è un comportamento contraddittorio ad uso strettamente mediatico.

Credo (spero) che a volte il Papa sia davvero mal consigliato, a mio parere questo episodio fa il paio con la "misericordina" di qualche anno fa.



22/01/2018 15:21 Emilio
Non focalizzerei l’attenzione sul fatto che il matrimonio sia stato “a sorpresa”. Nessuna fonte ufficiale vaticana lo ha affermato e Francesco è tutt’altro uno che trasforma i sacramenti in un “di cui” di un evento vagamente mondano.
Mi sembra molto più plausibile che della possibile celebrazione fossero consenzienti-informati tanto gli sposi quanto il Papa. I primi hanno così potuto arrivare preparati alla celebrazione del sacramento e Francesco ha potuto dimostrare, ancora una volta, quanto tenga all’unione sacramentale di un uomo ed una donna. In quanto ai corsi prematrimoniali, che personalmente non mi sembrano chiamati in causa in questa occasione specifica, sono semmai da valorizzare, altrimenti ci vedremmo costretti ad ammettere che il sacramento del matrimonio è qualcosa che “capita”, configurandosi, in qualche modo, come sacramento di “serie B”, mentre quello dell’ordine sarebbe di “serie A” richiedendo anni di preparazione. Non per nulla, in altre occasioni, come opportunamente ricordato, Francesco ha sottolineato quanto gli stia a cuore la preparazione al matrimonio sacramentale.
Ciò premesso, al direttore de La Civiltà Cattolica, sicuramente capace di informare via social e di formare tramite la nota rivista, un di più di discernimento eviterebbe, a volte, di cadere vittima della spettacolarizzazione, vera patologia di quel mestiere.



22/01/2018 14:12 Alberto Hermanin
Non voglio sapere se il matrimonio aeronautico sia stato preparato dall’astuto Padre Spadaro o altro: il papa comunque può fare quel che gli pare, in questo come in altri casi. A proposito però dei corsi prematrimoniali in cui spendo una notevole energia da molti anni, posso attestare quanto segue, sempre che interessi.

Primo, essi hanno avuto in genere risultati abbastanza soddisfacenti: nel senso che i diretti interessati in genere alla fine hanno testimoniato di essere stati positivamente sollecitati da detti corsi.
Secondo: nella mia parrocchia romana, Sacri Cuori di Gesù e Maria, la Evangelii Gaudium tutto è meno che sconosciuta, il parroco ne fa un uso amplissimo in ogni possibile occasione: e non solo lui.
Terzo: non mi è mai capitato di dire, né di sentir dire, che “tutta la ricchezza della vita matrimoniale potesse essere trasmessa e interiorizzata in dieci incontri obbligatori”.
Quarto, sulla “assurdità di alcune nostre pretese, come ad esempio quella che una coppia che convive da dieci anni e ha già due figli abbia bisogno di farsi spiegare da me, che ho scelto di non avere moglie e figli, il senso della vita coniugale”: nella nostra parrocchia, ma in molte altre che conosco, gli incontri sono in genere animati da coppie sposate e anche con figli. Il fatto di essere conviventi da dieci anni e di avere già figli sarà indubbiamente (?) una magnifica cosa: ma il “senso della vita coniugale” cristianamente inteso non coincide necessariamente, si direbbe, con tale felice (?) condizione.
Quinto, cosa propone il post? Di abolire i corsi senz’altro? (magari fosse, io ne sarei personalmente alleviato perché non è che non costino fatica). Di evitare che si abbia in essi l’aria di insegnare qualcosa a qualcuno (Dio non voglia)? Certifico che a me capita semmai di testimoniare e mai di insegnare. Aggiungo però che le occasioni di imparare sono sempre binarie, e può talvolta capitare che persino io (!) abbia involontariamente insegnato a qualcuno delle cose buone. Come, certamente, è avvenuto il contrario.
Sesto, non amo fare citazioni alle quali si fa spesso dire ciò che si vuole, ma non posso fare a meno di ricordare un recente insegnamento (è lecito chiamarlo così, almeno in questo caso?) impartito dal mio Vescovo.
“Ma io mi domando quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa “matrimonio”, il segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. “Sì, sì” - dicono di sì, ma capiscono questo? Hanno fede in questo? Sono convinto che ci voglia un vero catecumenato per il Sacramento del matrimonio, e non fare la preparazione con due o tre riunioni e poi andare avanti”.

Nella stessa occasione, il Vescovo della mia Diocesi, Roma, ha aggiunto: “Cari fratelli, parlando recentemente alla Rota Romana ho raccomandato di attuare un vero catecumenato dei futuri nubendi, che includa tutte le tappe del cammino sacramentale: i tempi della preparazione al matrimonio, della sua celebrazione e degli anni immediatamente successivi. A voi parroci, indispensabili collaboratori dei Vescovi, è principalmente affidato tale catecumenato. Vi incoraggio ad attuarlo nonostante le difficoltà che potrete incontrare. E credo che la difficoltà più grande sia pensare o vivere il matrimonio come un fatto sociale – “noi dobbiamo fare questo fatto sociale” – e non come un vero sacramento, che richiede una preparazione lunga, lunga”. (DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CORSO SUL PROCESSO MATRIMONIALE, Sala Clementina, Sabato 25 febbraio 2017).

“Lunga, lunga”: ora ditemi voi, cari amici di Vino Nuovo, cosa devo suggerire al mio Parroco. Di sostituire me e mia moglie? Già fatto, con scarso esito. Di non fare i corsi perché il matrimonio comunque è dono, e quindi ci pensa direttamente lo Spirito Santo senza nessun bisogno delle nostre testimonianze necessariamente imperfette quando non disastrose? Quel che è certo è che non posso suggerire al mio Vescovo di non farli, o di farli più brevi, per non disturbare, perché, sembra, il suo parere è esattamente all’opposto, come sopra si legge. Torno al (leninistico) ‘Che fare’? Mettercela tutta e affidarsi alla misericordia di Dio per i nostri errori e le nostre mancanze? Questo è quello che già ci sforziamo di fare; sarà lecito aggiungere che il fatto di essere catechisti, di essere sposati nella Chiesa, di non avere convissuto prima della celebrazione del matrimonio, se è vero (lo è, lo è) che non certifica alcuna nostra “superiorità” rispetto ad altre situazioni, non certifica nemmeno una nostra inferiorità presunta? È lecito ricordarlo questo o è l’ennesimo atto di ipocrisia burocratica e clericale?
Mi scuso pr la lunghezza. Sarò grato a quanti vorranno esprimersi.



22/01/2018 10:27 Marco Zanini
Condivido i dubbi di Tomasich e di Marco N., e mi spiace che il Papa e padre Spadaro ci prendano per gonzi. Dato però che Papa Francesco sa come giocare con l'opinione pubblica e con la comunicazione, specialmente quella diretta ai meno preparati, temo che anche questo gesto abbia lo scopo di "laicizzzare" e annacquare il matrimonio, riducendone il tasso di sacramentalità e sacralità e alzandone quello di sentimentalismo e di precarietà.
In ogni modo, prendiamo atto che dopo il "magistero aeronautico" adesso abbiamo anche la "sacramentalizzazione aeronautica". Ad majora...
Marco Zanini



21/01/2018 11:26 PietroB
Un modo x far risaltare il matrimonio cristiano..quanta eco nei cuori di tante persone? Scrivere su righe storte.. scrivere.. il resto, il perfezionismo è solo fuffa di cui nn resterà traccia💓


20/01/2018 23:00 Celano Tommaso
A nessuno si negano cinque minuti di notorietà, dai. Ci sono quelli che si sposano in mongolfiera e quelli che si sposano a Las Vegas o in un sottomarino. Fa un sacco fico, è chic e ne parla la gente. Chi è il Papa per giudicare?


20/01/2018 17:26 Marco N.
Condivido l'osservazione di Andrea Tomasich, e osservo che sul web è reperibile un'intervista (in spagnolo) di un mese fa in cui i due colombi annunciano al mondo la loro emozione nel sapere che viaggeranno col Papa, e affermano (sempre al mondo... magari il Papa non legge tutto, ma i suoi consiglieri, ad esempio padre Spadaro, parecchio...) che sarebbe fantastico che il Papa li unisse in matrimonio proprio nell'aereo che è (cito letteralmente) "la nostra seconda casa". Ripeto: lo auspicano pubblicamente un mese prima (qui l'articolo: http://www.emol.com/noticias/Nacional/2017/12/19/888055/Con-emocion-y-nerviosismo-Tripulacion-del-avion-que-trasladara-al-Papa-en-Chile-cuentan-como-recibieron-la-noticia.html )
Questo matrimonio in volo pare non avere proprio niente di dono a sorpresa. Molto di spettacolare sì, a partire dall'intervista rilasciata dai due non ingenui sposini.



20/01/2018 13:52 Tomasich Andrea
Ave Maria, volevo sapere... perchè se questo matrimonio era totalmente a sorpresa ci sono foto sul web (e articoli datati... sull'argomento) che ritraggono i due sposi con il cofanetto degli anelli in mano?
Andrea



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Gabriele Cossovich

Nato a Milano nel 1985, sposato, ho studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Lavoro come educatore e insegnante e curo percorsi formativi per educatori e catechisti. Ho un blog in cui raccolgo i miei pensieri: laterracomeilmare.com

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