Gli occhi e “i balconi dell’anima” al tempo del coronavirus
di Isabella Piro | 26 marzo 2020
Chi l’avrebbe mai detto che le mascherine sarebbero diventate una sorta di “macchina della verità”? Sì, perché nascondono i volti, ma rivelano attraverso gli occhi i sentimenti.

Quanto sono belli gli occhi delle persone? Me ne sto accorgendo in questi giorni schiacciati dal “coronavirus”. Giorni in cui le mascherine ci coprono il volto, ma lasciano scoperti gli occhi. E mi sembra che, dopo tanto tempo, siamo tornati a guardarci davvero, a ricambiarci lo sguardo l’uno con l’altro. Senza il resto del volto a distrarci, le emozioni passano tutte da lì, da quelle “finestre dell’anima” – come dicono i poeti – che ora fanno trasparire più che mai ciò che proviamo e sentiamo.

Lo sguardo è diventato centrale nelle nostre vite: se l’altro sorride, lo intuiamo dagli occhi che si rimpiccioliscono, dalle piccole rughe che si formano ai lati delle palpebre, perché la bocca non la vediamo. E se un sorriso non arriva agli occhi, allora forse è un sorriso falso. Chi l’avrebbe mai detto che le mascherine sarebbero diventate una sorta di “macchina della verità”? Sì, perché nascondono i volti, ma rivelano i sentimenti.

Mi viene in mente quello che ha detto, tante volte, Papa Francesco sull’importanza di guardare l’altro: ad esempio, quando facciamo l’elemosina, guardiamo negli occhi chi ha bisogno? O buttiamo lì una moneta e scappiamo via? Quale dei due gesti è il più importante? “Non è l’apparenza che conta, ma la capacità di fermarsi per guardare in faccia la persona che chiede aiuto. Ognuno di noi può domandarsi: “Io sono capace di fermarmi e guardare in faccia, guardare negli occhi, la persona che mi sta chiedendo aiuto? Sono capace?”. Non dobbiamo identificare, quindi, l’elemosina con la semplice moneta offerta in fretta, senza guardare la persona e senza fermarsi a parlare per capire di cosa abbia veramente bisogno”. (Udienza generale 9 aprile 2016)

Oltre che un valore “attivo”, per Papa Francesco lo sguardo ha anche un valore “passivo”: in diverse interviste, ad esempio, ha rivelato che gli capita di addormentarsi mentre è in preghiera davanti al Tabernacolo. Ma questo – ha spiegato Bergoglio – non è sbagliato: “Alla radice del dialogo con Dio c’è un dialogo silenzioso, come l’incrocio di sguardi tra due persone che si amano: l’uomo e Dio incrociano gli sguardi, e questa è preghiera. Guardare Dio e lasciarsi guardare da Dio: questo è pregare. “Ma, padre, io non dico parole…”. Guarda Dio e lasciati guardare da Lui: è una preghiera, una bella preghiera!” (Udienza generale 13 febbraio 2019)

E poi mi vengono in mente loro, i balconi: in questo periodo di quarantena forzata, quanto sono diventati importanti i balconi, che ci permettono non solo di uscire “da fermi”, ma anche e soprattutto di “fare rete”, di “essere comunità” pur se a distanza, nel pieno rispetto delle regole sanitarie?

Una vera e propria rivoluzione, almeno per le grandi città! A Roma, ad esempio, i balconi non sono quasi mai punti di scambio: spesso, si limitano ad essere un prolungamento della casa, magari nascosti da tendoni pronti a custodire la vita privata delle famiglie. Ora, invece, i balconi sono diventati le nuove piazze in cui incontrarsi e sentirsi uniti, anche se distanti. Si canta, si parla, ci si guarda da un balcone all’altro, alla ricerca di quel contatto umano che la pandemia da “Covid-19” ci impedisce nella quotidianità.

Non a caso i flash-mob nati sui social network, quelli che portano tutti a cantare, ogni giorno alle 18.00, una canzone pop della tradizione italiana, sono stati pensati proprio per i balconi, per quei luoghi da cui è possibile guardare il mondo e sentirsene, in qualche modo, parte. Insomma: è come se i balconi fossero diventati gli occhi delle nostre case, grazie ai quali possiamo relazionarci e sentirci ancora umani.

26/03/2020 22:09 Lorenzo Pisani
Nel mio ultimo post "Querida Molfetta" parlavo anche vicinato. Ne parlavo mentre con la memoria riandavo ai giorni della mia infanzia, un mondo che non c'è più.
Forse è un fatto generazionale: ho rapporti cordiali con tutte le persone che vivono sul mio condominio, ma non vado oltre. Per la generazione che mi precede non è così: per i miei genitori il volti di chi vive sull'isolato di fronte solo volti familiari: volti delle persone che si incontra(va)no al mattino, facendo la spesa; volti di chi trascorre in casa, appunto sul balcone, le serate estive.
Poi è arrivato il coronavirus e, con la clausura, l'appuntamento sul balcone di cui si parla nell'articolo.
Le serate sono ancora fresche, per star fuori e non beccarsi un accidente serve un giaccone.
Però quella musica è preziosa.
L'intermezzo musicale serve a mia figlia piccola, che pretende la mia presenza, un'imitazione goffa di ballo.
L'appuntamento musicale serve a qualche anziano che apre la finestra e prende parte a un pezzettino di vita oltre quella raccontata dalla TV. Forse qualcuno si commuove pure.
Certo col trascorrere delle giornate la sento un po' di stanchezza: le cose da fare, questa benedetta didattica a distanza, aumentano giorno dopo giorno. Quanto andrà avanti la clausura? ma, soprattutto, quando potremo dire di averla scansata?
Ma si deve tener duro.
Giro lo sguardo dal balcone, cerco di memorizzare i volti. La piccola si sbraccia per salutare tutti.
E magari, alla fine di questa storia, la si incontrerà di persona la famiglia che ogni pomeriggio ci offre la musica delle 18. Sono a due balconi di distanza.



26/03/2020 09:00 BUTTIGLIONE PIETRO
Ma anche le mascherine possono essere segno di chiusura gretta nazionalista con i blocchi vari ma anche di socialità:
In un paese di BG e a Camaiore alcune donne si sono messe insieme e ..mascherine gratis x tutti! Poi era bello vederle ieri sltre donne in fila davanti alla Coop.. se le erano fatte DA SOLE e si capiva xchè erano tutte diverse! Anche di colore...



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Isabella Piro
Nata a Roma nel 1973, laureata in Lettere classiche, giornalista professionista per Radio Vaticana-VaticanNews. Scrive per passione, legge per cultura, ascolta per curiosità, parla (poco) per educazione. Una volta l’anno, si concede un viaggio in terre sconosciute. Una persona seria, insomma. O forse noiosa, se non fosse per i concerti di musica pop: quando si trova sottopalco, infatti, non c’è serietà, noia o servizio d’ordine che riesca a contenerla! Siete avvisati. 
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