Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società.  È caporedattore del quindicinale Il Regno per la sezione Attualità e direttore del mensile I Martedì; insegna Giornalismo religioso al Master “Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale” dell’Università Cattolica di Milano e partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all’interno dell’UCSI. Nel 2010 ha pubblicato presso le EDB di Bologna la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo .

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PRESO IN RETE
La «Civiltà cattolica» di Spadaro
di Guido Mocellin | 25 settembre 2011
Nell'intervista rilasciata ad «Avvenire» dal nuovo direttore della più famosa rivista dei gesuiti uno sguardo in avanti più interessante delle dietrologie

È il viaggio di Benedetto XVI in Germania, comprensibilmente, a fare il «pieno» di titoli sui quotidiani italiani questa settimana: ne ho contati 59 (più 17 di Avvenire), senza contare quelli di sabato e di oggi. Il «viaggio del papa» funziona sempre, e rispetto a questo papa pare particolarmente efficace, dal punto di vista dei media, lo schema narrativo che lo dipinge «in difficoltà» alla partenza e «vincitore» (se non proprio «trionfatore»: i «trionfi» si addicevano di più a Giovanni Paolo II) al ritorno.

Ma non sono molti di meno i titoli che, complessivamente, intrecciano il cattolicesimo in Italia alla crisi economica, sociale e politica che ci attanaglia: 50, con una varietà di modulazioni che abbraccia i presunti privilegi fiscali della Chiesa e la questione morale, le posizioni presenti (e la collocazione futura) dei politici «cattolici» e quelle, esplicite, implicite o attese, dei vertici ecclesiastici (lunedì si apre, con la prolusione del card. Bagnasco, il Consiglio permanente della CEI).

Molti commentatori si sono misurati, nel consenso o nel dissenso, con un intervento assai fermo di Barbara Spinelli su La Repubblica del 21 settembre, che invocava una censura esplicita della Chiesa verso il premier Berlusconi. Ma avrebbe meritato più ascolto anche un nuovo intervento di mons. Bruno Forte (ho già segnalato, nell'ultimo «Preso in rete», il precedente, apparso domenica 4 settembre) su Il Sole 24 Ore del 18 settembre, dal titolo stavolta eloquente: «La questione morale: uomini nuovi e più coraggio».

Dei restanti 92 titoli (il totale è stato di 199) e 44 temi (in totale sono stati 46), ben 21 titoli (una quantità che nelle settimane normali è sufficiente a collocare l'argomento in testa alla classifica) se li è presi la liquefazione del sangue di San Gennaro, con un botta e risposta (un po' secca la botta, più argomentata la risposta) tra Massimo Gramellini (La Stampa del 20 settembre) e Vittorio Messori (Corriere della Sera del giorno dopo).

Un botta e risposta cui ben si attaglia una delle affermazioni fatte da padre Spadaro nell'intervista che ha rilasciato ad Alessandro Zaccuri su Avvenire del 22 settembre: «Per quanto pessimistica possa essere la lettura della realtà che ci circonda, bisogna evitare di dare risposte che prescindano dalle domande».

Padre Antonio Spadaro è il gesuita che dal primo quaderno di ottobre firmerà come direttore responsabile La Civiltà cattolica. Ha 45 anni e sostituisce padre Gianpaolo Salvini, che ne ha 75 e che ha guidato con straordinaria finezza e mirabile equilibrio la più famosa rivista della Compagnia di Gesù dal 1985. Testate di opposta - ma parimenti intensa - passione ecclesiale, in genere bene informate (intendo www.chiesa e Adista), si sono esercitate sulle motivazioni «politico-ecclesiali» dell'avvicendamento; ma per chi, come noi, ha a cuore lo sviluppo positivo del rapporto tra Chiesa cattolica e opinione pubblica ed è interessato a capire se e quanto il web da un lato, le riviste «tradizionali» dall'altro, saranno di aiuto su questa strada, io credo sia più interessante guardare avanti: ascoltare padre Spadaro (per chi ancora non lo conoscesse: ma sui sentieri che incrociano il web, la cultura e la fede è difficile non averlo incontrato) e cercare di intuire come sarà la «sua» Civiltà cattolica.

In particolare laddove lo si ode consapevole della tradizione cui appartiene: «L'innovazione - spiega - appartiene fin dalle origini alla storia e alla tradizione della Civiltà cattolica, che nacque nel 1850, quando l'Italia non era ancora unita, ma scelse di esprimersi in italiano anziché in latino, come nell'uso dell'epoca per le pubblicazioni di questo tipo. Lo stesso strumento della rivista, poi, era un fatto inconsueto per gli ambienti cattolici: le riviste erano appannaggio dei liberali, degli anarchici...».

E pronto a reinterpretarla: quando spiega che «l'intelligenza della fede al tempo della rete» significa «mettersi in dialogo con l'umanità di oggi (un'umanità che è ancora capace di impegno, di coraggio)», ovvero «sforzarsi di decifrare la tensione spirituale che sta all'origine di tanti interrogativi, magari disordinati, di cui il web si fa collettore». E conclude, a proposito del futuro «concetto di rivista», che «senza rinunciare alla carta stampata, occorre inserirsi in una pratica di condivisione, secondo lo stile di prossimità e amicizia caratteristico dei social network. Sì, sono convinto che questo processo toccherà anche La Civiltà cattolica, ma con tempi lunghi e nelle modalità che verranno stabilite dall'intero collegio degli scrittori».

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