Questione di vita o di morte
di Elena Marcolini | 15 novembre 2019
Nello scorrere delle nostre giornate, di fronte a tante situazioni e persone, mi chiedo cosa realmente diventa una questione che riguarda la vita o la morte, il nascere o il morire.

Cosa nella nostra vita è veramente "questione di vita o di morte?"
Talvolta lo diciamo per sottolineare qualcosa che per noi ha estrema importanza... ma in una società dove tutto rischia di essere appiattito a un livello superficiale, dove tutto ha più o meno la stesso valore, questa frase può essere usata a sproposito...

Mi interrogano alcune situazioni incontrate e frasi ascoltate nelle mie giornate.
Alla mattina mi ritrovo a scuola con un paio di bambini che, alla mia domanda del lunedì "cosa hai fatto di bello nel week end?" mi rispondono "ho giocato alla play tutto il giorno ... senza la play muoio!".
Al pomeriggio incontro una giovane ragazza malata di una grave e invalidante patologia degenerativa, che mi dice che ogni mattina cerca di ritardare il momento del risveglio per non dover aprire gli occhi, rendersi conto che è ancora viva e dover così affrontare un'altra giornata...
Prima di cena ricevo una telefonata di una signore avanti negli anni, solo, i cui rapporti con la figlia si sono troncati più di vent'anni fa, che si domanda quando finalmente chiuderà gli occhi, "tanto che senso ha soffrire così... questo mese poi devo stare attento alla spesa altrimenti arrivo alla fine senza pensione".
Mi ritorna nel cuore la domanda: "Questione di vita o di morte?"

Cosa davvero conta nella nostra esistenza, cosa dà senso alla nostra Vita qui, cosa ci sembra già Morte qui sulla terra?
In un paragrafo intitolato La nostra dialettica. La vita e la morte tratto da Noi delle Strade di Madeleine Delbrêl si legge così:
Allo stesso modo di ogni uomo ragionevole, il cristiano vede la sua vita dalla nascita alla morte, come un divenire continuo accompagnato da una distruzione continua. Ma il cristiano crede che in questo e per questo divenire si compie la germinazione, lo sviluppo dell'uomo immortale che c'è in lui, ma che in lui si fa ogni giorno e che resterà quale sarà diventato, nell'eternità, per l'eternità. Quest'uomo immortale si fa in ciascuno attraverso le sue scelte. È quel che l'uomo sceglie che fissa l'uomo immortale nel pieno vigore o nella peggiore miseria. Nell'ora della sua morte l'uomo è diventato quello che vivrà con Dio per sempre o quello che esisterà lontano da Dio per sempre.
Mi rivedo allora gli occhi luccicanti di una donna che, dopo tanti anni di solitudine diventata ormai rassegnazione, incontra un uomo che la rispetta, la fa sentire bella e "giusta", che "va bene così"... e che mi dice "ora mi sembra di rinascere".
Oppure quel nonnino che per non rendere troppo difficile la sua gestione e il suo accudimento, per non "pesare sui figli che han già la loro famiglia", chiede di andare a finire i suoi anni di vita in una casa di cura per anziani. E, quando gli si chiede se gli manca la sua casa, nega, anche se gli occhi tradiscono un sentimento taciuto per amore...

Allora la mia domanda cambia e diventa: ci rendiamo davvero conto di ciò che ci rende vivi o ci fa morire? Perché ciò riguarda l'"ora" e il "per sempre".
Me lo domando io per prima... e mi chiedo se sto ponendo come questione di vita o di morte la carità, l'aiuto al prossimo, il consegnare a un bambino qualcosa di più vivo della sola realtà virtuale, il guardare negli occhi chi mi ha ferito, il riconoscere i propri errori, l'accettare quella sofferenza fisica o quel dolore che non mi sembra abbiano un senso in sé... e che nemmeno potrebbero averlo, essendo stati noi creati da un Padre buono...
Forse il senso vero sta nell'avere un Dio che ci sta accanto anche lì e ci dà la Sua forza...

 

15/11/2019 18:01 Paola
Vivere è fatto di relazioni.

Sì, Pietro, è vero, ne sono convinta! !



15/11/2019 17:56 BUTTIGLIONE PIETRO
Paola! Se mi permetti un suggerimento:
Esci fuori di te stessa, incontro al mondo Persone & Natura. Vivere è fatto di relazioni.



15/11/2019 11:12 Paola
Si muore quando non scorgiamo il senso della nostra vita. Così si spera addirittura di non svegliarsi, perché quella che chiamiamo vita assomiglia più al suo opposto, oppure cerchiamo di non pensare, perché il pensiero vero spaventa, meglio continuare a far finta di niente.
Non so se il senso sia solo sentire Dio vicino, se questo poi non ci rende responsabili, il rischio è che si deleghi, finanche Dio stesso, ad occuparsi della nostra felicità; credo, invece, che il vuoto derivi dal non sentirsi protagonisti nelle nostre vite, di averne paura, e di fare sempre le stesse cose, trasformandole in un non senso ripetitivo, girando come delle trottole, sfinendoci di corse, di impegni, senza in realtà muoverci di un passo.
Perché la vita è movimento, non immobilismo, chi si ferma è perduto, fosse anche nel luogo più accogliente che si possa immaginare in questo mondo, secondo me, e lo scopo è tenere vivo il pensiero, per apprendere ogni giorno, dalle piccole cose, dalle difficoltà e dalle gioie... è una disposizione d'animo che parla di fiducia, in definitiva di Fede, fede che Dio sia con me e mi aiuti, certo, ma non a sbarcare il lunario, ma a ri-trovare la gioia perduta, e a smettere di aver paura, che è davvero il contrario dell'amore, che invece richiede coraggio, azione di cuore, per se stessi e per gli altri, per finirla una buona volta di separare, che anche questo genera solitudine e sgomento, vedendo tutto, addirittura la vita stessa, come un nemico da combattere ..



15/11/2019 11:06 Francesca Vittoria
Questione di vita e,o di morte. Condivido : che l'uomo immortale nasce, cresce diventa tale attraverso scelte che mirano a perpetuare la vita, a creare l'uomo immortale, sono quelle che il Vangelo ci né da orientamento, suggerisce. Quelle situazioni che anche ci obbligano, anche molto spesso nella vita di tutti i giorni, Corrispondono a sentimenti, desideri, di un bene che interessa perseguire, ma che cammin andando perde si rivela molto meno essere quello immaginato, più tardi non porta a nulla,a una fine/morte per tante motivi ,credevamo fosse un bene.Se si sceglie il credere nella Parola, questa che indica l'amore come dono, si rivela anche per non facile, il sacrificare qualcosa, o anche molto, perché voler bene è diverso che l'amore propagandato come luminoso soddisfacimento di desideri, il quale e anche per sua natura egoistico e quindi ha la sua fine. Molti sono i riferimenti oltre quelli accennati nell'articolo, per esempio una città satura di smog, altamente nocivo alla salute dei suoi abitanti,discende da scelte a quanto richiede rinunciare ai motori che bruciano gas, questo estratto oltremisura per un fiorente ed esigente mercato a far funzionale ogni idea di opere/macchine create dall'uomo, forse anche queste hanno intaccato l'aria che dovrebbe essere salubre alla vita e salute del cittadino.Si è a tal punto verificato un grande dilemma,"vita -o morte" di persone,di cittadini,malattie difficili a guarire, per il bene "lavoro"..Ma la vita è il più prezioso, ha senso lavorare per morire? Sembra meglio cambiare luogo e lavoro, certo comporta magari rinunciare, a me sembra che riabitare quei luoghi rimasti disabitati, che linea verde ci segnala, possa essere una buona scelta ma.......bisogna volerlo. Essere disposti per un certo bene a rinuncia, tutto dipende da scelte. Anche avere cura dell'anziano, o malato, o disabile richiede sacrificio donare cure,attenzioni, economici sforzi, ma l'amore sembra non conoscere fondo, si fa fronte con quello spirito che pur si riceve inesauribile da Chi ne è sorgente, perché non solo il donatore ma la società tutta ne viene a beneficiare. Sono del parere che l'amore cristiano sia fabbricatore di ogni altro a tutto beneficio che si irradia su molti. Se Venezia rinunciasse da subito ai pachiderma di navi, ne trarrebbe meno pericolo, il suo commercio comunque esisterebbe in altro modo i cittadini creerebbero nuove sorgenti per vivere e far vivere quel gioiello costruito da un passato povero ma geniale nell'arte, nelle scienze, che tanto l'ha resa grande nel passato e che oggi ancora da questo potrebbe trarre motivo di vivere, anziché là guardare al degrado quasi impotenti, per incuria, per uno sfruttamento quale è l'eccesso di turismo un peso rispetto alla sua fragilità. Vita o Morte qui proprio si confrontano è tutto dipende da scelte, da amore dei suoi abitanti per lei Venezia


15/11/2019 08:30 BUTTIGLIONE PIETRO
Premesso che io cerco risposte di senso x tutti, anche x chi non crede, lascerei stare la morte, ormai "fuori" da qs mondo ( come dio ) e mi limiterei a utile/inutile.
Come Dio guarda cosa ha fatto e si dice " Cosa bbuona!" E gioisce della Terra anche se ha vulcani, maremoti e bestie feroci..💖 così la domanda/invito dovrebbe essere:
Abbiamo fatto cosa bbuona? Cosa utile? O abbiamo solo consumato tempospazioenergia??
Anche se il probl insuperabile sotto-stante resta...
Ma c'è ancora qualcuno che si pone domande????????????



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Elena Marcolini

Elena Marcolini, classe 1983, psicologa, psicoterapeuta e insegnante di sostegno, cerca di mettere se stessa e il proprio percorso a servizio delle persone che incontra, "dentro e fuori" la Chiesa, per condividere ferite, fatiche ma anche ricchezze e aprire insieme possibili percorsi di speranza.

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