Nella musica pop
Il sogno eretico di Simeone
di Sergio Ventura | 31 dicembre 2017
Con Caparezza alla scoperta di che cosa al Tempio deve aver colpito il cuore di «un uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele»

Simeone

Rembrandt, Il canto di lode di Simeone, 1669 

 

Ogni volta che ascolto questo brano evangelico penso a due pietre in movimento, dal movente differente - l'uno necessario, l'altro casuale, che riescono però a sfiorarsi quel tanto che basta per far scoccare una scintilla divina.

Sulla via (sacrificale) della Legge - quella di Dio, Maria e Giuseppe conducevano "il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore" (Lc 2,22). Perché "- ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore! -", ma anche "per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi" a causa "della loro purificazione rituale" (Lc 2,23-24). Lato oscuro, quest'ultimo, della Legge di Dio, di Mosè o di chi per loro? In ogni caso, da sempre, il sacerdote legalize the premier - non un nazareno, eventualmente...al Nazareno.

Sulla via (de-siderante) dello Spirito, "a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele" (Lc 2,25). Fedele al principio del nessun dorma, era uno che probabilmente ripeteva nella propria testa, quasi sconsolato, senza darsi pace: - Ci sono cose che non capisco e a cui nessuno dà la minima importanza -. Uno che, ad ogni domanda da lui posta, chissà quante volte si sarà sentito rispondere con frasi di circostanza, tipo: - Tu ti fai troppi problemi, Simeone, tu ti fai troppi problemi, Simeone, tu ti fai troppi problemi, Simeone, non te ne fare più! -. De-ciditi! Taglia la testa al toro! Sacrifica!

Ma "lo Spirito Santo era su di lui" e - in uno dei sogni avuti da sveglio - "gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore" (Lc 2,26). Per questo, di fronte agli arrivisti del tempo - re e presunti messia, avrà sempre ripetuto a se stesso: - Chi se ne frega della musica prodotta dall'eterno motivo del tutti dormano. Non siete Stato...voi! -.

Fin quando Spirito, legge e Legge s'incontrarono, s'incrociarono e si abbracciarono: "mosso dallo Spirito, [Simeone] si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola» (LC 2,27-29) - non come chi vuol essere lasciato in pace - «perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,30-32). Cammino di popoli, dunque, popolo dove più nessun dorma. E non più la marchetta di popolino dove, invece, si opera in modo che tutti dormano...

"Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui" (Lc 2,33): la Legge si stupisce sempre di fronte ai desideri profondi, alle profondità desideranti dello Spirito. Ma "Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35).

 

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Sì, Gesù è stato il sogno eretico di Simeone, il ritorno in lui della verità del desiderio di salvezza e di redenzione rimossa e alienata dal popolino - e poi bruciata e incenerita nei corpi di Giovanna d'Arco, Savonarola e Giordano Bruno - al grido non sono Stato...io! Detta in modo un po' brutale - ma non tanto diversamente dal linguaggio profetico-messianico della "spada affilata" (Ez 21,14; Is 49,2; Eb 4,12; Ap 1,16), Gesù verrà vissuto e interpretato nei "pensieri" di quei "molti cuori" come il dito medio di Galileo: galileo come quel galileo messo in croce prima di te...

"C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere" (Lc 2,36-37). Nonostante ciò, ella non aveva bisogno - diversamente da certe lagne e piagnistei - di una messa in moto da parte di Dio. Perché, "sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (Lc 2,38) piuttosto che la fine di Gaia annunciata dai rettiliani o dai maya dell'epoca...

Dunque, solo grazie all'incontro tra Legge e Spirito, limite e desiderio, i luoghi d'origine - soprattutto se periferici, marginali - possono garantire al bambino, ad ogni creatura, di crescere e fortificarsi "pieno di sapienza" e con "la grazia di Dio" (Lc 2,39-40).

Nello stesso periodo di tempo, però, da Gerusalemme, ridotta in questo stato, se ne andranno in molti, malinconicamente, a cercare la salvezza altrove da dove un giorno era passata e non l'avevano colta. Da qua se ne vanno tutti presso quel fiume che battezzò colui nel cui nome 'fuimposto' in posti bui. Goodbye malinconia, goodbye Gerusalemme...

 

 

 

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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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