L'intervista multipla
Indifferenza e conformismo
di Sergio Ventura | 15 luglio 2017
Alcuni adulti pensano che certi giovani siano passivi, indifferenti, talmente sfiduciati e scoraggiati da non desiderare, sognare, progettare più: che ne pensi?

mancini

Elena Mancini, 2017

 

L'incontro sul tema del desiderio - con Marta, Michelangelo (Franchini), Giulio (Bianco), Daniele (De Prosperis), Francesco, Simone ed Alessandra (giunta in ritardo mentre Andrea andava via) - si era in realtà prolungato oltremodo, grazie all'intervento di alcuni adulti seduti accanto alla nostra tavola ed incuriositi dalla discussione in corso. Riportiamo di seguito la seconda parte della serata...

SERGIO VENTURA: «Alcuni adulti pensano che certi giovani siano passivi, indifferenti, talmente sfiduciati e scoraggiati da non desiderare, sognare, progettare più: che ne pensi?»

MARTA: «Sono d'accordo. A molti di noi, in effetti, viene data la possibilità di smettere di impegnarsi, perché tanto - si dice - non serve sforzarsi più di tanto. Ma il più delle volte questo accade finché non si è 'sudato' sui libri, magari in preparazione di un concorso pubblico, o non ci si è 'scomodati' per andare contro la maggioranza, lottando per un ideale o semplicemente dicendo la propria. Personalmente, i motivi principali della mia 'rabbia' sono la corruzione e le raccomandazioni che segnano il nostro Paese. Questo per me è piuttosto deprimente, perché sta scoraggiando molti di noi, sporcando e dissacrando diversi ambiti, mentre contribuisce a fuorviare la mentalità di altri giovani, che affrontano la vita aspettandosi troppo, ma dando troppo poco. Comunque i sogni non ci mancano. I desideri sono talmente tanti che non si contano. Certo, spesso sono difficili da raggiungere... ma fa parte del gioco! C'è tutto un mondo di giovani che si impegna nel lavorare giorno dopo giorno sui propri desideri e progetti, spesso riuscendo nell'intento».

Concorda SIMONE: «Mi sembra che quanto domandato non sia più il caso per molti di noi. Quello che forse manca è la partecipazione a certe forme d'azione tradizionali, prima di tutto (purtroppo) il voto. Penso che si debba riconoscere a molti giovani il fatto che decidano di agire, anche se con metodologie alternative rispetto alle generazioni precedenti».

Anzi, 'affonda' FRANCESCO: «Penso che siano più gli adulti ad aver smesso di sognare». D'altronde, afferma DANIELE: «Tra generazioni, tra 'padre' e 'figlio', c'è sempre un necessario scarto di vedute, una forte incomunicabilità,  una reciproca accusa di colpe. È proprio questo scarto che fa andare avanti la storia». Mentre, secondo ALESSANDRA, «è inutile indagare di chi sia la colpa per poi accusare una generazione o l'altra». In ogni caso, ricorda GIULIO: «E' difficile non essere apatici quando vieni relegato come minoranza in un modello vecchio, sotto l'imposizione di perpetuarlo senza possibilità di cambiarlo, oltretutto peggiorando le tue aspettative di vita. Non è mai accaduto nella storia che i giovani fossero la minoranza. Questo non permette il cambio di mentalità necessario, forse anche sbagliato, ma necessario per crescere. Anche per questo osserviamo il ritorno di ideologie conservatrici credute sepolte, anche all'interno della fede in cui il fideismo arriva con l'ascia a demolire secoli di sforzi importantissimi e commoventi tesi ad avvicinare fede e ragione...».

Provocatoria la prospettiva di MICHELANGELO: «Io non sarei tanto contrario all'indifferenza quando sia intesa come distacco e 'disimpegno' e non come sterilità intellettuale. Essa potrebbe diventare addirittura un'arma, ben più potente di qualunque manifestazione o corteo o protesta - anche violenta (che è quasi sempre perdente, anche quando vince). Se solo i rivoluzionari la smettessero col falso mito dell'impegno, del cittadino, del civico, del sociale, potrebbero ottenere qualcosa, invece di inneggiare alle catene che pretendono di voler strappare».

SERGIO VENTURA: «Cosa può significare per voi 'ridestare' il desiderio, lo slancio, il coraggio?»

FRANCESCO: «Credo che tutti noi saremmo sollevati e spronati dal vedere una più netta legittimazione delle differenze (politiche, economiche, culturali, individuali, lavorative), sia a livello giuridico che etico. Il nostro mondo offre già molte strade diverse, questo è vero, ma di certo non si preoccupa di rendere queste strade percorribili, né della destinazione di queste».

Concorda ALESSANDRA: «Sì, l'unico atteggiamento possibile da parte degli adulti, se davvero c'è la volontà di risolvere il problema, è quello di rimboccarsi le maniche e mettersi al servizio dei giovani, per aiutarli a risollevare il presente e progettare il futuro. Ascoltarli, farli sentire compresi e stimati, coinvolgerli in opportunità concrete per rendersi utili, per mettersi alla prova, per scoprire il proprio valore e la propria vocazione. Vuol dire far vedere con la propria vita che esiste un'alternativa alla passività e indicare un sogno, un ideale, qualcosa per cui valga la pena vivere».

Precisa MARTA: «E' necessario dare tutti gli strumenti necessari per provare a ridestarli con le nostre forze: dovrebbero essere stanziati più fondi per la ricerca, per le borse di studio, per i viaggi e gli scambi culturali, per i corsi di lingua, soprattutto per stipendiare i giovani senza costringerli ad una 'gratuità' immeritata che non è altro che sfruttamento sottopagato (e scoraggia facendo crescere tanta rabbia). E poi più lezioni frontali su argomenti di attualità, a prescindere dalla facoltà che si studia. Più informazione, ma informazione vera. Più modelli: proporre una meta da ammirare alla quale si possa aspirare e che ci spinga all'imitazione, ad una emulatio che non è 'scimmiottamento' o 'crescere nell'ombra' di qualcun altro. È inaccettabile, ad esempio, che in televisione, alla radio ma anche (e soprattutto) in ambienti accademici avvenga (ancora) che si dia la parola ad individui non adeguatamente formati: è umiliante per loro e per noi - e in fondo tutt'altro che stimolante».

Un accento sui mezzi viene messo da SIMONE: «Non penso sia possibile ridestare (ammesso che sia necessario) l'impegno dall'esterno. Quello di cui abbiamo bisogno, e che mi pare in Italia manchi al confronto col Regno Unito, sono dei mezzi per dare slancio a quei giovani che vogliono agire e possono mobilitare i coetanei. Risorse e addestramento fornito da giovani ai giovani mi sembra sia il modello alla base dei successi che la generazione universitaria corrente sta avendo nel Regno Unito».

Concorda GIULIO: «Sì, bisogna dare gli strumenti ai giovani per fare, ma ancor prima è necessario dirgli che la società ha bisogno di loro. Un tempo ciò sarebbe accaduto spontaneamente come risultato dell'energia giovanile, ma in questo contesto culturale e socioeconomico pretendere che i giovani facciano da soli, aggregandosi senza alcuna base ideale condivisa per innovare una società di cui sono la minoranza e che è restia a cambiare, è semplicemente assurdo. Abbiamo bisogno di associazioni di giovani capaci di ripensare e criticare con un dialogo costruttivo le generazioni precedenti. Utopia? Probabilmente, nondimeno di questo noi abbiamo bisogno, e dobbiamo almeno provarci. Bisogna fornire un luogo di incontro riconosciuto e dargli l'importanza che gli spetta, o la mia generazione e quelle più piccole continueranno a essere i figli di Crono».

Critico MICHELANGELO: «Io, invece, sono contrario al desiderio, al mito della realizzazione individuale, che è quasi sempre legato a un traguardo lavorativo. Lo slancio e il coraggio sono stati soppressi dalla necessità di stabilizzarsi inseguendo la catena di montaggio e creando la propria schiavitù. La mia preoccupazione, se ne avessi una di questo tipo, sarebbe semmai ridestare gli individui, scuoterli da quel torbido mare di automatismi, slogan, luoghi comuni, psicanalisi e psicofarmaci in cui sguazzano per tenersi lontani dalla vita».


SERGIO VENTURA: «Papa Francesco afferma a tal proposito che è necessario "smuovere le persone da ciò che le tiene bloccate o dalle comodità in cui si adagiano", dall'eccesso di "preoccupazione per la propria immagine" e dal "conformismo alle mode del momento"...»

Critico è DANIELE: «La nostra società è molto composita, la cura dell'immagine e l'attenzione alle mode del momento per quanto 'mali della società' sono ora parti integranti della società e modalità attraverso cui una fetta consistente della popolazione è riuscita a trovare anche la propria sicurezza economica. Allo stesso modo non si può chiedere alla società di smuoversi dalle comodità che la tengono ferma, qualora queste comodità, guadagnate onestamente, garantiscono quella sicurezza di cui molti hanno bisogno. L'appello del Papa è sacrosanto ma non può e non deve essere rivolta alla società come tale ma solo ad una parte di essa, che è in grado di sopportare le scomodità del 'giocare fuori dalle regole'. Non si può chiamare tutta la società alla mobilitazione generale. Ogni appello ha un suo destinatario preciso e credo che questo appello, che posso anche condividere, si debba rivolgere a determinate categorie, e non a tutti i componenti di una società».

Concorda MICHELANGELO: «Penso che nella domanda vi sia un errore fondamentale, ossia l'assenza di una particella che renda quell'infinito riflessivo. Non si possono smuovere gli altri, bisogna smuovere sé stessi. È l'unica cosa possibile a farsi. Per ora, ciò che smuove le persone da ciò che le tiene bloccate e impedisce ogni altro movimento sono le necessità legate alla sopravvivenza».

Comprensiva si mostra ALESSANDRA: «Ciò che ci frena veramente nella vita sono le nostre paure: di fallire, di non essere all'altezza, di rimanere delusi, di soffrire, di non essere compresi, di restare soli... E spesso la risposta a queste paure è un progetto di vita 'sicuro' e si adeguano il proprio comportamento, lo stile di vita e il pensiero a quello dei più. Così viviamo guidati dalle paure, conformando la nostra unicità e frenando i nostri sogni, quando invece dovremmo puntare in alto e vivere al massimo l'unica vita che abbiamo, spendendoci per qualcosa di grande. Credo che ogni giovane abbia nel cuore questo desiderio, ma spesso abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi che è davvero possibile vivere così».

Concorda FRANCESCO: «Le ossessioni del momento sono di fatto un efficace e meschino 'tappo' alle inquietudini vere e profonde che ci riguardano e bloccano qualsiasi crescita personale interiore, rimandando in continuazione la propria interiorità agli occhi degli altri, in versione sempre più adeguata e ad hoc. Fotografiamo paesaggi cercando di nascondere gli altri turisti, e facciamo la stessa cosa con le nostre vite».

Prudente è SIMONE: «L'antropologo cattolico René Girard ha dimostrato come l'imitazione sia alla base della persona umana: tutt'altro che un fenomeno del ventunesimo secolo! Questo elemento potrebbe essere usato per mobilitare i giovani, ma ha dei rischi intrinsechi che non possiamo sottovalutare (come la mania antivaccini mostra). C'è bisogno di una cultura o spiritualità della protesta, fondata sui valori dell'evangelo di riconoscimento dell'umanità altrui a prescindere dalla condizione morale. Una protesta che considera l'altro un mostro rischia di trasformarsi rapidamente in una caccia alla strega».

Conclude GIULIO: «Papa Francesco dice ancora una volta una cosa importantissima, ma torno a chiedermi come può essere possibile dire a un giovane di ribellarsi all'immagine e al conformismo se poi non gli viene data la possibilità di costruirsi uno spazio che non sia l'individualità autoglorificante. Né si può proporre un modello di fede a sua volta cristallizzato e compiuto, ma in cui non ci si rispecchia più, e tante questioni importanti per le nuove generazioni restano quasi sospese, o respinte in toto. Ad esempio, che risposta da la Chiesa alla nuova sessualità, oltre a riproporre modelli già noti, ma che sono assolutamente insoddisfacenti per i più? Se è vero che la Chiesa e il Cristianesimo non devono piegarsi a compromessi mondani, è altrettanto vero che rifiutare di considerare istanze legittime e avvicinarsi ai giovani sperando che siano essi a sottomettersi, per chissà quale motivo poi, al modello proposto non può che risultare un fallimento clamoroso. Basterebbe avvertire i giovani che la sessualità deve essere il coronamento di un'attrazione sentimentale (o caratteriale o spirituale che dir si voglia) e un impegno reciproco sincero per dare una risposta serena, credo giusta senza essere in alcun modo licenziosa (proprio così mi disse un parroco una volta in fin dei conti). E' davvero così impossibile proporlo? E se viene già fatto, perché non viene percepito?».

 

 

 

19/07/2017 17:28 Rosario Grillo
Molto materiale da prendere in esame! Con sintesi si può scrivere che i giovani odierni non pensano di dover "rivoluzionare" il mondo
per acconciarlo ai loro obiettivi. Sono più pratici, non direi meno idealisti, ma disillusi si.
Giustamente rivendicano gli strumenti per mandare ad effetto gli obiettivi. Perché- sacrosanta verità!- sono esclusi
è poco considerati. Le leve del comando non sono nelle loro mani.
Piuttosto è un mio raccapriccio che il messaggio - vedi Papa Francesco - a lottare contro il conformismo
non li raggiunga.
--



16/07/2017 17:37 Sara
"Meglio farsi da parte": l'ideale sarebbe accostarsi in corsa come al cambio del testimone durante una staffetta. Impari da chi ti ha preceduto e poi vai avanti da solo.


15/07/2017 20:32 Pietro Buttiglione
Panel magnifico e mmmolto rappresentativo della REALTÀ. Si evince che nn esistono RICETTE. Solo creare spazi di impegno: devono essere loro a costruire il mondo nuovo. Solo loro possono trovare modi e vie : tutti quelli delle precedenti generazioni sono incapaci a fronte di tutto che cambia : meglio farsi da parte... quanto delle loro sfiducie dipende proprio dalle ns idee e proposte, in-accettabili?!!


15/07/2017 09:35 Sara
Il prossimo passo e' imparare a intervenire in prima persona e senza interposta persona, essendo 20-30enni non dovrebbero averne bisogno.


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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