Nella letteratura
Il Risorto, o dell'inizio
di Sergio Di Benedetto | 27 marzo 2016
Tre giorni sono ammessi per il pianto. Non di più. Perché come scriveva T.S. Eliot «nella mia fine è il mio principio»

Ogni uomo che nasce potrebbe ripetere le parole con cui Eliot avvia East Coker: «Nel mio principio è la mia fine». Perché, dal momento in cui l'uomo viene alla luce, inizia ad andare incontro alla sua fine. È questa la dura sorte dei viventi: sapere che c'è una fine, e che essa tutti attende.

Ancora Eliot, nel secondo dei Quarto Quartetti, lo ricorda:

Tenebra, tenebra tenebra. Loro
tutti vanno nelle tenebre, nei vuoti
Spazi interstellari, il vuoto
Va nel vuoto, capitani, uomini
D'affari, eminenti letterati, generosi
Patroni delle arti, uomini di stato
E governanti, insigni
Funzionari, presidenti
Di molti comitati, signori
Dell'industria e piccoli
Imprenditori, tutti vanno nelle tenebre, [...]

A questa amara condizione non si sottrasse il Cristo. Morì, e morì di morte violenta. Infamante. Una pietra, che rotola su un sepolcro, rappresenta il sipario che cala sulla vicenda terrena di un Maestro forse un po' folle, forse un po' illuso.

Fine della storia.

Invece.

Invece due uomini «in vesti sfolgoranti» dicono che non esiste pietra che non possa essere spostata.

«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?».

Si cerca ogni giorno ciò che siamo abituati a trovare, quando «Spunta l'alba, e un altro giorno / si prepara a calore e silenzio

Ma un evento sovverte l'abitudine. Può esistere un buio custodito.

Quell'uomo appeso alla croce forse si disse: «Taci e lascia che scenda su di te la tenebra / che sarà la tenebra di Dio». Così si addormentò nella morte, abbandonandosi senza limite nella via della spoliazione, nella certezza che

«La sola saggezza che possiamo sperare di ottenere
è la saggezza dell'umiltà: l'umiltà
è senza confini»

E mentre lui cadeva nel terreno, per portare frutto, i suoi amici perdevano speranza. Solo una, la Madre, forse attendeva. Forse sapeva il valore dell'attendere:

«[... ] la fede e l'amore e la speranza
sono tutti nell'attendere. Attendi
senza pensiero, perché tu non sei pronto
per pensare: così la tenebra
sarà luce, e la quiete la danza.»

La tenebra sarà luce, la morte non sarà la fine. Lo aveva detto Lui, bisognava solo farne memoria: «Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno».

Tre giorni sono ammessi per il pianto. Non di più.

Il Figlio dell'uomo è risorto. Tutto ha dato, tutto è stato salvato in Lui, dando compimento a ciò che diceva. Privato di tutto, tutto ha ottenuto.

«Per possedere ciò che non possedete / dovete andare per la via della privazione

E così, il fatto che sembrava tutto chiudere, tutto in realtà apriva. Tutto iniziava.

Perché:

«Nella mia fine è il mio principio».

C'è un principio che parte dalla fine.

«In my end is my beginning».

Parole che il suo autore volle fossero scolpite sulla lapide che ospita le sue spoglie.

Parole che potremmo scolpire in noi, in questa Pasqua di Resurrezione.

 

28/03/2016 11:25 PietroB
E se il punto di partenza fosse davvero sentirsi servi inutili? Forse si aprirebbe lo scenario che cercano Horgan;
http://blogs.scientificamerican.com/cross-check/can-faith-and-science-coexist/
Leggere anche la risposta di Lennox ls Croce come fondamento del ns vivere...
( non concordo quando sostiene che la possibilità di rappresentare l'Universo in forme razionali sarebbe una dimostrazione della esistenza di Dio ma nn entro ; argomento troppo specifico: interessa a pochi 😜)



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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