Dischiudere il cuore
di Christian Albini | 11 settembre 2014
Divorziati risposati ed Eucaristia: accanto ad Erodiade la Scrittura racconta anche le lacrime della peccatrice e del traditore Pietro...

Con l'approssimarsi del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, si moltiplicano interventi e riflessioni e uno degli argomenti più sentiti è quello dell'esclusione dei divorziati risposati dall'Eucaristia. Credo che si tratti del dibattito più vivace da gran tempo nella chiesa cattolica e questo è in sé positivo. Mi sembra, però, che ci sia un aspetto finora piuttosto trascurato, cioè l'ascolto della Parola di Dio.

Mi spiego: giustamente il punto di partenza sono le parole di Gesù sull'indissolubilità del matrimonio (cfr. Mt 19,9) e si discute della coerenza con esse di un percorso di riammissione al sacramento. D'altra parte, trovo che soffermarsi su di esse per un ragionamento di tipo normativo sia un impoverimento del Vangelo. Se il codice di diritto canonico non sostituisce la Bibbia, è perché abbiamo bisogno anche delle norme, ma c'è qualcosa di più importante.

L'ascolto della Parola è questione di relazione viva con Dio che ci parla, in cui il nostro cuore viene sciolto, sbloccato e rileggiamo con occhi nuovi i nostri dinamismi interiori. Nella Parola scopriamo la novità che può realizzarsi anche nella nostra esistenza. La Bibbia parla a noi, parla di noi; è l'esperienza, nella spiritualità monastica, della meditatio, l'interiorizzazione oltre una lettura intellettuale.

Rispetto al matrimonio, allora, ciò che è più importante non è il peccato, il quale comunque c'è e ferisce le nostre vite. Il peccato c'è da parte di tutti, non solo di chi pone fine al matrimonio. Quel che è più importante è che cosa Dio ci dice sul nostro peccato e qual è la nostra risposta.

Il problema, la radice del peccato di chi rompe l'alleanza matrimoniale come dei tanti peccati che costellano la via a due anche nel matrimonio, è la durezza del cuore, secondo Gesù (cfr. Mt 19,8), la sklerocardìa. Il cuore duro non sa amare, non sa vedere davvero l'altro e rimane anchilosato nell'amore di sé che viene sempre prima di tutto e di tutti. Già qui si vede il limite di un approccio solo normativo: ci sono divorziati che fanno cammini di revisione e conversione del proprio vissuto d'amore, così come situazioni canonicamente in piena regola dove i cuori sono induriti...

Gesù ci dice che siamo sempre figli amati nonostante tutto, ne è un segno il battesimo che richiama quello da lui ricevuto nel Giordano mettendosi in fila proprio con i peccatori e il suo corpo dato anche agli apostoli nonostante le loro colpe. Però, attraverso i suoi occhi facciamo anche verità su di noi e le nostre mancanze di amore, come con la samaritano al pozzo (cfr. Gv 4). Ma noi come rispondiamo?

Le risposte sono diverse, e conducono a esiti diversi. C'è chi irrigidisce ulteriormente il proprio cuore e non vuole ammettere il proprio limite, come Erodìade la quale risponde a Giovanni Battista con l'odio che ne vuole la morte. La negazione dell'amore è quando, in nome della nostra gratificazione, arriviamo a eliminare l'altro che ci ostacola. Eppure, Gesù esorta a non giudicare (cfr. Mt 7,1: il "Chi sono io per giudicare?" di papa Francesco) e lui stesso si astiene dal condannare anche di fronte a una colpa evidente (cfr. Gv 8,11).

L'atteggiamento di Dio è comunque quello dell'abbraccio benedicente al peccatore, come il padre della parabola (cfr. Lc 15,20), prima di una vera conversione e di un cambiamento di condotta. Lo fa anche Gesù andando a mangiare a casa del ladro Zaccheo (cfr. Lc 19,5).

Di fronte a questo amore non ritirato, il quale può risvegliare la nostra capacità di amare, diventano possibili risposte diverse da quelle di Erodìade: le lacrime della peccatrice (cfr. Lc 7,38) e del traditore Pietro (cfr. Lc 22,62). Le lacrime sono un dono. Dicevano i padri del deserto che saper vedere i propri peccati è un miracolo più grande di resuscitare un morto. Può risultare più difficile essere amati che amare, perché l'amore ricevuto ci fa vedere il nostro limite. Se, però, lo accettiamo si apre per noi la possibilità della conversione del nostro cuore e della nostra vita. Ecco perché Zaccheo accoglie Gesù con gioia (cfr. Lc 19,6). Ma non dimentichiamo che il primo passo viene da Gesù che apre al peccatore e dimostra fiducia nella sua capacità di saper amare e crescere nell'amore (cfr. Lc 7,47). Ecco il valore che può avere un gesto di apertura della chiesa nei confronti dei divorziati.

Se ne parlerà sabato 13 settembre, a Bologna, al convegno della Rete dei Viandanti, Separati, divorziati, risposati, con Flavio Dalla Vecchia, Andrea Grillo, Basilio Petrà, Giannino Piana.

19/09/2014 18:28 pietro b.
Filadelfia - Ottobre 2015
Se guardo la presentazione:
http://www.worldmeeting2015.org/about-the-event/catechesis/
non ho dubbi che la linea d o'Malley, Scola & C. dovrebbe essere perdente…
Ecco il briefing:
“Love is our mission, and it is by loving God and one another
that we will be fully alive.”
A me non pare che questo si attui con gli annullamenti a go-go.
pb
PS x Morgan: hai ben inteso quanto ho scritto..



19/09/2014 15:36 morgan
Pietro, non sono affatto certo di aver compreso bene il tuo ragionamento (la logica non è il mio forte), ma la Chiesa ad una convivenza omo dice OK purché senza sesso. Così ad una etero dove uno dei due sia divorziato.
Senza sesso, però, perché queste due forme di unione sono di per sè intrinsicamente disordinate.
Una coppia regolarmente sposata invece, se inciampa sulla sessualità può sistemare tutto con la confessione perché la loro unione è comunque regolare.

O si dà fiducia allo Spirito Santo e si lascia libera la coscienza del singolo o non se ne esce.



19/09/2014 08:35 pietro B.
Pongo umilmente ma razionalmente la seguente riflessione ai cosidetti 'conservatori'.
PREMESSA: se uno dice: non mi interessa, xche' la CC dice cosi'..
( ed io malignamente aggiungo. hai portato il cervello all'ammasso?)
beh, si fermi qui e non prosegua!
------------
Tutti conosciamo la posizione della CC vs. gli omosessuali.
Potete con-vivere, ma senza ONAN.
Prima riflessione: a me pare che da un pdv LOGICO la stessa
posizione valga anche x una coppia etero. O no?
Mi chiedo : come si posiziona la CC vs un ONAN di coppia etero??
confessati e vai con Dio!
Passo successivo ( x chi conosce le equazioni lineari e' un gioco da ragazzi :)
Una coppia etero convive.
Uno dei due e' divorziato.
Perche' non applicare lo stesso identico schema?
Quale logica osta?
Ecco che il tutto si risolve in confessionale, come, sembra,
anche Sara con-viene.
pb

PS. a meno che, ed il dubbio è forte, la CC non volesse fare una
questione di convivenza PROIBITA!! In tal caso applicherei lo stesso
schema ad una coppia convivente non sposata..



18/09/2014 21:36 Sara
"ma maggior attenzione caso x caso: non sopprimere l'umano
x il nomos, la legge." veramente è già così, tante questioni si risolvono solo con il confessore che conosce bene l'animo della persona coinvolta.

Sono invece altre le pressione per "legiferare" la misericordia in modo da farne un diritto del soggetto che si presenta in Chiesa con il si bello stampato nero su bianco.

Per il resto sono d'accordo sul pregare.



18/09/2014 19:51 pietro b.
Slberto!
civile x civile.. non so cosa criticare di quanto hai scritto..
Sviluppo solo un punto:
---------
Ma c’è bisogno di codificare tutto questo, di metterlo in legge formale, in diritto canonico? E non si pensa all’effetto che avrebbe questo su una morale comune già, mi sembra, ampiamente rilassata in questo campo?
---------
Io, se mi capisco :), non invoco codici, nuova morale…
ma maggior attenzione caso x caso: non sopprimere l'umano
x il nomos, la legge..
ed auspico una rifondazione dell'intera etica cattolica
basata sulla Parola, tutta intera, quindi su Cristo:
in una parola: amore cristiano.
Mi piacerebbe un dire che scalda i cuori,
un vedere che apre gli orizzonti..
un sentire che ti skombussola dentro
e ti spinge ad alzarti e .. uscire!
ciao



18/09/2014 18:37 Alberto Hermanin
Il tono civile induce una replica: le corse all’annullamento, è vero, spesso fanno ridere, e capita poi che proprio i più credenti sono quelli che meno vi ricorrono. Per dirla brutalmente io penso che un po’ di ipocrisia sia necessaria per reggere una istituzione terrena: e la Chiesa lo è, altrimenti non avrebbe bisogno di un suo ordinamento giuridico. Il “diritto di Dio” appartiene al suo mistero, e quindi non è “diritto”.

Io non pronuncio anatemi, a dispetto del fatto che anche solo qui di anatemi contro la Chiesa ne leggo parecchi. Quello che mi chiedo è perché mai si debba cedere alle rimostranze di chi pensa di avere appunto “diritto” alla somministrazione dell’Eucaristia. Ma diritto su cosa mai fondato?
E poi, lo confesso: forse perché, come magari (non se ne abbia a male) direbbe Maria, io sono già un po’ protestante – mio padre lo era – ma veramente non capisco questa frenetica spinta al Sacramento. Non evidentemente che non sia importante ma, come scrive uno scrittore cattolico non privo d’ingegno “la bontà divina ha si gran braccia che prende ciò che si rivolge a lei”. A parlare è uno scomunicato, ammesso ugualmente alla gloria di Dio, già nel Medioevo tante volte citato a vanvera.
A me sembra che allora il problema non sia l’accesso all’Eucaristia ma l’accoglienza amorevole - già largamente praticata per esempio vissuto nella mia parrocchia - alle coppie cosiddette irregolari, sposate solo all’anagrafe. Si deve forse pensare che abbiano minori probabilità di salvarsi quando incontreranno il Giudizio di Dio perché non sono “regolarmente” sposati? Ma via, questo non solo non lo pensa il Papa ma non lo pensano neppure i cosiddetti retrivi (e se poi lo pensano, con rispetto parlando, chissenefrega).

Ma c’è bisogno di codificare tutto questo, di metterlo in legge formale, in diritto canonico? E non si pensa all’effetto che avrebbe questo su una morale comune già, mi sembra, ampiamente rilassata in questo campo?
Mah, invidio le certezze di che le ha in questo campo: mentre ancora una volta credo la Chiesa; credo lo Spirito Santo che l’indirizza e le da vita. E sono figlio obbediente di quanto si vorrà disporre: non solo nel caso che mi piaccia, ma anche nel caso contrario. Quanto mi piacerebbe sentirlo dire anche da altri.



18/09/2014 17:27 pietro b.
Vedi, Alberto, nel momento in cui si vede una vera corsa di Scola
e di quei Vescovi USA ad aumentare le cause di annullamento,
nel momento in cui ad una analisi seria buona parte dei matrimoni
cattolici NON ne hanno i requisiti, a me sembra che parlare ancora di
indissolubilita' sia ipocrita e leguleio.
PRECISO: NON voglio assolutamente la possibilita' di risposarsi
DUE volte in Chiesa, quindi anche io sono x la unicità, senza dare
spazio ad annullamenti a gogo( che svilirebbe l'impegno!)..
chiedo solo che se ad es. uno dei due e' abbandonato l'altro
possa rifarsi una vita senza essere scritto sulle porte delle
latterie, come avveniva in URSS ai vecchi tempi.
--------------------
letto ieri da qualche parte…
La CC muore non x rivoluzone, ma SENZA rivoluzione.



18/09/2014 16:38 Alberto Hermanin
"Una indissolubilità che, visto tutto il resto, annullamenti compresi, oramai non ha nessun senso x nessuno"
Si ha, indubitabilmente, il pregio della chiarezza. L'indissolubilità non ha senso: ergo non si pone il problema dell'eucaristia ai divorziati. Tutto è risolto.
Si può poi credere che essa sia o non sia realmente il corpo e il sangue di Gesù, ma anche no. Chiarissimo. Molto cattolico.



18/09/2014 14:48 Yolanda
Scusate se vado un poco fuori , ma non poi troppo, da queste dispute . Tutte comprendono il dogma, le regole, l'essere cristiani e cosa questo significhi, la confessione, l'eucaristia e chi può o non può , chi è dentro o fuori alla chiesa, il culto , il tipo di servizio svolto dalla gerarchia, il ruolo del cristiano , le scelte e la libertà .
Ho letto un bellissimo, a mio avviso, libro di Hans Kung, dal titolo " tornare a Gesù" scorrevolissimo e semplice che va alla radice un po' di tutto quanto. Se il libro di Ricca citato da Beretta pone l'accento sulle diverse modalità e interpretazioni dell'eucaristia nelle varie chiese cristiane e quindi l'utilità o meno dei dogmi ( a proposito attendo la seconda puntata annunciata) , questo pone l'accento su chi è Gesù e su chi è Dio secondo lui e cosa voglia dall'uomo. E questo ha a che fare anche con questo argomento. Sta alla base del credere e dell'agire.



18/09/2014 12:59 Pietro B.
caro Lo,
anni fa ad un 'stage' sulle montagne, con un movimento cattolico, dei migliori, mi ritrovai a discorrere con un bel gruppo di ragazzi e ragazze.
Io sostenevo la tesi ' da qui si entra x non uscire piu'"
e citavo il caso: SE tua moglie ha un ictus che fai??
loro erano assolutamente convinti che si sta insieme finche' c'e' amore.

Passiamo ad oggi.
Giorni fa su qs. tema ho avuto uno scambio di tweet..
a fronte della mia insistenza sai cosa mi hanno risposto ( ed erano sicuramente ragazzi cattolici!)
Con te non parlo piu'.
Io senza dare ragione a nessuno evidenzio la grandissima ipocrisia dilagante,
dal condom fino ai Sacramenti.
Ieri ho letto un libro di un certo Rampin.. "ragionamenti sul credere"…
A parte che attribuisce a Hume una frase di Spinoza..
ma tutto il libro e' incentrato, da un pdv razionale ( e' uno psichiatra..)
se oggi e' possibile credere.. Richiama molto Pascal.. cmq sai quale e' la sua conclusione?
Che per credere l'UNICA e' fare esperienza..
QUALE esperienza?
dell'Amore di Dio.
nelle sue parole ho sentito il modus dei Focolari..
Ti pare che Scola sia in linea??
A me assolutamente NO.
ciao



18/09/2014 12:32 Lorenzo Cuffini
Non sono per niente d'accordo, Pietro.
Tantissimi ( quasi tutti secondo te) sposi cristiani si sposano convintissimi che se non c'è piu' l'amore ci si lascia?
A parte il fatto che se è così avrei qualche problema a definirli" cristiani": anche se loro si credessero ( e in buona fede) tali.
Non hanno idea di cosa stanno parlando.
In ogni modo, sia che ce l'abbiano e si sposino lo stesso ( con una riserva mentale grande come una casa) sia che non ce l'abbiano e si sposino perché così fan tutti e le palle dell'orologio biologico e delle tappe della vita, sono tutti matrimoni potenzialmente nulli.
Infatti l'unica strada è che NON CI SI SPOSI in CHiesa, se non quando si è convintissimi a farlo.
Gli sposati in Chiesa diventeranno rari come i preti che prendono oggi i voti?
Quasi.
E' giusto che sia così.
Perché, scusate, quale cappero di differenza ci sarebbe?
Sempre di vocazione si tratta.
Se non c'è, mica te la inventi.



18/09/2014 09:12 Pietro Buttiglione
Letto Scola.
Prende posizione vs.annullamenti a gogo.
Io gli e vi chiederei: quanti sposi cristiani si sposano convintissimi che:
" se nn c'è più l'amore ci si lascia"
A mio avviso quasi tutti.
Quindi tutti da annullare.
O meglio: come non vedere quanto ipocrita sia qs. modus??
Inoltre:
- dal testo sembra che Scola neghi anche la confessione..
- non ho capito, lo riconosco, la differenza tra diversita' e.. cosa cincentra?
- tutti costoro si guardano bene dall'accennare alla diversità in una
coppia tra l'abbandonato e chi se ne va, a coglierne l'ingiustizia..
Crux riportava la testimonianza di un prete USA che si è sposato
godendo di una dispensa mmolto rapida..
Ma questi Sacramenti sono a fisarmonica?
SE vale una implementazione sui casi singoli, perche' non per tutti?
Mi pare che finalmente il rapporto, anche con Dio, come RELAZIONE
stia diventando patrimonio comune. Ma NOn se ne tirano le debite
conseguenze. L'eucarestia pu0 essere celebrata da un pedofilo ma non ricevuta da un poveraccio abbandonato che si e' fatta una nuova compagna. E' ipocrisia?
specie quando accenna allo stato civile del risposato come fatto pubblico.
Io sapevo che fondamentalmente la Confessione e' FATTO tra me e Dio..
E ancora..
Guardando il Sacramento come Uomo&Dio si riesce, forse, a normare
quando uno dei due ( l'uomo, of course..) sgarra..
Ma in un contratto a tre vi pare giusto che uno dei due (uomo o donna) debba soffrire x colpa dell'altro? A me puzza che nella evidente impossibilita' x il clerico di normare ed entrare nella relazione interna coniugale ci si lavi le mani invocando una indissolubilità che, visto tutto il resto, annullamenti compresi, oramai non ha nessun senso x nessuno. Ma la ns.beneamata ha rinunciato da tempo a dire e fare cose che abbiano senso agli occhi del mondo.



17/09/2014 12:31 morgan
Per Fabricianus:
A causa della mia povertà continuo a lamentarmi di 'sta cosa del digiuno. Avessi davvero compreso cos'è quel Pane, me ne guarderei bene dal continuare a spostare l'attenzione su di me. Grazie, comunque.



17/09/2014 00:07 fabricianus
Desidero ringraziare moltissimo Morgan per le sue parole sul Sacramento dell'Eucaristia e per la condivisione di vicissitudini della sua vita.

Grazie anche a Federico che, senza alzare la spada (come in altre occasioni) si sofferma sulla dottrina.



16/09/2014 16:29 pietro
Su Crux fondo di Allen su qs.tema. Imparo che:
- in USA ci sono piu' annullamenti che in tutto il resto
del mondo: donde loro premono x allargare le maglie
degli annullamenti, che chiamano 'il divorzio cattolico'
- in realta' nel sinodo del mese prossimo non si decide nulla:
ce ne sarà un altro tra un anno..
Allen fa tre ipotesi: quella descritta sopra, quella del non si
cambia nulla xchè non e' un problema, quella della apertura
della comunione ai divorziati.
mio parere: la prima e' pessima.. significa restare in vischi
legulei e formali, tutto il contrario dei Vangeli (Allen cita che
in Liguria avrebbero chiesto di aggiungere ai motivi quello
di mamma-dipendente… come siamo caduti in basso!)
la seconda e' tipica del cervello all'ammasso, ed anche il cuore.
la terza la preferisco ma su una solida riflessione che attualizzi
la Parola.



12/09/2014 19:55 morgan
Per Maria:
Ti cito: "Io vorrei veramente che gente come Morgan si facesse la sua Chiesa, la sua religione, la sua morale, a sua immagine e somiglianza...
solo non pretendete di chiamarla, caro Morgan, Una Santa Cattolica ed APOSTOLICA !"

Non mi pare di aver avanzato nessuna pretesa. Ho raccontato la mia esperienza, peraltro nemmeno centrando il tema del discorso visto che non sono un divorziato (chiedo scusa ad Albini), forse con un po' di vittimismo.
Comunque, Maria, dal 14/4/74 sono Re, Profeta e Sacerdote cattolico benché, ora, a digiuno!
Sono stato a catechismo e conosco le regole di questa grande, ricca, bella, santa e a volte un po' ipocrita famiglia. Se proprio me ne devo andare voglio la scomunica da Francesco. O devo uniformarmi solo io per star dentro?



12/09/2014 17:37 pietro buttiglione
Ci sono degli equivoci terribili, terribili x le loro implicazioni.
Qui ne vedo uno, gravissimo!
Il volere che tutti i cattolici siano fatti con lo stampino.
Mi ricorda tanto uno che ci voleva tutti ariani.
O un partito italiano che inizio' col voler cacciar via,
emarginare i TERRONI ( come me) ed ora…

La cosa grida vendetta di fronte a quanto Gesu' ha detto
e fatto nella sua vita terrena, frequentando ed accogliendo ecc. ecc.

Ma forse mi spiego meglio con un esempio.
Da qualche tempo una delle mie figlie si e' presa
di Medjugorie.
Ora io, non essendo di quelli che si nascondono dietro
la Gerarchia NON si e' pronunciata, mi sono documentato e
ritengo che quello sia tutto un bluff, insomma non ci credo.
Vi diro' di piu': non credo ai marianesimi fini a se stessi.
Come diceva Scalfaro : Maria SOLO come via x arrivare a Lui.

Pero' io stesso ritengo e capisco benissimo che NON
SIAMO TUTTI UGUALI!! Teresa d'Avila parlava dei sentieri che portano
alla vetta di un monte.. tanti, TUTTI d i v e r s i.
Ma non solo…
Io ritengo ( e qualcuno dira': 6 protestante!) che Dio ci guida e noi
dobbiamo capirLo e lasciarci guidare! Con che coraggio allora
si puo' dire a unoa TU FUORI!

Tutta la Parola e' impregnata della lotta alla idolatria.
Che allora significava soprattutto sostituire Dio con 'altro'.
Oggi, imo, viviamo una epoca, cattolica, di idolatria dilagante.
NON il giudizio di Dio, ma il MIO!
NON lasciare a lui la selezione del+/- buono-cattivo…
ma stabilirlo noi fin nei minimissimi particolari,
fregandocene altamente della Sua Misericordia..
e cosi' via.



12/09/2014 16:32 Lorenzo Cuffini
Maria, tralasci un punto essenziale.
La Croce è la tua: quella che tu incontri portata da altri e che dovresti dare una mano a portare, in attesa di allargare le braccia su quella su cui arriverai a salire tu.

NON UN PESO INTOLLERABILE DA SCARICARE SPREZZANTEMENTE SULLE SPALLE DEGLI ALTRI.

Quanto alla coperta sotto la quale rifugiarsi in cerca di calduccio, dovresti pensarci tu per prima , tutte le volte che rammendi con affanno la trama delle tradizioni, del bel tempo andato, dei valori che non ci sono piu': che è, sta tiritera, se non la paura di restare con le chiappe fredde nel momento in cui ti tirano via la copertina tutta esteriore sotto la quale ti rifugiavi in cerca di comode e incrollabili certezze?

Tu vorresti che Tizio o Caio si facessero la loro Chiesa a loro immagine e somiglianza?
E perchè mai dovrebbero?
Per imitarti?



12/09/2014 16:30 Yolanda
Questa volta concordo con Lorenzo. A Maria , bonariamente, suggerirei di farsi una chiesa sua a sua immagine e somiglianza .Così sarebbe davvero facile decidere chi sta dentro e chi sta fuori e chi si intende o non intende seguire.


12/09/2014 16:17 Maria
la famosa scrittrice cattolica Flannery O'Connor scrise:
Molti pensano che la fede cattolica sia come una grande coperta elettrcia sotto la quale ti rifugi per sentirsi al calduccio, invece è la Croce".
Ha ragione Morgan di dire che è inutile discutere perchè oggi esistono due Chiese e due fedi cattoliche: uno che crede che la fede cattolica debba essere "accogliente" come una grande coperta elettrica sotto cui stare al calduccio, o come aveva già detto Marx, un oppiaceo universale per sedare le nostre angosce e farci sentire "bene".
l'altra di chi crede ancora che la fedede cattolica sia la Croce e la Resurrezione.
Il dialogo e la discussione sono inutili, perchè NON STIAMO DISCUTENDO DELLA STESSA COSA. Fra l'altro su questo blog molti disprezzano e parlano con sarcasmo della "vecchia "chiesa cattolica, della dottrina e della tradizione, dei dogmi e della morale .
Io vorrei veramente che gente come Morgan si facesse la sua Chiesa, la sua religione, la sua morale, a sua immagine e somiglianza,e per venire incontro ai propri bisogni e ai propri desideri, insomma dove sentirsi bene e a proprio agio. Fatevi questa nuova religione!.Chiamatela come volete. Chiesa cattolica 2.0, ONU delle religione, religione della misericordia, religione arcobaleno, Figli dei fiori ...
solo non pretendete di chiamarla, caro Morgan, Una Santa Cattolica ed APOSTOLICA !



12/09/2014 16:14 Lorenzo Cuffini
Una roba che non c'entra tanto, se non di striscio.
E' pieno di gente in carne ed ossa che si gioca la sua vita in situazioni come queste di cui stiamo parlando.Potrebbe capitare a me da un momento all'altro. La " sindrome di " Porta a Porta", stare intorno a un salotto a discutere e a ponzare dei problemi dell'umanità da fuori, non mi sembra contemplata dal Vangelo. Non ci sono mai casi di studio astratti, ma vite vere : come la mia.
Perché devo essere io a trattarli così?
VA bene parlare di Chiesa , decisioni, principi e normative.
Ma....è tutto li?
Ok: la Chiesa è chiamata a esprimersi e a "normare". MA IO NO!!!
Come dice Alberto, anche io "credo la Chiesa" ed è per questo che parlo del fatto di fidarsi pienamente, serenamente di Lei. Non adotterà una decisione perfetta? Puo' darsi: probabilmente sarà comunque molto diversa da come la avrei adottata io: il che è garanzia di bene, per tutti, e di libertà da me stesso, per me.
Io , invece,semplicissimo cattolico laico, per mia fortuna non lo sono proprio per niente, chiamato a esprimermi in giudizi e pareri e a normare alcunché.
Perché devo allora affannarmi a chiudere porte in faccia, a citare il catechismo, a intimare " certe regole non si possono cambiare! " o a spronare " certe cose vanno cambiate completamente" ?
Io sto con gli altri, vivo con gli altri, e se misuro su di me ( a volte molto faticosamente e dolorosamente) la durezza e la necessità di confrontare LA MIA VITA con il vangelo e con la Chiesa, mi rifiuto categoricamente di farlo nella storia di un altro. C'è appunto la Chiesa a redigere, come può, il codice della strada, rimandando comunque alla vera Strada che è GC. Io potrei fare invece molto altro.La vicinanza , l'affetto, la partecipazione, la complicità, lo stare insieme sempre e comunque e in ogni modo: sono sicuro che già questo, da solo, non sia un bel modo di far vedere "la faccia misericordiosa di Cristo?" E NON perché io, che sono " a posto" e " in regola " sia tanto buono da perdonare e accogliere chi ha sbagliato...madecchè, detto e fatto da me?!! non facciamo ridere il pollaio.
No, non per questo.
Ma perché io, che so chi sono e come lontano e dove lontano e quante volte GC è venuto a pescarmi , e quanto continua a farlo e continuerà a farlo, trovo naturale e "mio" STARE INSIEME, senza tante menate, a chi questa botta di fortuna non l'ha ancora avuta per dirgli, magari non dicendoglielo, ma facendoglielo capire: Gesù Cristo c'è.
Io sono pasta di peccato continuamente pescato e candeggiato, come chiunque altro.Non ci penso nemmeno, ma proprio nemmeno, a sottolineare
chissà quale differenza rispetto a tutti gli altri, esattamente impastati come me.
Insomma: non si riduce tutto a quel che decide Santa Madre Chiesa e a come io lo applico nella mia vita.
Io sono scelto e mandato: e che cappero faccio?!
Non solo La Chiesa , ma ho un casino di roba da fare anche io personalmente.
Indipendentemente da quello che il Sinodo deciderà: dove sta scritto che io debba limitarmi a fare da megafono , o da critico, di normative e codicilli?



12/09/2014 16:07 Yolanda
Grazie Morgan. Esperienza diversa la mia ma condivisibile in" il senso dell'Eucarestia credo sia proprio la comunione con Cristo e i fratelli (non solo con Gesù e la propria famiglia)".
Parole le tue di vita e fede vera , non parole in libertà che spesso negano l'evidenza ,il dolore e l'umanità delle persone.



12/09/2014 15:51 Federico
La sofferenza e la fatica vanno sempre rispettate e confidenze dolorose come quelle di Morgan meritano comprensione, solidarietà umana e cristiana.
Tuttavia resto convinto che il tema affrontato necessiti di un approccio diverso. La comunione non è un diritto da rivendicare in nome di una discriminazione o di un'ingiustizia da superare. Si dimenticano le ragioni che hanno portato la Chiesa a prendere determinate posizioni e a difenderle nel corso degli anni, anche di fronte a sollecitazioni e pesanti pressioni del mondo.
Si dimentica che qualsiasi percorso di fede comincia mettendo in discussione se stessi, le proprie scelte di vita, la propria coscienza più o meno "addomesticata" alle logiche del mondo, prima che da un attacco a muso duro a una Chiesa che "sbaglia sempre" quando dice qualcosa di scomodo per noi.
Si dimentica che il cattolicesimo non nasconde la croce ma ne fa un simbolo di salvezza per ciascuno: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, pren­da la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23).
Una volta si diceva che "in paradiso non si va in carrozza", oggi si pretende ben altro e con l'approvazione della Chiesa.
La porta resta "stretta" per tutti, sposati, separati, eterosessuali, omosessuali, sacerdoti e laici. Non diamo la colpa alla Chiesa, sono parole del Signore (Mt 7,7-14).



12/09/2014 15:08 morgan
Ringrazio per gli incoraggiamenti :)

per Federico:
"Ci sono altri sacramenti, a cominciare dalla confessione, c'è la messa e la partecipazione alle diverse proposte di una comunità parrocchiale."
Per il sottoscritto non c'è nessun sacramento. Non posso confessarmi in quanto convivo e finché continuerò a convivere con il mio compagno la posizione della Chiesa resterà la stessa.
Ridicolo sentirsi dire in confessionale che mi si nega l'assoluzione perché sono determinato nell'amare il mio compagno. Basterebbe amare un uomo diverso ogni giorno per chiedere perdono ed essere assolti (l'esatto opposto di ciò che si chiede ad un cattolico eterosessuale).
Morissi oggi (teoricamente) la Chiesa negherebbe la possibilità di celebrare i miei funerali con rito religioso perché la mia relazione alla luce del sole (il prossimo Febbraio, 10 anni) è nota alla comunità. Come se, con la convivenza e l'impegno ad amare il mio compagno, io abbia voluto in qualche modo prendermi gioco della dottrina della Chiesa.
Circa la "partecipazione alla vita della parrocchia": scusa ma sono parole in libertà!
Non posso tentare di farti capire, avresti dovuto essere presente al mio fianco ogni volta in cui mi è stato fatto capire che avrei dato scandalo (perché convivo in una casa con vicini che sono a conoscenza e non in una catacomba come si vorrebbe). Su queste premesse cosa si può costruire?
Poi dici: "La tua vocazione in questo momento potrebbe prevedere di non accedere all'Eucarestia: va accettato."
Ho alternative? Sì certo potrei entrare in confessionale, fingermi etero, e andare a messa lontano da casa. Ho scelto di non farlo perché a differenza di molti altri io di convinzioni ne ho pochissime e poi perché il senso dell'Eucarestia credo sia proprio la comunione con Cristo e i fratelli (non solo con Gesù e la propria famiglia). Ma di che comunione parliamo se devo nascondermi, fingere?
Nel digiuno, cerco di spezzare la mia carne e versare il mio sangue in memoria di Lui, come Lui ha fatto. Lo vivo, fortunatamente, senza sentirmi un martire, ma con non poca amarezza in certi momenti perché sarà anche infantile, lo so, ma Natale, Pasqua, Pentecoste e poi tutti quei momenti del quotidiano di ciascuno in cui ti senti semplicemente più fragile (il funerale di mio padre, il matrimonio di un amico), vissuti sempre dall'ultimo banco, sempre fermandosi al "io non sono degno di partecipare alla Tua mensa. PUNTO", per anni ed anni... E' lungo il digiuno...
Ha anche un aspetto salutare, quello di dover sperare contro ogni speranza, comprendendo davvero il significato della fede nel buio totale delle ragioni umane.
C'è un Pastore buono e tante pecore. Alcune stanno in un recinto, altre fuori senza nemmeno sapere il perché, ma il Pastore prima che venga notte andrà a recuperarle, una ad una, e le prenderà con sé. Alle parole di Gesù io credo anche se non sono perfetto e forse proprio per questo. Come tutti noi che crediamo in Lui.



12/09/2014 13:28 Federico
@Morgan,
non sottovaluto il percorso di fede tuo o di chiunque altro, e non devi farlo nemmeno tu, pensando che senza la comunione la tua vita spirituale sia incompleta. Ci sono altri sacramenti, a cominciare dalla confessione, c'è la messa e la partecipazione alle diverse proposte di una comunità parrocchiale. E' chiaro che l'Eucarestia ha un valore grandissimo, ma bisogna anche porsi nell'ottica che il Signore chiama tutti alla conversione e alla fede, non a fare la comunione la domenica, che il Signore ama ciascuno di noi e per ciascuno di noi ha un compito speciale. La tua vocazione in questo momento potrebbe prevedere di non accedere all'Eucarestia: va accettato. Nessuno di noi può testimoniare di avere o avere avuto una vita perfetta, senza difficoltà e senza incertezze e dubbi. Lo stesso vale per la fede. Il Signore ci chiedere di vivere la nostra vita, accettando di confrontarci con la SUA Parola e con l'insegnamento della Chiesa. Non ti giudico e non sottovaluto la tua fatica, ma ti invito a non disprezzare tu per primo il tuo percorso di fede, anche se richiede la prova del digiuno eucaristico.



12/09/2014 13:27 Yolanda
Per Morgan
no, non hai sbagliato a scrivere. Prima di tutto un abbraccio, chiunque tu sia. Concordo in linea di massima con le osservazioni del tuo primo intervento."Soprattutto dove mai abbiamo letto nel Vangelo un Gesù così determinato a negarsi?" mi par la fondamentale domanda che tutti dovrebbe interrogarci, perché tutti si cita il Vangelo ma poi .....di quale Gesù si parla? Perché i cristiani a Lui dovrebbero far riferimento. Nell'ultimo intervento si legge tutto il dolore e la sofferenza che certi atteggiamenti giudicanti sia della chiesa che dei cristiani provocano. Dolore condiviso da tanti ,anche da me, per ragioni similari. Ritengo giusto parlarne e metterlo in evidenza, senza soccombere ad illogiche e ingiuste colpevolizzazioni che spingono a tacere e mettersi da parte .Grazie invece per il tuo coraggio nell'esporti.



12/09/2014 12:52 Alberto Hermanin
Non c'è dubbio che, come scrive qualcuno che, mi sembra di capire, queste situazioni le vive in presa diretta "discutere di questi temi, seppur con tutte le buone intenzioni da ambo le parti, è inutile e logorante".Io ho sentito dire che il digiuno sacramentale può viversi come atto di carità, ma certo immagino che sia dura. Invidio le certezze di qualcuno. Mi rimetto al credo: credo la Chiesa.Che non è una democrazia, come non è una monarchia assoluta, neanche se il sovrano è Papa Francesco. E intanto so - per fede - che in ogni caso tutti possono salvarsi, anche gli scomunicati.


12/09/2014 12:45 nicoletta z.
Ciao Morgan. Ma non credo affatto che tu abbia sbagliato a scrivere.


12/09/2014 12:14 morgan
Per Federico:
se a soddisfare la sete di Cristo fosse il solo cammino di fede, che senso avrebbe quel "mangiare" il Pane di Vita?
Ho dovuto fare un cammino di fede lungo, faticoso e doloroso per cercare di darmi un po' di pace, in tal senso, perché dover considerare di non essere degni di stare in comunione con Cristo ed i fratelli, come capirai, non è cosa semplice da gestire se ti senti chiamato a camminare dietro a Gesù. Si è costretti a mettere in discussione la bontà del proprio vissuto anche quando la coscienza non ti sta affatto tormentando (quantomeno per l'aspetto per cui vieni "esiliato"). Oppure a sospettare della buona fede dei "fratelli giudicanti", atteggiamento questo, altrettanto doloroso (amo, ahimè, anche la Chiesa).
Insomma, io non credo di essere centrato solo su me stesso e sul mio punto di vista, ma purtroppo non posso dimostrarlo, quindi avrò sempre e solo torto.
Ho sbagliato a scrivere. Discutere di questi temi, seppur con tutte le buone intenzioni da ambo le parti, è inutile e logorante.
Spero in chi sa leggere il cuore dell'uomo.
ciao



12/09/2014 10:55 pietro buttiglione
Scrive Fede:
---------non si può però arrivare a mettere in discussione Vangelo e sacramenti. Non è questione di "check list" o di freddo moralismo, ma di considerare il proprio cammino di fede (quello che dovrebbe soddisfare la "sete di Cristo") come una ricerca di Dio, della sua volontà e della verità che ha voluto rivelarci.
-----------
Ma chi ti assicura che il mio cammino di 'fede' sia peggio del tuo?
Io, insisto, poggio le mie motivazioni esclusivamente su basi di logica, razionalita' e buon senso.
Quindi se valgono solo le norme vecchie ( che pure sono cambiate, eccome!!)
dovete accettare che sono illogiche, ben poco razionali e fuori da ogni buon senso!
( ricito il vicino che abbandonato, ha dovuto crescere da solo TRE figli,
ed in vecchiaia, restato solo, si e' sposato civilmente con una vedova..
Il suo matrimonio RELIGIOSO, secondo logica, cosi' mica si e' "soluto"!)
E daiiiiiiiiii…...



12/09/2014 10:01 Federico
Pur con tutta la comprensione per la sofferenza e il dolore di chi non si sente capito e amato, non si può però arrivare a mettere in discussione Vangelo e sacramenti. Non è questione di "check list" o di freddo moralismo, ma di considerare il proprio cammino di fede (quello che dovrebbe soddisfare la "sete di Cristo") come una ricerca di Dio, della sua volontà e della verità che ha voluto rivelarci. Non si può sempre e solo partire dalla propria visione della Chiesa e del mondo: occorre mettere al centro Dio. Il Dio del Vangelo, presente nei sacramenti.
La questione sollevata dall'articolo, e sostenuta da alcuni commenti, è certamente molto complessa e non è possibile affrontarla ponendo l'accento solo su un aspetto, per quanto importante, e trascurando il resto.



12/09/2014 09:49 Massimo Menzaghi
... e il riferimento alla ceck list mi fa tornare in mente un commento letto (anche) di recente il cui senso è: non sei d'accordo? accomodati fuori!

La Chiesa non è un club o un partito, è madre e casa per tutti quelli che la sentono madre e vorrebbero sentircisi come "a casa"...
Per questo mi irrito quando qualcuno mi mette alla porta di una casa che è anche mia e/o quando faccio fatica a sentire aria di casa...
E il primo che prova a dire "questa casa non è un albergo" si dia una risposta da solo! ;-)



12/09/2014 09:29 Massimo Menzaghi
"... noi che non possiamo sbagliarci?!"

basta guardare al corso dei tempi per capire quanto e come ci si sbagli, con buona pace di tutti; invidio a Lorenzo la sua cieca fiducia nel magistero che, hic et nunc, si traduce in persone che hanno raggiunto un certo livello nelle gerarchie, né più né meno, che ne sapranno molto più di noi (si spera) e che hanno introiettato molto più di noi il senso del messaggio evangelico (si spera ancora di più); ovviamente c'è lo Spirito Santo, che non si discute, ma anche qui tocca sperare che venga ascoltato...; mi consola comunque sapere che Lorenzo avvolga (e protegga) questa fiducia con un cuore ispirato al vangelo!

e non è questione di rigore o lassismo, ma di chiedersi se il cristianesimo consiste nel barrare tutte le caselle esatte di una check list o se sia soprattutto altro, molto altro... ;-)

ringrazio per il riferimento agli omosessuali, per i quali la risposta esatta, almeno secondo qualcuno, non è nemmeno contemplata... :-(



11/09/2014 23:28 morgan
Sapevo che i tubi portassero acqua, gas, altro... Non la comunione!
Grazie Lorenzo :)
Morgan



11/09/2014 17:45 Lorenzo Cuffini
Varrà un tubo, ma io abbraccio Morgan.


11/09/2014 17:07 morgan
Sarà che io ci sono dentro fino al collo e che la fame di Cristo non è saziabile da nient'altro, ma non potrò mai comprendere come risulti tanto facile negare a qualcuno il perdono (quello sacramentale) e di conseguenza la possibilità di partecipare alla mensa del Signore. È feroce.
Questo assurdo rispetto per il magistero e la tradizione (come possiamo contraddire quello che abbiamo sostenuto per secoli, noi che conosciamo la Verità-tutta-intera, noi che non possiamo sbagliarci?! Che figura ci faremmo?) e contemporaneamente questo lassismo nei confronti del Vangelo. Quando mai si nega l'assoluzione a chi ha e non condivide? Quando mai si nega il matrimonio a chi chiaramente sta solo inscenando il proprio isterico sogno nuziale? Soprattutto dove mai abbiamo letto nel Vangelo un Gesù così determinato a negarsi?
Conosco le risposte a queste mie "basse" domande. L'altissimo intelletto di sommi teologi, santi, cardinali e papi ha sistemato tutto, lo so. Per alcuni la colpa è essersi separati, quando l'alternativa sarebbe stata "morire" di rimpianti e rimorsi, ma cattolici. Per altri, di cui nemmeno ora (in questo Sinodo) ci si preoccupa, esser nati omosessuali.
Eh già, siamo noi esclusi dalla Mensa del Signore ad esserci messi nei guai da soli!



11/09/2014 16:33 Mary
Grazie di questo articolo che davvero dischiude il cuore! Ne abbiamo tanto bisogno in questo mondo sclerocardico.


11/09/2014 14:21 Yolanda
Bellissima e chiara sequenza di Albini che riporta all'essenziale e non solo sul tema specifico.

-La negazione dell'amore è quando, in nome della nostra gratificazione, arriviamo a eliminare l'altro che ci ostacola.
-L'atteggiamento di Dio è comunque quello dell'abbraccio benedicente al peccatore
-Di fronte a questo amore non ritirato, il quale può risvegliare la nostra capacità di amare, diventano possibili risposte diverse
-Può risultare più difficile essere amati che amare, perché l'amore ricevuto ci fa vedere il nostro limite. Se, però, lo accettiamo si apre per noi la possibilità della conversione del nostro cuore e della nostra vita.
-Ma non dimentichiamo che il primo passo viene da Gesù che apre al peccatore e dimostra fiducia nella sua capacità di saper amare e crescere nell'amore .
grazie



11/09/2014 09:10 Federico
Tutto molto bello, ma resta aperta la questione, non secondaria, dell'indissolubilità del matrimonio. Per anni e anni, mica solo adesso in preparazione del Sinodo, la Chiesa si è interrogata sul modo di riuscire a combinare l'accoglienza dei separati e la necessità di salvaguardare l'indissolubilità del matrimonio. Non è una questione semplice e finora non si è arrivati a una soluzione. Ho l'impressione però che ADESSO si voglia arrivare frettolosamente ad una conclusione anche a costo di rinunciare al matrimonio indissolubile.


11/09/2014 08:00 pietro buttiglione
Ma che bello leggere le tue parole, Christian!!
Ecco il "come" che indicavo qui intorno a qualcuno che si chiedeva come procedere nell'opera urgente di revisione...
pietro
p.s. il mio contributo è sulla 'norma' e recita così:
- nessuno mette in dubbio, salvo la Sacra (?) Rota, l'indissolubilità del
Matrimonio religioso...
- quello civile è assimilabile ad una situazione di peccato
- il peccato è sempre e cmq PERSONALE e va visto in confessionale
- in confessionale NON si deve procedere con i manuali Cencelli, ma col cuore!
- inoltre, come x gli ortodossi, il prete si deve tenere fuori dal letto matrimoniale..
- a qs. punto si potrebbe cianciare nel merito.. ad es.così:
* tradimento= adulterio... che facciamo?
* quante volte, fratello? ( che pena!!)
* convivenza, peggio che andar di notte! ma vogliamo chiedere
al penitente se è stato abbandonato lui?
* fare differenza tra convivenza e matrimonio civile è ipocrita o no?
* molte NORME facevano rif.to a un istituto visto come SOCIALE
( ricordate divorzio all'italiana?? ).
Oggi va invece visto come PERSONALE.
Ho letto che con islam si fa giornata sulla Misericordia di Dio...
Due scarpe e due ciabatte?



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Christian Albini

Christian Albini (Crema, 1973) marito, padre, insegnante, teologo. Partecipa alla vita cristiana della sua comunità parrocchiale e della sua diocesi, dove è coordinatore del Centro Diocesano di Spiritualità. È autore di libri, articoli e del blog Sperare per tutti. È socio fondatore dell’associazione Viandanti. Su twitter @Sperarepertutti

 

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