ROBE DI RO.BE.
Libertà, non unanimismo
di Roberto Beretta | 23 gennaio 2019
L'unità dei cattolici si deve inevitabilmente fare (se si fa) «a progetto», ovvero intorno a scelte mirate, sottoposte al discernimento dei singoli e poi - semmai - ponderatamente condivise

Non se ne esce/2. Ma, assodato (almeno per me: vedi post precedente) che la tattica più praticabile per continuare a essere comunità cristiana nel massimo pluralismo delle idee consiste nel tenere poche e basilari cose comuni, e per il resto difendere le proprie posizioni con rispetto per quelle non condivise dei propri fratelli di fede (e non solo di quelli, ovviamente); assodato cioè che è più sano scordarsi sia le «adunate oceaniche» nelle chiese, sia le «unità politiche» alle urne: ebbene, come si risolve il dilemma di essere anche efficaci - in quanto cristiani - nelle questioni dove il numero conta, dove essere in tanti è necessario per ottenere un risultato?

E' l'ormai vecchia questione dell'irrilevanza - sociale, politica, culturale... - in cui inevitabilmente cascano i credenti allorché siano sparsi in tanti gruppuscoli e separati sotto diverse bandiere. Questione alla quale peraltro, diciamo la verità, il mondo cattolico italiano finora non ha saputo trovare risposte prive di pesanti controindicazioni: si pensi ad esempio alla fine di certi movimenti, che pure ai tempi d'oro riuscivano a spostare masse imponenti di seguaci per sostenere cause senz'altro benemerite, ma proprio per la loro pretesa di «riuscire» a tutti i costi sono poi incappati in evidenti derive etiche; oppure ai famosi «valori irrinunciabili», anche condivisibili in sé ma che spesso si sono di fatto trasformati in ingiustificati apriori della fede. Per non parlare della suddetta «unità politica» che, garantendo al partito cattolico voti sicuri, ha generato un'ipocrisia di cui oggi vediamo i frutti amari.

Insomma, è il noto esito di tutte le congreghe: allorché crescono in numero, e perciò stesso acquistano potere, inevitabilmente si corrompono, annacquano gli ideali, attirano approfittatori e così via. Le religioni non sono da meno: in casa cattolica il clericalismo (che consiste proprio nel generare una casta di «privilegiati») lo dimostra. Ed è anche per questo che pure teologi e scrittori di spiritualità hanno talvolta difeso e propugnato la teoria del «piccolo gregge»: il cristianesimo come fatto inevitabilmente di minoranza.

Dall'altra parte alberga però nella Chiesa anche un desiderio di rilevanza pubblica che non è privo di giustificazioni. Non solo perché (Giacomo docet) la fede - per dimostrarsi vera - ricerca applicazioni concrete, nella vita; ma pure per la convinzione teologica che, essendo il cristianesimo il culmine dell'umanità realizzata, attuarne i princìpi risponde al bene comune e fa crescere il meglio dell'umanità stessa. Rinunciare dunque a far valere le proprie idee, a «vincere» socialmente, politicamente, culturalmente, significa - si diceva una volta - rinchiudersi in sacrestia ovvero abdicare all'impegno nel «mondo».

Non se ne esce, appunto. O meglio, se ne esce ancora una volta con ricette che puntano sull'educazione e la responsabilità dei singoli, anziché sull'ansia di ottenere risultati mostrando i muscoli. L'unità - o piuttosto l'unione - dei cattolici si deve inevitabilmente fare (se si fa) «a progetto», ovvero intorno a scelte mirate, sottoposte al discernimento dei singoli e poi - semmai - ponderatamente condivise. Viene in mente l'«appello ai liberi e ai forti» di don Sturzo, del quale è fresco il centenario: l'aggregazione cattolica richiede libertà, e non unanimismo obbligatorio. Anche a costo di finire sconfitti.

 

 

24/01/2019 11:16 Francesca Vittoria
essendo Cristianesimo il culmine della umanita realizzata, attuarne i principi risponde al bene comune, e fa crescere il meglio dell'umanità stessa. Se questo è l'impegno della Chiesa e anche rispondente a ciò che è Cristo per un credente, cioè Dio fatto Uomo per portare l'uomo a Dio, sottraendolo da una condizione permanente di inferiorità, a restituirgli quella che era nel disegno del Dio Creatore. Perciò è indispensabile la fede ferma de cittadino/chiesa che crede in questo è nella Ressurezione di Cristo speranza nostra, in quanto via da percorrere verità e vita. Se per qualche teoria di intellettuale ingegno si scardinasse questa che al semplice credente appare plausibile premura di un Dio Padre dell'uomo da Lui creato a sua immagine e somiglianza è perciò stesso figli amati, non avrebbe senso l'esistenza della Chiesa in quanto in essa non vi è nessun spirito che la fa vivere, non ha senso sperare di vivere oltre e diversamente dal filo d'erba, non ha senso neppure quello sforzo di condurre una vita che contempli l'amore per l'altro è una società che guardi al bene comune.
Questa realtà si sta compiendo, l'abbiamo davanti, c'è la presenta la cronaca di tutti i giorni, questa società senza Cristo esiste già, non trova ostacolo a estendersi in quanto chi ha o presume di avere fede è preso da timore, c'è bisogno di voci, non una voce sola quella sia pure di un Papà, chiesa sono tutti i Credenti in Cristo inviato dal Padre a portare a raccolta un gregge sparso, che da solo sembra incapace di farlo. È' solo questo oggi quel che ci resta da fare, guardare al Signore della Storia, seguirlo fedelmente, non serve ascoltare altre dottrine da qualsiasi pulpito vengano, dai molti farisei che come quelli del passato glorificano se stessi anziché farsi Servitori del Dio unico in Tre Persone, così facile da essere compreso dai più umili, poveri, non acculturati ma che sono ricchi del l'intelligenza del cuore.
È' tempo di un aprire gli occhi, le orecchie per misurare e dirigere i propri passi nella giusta direzione che non è scendere ma salire /interessanti gli interventi di Sara e Maria
Francesca Vittoria



23/01/2019 18:54 Sara
"Professore, la parabola dell’esegesi liberale fa pensare alla «Dialettica dell’Illuminismo» di Horkheimer e Adorno. La relativizzazione estrema – lei parla di «distruzione» – del significato delle Scritture era un esito inevitabile?«C’è una certa consequenzialità nel fatto che l’esito dell’Illuminismo “non illuminato” sia la dissoluzione del suo oggetto di studio. Questo avviene quando gli illuministi sono troppo poco autocritici e sono pronti a sacrificare tutto allo spirito del tempo, allo Zeitgeist che loro stessi hanno contribuito a secolarizzare. È chiaro che non si possono riconoscere nel mondo i segni dell’azione di Dio, se è già stato escluso in partenza che questo sia possibile. I teologi portano a compimento il processo dello Zeitgeist con l’idea dell’autosecolarizzazione della religione. Ne risulta che ciò che non è conforme a questo Zeitgeist o sembra contraddirlo è da eliminare». Lei definisce il suo libro un «planctus Germaniae». Cosa ne pensa del mondo angloamericano? C’è stato una sorta di passaggio del testimone? «L’esegesi protestante tedesca tra il 1900 e il 1970 ha generato due figlie: la scuola ipercritica angloamericana e una grande parte della nuova esegesi cattolica tedesca. I discepoli di Bultmann, anche molto diversi fra loro come Käsemann e Bornkamm, viaggiarono a lungo per tenere conferenze in Nord America e collezionarono lauree ad honorem in Gran Bretagna. Non furono pochi quelli che ottennero cattedre negli Usa, penso a Köster, Georgi e Betz. Quando studiavo teologia, in Germania costoro erano guardati con quel senso di ammirazione – parlo anche dei cattolici – che hanno i bambini nei confronti di Babbo Natale. Questo atteggiamento, che sfiorava il culto, nei confronti di personalità come Luz, Theißen e altri ha creato le condizioni perché ne venisse accettata pienamente l’eredità. Per quanto mi riguarda vorrei specificare che il problema non sta nel fatto che ci siano studiosi con posizioni o interpretazioni diverse dalle mie – si può ovviamente imparare anche da chi la pensa in modo diametralmente opposto –, quello che mi disturba è l’ingiustificabile arroganza con la quale certi teologi correggono la Bibbia come se la conoscessero meglio degli apostoli, dei profeti e di Gesù stesso. Dopo questo tipo di “esegesi” quello che resta è solo un brodino teologico annacquato e imbevibile»"

https://www.avvenire.it/agora/pagine/povera-bibbia-fatta-a-fettine




Cose già affrontate da Von Balthasar in Cordula, con l'esempio del cavolo a cui è rimasto solo il torsolo dopo la "semplificazione" che avevo citato qualche anno fa.


E' non è discussione accademica, pensi al "Non c'era il registratore " di Padre Sosa.



23/01/2019 18:47 Sara
In effetti: " il suo libro è una lista lunghissima di «sed contra». Quali sono le tesi più in voga tra i biblisti che ritiene meno sostenibili o portatrici di maggiore confusione?«Le “abrogazioni” bibliche più cariche di conseguenze hanno riguardato l’Incarnazione e la Risurrezione. Entrambi questi avvenimenti sono evaporati diventando semplici costrutti mitologici, perché per loro non c’era posto nella storia reale. La conseguenza è stata in primis l’eliminazione della Trinità nel primo cristianesimo. Perfino teologi cattolici di dogmatica come Hans Küng fanno nascere la Trinità nel Medio Evo. In questo modo è stato sottratto al cristianesimo la sua peculiarità rispetto all’ebraismo e all’islam. Da ciò dipende anche la debolezza argomentativa dei cristiani nell’attuale dialogo con le religioni abramitiche. Orripilante e irresponsabile a livello esegetico era già il dibattito sull’autenticità o inautenticità delle parole di Gesù. Un lascito del positivismo del XIX secolo è stato infine l’avversione alla mistica e ai miracoli. Ogni avversione di questi tipo finisce per negare l’idea di un Dio personale. Io ho proposto di parlare di miracoli ed esperienze mistiche come di “fatti mistici”, le cui cause restano sconosciute, un mistero, ma che possono cambiare radicalmente gli uomini e il mondo».


23/01/2019 18:02 Maria
Dobbiamo ripartire dai fondamentali : dall’ Incarnazione e dalla Resurrezione di Cristo.
Vuole forse scherzare ? Ma su queste due questioni ci sono le lotte piu’ furibonde!
Sull ’ Incarnazione di Dio, il neo-arianesimo che va per la maggiore e ha simpatizzanti anche in campo cattolico ( vedi Enzo Bianchi) , vede in Gesu’ solo un profeta , un uomo buono, un maestro spirituale. Un uomo non Dio. E dunque l’ Incarnazione e’ negata ,se Gesu ’ e’ un profeta , un uomo buono ,un maestro spirituale ma non Dio.
E sulla Resurrezione poi, i teologi moderni e modernisti si sono sbizzarriti. La Resurrezione un simbolo , della rinascita , non una realta’ concreta ( Cardinale Ravasi, Mons, Forte) . Un simbolo come i miti Pagani della Resurrezione di Osiride . Come i miti mediterranei della Resurrezione di un Dio, che simboleggiano il risorgere del Sole nel Nuovo Anno.
Insomma fra Miti e neoarianesimo sia l’ Incarnazione che la Resurrezione non possono piu’ essere considerati dogmi. Solo mitologemi.
E dunque non hanno alcun potere e autorita’ di “ unire” i credenti.



23/01/2019 17:27 Dario Busolini
In fondo, stiamo adempiendo con impegno alle parole del Vangelo di Luca: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera», anche se Gesù le intendeva in riferimento a chi credeva in Lui e chi no anziché alle divisioni fra gli stessi credenti. Però se leggiamo la frammentazione del mondo cattolico solo in base alle divisioni politiche davvero non ne usciamo più (anche se, guardando all'attuale governo, forse potremmo essere un po' più ottimisti circa la possibilità di stare insieme pensandola in maniera molto diversa). Dobbiamo ripartire dai fondamentali, dall'incarnazione e dalla resurrezione di Cristo. Se ci crediamo davvero, qualcosa di grande in comune lo abbiamo e allora a forza di formazione più seria e di battere sul tema col tempo riusciremo a trovare il modo per sopportarci a vicenda, anche se ora non lo vediamo. Purtroppo negli anni è diminuita anche la fede e per questo è aumentata la divisione.


23/01/2019 15:54 Maria
In politica Il problema non sussisterebbe se la gran maggioranza dei cattolici credesse nelle stesse cose, come poteva avvenire diciamo negli anni 50 sotto la DC.
In vece , anche se puo’ sembrare paradossale , non esistono ormai idee politiche condivise da una maggioranza di cattolici. Esiste frammentazione: gruppuscoli , minoranze , che portano avanti ognuno un suo programma politico. Ci sono dei cattolici che ammirano Emma Bonino, che vogliono +Europa, piu’ diritti civili, piu’ tolleranza , una societa’ libertaria, insomma i cattolici confluiti coi Radicali.
Ci sono cattolici che invece sposano la sinistra dura e pura, meno disuguaglianze sociali, piu’ stato sociale, piu’ tasse per i ricchi, meno privilegi per le classi agiate, redistribuzione della ricchezza eee, diciamo i cattolici Rifondazione comunista.
Poi ci sono i cattolici moderati, quelli stile Renzi, poi i cattolici di centro destra, i ciellini . Poi ci sono i cattolici sovranisti ed identitari “ non passa lo Straniero” , i patriottici, i nostalgici , quelli che ci fosse la Monarchia sarebbero monarchici convinti.
Insomma , la frammentazione e’ visibile a occhio nudo. Con qual valori vogliamo “ mettere insieme” i cattolici? Per esempio col valore dell’ accoglienza ai migranti? Oppure col valore +Europa . Pero’ alcuni che vogliono i migranti magari non vogliono aborto, nozze gay e utero in affitto,e +Europa , e al contrario i libertari magari vogliono +Europa nozze gay e utero in affitto ma non i migranti. E ‘ veramente difficile mettere tutti d’ accordo.
Fa pensare alla situazione degli ebrei ai tempi di Gesu’ , c’ erano i giudei ellenizzanti, che scimmiottavano greci e romani, c’ erano invece gli zeloti che odiavano i greci e romani e gli ebrei collaborazionisti, c’ erano i sadducei che non credevano nella resurrezione ed erano collaborazionisti coi romani, c’ erano gli esseni, i puri, che erano invece piu’ vicini agli zeloti , c’ erano i moderati farisei, i democristiani dell’ epoca eccc. Eppure tutti credevano nello stesso Dio e nella stessa Sacra scrittura! E non erano d’ accordo su nulla in politica! Cosi’ i cattolici di oggi, come gli ebrei nella Palestina ai tempi di Gesu’ . Crediamo nello stesso Dio e nella stessa Sacra Scrittura eppure la’ dove sono due o tre di noi....nasce una disputa politica ! Se i vescovi italiani vogliono fare un “ partito cattolico” auguri! La fatica di Sisifo...



23/01/2019 13:33 Sara
"Se c'è uno che aderisce a una idea, cristiana esi sentediapprovarla, io non posso non accettarlo anzi, ciò che unisce e sostenere il progetto che se buono non può che creare un ponte di bene."

Questa è una posizione molto classica e tomista, io rimango fissa lì e mi va bene così, se la mia idea di bene poi non coincide con quella altrui amen, più di questo non so che fare.



23/01/2019 12:00 Francesca Vittoria
Fratelli, se in famiglia anche quello che si discosta, pecora nera, e fratello, rimane tale per l'affetto che ci fa impegnati a in qualsiasi necessità, . Del resto a essere tight, se siamo figli, dobbiamo per forza anche sentirci fratelli, anche se di diversi orientamenti, del resto se sono genitore di due figli che hanno poco in comune anche se mi comprendo meglio con un carattere nutro lo stesso affetto per entrambi e questo può portare anche a vivaci discussioni ma non intacca la figliolanza o fraternità.Se c'è uno che aderisce a una idea, cristiana esi sentediapprovarla, io non posso non accettarlo anzi, ciò che unisce e sostenere il progetto che se buono non può che creare un ponte di bene. Non si tratta di cambiare il cristianesimo o spezzettarlo infrazioni, esso comunque resta intatto per me ma ha portato anche così una lievitazione in altra pasta e dal momento che non vendo o compro in denaro, io resto libera e si va avanti, si fanno dei passi, non si resta fermi e chiusi.
Sono opinioni personali, naturalmente
FrancescaVittoria



23/01/2019 08:49 Sara
"nel tenere poche e basilari cose comuni" ma il problema è proprio che non si sa quali siano queste poche e basilari cose in comune.


Anche sulla fratellanza universale, per alcuni si diventa fratelli solo con il battesimo e gli altri ciccia ad esempio.


"Non se ne esce, appunto."

E' così. (se vi pare)



23/01/2019 06:25 Francesca Vittoria
Si , convengo: l'aggregazione cattolica richiede libertà, avendo e sentendoci impegnati a difendere i valori cristiani , che conosciamo tutti, perché è in medesimo Vangelo che li impone, e per fede facciamo nostri, Un punto di base dal quale bisogna partire, Sono i non negoziabili, "le scelte mirate" da convergere insieme, ma anche tra gruppi separati, nel confronto con l'altra libertà quella laica, che ha le sue ragioni alle quali non intende rinunciare. È' qui che le idee dei singoli possono sorgere , essere discusse portate a confronto. Proprio perché oggi siamo abituati a libertà, perfino tra famigliari esiste diversità. , Bisogna non mettere ansia ai risultati perché tutto quello che dal confronto si può aspirare e avvicinarsi al risultato , ottenere buona parte di consenso. Si tratta di far avanzare queste idee sulle quali il consenso è largo ma poi con i numeri delle opposte ragioni rimane l'incognita.di quale è l'idea approvata. Perfino il Papà incontra opposizione, eppure è evangelico il suo parlare, ma nel confronto ogni singolo ha la sua , una ragione che lo fa consenziente oppure si distanzia. Però il seminare è già un essere presenti nel campo, e questo comporta essere fermamente convinti e preparati anche a un duro confronto , ma convergere su un progetto è già un primo passo da dove partire insieme, Per mirare alla Pace, grande parola, lo si fa ponendo le buone ragioni per le quali ricorrere alle armi, così micidiali!,,ma è un mezzo la guerra di chi lo ritiene il modo sicuro di farsi ragione. senza farsi tanto o poco scrupolo dei morti sul campo.delle distruzioni che vediamo già, dell'odio seminato per i posteri, lacrime e sangue di popoli. No alla guerra ha gridato più volte Giovanni Paolo Ii' avendola vista, e quanto l'ha combattuta con Croce!Vangelo in mano a evitarla, a convincere i suoi concittadini non essere quello il mezzo a raggiungere la pace, a farla con il nemico. Eppure ancora si dovrebbe attingere a questo suo esempio per persuadere i contendenti di oggi a difesa di tutti quei campi dove popolazioni deboli, donne e bambini" pagano il prezzo sopportando fame, malattie, miseria, senza vedere quando finirà. Qquesto mezzo viene considerato ai fini di far prevalere la propria "buona ragione" ed è invece questa buona ragione che va discussa con l'uso della intelligenza, idee quali fratellanza, solidarietà vanno applicate e da chi se non da menti pensanti in grande ;, progetti, saggezza che si attingono da dove? Ma dalla fonte se siamo credenti veri, il"Vangelo". Onesta, sincerità, sono doti necessarie a d ascoltare le ragioni a farne oggetto di studio e progetto da proporre . Anche l'aborto, per esempio, rimane una cosa che ogni mente laica, credente o non credente può essere ancora oggetto di rivisitazione, a distanza di tempo vi sono ragioni nuove che avvalorano la tesi cristiana, che è una cosa discutibile per molte ragioni che il tempo ha fatto emergere e per questo altre non sussistono. Piu. Accettare il verdetto dei numeri supinamente mi fa perdente e misero e anche non supposto credente . ,Si parla di poche nascite e che si rischia di essere superati magari da altre etnie., quegli immigrati che poco vengono accettati, tollerare gli aborti come segno di, che cosa? Libertà della donna o non anche assenza di responsabilità, inciviltà di fronte a un essere umano che non ha chiesto la vita e tantomeno la barbarie di venire soppresso.
Ci sono tante battaglie cui il cristiano sarebbe chiamato a dire la sua buona ragione, è una missione che tutti ci impegna se vogliamo essere veri., proprio anche in politica.
Francesca Vittoria



23/01/2019 00:36 Maria Teresa Pontara Pederiva
Arriva giusto oggi l'appello "Restiamo Umani" ... (cattolici e fratelli separati uniti per promuovere responsabilità)


Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it