Il mormorio della missione
di Giorgio Bernardelli | 30 novembre 2018
La missione non è finita non perché bisogna tenere piantata una bandierina in terre lontane, ma perché è anche attraverso questi fratelli che Dio ci sta parlando

Nella cittadina di Santa Rita, sul Rio Solimoes, erano vent'anni che non vedevano una presenza stabile della Chiesa cattolica. Che da qualche mese, invece, è tornata ad avere un volto grazie a un gruppo di suore Missionarie dell'Immacolata, le suore del Pime, che hanno scelto di venire a vivere qui. Nella stessa diocesi frei Paolo, un giovane cappuccino originario di Varese, ha settanta comunità da raggiungere in canoa oppure a piedi nei sentieri della foresta nell'area degli indios ticuna. Villaggio dopo villaggio, per costruire insieme una Chiesa dal volto amazzonico.

Sono da poco rientrato da un viaggio in Brasile e la domanda posta dal tema di questo mese di Vino Nuovo mi provoca in maniera particolare: è finita la missione? Dipende molto da dove sei e con quali occhi te lo chiedi. Perché se osservi il mondo dall'Amazzonia brasiliana di dubbi ne hai decisamente pochi: altro che finita... la missione ad gentes, quella in mezzo ai popoli "lontani" non solo fisicamente, è ancora all'inizio. E anche nell'era del villaggio globale questo discorso non vale solo per gli indios dell'Alto Solimoes.

Vista da lì la domanda diventa piuttosto un'altra: perché dall'Italia - e dall'Occidente in generale - dopo tanta generosità di ieri oggi questa sfida la sentite come molto meno vostra? Ci piace rispondere che la realtà è diventata più complessa, che c'è tanto bisogno nelle nostre città dove la fede latita e che, anzi, ormai sono i sacerdoti e i religiosi delle giovani Chiese a venire come missionari nelle nostre parrocchie. Un ragionamento che assomiglia tremendamente a quello che faceva qualche giorno fa Massimo Gramellini riguardo alla cooperante Silvia Romano rapita in Kenya: le «smanie di altruismo» si possono benissimo sfogare coi poveri anche a casa nostra. Magari con parole un po' più eleganti, ma non si tratta di un modo di pensare sempre più diffuso dentro le nostre comunità?

Il punto vero è che la missione non è questo. La missione è far entrare il mondo nel tuo orizzonte e nel tuo cuore, prima ancora della contabilità tra chi parte e chi arriva. È comprendere che siamo tutti più poveri se un popolo di qualche decina di migliaia di persone non può leggere il Vangelo nella sua lingua madre. È essere consapevoli che mentre noi ci stracciamo le vesti perché il parroco ha spostato di mezz'ora l'orario della Messa a cui siamo sempre andati, ci sono fratelli nella fede che l'Eucaristia possono celebrarla solo due o tre volte all'anno, cioè quando l'unico sacerdote a disposizione di territori grandi come nostre regioni (ma senza le nostre strade) può passare a visitarli. In sintesi: è accettare che lì - nelle periferie immense delle metropoli del Sud del mondo o nei villaggi della foresta che provano a sopravvivere nel mondo globalizzato - si gioca anche la nostra fede. E non perché dobbiamo mantenere piantata lì una bandierina, ma perché è anche attraverso questi fratelli abbandonati ai margini del mondo che conta che Dio sta parlando, come nel «mormorio di un vento leggero» del profeta Elia sul monte Oreb.

Chiunque ha avuto la fortuna di trascorrere anche solo qualche settimana in missione lo sa bene: andare a Messa in un villaggio in Africa o in America Latina ci fa rabbrividire pensando alle nostre liturgie stanche; toccare con mano la fedeltà nella vita faticosa di una piccola comunità cristiana in Asia ci fa guardare con altri occhi certe discussioni infinite che qui ci sembrano decisive per il futuro della Chiesa. Ecco: è questa comunicazione nella fede il cuore della missione; ed è quanto perdiamo se ci chiudiamo su noi stessi, inseguendo il più ridicolo dei sovranismi, che è quello parrocchiale.

Ci avviciniamo all'anno 2019 che per la Chiesa sarà l'anno del Sinodo sull'Amazzonia e del mese missionario straordinario che papa Francesco ha indetto per ottobre. Sono due grandi occasioni che non dobbiamo lasciarci scappare per ritornare a dirci che la «Chiesa in uscita» diventa solo uno slogan a effetto se si dimentica della missione ad gentes. Proviamoci davvero: riscopriremo che il Pane condiviso si moltiplica. Anche nel coraggio, nella vitalità e nella fantasia che la missione può rimettere in circolo nelle nostre parrocchie.

 

 

 

 

02/12/2018 22:12 Sara
E riguardo ai 200 anni si può essere moderni anche con cose antiche se si ha la voglia di rinnovarle:

https://www.youtube.com/watch?v=2EcRzEW27_w



02/12/2018 22:04 Sara
"A me, le confesso, fa veramente schifo" e diciamolo chiaramente, almeno per una volta no? Ci si fa schifo in un sacco di occasioni, il che porta a chiederci: perchè dovremmo perdere tempo a diffondere nel mondo qualche cosa che render le persone rabbiose e intolleranti, indifferenti all'altro se non ha il 99% di idee uguali alle mie?

Purtroppo :-(



02/12/2018 17:39 Pit Bum
Concordo con Maria: prima la pulizia interna. Allora le chiedo:
Nei 200 anni Martiniani.. che famo? Niente?!
Resta almeno la testimonianza delle Persone: secondo lei basta x fare missione?
Da me a te, io-tu di Buber... le fa schifo?
A me, le confesso, fa veramente schifo pensare che le vecchie strutture,
quelle che vedo lei rimpiangere, possano oggi costituire base/riferimento x l’Annuncio.



02/12/2018 02:14 Francesca Vittoria
Perché è anche attraverso i fratelli abbandonati ai margini del mondo che conta che Dio sta parlando......e mi pare che il Santo Padre mettendo in risalto agli occhi dei potenti nel mondo l'Amazzonia, faccia la Chiesa missionaria di portare agli abbandonati, agli impoveriti dai "gollum" che ormai assediano ogni parte del pianeta rimasto incontaminato e naturalmente nata di del pianeta procurando danno non solo ai nativi ma anche ai "residenti" nel pianeta che ormai è inquinato sin dalle fondamenta, terra,acqua e aria. Malattie sorgono nuove e si ritorcono su tutti noi che viviamo per traendo vita da questi elementi. Non sembra più sufficiente quel genere di missione di chi parte e poi non si sa come e dove va a finire, c'è bisogno di costruire prima la pace ! Anche questa è una missione fondamentale con quella di far giungere tutto quel l'aiuto che le popolazioni abbisognano. Ma si guardi anche solo quanto è difficile mantenere questa pace in Europa come se quanto di storia negativa vissuta nel passato non fosse servita a niente! Missione è anche vivere il Vangelo ogni giorno dove stiamo se solo ci facciamo sostegno delle persone vicine, non per attimi di emozioni natalizie, ma di portare qualcuno in spalla come qualche artista ha ben presentato la "pieta" Giusto per dire quanto Cristo sembri non essere tanto un riferimento. Un fatto riportato oggi, di un uomo che piange perché una statua della Madonna, sempre stata in un mercato coperto zona frequentata da tanto popolo , è stata rimossa per ammettere degnamente dei locali , e questo fedele che oltre a essere devoto la teneva spolverata, al v della relegata tra cose altre ci parva così tanto che ha raccolto firme per accendere l'attenzione a trovare degna collocazione di questa "statua"" Anche questo fedele devoto a Maria Addolorata è stato missionario per che cosa? Per assicurare alla divinità in cui crede la dignità di ricevere il saluto di quelli che li passano a magari hanno e portano tanti problemi sulle spalle. C'è bisogno di tanti missionari, perché oggi ci sono tante forme di povertà, tutte quelle esistenti da sempre ma anche le più nuove non meno gravi e tra queste l'indice deferenza, quella nebbia che isola uno dall'altro l'alto dal basso, banchi di nebbia dove si va senza più salutare e magari se lo fai ti guardano soltanto attoniti.
Papà Francesco, ha invitato a recitare la corona, a chiedere di dire una certa preghiera , ha dato esempio di come prega Maria in ogni dove, e se Lui non si rivolge a una statua, neppure questo fedele piange per una statua. È' riportato a pag.38 su La Stampa, 30 c.m.per chi volesse verificare
Francesca Vittoria



01/12/2018 19:27 Sara
Ma che risposta è?
A parte che Maria si chiama Maria e io Sara per davvero, l'argomento del giorno è la missione e Maria ha sottolineato il problema di sapere cosa bisogna portare agli altri quando si va in missione.
È un problema di scarso interesse?
Lei è insegnante: la mattina quando entra in classe si è fatto un'idea di cosa dira', se lei non lo sapesse non avrebbe senso andare in classe.
E lo stesso è la missione.
Ovvio che una cristianità divisa e frammentata, lacerata da scontri e tensioni è poco missionaria.
Non è affatto un argomento fuori tema.
Era anche il programma del concilio ristabilire l'unità...



01/12/2018 19:08 Sergio Di Benedetto
E allora potremmo cominciare a fare chiarezza da noi stessi, ad esempio scrivendo con nome e cognome ed evitando pseudonimi oppure stando agli argomenti proposti ogni giorno... buona domenica


01/12/2018 16:21 Sara
+1 e -1 si elidono anche in matematica, se si dicono cose opposte ci si pesta solo sui piedi gli uni con gli altri.

Si esce se hai una direzione.



01/12/2018 16:06 Maria
Non ho paura caro Sergio Di Benedetto , ma come disse il compianto card. Caffarra solo un cieco puo’ non accorgersi della confusione in cui e’ piombata la Chiesa cattolica. E se una Chiesa e’ confusa , divisa , anzi lacerata al suo INTERNO, come puo’ presumere di poter essere in uscita? Sarebbe come se due coniugi che litigano dalla mattina alla sera fra di loro, presumessero di andare attorno a farsi testimoni della concordia coniugale. Sarebbero credibili?
Se non c’ e’ unita’ all’ interno della Chiesa come vi puo’ essere una testimonianza credibile all’ esterno? Papa Benedetto XVI disse una volta citando San Paolo : cercate almeno di non azzannarvi e mordevi tra di voi. Ecco gia’ questo sarebbe un piccolo miracolo: una chiesa che annuncia la STESSA COSA e non cose diverse, spesso OPPOSTE , una chiesa si’ in missione e in uscita ma concorde nell’ annuncio. ’ .



01/12/2018 15:31 Sergio Di Benedetto
Cara Maria, ma in sostanza, lei, di cosa ha paura?


01/12/2018 15:00 Maria
La missione .. la missione...e poi le chiese vuote , dismesse., vendute ... addirittura il Vaticano deve fare una riunione per dettare le “ linee guida”. Vendere le chiese si’ ma per carita’che non diventino garage pizzerie o discoteche..non sarebbe carino.
Intanto a Milano il Duomo viene affittato per una serata ad “ inviti” della Banca Mediolanum ... Simonia o mercanti nel tempio? Mah ! IGli omosessuali non dovrebbero diventare Sacerdoti dice il papa.. intanto ha difeso a spada tratta Mons. Ricca omosessuale dichiarato e coninvolto in numerosi scandali , promuovendolo ad un posto di rilievo nello IOR .. Chi sono io per giudicare un gay?
I fedeliSono confusi , frastornati .. ma niente paura il Papa dice che lo Spirito Santo ama la confusione e il caos e l’ incertezza .. e chi non li ama e vorrebbe chiarezza e’ rigido e fariseo...per di piu’ al tempo di Gesu’ non c’ erano i registratori.. i divorziati risposati possono fare la Comunione ? si no forse... ed essere gay e’ lecito o no ?Si no forse.... Secondo padre Martin si’ ...pero’ secondo il Papa se gay non si puo’ diventare Sacerdoti ... e perche’ ?mah non si sa..non c’ e’ una spiegazione , la logica e la chiarezza latitano.. del resto c’ e’ il grande assioma che il tempo e’ superiore alla spazio secondo il teorema di Bergoglio...e questo deve bastare al popolo bue.
Ma in questa Chiesa da “ operetta “ , da repubblica delle banane , da decadenza dell’ impero romano, che senso ha ancora parlare di missione? E’ gia’ tanto se qualcuno riesce nonostante tutto a rimanere cattolico.....C’ e’ da accendere un cero a Sant’ Antonio se il prete moderno non ti caccia via dalla Chiesa perche’ fai il segno della Croce eti inginocchi....



30/11/2018 08:31 Sara
Ci pensavo ieri leggendo la risposta di Maria Teresa Pontara Pederiva: nella chiesa attuale o sei povero povero e ti accontenti del berrettino che ti danno i più ricchi o sei felice felice della tua vita. O sei un missionario dell'Amazzonia oppure Scalfari Staino Bonino.

E' scomparso il ceto medio (della santità diceva un libro citato a inizio pontificato da Bergoglio, ma anche della vita ecclesiale), una volta si diceva che i numeri si fanno al centro, oggi dicono che i numeri non servono....



30/11/2018 08:21 Sara
"Ecco: è questa comunicazione nella fede il cuore della missione; ed è quanto perdiamo se ci chiudiamo su noi stessi, inseguendo il più ridicolo dei sovranismi, che è quello parrocchiale."

Ecco io mi aspettavo da Bergoglio che portasse un po' di allegria sudamericana nel mondo parrocchiale, sull'esempio delle comunità locali che tanto piacevano ai teologi della liberazione.

Come Papa missionario, invece mi pare che abbia sposato la stanchezza occidentale di Bonino and co. e non mi so spiegare il perchè.

Diciamo che non si tratta di sovranismo: se scompaiono le parrocchie con cosa le sostituiremo nel breve termine?
I microgruppi possono anche andare bene per un po' ma non so quanto reggeranno e quanto possano evitare di rinchiudersi ulteriormente su se stessi.

Penso che il prossimo Papa dovrà occuparsi seriamente di queste cose. (anche molto pratiche)



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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