La Via Crucis della settimana / VI
di Gerolamo Fazzini | 17 marzo 2016
Una cirenea di otto anni e l'uomo del Bangladesh lasciato in fin di vita sull'asfalto, le ultime parole delle suore di Aden e Vatileaks tra le notizie di questi giorni in dialogo con la Passione

I thirst

Il crocifisso in una delle case delle Missionarie della Carità
Era certamente accompagnato dalla scritta «Ho sete» anche quello delle suore di madre Teresa ad Aden,
contemplato fino all'ultimo giorno dalle martiri della carità uccise qualche giorno fa

 

I STAZIONE
GESU' PREGA NELL'ORTO DEGLI ULIVI

 

«Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: "Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me". E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!". Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà". E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: "Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori». (Mt 26,36-45).

 

Da una delle ultime lettere che le Missionarie della Carità uccise ad Aden, in Yemen alcuni giorni fa, insieme ad altre dodici persone, avevano inviato alle loro consorelle.

«Ogni qualvolta i bombardamenti si fanno pesanti noi ci inginocchiamo davanti al Santissimo esposto, implorando Gesù misericordioso di proteggere e difendere noi e i nostri poveri e di concedere pace a questa nazione.

Non ci stanchiamo di bussare al cuore di Dio, confidando che ci sarà una fine a tutto questo. Mentre la guerra continua ci troviamo a calcolare quanto cibo abbiamo e ci chiediamo: sarà sufficiente per oggi? I bombardamenti continuano, le sparatorie sono da ogni parte e abbiamo farina soltanto per oggi. Come faremo domani a sfamare i nostri poveri?

Con fiducia amorevole e abbandono totale noi cinque corriamo verso la nostra casa di accoglienza anche quando il bombardamento è pesante. Ci rifugiamo a volte sotto gli alberi pensando che questa è la mano di Dio che ci protegge. E poi corriamo di nuovo velocemente per raggiungere i nostri poveri che ci attendono sereni. Sono molto anziani, alcuni non vedenti, altri con handicap mentali o fisici. Subito cominciamo il nostro lavoro pulendo, lavando, cucinando, utilizzando gli ultimi sacchi di farina, le ultime bottiglie d'olio, proprio come la storia del profeta Elia e della vedova.

Dio non può mai essere da meno in generosità fino a quando rimaniamo con Lui e i suoi poveri. Quando i bombardamenti sono pesanti ci nascondiamo sotto le scale tutte e cinque sempre unite: insieme viviamo, insieme moriamo, con Gesù, Maria e la nostra Madre».

 

Signore, nel Getsemani anche tu hai provato angoscia e sgomento.

Tanti nostri fratelli e sorelle, come le suore uccise in Yemen, hanno rivissuto e rivivono oggi quei medesimi sentimenti che tu hai provato prima di offrirti, senza indugio, per noi e la nostra salvezza. Fatti vicino a tutti coloro che, per amore, trovano la forza e il coraggio di restare, di non abbandonare il popolo in mezzo a cui hanno scelto di vivere. Sostieni tutti coloro che, per essere segno della tua carità presso i poveri, accettano - consapevolmente, ma non rassegnati - di intraprendere la Via della Croce.

 

II STAZIONE
GESU' TRADITO DA GIUDA

 

E subito, mentre ancora Gesù parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici. Appena giunto, Giuda gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. (Marco. 14, 43a.45-46.50-52)

 

«Sì, ho passato documenti ai giornalisti». Incalzato dalle domande dei promotori di giustizia, nei giorni scorsi mons. Lucio Vallejo Balda, imputato nel processo per Vatileaks 2, ha ammesso di aver tradito la fiducia dei suoi superiori della Curia vaticana, consegnando al giornalista Nuzzi un lungo elenco con preziose password per accedere a documenti riservatissimi. «Avevo la netta sensazione che le possedesse già», la debolissima giustificazione invocata dal prelato, che ha parlato di un clima di pressioni e condizionamenti che avrebbe subito da Francesca Chaouqui.

 

Non è stato solo Giuda, duemila anni fa, a tradire. Ogni giorno, lo sai bene Signore, si consumano tradimenti per i motivi più diversi. Accade anche laddove meno te lo aspetteresti. Persino nella Curia vaticana, laddove stanno i più stretti collaboratori del Papa.

Signore, anche noi che ci consideriamo tuoi discepoli non siamo immuni dal rischio del tradimento. Ognuno di noi è un po' Giuda, un po' Pietro, che si vergogna di te. Facci prendere coscienza in maniera più viva della nostra fragilità. Aprici gli occhi, Signore, sui nostri peccati. Ma anche quando ci accorgiamo di essere così deboli, così simili a Giuda, fa' che prevalga l'abbraccio della tua misericordia.

 

 

III STAZIONE
GESU' È AIUTATO A PORTARE LA CROCE DAL CIRENEO

 

Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù (Luca 23,26)

 

È una storia di sofferenza e di dolcezza quella che ci arriva da Oltreoceano e ha per protagonisti Morgan, una bambina di 8 anni, e il cuginetto Cooper di soli 3. Quando a quest'ultimo viene diagnosticata una rara forma di cancro, Cooper si ritrova in breve calvo: la cugina vuole a tutti i costi fare qualcosa per lui, esprimergli la sua vicinanza. Alla fine Morgan un'idea la trova. In compagnia dei genitori, un giorno va dal parrucchiere e si fa tagliare a zero i lunghi capelli biondi.

«Sua madre la mise in guardia sul fatto che a scuola le persone avrebbero potuto commentare in maniera poco piacevole quel suo taglio - ha raccontato la mamma di Cooper - ma a Morgan non importava. Stava facendo questo per suo cugino ed era l'unica cosa che contava per lei».

Morgan sorride nelle foto che la ritrae con il nuovo taglio di capelli:  è lo stesso sorriso che traspare dal volto di Cooper, che ha acquistato nuovo coraggio grazie alla solidarietà della cugina. Un Cireneo di soli 8 anni.

 

Anche laddove il male sembra trionfare, Signore, c'è per fortuna chi si china sul fratello, chi si carica del peso della croce dell'altro, chi non si sottrae al rischio della condivisione.
Forse non ce n'accorgiamo, perché il male fa più notizia del bene. Eppure anche oggi i Cirenei non mancano, come la piccola Morgan in aiuto di Cooper.

Aiuta anche noi, quando sfioriamo i tanti crocefissi di oggi - dall'immigrato al disoccupato, dal disabile al ragazzo che abbandona la scuola - a rallentare il passo, ad alzare gli occhi dalle nostre urgenze, a prendere sulle nostre spalle, come il Cireneo, una piccola parte della sofferenza dei fratelli che ci stanno accanto.

 

IV STAZIONE
GESU' È SPOGLIATO DELLE SUE VESTI

 

I soldati, poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascuno soldato - e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo, da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura che dice: «Si sono divisi le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte».  E i soldati fecero così. (Gv 19,23-24)

 

Di lui sappiamo solo che ha 37 anni e viene dal Bangladesh. L'hanno preso a calci e pugni fino a ridurlo in gravissime condizioni, la notte tra sabato e domenica scorsa, alla periferia di Roma.

Un pestaggio in piena regola, senza un motivo, se non - forse - il sommesso rimprovero ("Ma come guidi?") rivolto a un giovane italiano di 25 anni. Quest'ultimo, al volante della sua auto ubriaco e con la patente sospesa, è prima finito contro alcune macchine in sosta poi contro un palo. Sceso dal veicolo, si è avvicinato alla vittima come in preda a un raptus e lo ha preso a calci e pugni fino a lasciarlo in fin di vita sull'asfalto.

 

Basta sfogliare i giornali o guardare la Tv per averne conferma: ogni giorno, ovunque nel mondo, migliaia e migliaia di persone finiscono come quel malcapitato a Roma, vittime di una violenza cieca che si abbatte improvvisa e annulla, di colpo, la dignità delle persone.
Troppe persone, ancora oggi, vengono spogliate dei loro diritti fondamentali dai potenti di turno, quelli che hanno le armi in mano, quelli che guidano il gioco. Signore, fa' che non ci arrendiamo a un mondo ostaggio dei prepotenti, fa che non rassegniamo al gioco di pochi che tirano a sorte la tunica dei poveri. Rendici con gli oppressi e capaci di lottare, con coraggio, per la loro piena liberazione.


 

V STAZIONE
«PERDONA LORO»

 

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». (...)
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». (Luca 23,33-34; 39-43)

 

«Io e Irene abbiamo pensato a un rave per guardare al futuro senza dimenticare il passato». Chi parla è Claudia Francardi, 48 anni, vedova dell'appuntato Antonio Santarelli. Irene è la mamma di Matteo Gorelli, il ragazzo condannato per l'omicidio di Santarelli. Queste due donne hanno organizzato un rave nella zona di Grosseto, la zona dove si consumò la tragedia la mattina di Pasquetta, il 25 aprile 2011. La pattuglia dei carabinieri si trovava in una strada di campagna, fra Sorano e San Martino di Manciano. Fermarono per un controllo una Renault Clio con alcuni ragazzi a bordo. C'erano tre minorenni e Matteo Gorelli, che allora aveva 19 anni. L'alcol test dà esito positivo.

Mentre i militari stavano compilando il verbale delle contravvenzioni vennero aggrediti alle spalle da Matteo con un bastone. Antonio Santarelli aveva 43 anni, morì dopo un anno di coma e di agonia. L'altro militare, Domenico Marino, 35 anni, se la cavò con gravissime lesioni a un occhio. Matteo ora è in carcere a Bollate, nel milanese, dove sconta una condanna a vent'anni.

Sua madre, Irene Sisi, con Claudia Francardi ha fondato l'associazione Amicainoabele che «fa del perdono una strada per andare avanti». Il mese prossimo, il 24-25 aprile, organizzeranno un rave a Rispescia, frazione di Grosseto. «Si discuterà di mediazione: ci saranno, fra gli altri, l'ex magistrato Gherardo Colombo e Guido Bertagna, il gesuita che ha scritto "Il libro dell'incontro" fra gli ex della lotta armata e i familiari delle vittime». Come si fa a perdonare chi ti ha ucciso una persona cara? «Si deve perdonare - spiega Claudia Francardi - il rancore ti condanna sempre all'istante del passato».

 

Signore, la parola "perdono" è la più scandalosa del Vangelo. Ieri come oggi noi uomini fatichiamo a seguirti quando la via della croce arriva a quel traguardo così imprevedibile.

La tua misericordia è infinita e tu, che sei Dio, chiedi a noi di imitarti, perdonando 70 volte 7.

Facci la grazia, Signore, di non permettere mai all'odio e al risentimento di mettere radici nel nostro cuore. Ma, alla scuola della Croce, rendici capaci di dilatare il cuore come tu hai fatto e fai ogni giorno per noi.

 

VI STAZIONE
GESU' MUORE IN CROCE

 

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corsa a rendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fisso su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!» (Matteo 27, 45-49)

 

È morto a fine gennaio, dopo un mese di ospedale. Il suo nome è già finito nel dimenticatoio. Salah Farah era un insegnante kenyota di fede musulmana,che si è reso protagonista un gesto altissimo.

Il 21 dicembre 2015 la cellula somala di al Qaeda, al Shabaab, ha tentato di replicare la strage dell'università di Garissa. Ha fermato un autobus diretto a Mandera, nel nord-est del Kenya. I terroristi hanno fatto scendere i sessanta passeggeri e hanno cominciato a separarli, i cristiani da una parte, i musulmani dall'altra, come avevano fatto nel campus universitario e come avevano fatto con gli uomini a bordo di un altro autobus, tra cui avevano fatto 28 vittime. Memori dei passati episodi di violenza, i passeggeri di religione musulmana si sono rifiutati di separarsi dagli altri, dai cristiani. Hanno prestato i loro veli, per aiutarli a confondersi. Un uomo, Salah Farah, vicepreside di una scuola elementare di Mandera, ha preso la parola: «Uccideteci tutti o lasciateci in pace». I militanti hanno reagito sparando contro di lui e un ragazzo.

Il vicepreside è stato ricoverato nell'ospedale locale per una ferita alla gamba, poi il giorno di Natale è stato trasferito a Nairobi. Aveva rilasciato delle interviste, dicendo: «La gente dovrebbe vivere in pace. Solo la religione ci distingue dai cristiani ma siamo fratelli, per questo chiedo ai miei fratelli musulmani di prendersi cura dei cristiani e viceversa, così da vivere insieme in pace».

Purtroppo, il 18 gennaio scorso è stato operato, ma improvvisamente le sue condizioni sono peggiorate. «Speravamo di salvare la sua vita perché lui era una testimonianza», hanno detto i medici. «Abbiamo fatto del nostro meglio ma quest'anima coraggiosa ha subito complicazioni». L'ispettore generale della polizia kenyana lo ha definito un "vero eroe". E molte persone si sono già offerte di aiutare e sostenere economicamente la vedova di Farah (incinta al nono mese) e i suoi quattro figli.

 

Signore, come tu hai donato te stesso per noi, anche oggi c'è chi accetta di salire sul Calvario per gli altri. I nostri tempi non sono più bui dei tuoi. Certo, ci ribelliamo di fronte a morti assurde di persone buone. Ci pare che, come Duemila anni fa sul Calvario, sia la morte ad averla vinta, siano i malvagi a dire l'ultima parola. Non è così.

Aiutaci a crederlo, con la vita e non solo con le parole, quando l'ingiustizia ci sgomenta, quando la violenza ci paralizza e l'odio sembra annichilirci. Tu, Figlio di Dio, che hai levato il tuo grido verso il cielo, aiutaci a sentire la vicinanza del Padre, Dio della misericordia, anche nelle ore più cupe, quando tutto sembra irrimediabilmente perduto.

 

VII STAZIONE
GESU' È DEPOSTO NEL SEPOLCRO

 

Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e o depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria (Matteo 27, 59-61)

 

Non c'è pace per i resti di Giulio Regeni. Per giorni sono stati esaminati per cercare le tracce delle violenze subite. Fino a quando l'hanno seppellito nel suo paese.

Giulio era un ricercatore della Cambridge University a Oxford e stava conducendo studi sulle attività sindacali in Egitto. Un suo articolo era stato pubblicato il 14 gennaio 2016 da un'agenzia di stampa locale. Il 3 febbraio ha pagato con la vita le sue denunce.

Il parroco di Fiumicello, don Luigi Fontanot, ha detto: «Giulio è stato ucciso per difendere le sue idee, gli ideali in cui credeva. Ha voluto difendere fino all'ultimo le persone che evidentemente gli era stato chiesto di denunciare, non ha voluto parlare e ha pagato con la vita».

All'origine della morte del ricercatore, infatti, potrebbero esserci le informazioni raccolte durante le sue ricerche sui sindacati, intercettate dai servizi segreti egiziani. Lo stesso Regeni negli ultimi mesi temeva per la sua incolumità: l'11 dicembre scorso si era accorto di essere stato fotografato mentre partecipava a un'assemblea sindacale.

 

Signore, un'enorme pietra era stata messa all'ingresso del tuo sepolcro. Voleva essere la parola fine, il sigillo definitivo della sconfitta. Il segno, tangibile, che il Male la spunta sempre, alla fine.

È stato così per tre giorni. Poi la potenza di Dio ha ridato vita a Te, che tutti davano morto per sempre. A Te che, pure avendo risuscitato un morto, non avevi saputo (o voluto) sottrarti agli insulti e alla violenza dei soldati.

Signore, dà  a noi, tuoi fedeli, che viviamo il tempo dell'oscurità, i tre giorni del "silenzio di Dio", la certezza di vedere, un giorno, l'alba della Resurrezione. Tu, Crocefisso Risorto, donaci la grazia di tenere desto il cuore. Pronto per il tuo ritorno. E così sia.

 

Per i meriti della sua Passione e Croce il Signore ci benedica e ci custodisca. Amen

 

18/03/2016 16:22 Fiorenzo Milli Lombardozzi
Grazie, grazie di cuore! Mi sono svegliato presto dopo la solita nottata passata ad accompagnare mia moglie, affatta da sclerosi multipla, al bagno. Ho acceso il computer e ho letto i testi della VIA CRUCIS della settimana. Mi hanno fatto riflettere e molto aiutatao i brani della terza e quinta stazione. Grazie!


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Gerolamo Fazzini

Gerolamo Fazzini (Verona 1962) è giornalista, appassionato di temi religiosi ed internazionali. Oggi è consulente di direzione per Credere e Jesus, oltre che editorialista di Avvenire. Fondatore del sito MissionLine.org, è stato per anni direttore editoriale di Mondo e Missione. In passato ha diretto il settimanale Il Resegone, a lungo voce di Lecco, la città dove abita con la moglie e due figli. È autore di alcuni libri, l'ultimo Scritte col sangue. Vita e parole di testimoni della fede del XX e XXI secolo (San Paolo, 2014). 

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