Nell'arte
Scolpire anche l'acqua del battesimo
di Gian Carlo Olcuire | 09 gennaio 2016
Una sfida impegnativa per uno scultore ci rivela il battesimo come spartiacque tra un prima e un dopo, tra le pantofole e i sandali, tra una vita in casa e una per le strade

battesimo

IL BATTESIMO DI GESÙ

(vasca battesimale, prima metà del XII secolo, Verona, Cattedrale di S. Maria Assunta)

 

«Discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento"» (Lc 3,15-16.21-22)


Sebbene sia poco nitido, questo Battesimo si è imposto su altri per due qualità. Anzitutto per la sua collocazione su una vasca battesimale: il luogo in cui si viene al mondo e si viene accolti nella Famiglia di Dio.

Un secondo motivo è l'acqua, perché è spettacolare il modo della scultura di rendere un elemento che non le è congeniale (come non lo sono il fuoco, le foglie, l'erba, la neve, gli uccelli, il cielo...). Vengono in mente, per fare ulteriori esempi, i Battesimi della porta di San Ranieri nel Duomo di Pisa (di Bonanno Pisano) e della porta nord del Battistero di Parma (di Benedetto Antelami): si può dire che, non rinunciando a rappresentare l'acqua, la scultura contribuisca a dare peso al battesimo di Gesù. Anche se i Vangeli non gli hanno concesso molte righe. Anche se Giovanni non voleva farlo, perché si sentiva inferiore a Gesù e forse non vedeva il bisogno, per lui, di un rito di purificazione e rinascita. Ma era giusto così... e Gesù benedice colui che ha accettato di battezzarlo.

Mentre la pittura si esalta nel restituire la trasparenza dell'acqua, fin quasi ad annullarla, la scultura riesce a darle un movimento, uno spessore, una fisicità ai limiti dell'inverosimile. In questo modo lo spettatore ha più forte l'idea dell'immersione e anche quella del battesimo come spartiacque tra un prima e un dopo, tra le pantofole e i sandali, tra una vita in casa e una per le strade.

Oltre al Battista e a Gesù, ci sono delle presenze che non potevano mancare: lo Spirito, in alto, sotto forma di colomba, e il Padre. Che non è solo una voce dal cielo (impossibile da rendere): quei due angeli messi a reggere i vestiti del Figlio o a offrirgliene di nuovi, per quanto non sia scritto che fossero in scena (mentre lo saranno quando Gesù andrà nel deserto), sono lì in rappresentanza del Padre, a esprimere la sua vicinanza e la sua contentezza.

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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