Nell'arte
Non c'è Avvento senza una casa
di Gian Carlo Olcuire | 18 dicembre 2015
Nel quadro di Federico Barocci l'incontro di Elisabetta con Maria è pieno di tepore, di accoglienza: ciò di cui hanno bisogno le creature per venire al mondo

IV Avvento

Visitazione
Federico Barocci, 1586, Roma, Chiesa Nuova

 

«Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,39-45)

Creata per la parrocchia di don Filippo Neri, quest'opera era molto amata dal santo. Giustamente, perché è piena di tepore, di casa, di accoglienza: ciò di cui hanno bisogno le creature per venire al mondo.

Maria è appena giunta da Elisabetta. È salita «in fretta», sia per darle la bella notizia - «Aspetto un bambino» - sia per risentirla dalla voce della cugina, che, come lei, ha avuto in dono un miracolo. Maria ha già saputo di Elisabetta dall'angelo e, non potendo far festa da sola, l'ha voluta raggiungere per celebrare insieme le due annunciazioni.

Se le future mamme non si fondono in un abbraccio né si accarezzano le pance l'una con l'altra, come si vede in altre Visitazioni, tuttavia si danno un saluto caloroso, impegnando entrambe le mani. La gioia di incontrarsi pervade tutto l'ambiente: Zaccaria, che non è ancora in grado di parlare, fa capolino dietro le due donne e Giovanni sta sussultando nel grembo perché è vicino a Gesù. Sulla sinistra è l'asino utilizzato per il viaggio, mentre - in primo piano - un uomo si china a prendere i bagagli e una donna accorre a offrire due gallinelle per il pranzo.

Soltanto Maria non pare sorridere. Fra un attimo Elisabetta le dirà «Beata te che ti sei fidata...» e Maria proromperà nel Magnificat: cantico a un tempo sublime e terribile, dove si rende grazie a Dio che preferisce chi lo teme, gli umili e gli affamati, rispetto ai superbi, ai potenti e ai ricchi.

Maria ha capito, come capirà poi Giovanni Battista, che Dio fa delle scelte e chiede di fare delle scelte. E forse sta cominciando a intuire la tragedia. Qualcosa deve aver intuito pure l'artista, che costruisce il quadro in modo teatrale (svelando come questo gusto, esploso nel Barocco mezzo secolo dopo, fosse già - in piccolo - nel Manierismo).

 

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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