DIARIO DI UNA CATECHISTA
Un invito alla lettura...
di Assunta Steccanella | 10 settembre 2014
Settembre è tempo di ripresa anche per i catechisti. A cui quest'anno i vescovi hanno consegnato uno strumento in più per ripensare il proprio servizio

Quest'anno luglio mi ha lasciato lavorare, il clima fresco favoriva le attività. Non so se è stato un bene o un male, però: ogni giorno mi accorgevo che c'era una cosa nuova da fare, un lavoro in giardino che non era più il caso di rimandare, gli scuri da ridipingere, una (una?) cena per tutta la famiglia per godermi un po' figli-genero-nuore-nipote... In tutto questo non mancavano certo gli stimoli per lo studio. Tra l'altro a fine giugno, in occasione del convegno nazionale dei direttori degli Uffici Catechistici Diocesani, erano stati presentati ufficialmente i nuovi Orientamenti per la Catechesi, approvati in maggio dalla CEI con un titolo che rappresenta da solo un buon motivo per dedicare del tempo alla loro lettura: Incontriamo Gesù.

Il documento occhieggiava da giorni sulla mia scrivania come un invito suadente, ma anche come un impegno e una fatica, che continuavo a rimandare.

Una sera, dopo una giornata familiarmente intensa, apro al volo una mail giunta in mattinata. E' molto bella, piena di vita, e si conclude chiedendomi cosa penso dei recentissimi Orientamenti per la catechesi: "E' l'ennesimo documento che viene a prendere polvere oppure c'è qualche spunto davvero interessante per la vita delle nostre comunità?"

La mattina seguente ho cominciato a leggere.

Adesso sono trascorsi due mesi. Settembre porta con sé la ripresa delle varie attività e in parrocchia si approssima il primo incontro del gruppo catechisti: al centro metteremo proprio il confronto con il documento.

Si tratta solo di un primo approccio, ma indispensabile, perché il testo merita davvero di non starsene sugli scaffali a prendere polvere. Sembra però che ce ne siamo accorti solo noi. Mi spiego: digitando il titolo del documento su un qualsiasi motore di ricerca, è facile constatare come ne parlino quasi esclusivamente siti di matrice intraecclesiale, o testate giornalistiche confessionali. E nel panorama editoriale, diciamo così, laico? Un fragoroso silenzio. Rarissime le eccezioni, ma con la tendenza ad enfatizzare aspetti e dinamiche di stampo sociologico ("Lavoro, immigrazione, famiglia, educazione, volontariato sociale, povertà, impegno politico dei cristiani. Passa anche da qui l'evangelizzazione ...", scrive un noto giornale).

Il cuore del documento, però, è altrove. È nella tensione verso l'obiettivo della catechesi, esplicitamente evocato nel titolo, ossia promuovere l'attitudine a "pensare secondo Cristo e pensare Cristo attraverso tutte le cose".

Che l'incontro personale e vitale con Cristo sia lo scopo dell'azione catechistica non è un'affermazione scontata, come potrebbe sembrare. Chi è impegnato in questa attività conosce la fatica per uscire dal fraintendimento intellettualistico che segna la catechesi, ancora intesa da troppi solo come 'dottrina'.

La lettura degli Orientamenti offre anche un quadro preciso della situazione attuale, colta sia nelle sue difficoltà che nelle sue infinite risorse, che toppo spesso tendiamo a non vedere. Il documento è stato pensato per "sostenere la riflessione e la progettazione della pastorale catechistica", indicando le coordinate lungo le quali ciascuna comunità, entro il grembo della Chiesa, è chiamata a continuare con creatività ed impegno il proprio cammino.

Senza stravolgere nulla del progetto catechistico italiano, ancora valido, gli Orientamenti accolgono le istanze di aggiornamento e revisione delle prassi concrete, che hanno originato in molte diocesi esperienze nuove e diverse: è però tempo di passare dalla fase di sperimentazione al consolidamento, superando la frammentarietà per muoversi in prospettiva più organica ed unitaria.

Ma quali sono le coordinate fondamentali della proposta?

Cristo come centro, traguardo, via; la Scrittura come stella polare; la dimensione catecumenale; la liturgia come nutrimento e la carità come frutto; la centralità degli adulti; l'attenzione ai giovani; la comunità cristiana come soggetto principale della catechesi; l'indicazione decisa e forte per la formazione dei formatori, catechisti ed operatori pastorali ...

C'è molto altro in Incontriamo Gesù: questi sono solo alcuni dei motivi per cui vale la pena confrontarsi sul serio con questo testo, aperto, concreto, chiaro.

 

16/09/2014 18:19 Sara
Scherzavo Lorenzo, però mi parete troppo severi, per quello che ne ho letto è un bel testo rivolto ai catechisti, sarà anche scritto in ceiese (ma nemmeno più di tanto) però le critiche mi paiono esagerate.

Qui un approfondimento:

http://www.ilregno.it/php/view_pdf.php?md5=ea842459f4502d1d83764fe678f9a64d



16/09/2014 16:14 Lorenzo Cuffini
Giusto Sara.
La differenza è che nel mio caso è solo un bene che quello che scrivo finisca a prendere polvere nell'archivio di un blog.
Grazie a Dio non scrivo linee guida, non mi rivolgo al popolo di Dio,né alla Chiesa d'Italia, e ho la certezza di venire letto da nessuno, se non da quattro altri sciamannati bloggaroli come me.



16/09/2014 14:28 Sara
"Nove righe, perdonatemi, di noia mortale.
Ad essere generosi, una minestrina scipita che bisogna proprio aver voglia di buttar giù, per arrivare fino in fondo, e soffocando un paio di sbadigli. "

Vista la lunghezza del messaggio scritto per dire che i vescovi sono noiosi, bisogna ammettere che loro almeno hanno il dono della sintesi...



16/09/2014 13:02 Lorenzo Cuffini
Senza entrare nel merito del testo, sul quale mi pare Assunta abbia detto molto bene, ancora una volta sono stato colpito dal linguaggio che si utilizza in questo tipo di documenti.
Un esempio, tra i mille possibili.
Si parlaa un certo punto di " nuova evangelizzazione".
Cavoli: da GPII passando per Benedetto, la grande scommessa della Chiesa oggi, l'unica capace di sconfiggere la logica (peraltro antievangelica) della riserva indiana, che pure sembra sedurre quantità crescenti di credenti.Francesco -che pare essere sanamente allergico alla ripetizione ossessiva degli slogan - ne ha dato una traduzione operativa impellente con i suoi temi dell"'uscita", dell'"andare fuori", dell"'andare oltre".
Che dice il documento a questo riguardo?

"La nuova evangelizzazione risuona così come possibilità per la Chiesa di abitare il clima culturale odierno in modo propositivo: siamo invitati a riconoscere il bene presente nei nuovi scenari e a
individuare i luoghi a partire dai quali dare rinnovata vitalità al nostro impegno missionario ed evangelizzatore. Non si tratta di immaginare un ulteriore modello di azione pastorale, che si
sostituisce per successione lineare ad altri paradigmi o azioni ecclesiali, quanto piuttosto di abbracciare un orizzonte di rinnovamento e integrazione."

Nove righe, perdonatemi, di noia mortale.
Ad essere generosi, una minestrina scipita che bisogna proprio aver voglia di buttar giù, per arrivare fino in fondo, e soffocando un paio di sbadigli.
Una ricerca puntigliosa di termini lessicalmente precisi quanto comunicativamente inefficaci. Ammesso che lo si colga alla prima lettura, quale entusiasmo e quale spinta puo' derivarne all'auspicata
"rinnovata vitalità al nostro impegno missionario " di evangelizzatori?
Questo è un appunto che puo' sembrare balzano e marginale.
A mio parere non lo è per nulla.
Che senso ha continuare a produrre documenti sicuramente approfonditi e pieni di roba importante, imbrigliandoli poi nell'ecclesialese, peggio, nel comunitariese, che è quella specie di ecclesialese pucciato in terminologia cattolicoide?
Scusate: ma a chi mai verrebbe in mente di dire, se non a un documento della chiesa cattolica, per parlare di una presenza incisiva nella cultura di oggi, " abito il clima culturale odierno in modo propositivo" ?!!!
Il fragoroso silenzio che denuncia Assunta, quello che sembra avere suscitato questo documento nel mondo laico, a me non stupisce proprio, ma proprio per nulla.Se fa questo effetto a me, che sono interessato all'argomento, figurati quale effetto puo' fare a chi ne è assai meno interessato.
Dice Assunta : " Sembra però che ce ne siamo accorti solo noi. Mi spiego: digitando il titolo del documento su un qualsiasi motore di ricerca, è facile constatare come ne parlino quasi esclusivamente siti di matrice intraecclesiale, o testate giornalistiche confessionali"
Eccecredo!!!Vorrei vedere , oltretutto, aldilà di quei siti e di quelle testate, quanto questo documento abbia "preso" i cattolici normali, per quanto catechisti.
Scommettiamo?
Comunicare non è un optional, è essenziale, se si vuole che a) arrivi il messaggio b) il messaggio sia compreso c) il messaggio sia messo in pratica.Se no si produce roba che va dritta dritta- come è sempre stato- sugli scaffali a imbarcare polvere , per quanto polvere devota& pia.
Urge un lavaggio dei panni del modo di scrivere non in Arno, ma nella semplicità colloquiale, nella normalità delle espressioni, nella passione che animi un testo. La " scandalosa"(!) espressività di Francesco pare, aldilà delle citazioni-non avere insegnato nulla agli estensori dei documenti cattolici.
Non sarebbe ora di darsi una bella sveglia?
Se no , si continuerà in saecula saeculorum a redigere barbosissimi testi che , si e no ( si e no!) gireranno tra i soliti quattro gatti di addetti ai lavori. Il problema è che siamo già quattro gatti noi cristiani, i cattolici sono ulteriori quattrogatti tra i primi, i praticanti sono quattrogatti tra i cattolici, gli addetti ai lavori quattrogatti tra i praticanti....
Ma che impatto ci si puo' attendere?



16/09/2014 12:34 morgan
Beh io spero in questa Chiesa che nonostante una classe di vescovi (parlo della CEI) francamente poco entusiasmante riesce a trovare parole ed analisi come quelle di Yolanda, Pietro, Rita...
Purtroppo ad essere fallito è questo modello di Chiesa, non solo la catechesi.
Siamo stati mandati sul modello di Gesù. Dovremmo voler (prima che saper) stare con i poveri per mostrare loro il volto del Padre. Mica convincere l'umanità circa la bontà della dottrina cristiana.
Quando rileggendo il Vangelo sentiremo la stessa compassione di Gesù per i poveri (mica solo quelli che hanno fame) a cui annunciare la Buona Novella e metteremo da parte la preoccupazione per la nostra Chiesa (ed il suo buon nome, ed i convegni, e le amicizie politiche di turno, ed i numeri, e SCUSATE pure l'ortodossia fine a sè stessa), forse ci saremo lasciati rendere docili, miti, buoni e attraenti. Così testimonierà per noi la bellezza dello Spirito e il problema della "nuova evangelizzazione" sarà solo un vecchio ricordo.
Ma questa Chiesa vuole stare con i poveri? Si sente mandata ad essi?
O continua a credere di doversi occupare solo della famiglia che va a messa la domenica e dei grandi eventi a piazza san pietro?



16/09/2014 02:48 Yolanda
Resta la domanda :perché le indicazioni trite e ritrite in così tanti documenti non sono passate? Perché tante lodevoli intenzioni e indicazioni non passano nella sostanza se non nei tanti convegni che poi finiscono lì e non si traducono in prassi operativa ?
Se attingo alla mia esperienza personale ,limitata certo, ma sentita, coinvolgente e attenta, alla ricerca sul campo di risposte, ci sono elementi precisi di riferimento per tentare una riflessione verso una risposta possibile .
- la formazione del clero inadeguata su molti fronti: dall'incapacità a relazionarsi in modo paritario con i laici e con le donne ( la stragrande parte di catechisti sono donne)alla non adeguata formazione sul piano educativo e formativo sia rispetto a se che agli altri . Si da per scontato di sapere e di essere, non mettendosi in discussione in relazioni di dialogo , dove si da e si riceve reciprocamente, ma ponendosi sempre in una posizione di superiorità che non favorisce la loro crescita personale, ne quella collettiva ,ne stimola una formazione permanente. La formazione teologica non si traduce automaticamente in una capacità di formare altri sulla Parola ,ne catechisti ne la comunità in tutti i suoi ambiti. Si danno per scontati talenti e capacità in parroci e preti che in realtà sul campo non si manifestano per nulla.
- occorre aver fiducia e credere nei laici. Solo così si investono energie e risorse su di loro con formazione e dando loro in autonomia incarichi di responsabilità. In realtà le scelte e gli incarichi stanno solo in mano al clero. I laici sono un contorno ,dai consigli pastorali parrocchiali in su. La fiducia e la stima che si traduce in reale corresponsabilità ecclesiale non c'è.
- Troppo poco ci si chiede in quale relazione siamo con lo Spirito Santo e in che relazione siamo con quanto susciti in noi, negli altri e nella chiesa. Nei suoi riguardi mi par che ci sia tirato un freno a mano nel nome delle norme e regole.
- Non si educa alla libertà dei figli di Dio, a confrontarsi con le diversità e ad accettarla senza escludere o emarginare guardando a ciò che ci accomuna invece che a ciò che ci differenzia. Anche i commenti degli ultimi giorni mostrano con chiarezza quanto questo sia difficile comunemente. Educare alla libertà è tutt’altro che facile, a partire dall’iniziazione e per il resto della vita. Presuppone la disponibilità al cambiamento e a non colpevolizzare o emarginare chi fa scelte diverse dalle proprie, se lo si rispetta e si cerca il suo vero bene senza pregiudiziali. Solo Dio conosce il cuore dell’uomo, i suoi modi e tempi. La fede è un dono non una costruzione dell'uomo.



15/09/2014 07:42 pietro b.
era una topica… ( chissà se la casalinga di V. capisce :)
Sorry ma l'unico fruibile dalla casalinga x me era Martini.
Il resto, come qs., usano lessico ad intra.



14/09/2014 20:22 Sara
Perchè lei da per scontato che la casalinga debba essere poco acculturata.

Santo cielo non è che sia la fenomenologia dello spirito se uno in Chiesa capisce le lettere di San Paolo capisce anche la Cei..

:-)



14/09/2014 18:43 pietro b.
sorry, manco il caffè io prendo dolce :)
e poi vorrei docs che capisca al volo la casalinga di Vigevano ;)



14/09/2014 14:07 Sara
Bho, Pietro a me è parso uno stile molto dolce. (non sottovaluti i laici)


14/09/2014 13:14 pietro b.
redditio-§25&segg-traditio,receptio fidei, kerigma-§27-koinonia,in primis §28-missio ad gentes §vari-surrexit Dominus vere§97
Hai ragione, Sara, non e' molto.. io intendevo dire che mi e' parso un doc scritto da presbiteri x gente come loro, insomma usa un linguaggio accessibile per gente interna / ex. mistagogia..)



14/09/2014 11:02 Sara
Anche a convegni non ve la passate male...(almeno i testi si leggono anche a casa)


14/09/2014 10:57 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sono di ritorno da un convegno CEI dove i presenti non hanno trattenuto un sorriso al sentire un catecheta spiegare (ma chi non lo immaginava già ? ) che, secondo una recente ricerca, la Chiesa italiana è quella che in assoluto ha prodotto più documenti e catechismi di ogni altra al mondo. Un “fervore” inedito in altri paesi.
Sarebbe lungo elencare ombre e luci, ma è comunque più produttivo consigliarne almenon la lettura, come fa Assunta.
Per me quel titolo della 2° parte “Abitare con speranza il nostro tempo” spazza via ogni tentazione di vedere il mondo come “altro” da noi” e soprattutto come il negativo da cui guardarsi, e dite se è poco.
Tutto sommato dell’Evangelii Gaudium nessuno può non tenerne conto …



14/09/2014 10:47 Sara
Passi tutto Pietro ma tutto sto latinorum nel testo non mi pareva ci fosse.
(Che le avrà fatto poi il latinorum confonde la "modernità" con il grande fratello alle volte)



14/09/2014 09:40 assuntas
@Pietro
la mia lettura è molto diversa, naturalmente. Mi riprometto di rispondere più analiticamente appena avrò un momento.
Grazie delle sottolineature precise.
AS



13/09/2014 15:33 Pietro Buttiglione
Essendo invitato alla lettura.. ho comprato e letto.
Le mie osservazioni:
1) mi ricorda i Progetti Pastorali Parrocchiali, cui lavorai: stessa forma-
2) non è vero che Cristo non è presente: è presente t u t t o.
3) manca ( qualcosina §14) un sano e onesto esame di coscienza
& analisi sul PERCHE' la catechesi ha finora FALLITO.
4) motivi che si evidenziano dallo stesso documento:
- quanto latinorum
- quanto parlarsi addosso!
- si riconosce al §34b il 'particolare impegno dei laici' ma il loro ruolo
nel testo e' marginale, soprattutto come preparazione.
- tante buone intenzioni trite e ridetrte ( ex. rifare i catechismi). inutili.
5) a mio avviso non bisogna cmq infierire troppo sui poveracci
che hanno dovuto scrivere sto doc, senza scontentare i vari moloch..
una parola x uno non scontenta nessuno!
IL loro probl. sta invece nel fatto che devono fondare la catechesi su
FAMIGLIA/LITURGIA/PARROCCHIA quando qs. stessi fondamenti
andrebbero ridiscussi e rifondati: costruiscono quindi sulla sabbia..

Una sola consolazione x loro: hanno detto tutto, ma proprio TUTTO,
senza dimenticare nulla, ma anche senza risolvere niente.
Scusate la drasticità, ma io sono fatto così.

PS. forse una cosa hanno dimenticato: dopo la Cresima
li tieni se esiste un 'gruppo'. Ma è secondario.



13/09/2014 10:16 Manusmile Manusmile
Sono d'accordo anche io con Rita e con chi dice che purtroppo se ne parla da una vita ma la chiesa alla fine non ha ascoltato gli operai della vigna, e ora siamo a dirci le stesse cose. Magari ora si è più disposti a operare nella giusta direzione e di qst ringraziamo Dio che attende sempre i tempi infiniti dell'uomo per operare. Preghiamo lo SS che ci aiuti e che di elimini qst clerucalizzaziobe che lega lo SS comunitario e in cammino. Che lega la novità di Dio. Spunti molto interessanti quelli del documento che cmq servono sempre perché ogni volta lo SS indica nuove luci. Buon cammino a tutti.


13/09/2014 08:29 pietro buttiglione
sottoscrivo OGNI parola di Rita Rossi e la ringrazio di cuore.


13/09/2014 00:09 Rita Rossi
nn ho ancora letto il testo,dalla recensione mi sembra importante, ma dai commenti stiamo sempre a "carissimo amico"...nel "68 quando tutti si ribellavano, ero tra coloro che facevano i corsi x la catechesi....ho iniziato dalle prime comunioni avanzando lungo tutta la scala dei sacramenti.fino ai catecumeni...ancora oggi preparo gli adulti dai 20anni in su....il problema di sempre...Cristo c'è ma nn esiste, nn esiste nel quotidiano, nelle relazioni con gli altri, nè con il vero senso ecclesiale, liturgico...la fatica è grande ma lo Spirito Santo nn molla...è necessario spingere gli uditori a porsi e porre domande....il catechista nn è uno che parla x se stesso, ma uno che "ascolta"x far parlare lo Spirito di Dio...! Grazie


11/09/2014 23:59 maria grillea
Por lo visto, tenemos las mismas dificultades. Cuantas veces decimos: un nuevo documento, lo leemos con entusiasmo pero lo mismo de siempre. A nosotros, catequistas, nos corresponde seguir anunciando con alegría a Jesús.


11/09/2014 15:19 assuntas
Intanto grazie a tutti dello scambio.
Matteo, hai inteso bene. Tra dottrinalismo e filantropismo quello che si rischia di dimenticare è proprio l'incontro con Gesù...

Yolanda, la tua passione e il calore che metti nel confronto è ammirevole, vorrei spendere però anche una parola in positivo: molto era già stato detto nel DB - e il documento lo sottolinea - ma non uguale, non nello stesso modo; la lettura comparativa dei due documenti mostra i quarant'anni che sono passati, soprattutto nel metodo e nella consapevolezza dei problemi.
Detto questo, il fatto che si ribadiscano determinate cose significa che non sono passate nella prassi corrente. Se la tua sensibilità ti ha aiutato a farlo molto tempo fa, speriamo che la ripetizione aiuti altri a farlo oggi.

Essenziale è che il documento VENGA LETTO. Poi si può criticarlo, dissentire, ma non vorrei che fosse come il solito: troppi parlano dei testi del magistero senza essere andati oltre il titolo...

La testimonianza di fedeltà a Colui che è l'Amore è naturalmente il cuore e il centro di tutto; oltre che nelle dichiarazioni, essa si deve incarnare in tanti piccoli, banali, quotidiani, stressanti, complicati gesti concreti. Come essere catechista nonostante tutto, sforzarsi di conoscere il magistero, collaborare nella nostra comunità...

Grazie davvero ancora.



11/09/2014 13:58 Giovanna
troppe le problematiche, troppi i guai che la Chiesa sta vivendo, come del resto la società "laica"..una cosa sola, a mio avviso, resta da fare...testimoniare....sempre, comunque, a dispetto di tutto quello che accade...ma per testimoniare con i fatti occorre essere convinti e pieni di fede in Colui che testimoniamo..e lì casca l'asino....sono piena di fede..? chi porto alla gente? me stessa o Cristo? ed io, Cristo, lo conosco, lo amo e lo vivo? preghiamoci su!


11/09/2014 11:21 rita Liguori
Quanta insicurezza, come può passare il messaggio di Cristo!!! Armiamoci soprattutto d'amore lasciamo operare il Signore attraverso noi...affidiamoci di + a Dio. Mettiamo in ballo la nostra fede!!! Che ben venga una formazione una lettura, ma non dimentichiamoci di essere semplici.


11/09/2014 10:54 Yolanda
Propaganda? magari ci fosse. Sconcertante e deprimente questo documento per me. Ritrovare tutti i temi e le proposte che ho fatto 25 anni fa ,in relazioni e incontri in ambito catechistico ,totalmente ignorati e anzi fonte di allontanamento ed esclusione, e riproposti ora dalla CEI in sordina mi dicono che nulla è cambiato. E' una chiesa immobile quella che dovrebbe andare ed annunciare. Mancanza di formazione, competenza, responsabilità dei parroci ,clericalizzazione, assenza di integrazione tra fede e vita, di testimonianza e corresponsabilità da parte della comunità, fissità sul percorso di iniziazione e incapacità di percorsi di catechesi per gli adulti indipendentemente dall'avere figli o meno, alcune delle cause. Inadeguatezza degli strumenti e dei metodi di lavoro. Tutte cose che segnalavo già un quarto di secolo fa. Ed il documento di base, punto di riferimento ancora attuale, era sconosciuto e ignorato allora come ora ,credo, sarà ignorato questo. Ringrazio allora Assunta per l'invito a leggerlo a tutti, non solo agli addetti ai lavori, visto che ha oltre tutto un costo irrisorio. Tanti discorsi fatti qui sarebbero stati diversi .


11/09/2014 00:10 L. S.
che propaganda...


10/09/2014 21:12 Matteo Lar
Grazie Assunta per il chiarissimo ed efficace spunto. Lo leggerò con attenzione. Interessante lo spunto sul fraintendimento intellettualistico, ancora inteso da troppi solo come "dottrina". Ci rifletterò: sul punto vedo due tendenze diverse. Una volta all'approccio intellettualistico socio-filantropico; l'altra, all'approccio dottrinario nozionistico. Ho inteso correttamente? In ogni caso, lo sforzo di orientare verso l'incontro personale ed esistenziale a me pare piuttosto un'arte che si possa tramandare con la tradito, la testimonianza personale, di mano in mano, e temo che difficilmente esista o esisterà un "manuale" che possa arrivare a questo (non lo escludo però).
Grazie



10/09/2014 17:54 pietro il che
Viva Revolucion!!
Hasta siempre!



10/09/2014 17:38 Yolanda
Ho cominciato a leggere il testo. Che tristezza! Dopo più di 40 anni siamo ancora qui. Il documento di base ancora sconosciuto e disatteso. Possibile che alcune indicazioni di base non riescano proprio a passare e diventare pastorale concreta e diffusa?


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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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