Figlie nostre perdonateci dal Cielo
scelto da Luigi Accattoli | 19 marzo 2014
“Vi chiediamo perdono e speriamo che dal Cielo possiate capire la nostra fragilità. Vogliateci bene, perché ne abbiamo tanto bisogno. Ora che vedete tutto, anche i nostri cuori, dateci la forza di affrontare questo immenso dolore”
di Bashkim Dobrushi

Bashkim Dobrushi, albanese di 45 anni, ha scritto questa lettera alle figlie Sidny, Keisi e Simona, di 4, 10 e 13 anni, uccise il 9 marzo dalla loro mamma a Lecco: "Vi chiediamo sommessamente perdono e speriamo che dal Cielo, dove ora vi tenete la mano, possiate capire la nostra fragilità. Ci mancherete immensamente, ci mancheranno i vostri sorrisi, le vostre curiosità, i vostri abbracci, ci mancheranno i tanti momenti passati insieme, la vostra voglia di vivere, i vostri progetti e i vostri sogni per una vita serena e felice. Non siamo riusciti a darveli. Vorrei scambiare la mia vita con la vostra, per regalarvi quel futuro che vi è stato negato. Fermare il tempo un attimo prima per potervi regalare il futuro più bello. Perdonateci e vi preghiamo: vogliateci bene, lassù dal Cielo, perché ne abbiamo tanto bisogno. Dateci quell'amore e quella protezione che non siamo stati capaci di darvi e che solo potrà dare un po' di pace al nostro cuore. Mancate tanto a me, a tutti i parenti, a tutti i vostri amici e ai compagni di scuola. Non so darmi pace per quanto è successo ma non voglio giudicare vostra madre, vorrei capire, anche se ora non ne sono capace, e vorrei aver capito, anche se non ne sono stato in grado. Vi prego, vi supplico, dal Paradiso, dove vedete tutto, anche i nostri cuori, dateci la forza di affrontare questo immenso dolore".

Bashkim - operaio specializzato dotato di fine umanità, e così era conosciuta anche la mamma omicida - la sua lettera l'ha letta al termine dell'Eucaristia celebrata in ricordo delle tre bambine nella Chiesa parrocchiale di San Nicolò a Lecco il 12 marzo e l'ha riproposta il 13 a la Casa sul Pozzo nell'ultimo saluto prima della partenza con le tre bare per l'Albania, per dare loro sepoltura a Kules, al confine con il Kosovo, loro città di provenienza. Mi ha detto il padre Angelo Cupini, della Casa sul Pozzo, che la famiglia è di religione musulmana ma non praticante e fortemente influenzata dalla cultura cristiana della comunità ospitante: per esempio le piccole frequentavano l'oratorio parrocchiale. Sia la comunità cristiana sia quella musulmana hanno voluto celebrare un proprio rito di accompagnamento, graditi ambedue da Bashkim. Papà e mamma delle tre bambine erano separati consensualmente dal settembre scorso, la mamma sospettava il papà di tradimento, ma insieme si prendevano cura delle figlie. Nel sito della Casa sul Pozzo si possono leggere il testo intero della lettera e una riflessione del padre Cupini.

Un abbraccio di gratitudine al padre Angelo e a Bashkim e a quanti hanno pianto e invocato attenzione a chi ci vive accanto.

22/03/2014 19:33 Mary
Si tratta di una strage. Sinceramente io metterei in terapia la madre ma soprattutto il padre che di fronte a questa tragedia immane sa scrivere queste "belle parole". le figlie hanno pagato....almeno lasciamole riposare in pace invece di strumentalizzarle ancora . C'è un tempo per scrivere e un tempo per piangere...questo è il tempo di piangere e di stare in silenzio.


21/03/2014 12:00 elena zecca
Anch'io resto attonita di fronte alla violenza che si consuma in famiglia. Le mura domestiche che dovrebbero rappresentare il "nido", il calore umano, il porto sicuro diventano la pietra tombale. Quello che mi sento di dire, per la mia esperienza personale è che forse possiamo comunicarci che "non siamo soli". Possiamo chiedere aiuto se stiamo attraversando un momento difficile. Io l'ho fatto e per me il dolore è stato un motore di ricerca della felicità. Se vogliamo possiamo riconoscerci nella comune umanità...


21/03/2014 09:32 carla casiroli
E' quasi impossibile anche tentare di buttar giù qualche pensiero su un avvenimento così terribile. Cosa è successo nella mente, nel cuore di quella mamma? Follia improvvisa, disperazione, mancanza di speranza...
Forse è cinico quanto sto per scrivere ma...la tragedia ci sollecita a riflettere sulla BELLEZZA del vivere, nonostante le difficoltà, gli inciampi, le miserie piccole e grandi in cui sovente ci si invischia o ci invischiano. Perché la VITA SU QUESTA TERRA E' BELLEZZA PROPRIO PERCHE' E' LOTTA. Un sentimento che nasce e quasi si rinvigorisce anche e proprio dopo momenti di sconforto. E che però in quella mamma non è sorto. Abbiamo bisogno tutti di calore umano, di comprensione, di essere amati...



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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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